“Fino alla fine del giorno” di Osvaldo PIliego conquista il Premio Nabokov 2011

FINO ALLA FINE DEL GIORNO
CONQUISTA IL PREMIO NABOKOV
Il romanzo d’esordio del giornalista Osvaldo Piliego pubblicato da Lupo Editore
ha vinto la manifestazione organizzata dall’agenzia Interrete

Fino alla fine del giorno, romanzo d’esordio del giornalista leccese Osvaldo Piliego, pubblicato da Lupo Editore, ha vinto il Premio Nabokov 2011 (sezione narrativa), promosso dall’agenzia letteraria Interrete e nato per sostenere e promuovere le opere edite, dando visibilità alle stesse e ai suoi autori, al di là della major editoriali. La premiazione si è tenuta sabato 21 gennaio presso il Teatro Comunale di Novoli nell’ambito della manifestazione “Incipit: libri in primo piano”.

Gli altri finalisti del Premio Nabokov 2011 – sezione narrativa erano: Mario Pinzi, “Lacrime di cristallo”, Editrice Cambiamenti; Beatrice Monroy, “Elegia delle donne morte”, Navarra editore; Stefania Jade Trucchi, “Il candore di un’anima”, Sperling & Kupfer editori; Marisa Giaroli, “La scala di Giacobbe”, Gruppo Albatros Il Filo; Daniele Ninfole, “Angela pelle di marmo”, Leonida edizioni; Francesco De Nigris, “Sotto un cielo senza angeli”, Palomar edizioni; Maria Pia Romano, L’anello inutile”, Besa editrice; Flavio Venditti, “Amare in saldi”, Prospettiva editrice; Mariacristina Pianta, Alessandro Quasimodo, (a cura di), “Il fuoco tra le dita”, Abramo editore.

Il romanzo
Il pub di Settimio è l’approdo di generazioni perdute, il punto d’incontro di storie confinanti, di solitudini che annaspano nell’illusione di risolversi in cerca di una free way destinata a rivelarsi una diàspora. Le radici si sgretolano insieme alla sassosa terra salentina, incapaci di trattenere valori e tradizioni nell’incalzare disordinato di tempi nuovi e non certo migliori. Luca, Francesca, Dora, zio Franco, Emanuele… dalle storie della famiglia Peschici e dalla costellazione dei personaggi che incrociano le vicende di Danilo emerge un quadro di gente a volte ignara di tradire se stessa, totalmente partecipe delle inquietudini e delle corruzioni che segnano l’oggi in modo globale, immersa in un disorientamento a malapena illuminato da barlumi di autocoscienza e dai legami affettivi che hanno nutrito l’infanzia. Dal coraggioso e coinvolgente romanzo di Osvaldo Piliego esce il Salento oscuro, nascosto a chi insiste a rifugiarsi in una pizzica mitizzata come emblema di purezza primigenia; è la denuncia di una penna “giovane” che, pur intrisa di nostalgia, rifiuta le panoramiche da cartolina per guardare ad occhi aperti la realtà e interrogarsi sui rischi che essa comporta.

Osvaldo Piliego ha trentatré anni, vive a Lecce. È laureato in Lettere moderne. Ha scritto per diverse riviste locali e nazionali. È giornalista pubblicista. Dal 2004 è direttore di Coolclub.it e collabora con il Nuovo Quotidiano di Puglia e Rockerilla. Ha organizzato centinaia di concerti con la cooperativa Coolclub e suona male la batteria da 15 anni.

Queste le date del “tour” di presentazione:
8 ottobre – Ergot, Lecce
14 ottobre – I Volatori, Nardò (Le)
16 ottobre – Biblioteca, Alliste (Le)
17 ottobre – Cibus Mazzini, Lecce
21 ottobre – Libreria Caforio, Manduria (Ta)
27 ottobre – Chiccen, Roma
28 ottobre – Edison, Arezzo
29 ottobre – Modo, Bologna
3 novembre – Alambicco, San Cesario di Lecce
10 novembre – Libreria Gutenberg, Lecce
17 novembre – Culturando, Brindisi
18 novembre – Frantoio Ipogeo, Sannicola (Le)
22 novembre – Le Biciclette, Milano
25 novembre – Città del Libro, Campi (Le)
30 novembre – Ruffano (Le)
6 dicembre – Agorà Design, Martano (Le)
15 dicembre – Torre Santa Susanna (Br)
20 dicembre – Bar Chopin, Francavilla Fontana (Br)
22 dicembre – Caffè Letterario, Lecce
26 dicembre – Fondo Verri, Lecce
27 dicembre – Notte Noir, Soleto
5 gennaio – Botrugno (Le)
18 gennaio – Arci Rubik, Guagnano (Le)
21 gennaio – Premio Nabokov, Novoli (Le)
26 gennaio – Veglie (Le)

Ufficio stampa
Cooperativa Coolclub – ufficiostampa@coolclub.it

Ufficio stampa Lupo Editore
Overeco
Stefano Donno – donnocaos@libero.it
Luciano Pagano – lucianopagano@gmail.com

Info Lupo Editore

Dal 19 gennaio e fino a domenica 22 arrivano a Roma le “Schede letterarie” di Francesco Aprile, Roberta Gaetani, Teresa Lutri, Cristiano Caggiula e Roberta Gaetani

Le "schede letterarie" nascono e si formano, evolvono, dalla strutturazione del pensiero, della ricerca,nell’essenza materica delle schede di ricerca, formato a5, ritagliate, usate in ambito scientifico e, in questo caso, unite, formulate nella cadenza di una piegatura unconventional e richiamate alla loro natura di schede di ricerca dai pixel in copertina, volti alla sistematizzazione del pensiero, fino a farne testo concreto in un processo di razionalizzazione dell’attività poetica. Razionalizzazione come condensazione nell’unione delle schede in un formato che, nella sua strutturazione, richiama a sé l’insegnamento di Francesco Saverio Dòdaro e del suo fare rigoroso nell’ottica dell’espressione, «il modulo come unità di misura del pensiero», da lui stesso resa manifesta nel corso della sua lunga attività di scavo nei seminterrati della parola.

Dal modulor di Le Corbusier, dunque, da quel concetto per cui l’uomo si fa unità di misura nella disciplina architettonica, alla razionalizzazione in quanto strutturazione e fruizione del pensiero poetico nella condizione di riproducibilità matericoletteraria della scheda. È in un contesto come quello che ci attanaglia, che l’autoproduzione – con le sue, sempre diverse, dinamiche di realizzazione e diffusione – si pone come un valore da difendere e diffondere, a scapito dell’editore-stampatore che fonda la sua impolitica editoriale sulla quantità di contribuenti che muoiono dalla voglia d’avere il loro nome sulla copertina di un libro.

È nell’indifferenziazione dell’uomo come strumento, pezzo di una catena di montaggio perfettamente sostituibile, che l’uomo simmeliano s’erge sulla moltitudine alimentando la propria stravaganza, facendosi autore di una differenza fine a sé stessa, costruita su castelli di specchi pronti a rompersi al primo sasso lanciato, che il mercato della vanity press sussiste e non sembra avere fine.

In questo clima, le Schede Letterarie, a cura di Francesco Aprile – Roberta Gaetani – Teresa Lutri – Cristiano Caggiula, verranno presentate, a partire da giovedì 19 fino a domenica 22 gennaio, per le strade di Roma, nei non luoghi che nei tempi morti del transitare si popolano di indifferenze; nei flussi del molteplice, dove l’individuo si perde, l’azione poetica assume le sue coordinate civili, sociali, per assolvere il suo scopo di parola che non muore sulla carta.

Le Schede Letterarie ospitano testi di Cristiano Caggiula, Teresa Lutri, Francesco Aprile;
progetto grafico di Roberta Gaetani.

Il futuro è servito, se volete. Firmato Philip K. Dick

Il futuro è servito, se volete.
Firmato Philip K. Dick.

“La cosiddetta «esistenza privata» non è tuttavia ancora l’esser-uomo essenziale, cioè libero. Essa si irrigidisce semplicemente nella negazione della dimensione pubblica, rimane una propaggine da essa dipendente e si nutre del mero ritiro dall’ambito pubblico. Tale esistenza testimonia così, contro la propria volontà, l’asservimento alla dimensione pubblica. Questa, a sua volta, è l’istituzione e l’autorizzazione che, in quanto derivanti dal dominio della soggettività, sono condizionate dalla metafisica. Questa è la ragione per cui il linguaggio cade al servizio della funzione mediatrice delle vie di comunicazione per le quali l’oggettivazione, come uniforme accessibilità di tutto a tutti, si estende in spregio a ogni limite. Così il linguaggio cade sotto la dittatura della dimensione pubblica.”
[Martin Heidegger, Lettera sull'«umanismo», 1976]

“Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better”
[Samuel Beckett, Worstward Ho, 1983]

[1]

La fortuna critica di Philip K. Dick, in Italia, è affidata da diversi anni all’edizione completa delle sue opere, pubblicata dalla Fanucci Editore. A ciò si può aggiungere, come passepartout, un libro fondamentale per chiunque voglia confrontarsi con la sterminata e variegata produzione dickiana, ovvero sia “Philip K. Dick, la macchina della paranoia”, edito nel 2006 da Agenzia X (ISBN 88-95029-09-7), scritto a quattro mani da Antonio Caronia e Domenico Gallo; una vera e propria “Dickipedia” dedicata a questo grande autore. Di recente Minimum Fax ha pubblicato un libro di Jonathan Lethem, intitolato “Crazy friend. Io e Philip K. Dick”, nel quale l’autore americano si addentra nei meandri più bui della vita di questo genio del secolo scorso, del quale Lethem è un vero e proprio divulgatore.
Philip K. Dick è un autore che dal nostro passato prossimo ha saputo regalarci visioni nitidissime del nostro futuro remoto. Non è un caso se in anticipo sulla fortuna letteraria (almeno così in Italia purtroppo) la conoscenza presso il grande pubblico del suo nome è passata attraverso la “macchina della paranoia” della cinematografia.

Nel 1989, Gianni Pilo, uno dei massimi esperti italiani di letteratura fantastica, introducendo il volume di racconti “I difensori della terra”, non celava un certo entusiasmo per il fatto che tra il 1982 e il 1990, in così pochi anni (!), fossero stati tratti ben due film di un certo rilievo da racconti di Philip K. Dick, ovvero sia “Blade Runner”, con Harrison Ford e “Atto di forza”, di Paul Verhoeven con Arnold Schwarzenegger.

Vale la pena di citare un frammento dell’introduzione di Pilo: “La prima domanda che sorge spontanea a chiunque, è come mai, a così breve distanza dall’uscita di un film tratto da uno scritto di Dick, ce ne sia stato subito un altro. Anche se, come già detto in precedenza, vi era stato un notevole consenso su BLADE RUNNER, non per questo era assiomatico che si dovesse a così breve distanza ritentare la ventura con un nuovo lungometraggio dello stesso autore. Si poteva infatti correre il rischio di una «saturazione» da parte degli spettatori, di una ripetizione di tematiche molto simili, od anche di una non troppo felice insistenza su un genere che, essendo molto particolare, si sarebbe potuto rivelare addirittura controproducente”.
Rileggere questo testo oggi, a distanza di soli venti anni dagli anni novanta, fa quasi sorridere, Pilo infatti si poneva addirittura il pericolo di una ‘saturazione’. Il tempo recente ha dimostrato il contrario in termini di ‘proliferazione’, per quanto riguarda le opere più note e meno note tratte da soggetti ispirati ai romanzi e – soprattutto – ai racconti di Philip K Dick.

Bastano pochi titoli perché chiunque, anche il lettore o il cinefilo più sprovveduto, si accorga di quando il nostro immaginario sia stato permeato, negli ultimi trenta anni, dalle visioni di Philip K. Dick.
Il già citato “Blade Runner” è di sicuro il più conosciuto, il primo, di Ridley Scott, ispirato al racconto “Il cacciatore di androidi” (“Do Androids Dream of Electric Sheep?”), scritto nel 1968 e ambientato nel 1992. “Blade Runner” ha influenzato il costume e il nostro modo di immaginare il futuro fino ai giorni nostri, basti pensare – in letteratura – all’importanza che questo scrittore e queste visioni hanno avuto sui nostri autori. Citiamo a proposito “M”, esordio di Tommaso Pincio pubblicato nel 2000 dalla casa editrice Cronopio, un’opera ricca di rimandi a Philip K. Dick, dove i misteriosi ‘stencil’, personaggi ideati dallo scrittore italiano, sono molto simili ai ‘replicanti’ di Blade Runner; tutto il romanzo è intessuto di citazioni allo scrittore americano. Poi c’è “Minority Report”, la pellicola che Steven Spielberg diresse ispirandosi al racconto “Rapporto di minoranza”, in Italia edito in raccolta nel 2002, sempre da Fanucci.

Ma il più onirico e bello di tutti – a mio parere un autentico capolavoro – è sicuramente “A Scanner Darkly” (1977), tradotto in italiano con il titolo “Un oscuro scrutare”. La pellicola omonima, diretta da Richard Linklater nel 2006, rende visionariamente merito a quello che è uno dei racconti più intensi che siano mai stati scritti sul tema della tossicodipendenza. Il cast, nel quale compaiono attori del calibro di Keanu Reeves, Winona Rider, Robert Downey Jr. e Woody Harrelson, lo trasforma in un vero e proprio classico della cinematografia recente. Tutta la pellicola è girata con la tecnica di ‘live action’ sulla quale sono stati effettuati ritocchi di animazione grafica digitale, i dettagli sono stati poi dipinti in acquerello sui fotogrammi.

Ma veniamo alla disanima della trasposizione più recente di una storia di Philip K. Dick. Nelle sale americane il 4 marzo scorso è uscito “The Adjustment Bureau”, pellicola che vedremo in Italia dal 27 maggio, tradotta con il titolo “I guardiani del destino”. Si tratta dell’ultima trasposizione cinematografica di un soggetto ispirato a un racconto di Philip K. Dick (scritto nel 1954) che punta sui volti e sulle doti di Matt Damon e Emily Blunt per raccontarci cosa accade agli uomini che prendono coscienza del proprio destino.
“The Adjustment Bureau” si trova a fare i conti con una bibliografia e una filmografia che cominciano a essere interessanti e imbarazzanti allo stesso tempo, data la bravura e gli esiti dei prodotti fin qui menzionati. A ciò si aggiunga il grande successo che l’anno scorso ha raccolto una pellicola come “Inception” di Christopher Nolan, con la quale il regista di “The Adjustment Bureau”, George Nolfi, ha fatto certamente fatto i conti in termini di tematica, fotografia, e colonna sonora. Anche qui una delle tematiche dominanti è la consapevolezza del protagonista di vivere in un mondo nel quale il ruolo della volontà personale e del libero arbitrio sono cruciali.
Il risultato è riuscitissimo. Le atmosfere evocate ci fanno muovere nella cupezza di una contemporaneità che cede poco spazio al sole.

[2]

La storia è avvincente. David (Dave) Norris è l’astro nascente della politica americana, candidato a diventare il più giovane Governatore dello Stato di New York fin dal primo minuto della pellicola, che seguiamo con un crescendo di musica, strette di mano, sorrisi. La sua campagna elettorale è una corsa, rapida come la scarica sul rullante di una batteria, fino al culmine, il giorno delle elezioni, nel quale un giornale pubblica una storia e una foto compromettenti che arrestano inesorabilmente l’ascesa di Norris. Sono minuti di tensione quelli che vanno dal mattino fino al tardo pomeriggio, nel quale Norris attende il verdetto delle urne, infame, nell’albergo che ospita la sua convention. Pochi passaggi per capire che attorno a Dave Norris si muove qualcosa di più grande. Tanto per cominciare ci sono quattro loschi figuri in abito nero che sul classico terrazzo del ‘building’ newyorkese, sotto un cielo plumbeo, si scambiano rapide battute. “Qualcosa deve andare male, così Norris potrà andare in vacanza, tutti hanno bisogno di una vacanza, anche noi”, dice il più vecchio dei quattro. Uno di loro, il ragazzo di colore che è il più giovane, sembra pedinare Norris in ogni sua mossa. Gli è sempre vicino. Non si tratta di un’impressione, è proprio così. Quando Dave Norris è in attesa che la sua carriera politica finisca prima ancora di incominciare, nell’albergo, va in bagno. Matt Damon entra chiede se c’è qualcuno, non c’è nessuno. Il giovane di belle speranze resta in quel bagno come un pugile sconfitto resterebbe nello spogliatoio a ripensare qual’è il colpo che lo ha fatto perdere. Improvvisamente si sente una voce accompagnata a una ragazza stupenda (Elise/Emily Blunt) che esce da uno dei bagni e si presenta, tra i due scorre elettricità dal primo istante, si baciano. Il loro bacio viene subito interrotto dall’arrivo di uno dei collaboratori di Norris, lei deve scappare.

Norris fa un discorso importante, prende una delle sue scarpe in mano e dice una frase importante, “quando sarò caduto vi accorgerete di come sono fatto dalla prima cosa che farò appena mi sarò rialzato in piedi”, un discorso di quelli che fanno breccia nel cuore, un esempio tutto americano di come si possa cercare una resurrezione dalla sconfitta. Due anni in particolare, nella storia recente del mondo, il 2001 e il 2007, hanno insegnato agli Stati Uniti che soltanto toccando il fondo si può provare un po’ di ammirazione in più per quel sole che splende sulle nostre teste. Fatto sta che questa ‘resurrezione’ così attesa e predicata nella recente mitografia cinematografica d’oltreoceano sembra tardare, lo dimostra il proliferare di pellicole ispirate alla distruzione del mondo da parte di un elemento ineluttabile come gli alieni, a sua volta speculare di quell’inno tutto americano che era “Independence Day”. Gli alieni di oggi e dell’immediato domani, nei film degli USA, vengono soltanto per distruggere e radere al suolo il pianeta.

Il giorno dopo la sconfitta Norris è tornato un uomo qualsiasi, va a lavoro, incrocia la gente per strada, fa battute. La sera prima i due loschi figuri in nero, quello anziano e quello che segue Norris fin dall’inizio, si salutano su una panchina. Il giovane si addormenta. Quando Norris prende l’autobus per andare al lavoro è troppo tardi, insegue il mezzo ma lo perde. L’uomo che pedina Norris come un agente ha un taccuino nero, una moleskine in formato A5 che legge sempre con attenzione, anche se a noi non è dato di vedere che cosa ci sia scritto. Qualcosa sta accadendo, il presente sta cambiando. Il pedinatore corre dietro al bus. Nel frattempo Norris, nell’autobus stipato di persone vede l’unico posto libero e si siede al fianco di una ragazza. Si tratta della stessa ragazza incontrata il giorno prima, Elise/Blunt. Il pedinatore mentre i due nell’autobus continuano il loro flirt cerca di raggiungerli senza farcela, viene investito da un taxi. Lui non si fa nulla, i suoi oggetti, taccuino compreso, saltano per aria. Finalmente possiamo vedere quel taccuino dove una traccia nera marcata cambia a seconda delle cose che accadono, si tratta di un percorso mutevole che cambia insieme ad altri percorsi. Due punti sul percorso viaggiano uniti, si dividono, si uniscono di nuovo. Le tracce sulla carta lampeggiano allo stesso modo di come potrebbe lampeggiare il segnale di errore su uno schermo. Ognuno di noi è rappresentato da un puntino nero che si muove nel percorso del suo piano, ‘the plan’. I puntini di Dave e Elise non potranno mai essere vicini, sono destinati a non incontrarsi mai. La dimensione fantastica irrompe così nella storia.

Dave Norris dopo essersi scambiato il numero con la misteriosa ragazza arriva nell’ufficio dove lavora. Dopo essere entrato nel palazzo come se niente fosse, saluta chi trova in ufficio e passando avanti, senza accorgersi che le prime persone che incontra sono immobili come statue, entra nella sala riunioni e si trova davanti a una scena incredibile. I suoi colleghi sono in piedi, immobili, nella stanza; alcuni uomini, vestiti da disinfestatori (i disinfestatori indossano una tuta nera simile a una tuta antisommossa), stanno controllando con apparecchiature e detector le persone; in fondo alla stanza ci sono i loschi figuri di prima, vestiti uguali ma senza giacca, come colti in un momento del loro lavoro di routine. Norris capisce che c’è qualcosa che non va e fugge. La scena da questo momento in poi è molto simile a quella presente nel primo Matrix, quando Mr. Smith e i suoi scagnozzi corrono dietro a Mr. Anderson/Keanu Revees nel palazzo degli uffici dove lui lavora. La differenza è che l’atmosfera è molto più cupa e temibile rispetto al succitato Matrix, cosa abbastanza difficile da immaginare ma molto riuscita in questa pellicola. Norris nonostante i tentativi di fuga viene catturato e narcotizzato. Si risveglia in un capannone anonimo. Qualche piccolo elemento lo orecchiamo a distanza, come ad esempio i borbottii del capo del Bureau, o il fatto che il giovane pedinatore di colore si addormenti sulla panchina e gli sfugga la missione di mano. Tutto ci fa trapelare l’originale dickiano, con quello spirito di aleatorietà e imperfezione nella perfezione che rende umano e soggetto a errore perfino l’Adjustment Bureau.

Dave Norris si risveglia legato a una sedia. Dietro di lui i loschi figuri in abito elegante confabulano osservando il taccuino, cercandosi di spiegare che cosa è andato storto. Norris chiede chi siano, “Noi siamo quelli che fanno in modo che tutto ciò che tu fai si accordi al piano”. Ci capita nella vita di ogni giorno di perdere un autobus, che un caffè ci cada per terra, che qualcosa ci costringa a fare qualcosa di diverso da ciò che avevamo preventivato. Si tratta di semplici ‘ricalibrazioni’ di eventi che fanno in modo che tutto accada come deve accadere, ‘according to a plan’, un disegno che è già scritto e che seguiamo in modo inconsapevole. Se Dave Norris non fosse andato contro il ‘piano’ e non avesse preso l’autobus non sarebbe arrivato in ufficio con tre minuti di anticipo e non si sarebbe accorto dell’errore. L’uomo, dopo avere spiegato a Norris il senso del piano, prima di congedarsi, gli chiede se si ricorda della ragazza che ha incontrato sull’autobus, Elise. Ecco, è bene per tutti che lei non incontri più quella donna. “Qual’è il problema?”, chiede Norris, “È un problema”, dopo di che Norris viene perquisito e gli viene sequestrato il biglietto con il numero di telefono che si era scambiato con la ragazza sull’autobus. “The Adjustment Bureau” è un film dove ritorna preponderante uno dei temi più ancestrali dell’Occidente: c’è una storia scritta, immutevole? Può un uomo cambiare il proprio destino? L’uomo è padrone della sua vita?

Dave Norris torna nel suo ufficio. La sua vita continua. La sua rassegnazione ha ancora il volto del suo giovane pedinatore, che lo incontra in un bar mentre Norris cerca disperatamente di ricordare il numero di Elise e gli spiega che deve dimenticarla. Ci sono nove milioni di persone in città, non la incontrerà mai. È così che deve andare. Passano tre anni.
Dave Norris prende l’autobus, sempre lo stesso, come ogni giorno. Rivede Elise, le corre dietro facendo fermare l’autobus. Tra i due c’è da subito un dialogo seduttivo, lei non è stata chiamata in tutti questi anni, lui si scusa, i due finiscono in un bar a bere qualcosa. Nel frattempo l’ufficio dei guardiani del destino si è già mobilitato, Dave Norris ha nuovamente deviato dal suo piano. Malgrado Norris sia un aspirante politico nulla ci fa ancora presagire alcunché sul fatto che Dave ed Elise non debbano avere a che fare l’uno con l’altra. Che cosa nella loro vita dovrà tenere i loro destini per sempre slegati? Il collega di Dave irrompe nel locale e con una scusa qualunque, in una scena tenuta a vista dai ‘guardiani’, riporta Dave in ufficio. Dave ed Elise, che un attimo prima si stavano per baciare sulla bocca, si lasciano con un freddo bacio sulla guancia. “Siamo ok”, dice il ‘guardiano’, il bacio mancato è segno che tutto va bene. Nei tre anni passati la campagna elettorale si è rimessa in moto, finalmente è giunto il momento per Dave Norris di riprendere la sua scalata alla carica di Governatore dello Stato di New York. Altro giro, altro discorso, girato sotto il ponte di Brooklyn.

La storia, questa volta rivista dalla visuale dei ‘guardiani’, ritorna al punto di partenza, a quando tre anni prima Dave Norris aveva incantato il suo elettorato con un discorso. Sul cellulare di uno dei due guardiani che osservano il discorso compare una scritta “abbiamo di nuovo spostato le prove nel vecchio posto”. Sul cellulare di Elise compare una scritta “torna alle prove”. In questo momento capiamo che Elise era coinvolta nel piano, siamo a metà della storia. Accade ciò che accade in altri racconti di Dick, in “A Scanner Darkly” per fare un esempio, la realtà del racconto e le implicazioni tra i protagonisti vengono poste su livelli che si intersecano scendendo sempre di più nel profondo e il protagonista non è mai consapevole fino alla fine della vicenda di tutto ciò che era stato architettato alle sue spalle. Il protagonista di “A Scanner Darkly” lotta contro qualcosa che alla fine si rivela essere parte integrante di tutto ciò che lo ha convinto a lottare, il nemico e l’amico coincidono, l’elemento negativo e quello positivo sono le facce di una stessa medaglia. Dave alza la testa e vede i guardiani alla finestra, si accorge di essere osservato, vuole andare a “Pier 17″, il luogo dove è scoppiato lo scandalo che tre anni prima gli ha impedito di essere eletto.

In una scena rocambolesca di inseguimento Dave Norris, riesce a distruggere il labirinto creatogli attorno dai guardiani, prende un taxi e riesce finalmente a raggiungere Elise, nel laboratorio di danza dove sta provando. Il controllore più anziano, quando lo raggiunge, si accorge che è troppo tardi, fa ritorno nella centrale dell’Adjustment Bureau. Dave e Elise, innamorati, riescono finalmente a trascorrere un giorno intero insieme, fino alla prima notte d’amore.

L’ascesa di Dave Norris continua, lo vediamo disinvolto mentre risponde all’ennesimo giornalista di una trasmissione elettorale, al termine di un’intervista apre la porta per uscire e si ritrova nello stesso capannone dove i guardiani, la prima volta, lo avevano ‘redarguito’, i guardiani hanno il potere di cambiare la realtà e spostarsi attraverso le porte aprendole nel luogo che preferiscono raggiungere. Questa volta il discorso è più serio. Un uomo, che comanda gli altri guardiani, gli spiega che il ‘libero arbitrio’ è un’invezione fasulla e che per tutto il suo corso la storia si è adeguata a un destino che è scritto, nero su bianco, dall’Impero Romano ai giorni nostri passando per le conquiste e le guerre mondiali; ed è così che dovrebbe fare anche Dave, se lui resterà con Elise non solo perderà queste elezioni, ma non avrà la possibilità di vincere anche le quattro successive che lo porteranno a diventare Presidente. Dave non vuole crederci, e se ci crede non vuole essere una pedina di un destino che non sia frutto completo della sua volontà, e lui ha deciso di stare con Elise, “tutto ciò che ho è frutto di una mia scelta, e io ho scelto lei” è la battuta che si pone al culmine di questa sceneggiatura fatta di dialoghi serrati, cerebrali ma allo stesso tempo fruibili, tesi in una semplicità che di per sé è già un classico. Dave torna da Elise, il guardiano lo segue, “Elise è destinata a diventare la più grande ballerina del paese, se resta con te insegnerà danza nelle scuole”.

Dave Norris si decide a lasciarle percorrere la sua vita da sola. Elise diventa ciò che deve essere, una delle migliori ballerine degli USA. Finché il guardiano più giovane, quello che pedinava Dave all’inizio della pellicola e che oramai ha preso a cuore al sua scelta, si rifa vivo proprio il giorno prima in cui Elise – con un po’ di riluttanza mal celata – deve sposarsi. I due, Dave Norris e il guardiano, vanno in cerca di Elise, per raggiungerla prima che lei decida di sposarsi. Prima delle sequenze finali Dave Norris imparerà a muoversi nei luoghi attraverso le porte, come un guardiano, il tempo stringe e quindi anche lui deve essere messo a conoscenza di queste tecniche. Nel frattempo Elise e il suo futuro marito sono arrivati al municipio. Nella migliore delle tradizioni cinematografiche statunitensi dietro a questo matrimonio anziché l’amore si nasconde l’ottenimento di un passaporto per uno dei due contraenti.

Dave Norris si congeda dall’amico, indossa il cappello tipico dei guardiani, e dallo scantinato della metropolitana di New York, dove ha appreso i segreti dei guardiani del destino, entra in azione; dovrà fare in fretta perché ogni minimo cambiamento del suo piano verrà subito notato dai guardiani. Dave non fa in tempo a entrare nella realtà che i guardiani si mettono subito sulle sue tracce. Dave in questa corsa finale riesce finalmente a raggiungere Elise, i due fuggono insieme attraversando inseguiti diverse porte, finché non si trovano sotto alla Statua della Libertà, dove Dave chiede a Elise se vuole seguirlo, “tutto ciò che deve accadere nella tua vita non accadrà se resti con me”. Elise decide di seguire Dave, apparentemente contro ogni logica e fidandosi di lui. Aperta l’ultima porta i due si trovano in un corridoio, i guardiani leggono sulle loro moleskine il percorso del destino modificato, esclamano “o mio Dio”. Dave e Elise sono riusciti a entrare nella sede centrale dell’“Adjustment Bureau”, inseguiti riescono a scappare salendo in cima al terrazzo. Dove vengono raggiunti dai guardiani. Una volta circondati sono consapevoli che da un momento all’altro potranno essere uccisi, o, nella migliore delle ipotesi, separati per sempre. I due si baciano. Al termine del bacio i due sono soli. I guardiani sono scomparsi. “Credevate che avreste potuto raggiungere il Presidente (The Chairman), e cambiare il vostro destino, non è così che si fa”, dice il guardiano anziano a Dave Norris. Il giovane guardiano entra con un plico, sussurra all’anziano che ci sono novità.
Nessuno ha mai visto il Presidente, che compare sotto diverse forme a diverse persone, questa volta ha deciso di cambiare il ‘piano’, quindi Dave e Elise possono proseguire nella loro vita insieme. Sul taccuino il loro percorso è cambiato. Adesso i loro punti procedono insieme.

Le persone non si accorgono che il libero arbitrio è un dono finché non devono lottare per esso. L’ennesima visione scompare davanti ai nostri occhi. La cosa che ci continuerà ad inquietare, scorrendo le pagine di Philip K. Dick, sarà quel miscuglio di follia ragionevole e raziocinio deragliato, entro i quali ancora oggi si muove il nostro oscuro scrutare.

Luciano Pagano – Musicaos.it
http://twitter.com/lucianopagano

Bibliofilmolibrografia

1_ “Philip K. Dick. La macchina della paranoia, Enciclopedia dickiana”, di A. Caronia, Domenico Gallo, Agenzia X, Milano, pp. 352, Milano, 2006, ISBN 88-95029-09-7

2_ Luciano Pagano, “Dickipedia. Su Philip K. Dick. La macchina della paranoia, Enciclopedia dickiana” di Antonio Caronia e Domenico Gallo”, su Musicaos.it, Anno IV, Numero 26, “Anelli Deboli”, Luglio 2007

3_ Da vedere: “Blade Runner”, “Minority Report”, “A Scanner Darkly”, Da leggere: le opere Philip K. Dick, edite da Fanucci Editore, il libro di Jonathan Lethem edito da Minimum Fax, la vecchia introduzione di Gianni Pilo al volume di Philip K. Dick dal titolo “I difensori della terra”.

[il presente articolo è stato terminato qualche giorno prima dell'uscita nelle sale italiane, l'anno scorso, di The Adjustment Bureau (I guardiani del destino)]

Novità in libreria: “Un’eco di voci e risate” (Youcanprint) di Serena Simoncini

Novità in libreria:
“Un’eco di voci e risate” (Youcanprint) di Serena Simoncini

“L’insegnamento è la professione più bella del mondo”

15 anni di aneddoti legati all’applicazione delle Tecnologie nella scuola secondaria di 1° grado. Serena Simoncini, nata a Firenze il 22 Agosto 1951, ha insegnato Matematica e Scienze presso la Scuola Secondaria di 1° grado “Mazzini-Gamerra” di Livorno; attualmente svolge per il MIUR incarichi di tutor ed esperta formatrice nell’area scientifica e delle innovazioni tecnologiche. Scrive e gestisce corsi on line per bambini, ragazzi e docenti.

“Un’eco di voci e risate” di Serena Simoncini è una raccolta di racconti e allo stesso tempo molto di più, il testo infatti inaugura un modo nuovo e emozionante di fare didattica trasmettendo insegnamenti, emozioni, ricordi. Serena Simoncini ha un’esperienza pluridecennale come insegnante di Matematica e Scienze nella scuola media. L’idea dell’autrice è semplice e allo stesso tempo geniale, scrivere in racconti le proprie esperienze di insegnamento legate all’utilizzo delle nuove tecnologie e trasmettere i concetti fondamentali delle stesse.

Così un libro già divertente e piacevole diventa uno strumento utile per approcciare un mondo che, non solo a chi frequenta le scuole di base, può presentarsi come ostico. Basti pensare all’attuale dibattito sull’analfabetismo digitale e alla necessità, da parte di chiunque, di apprendere – anche in ritardo – l’utilizzo del computer per potersi relazionare con tutti gli ambiti della società, compresa la pubblica amministrazione.

La suddivisione in schede dei racconti, per gli insegnanti, permette di prendere spunto dall’esperienza contenuta nel testo per replicare esperimenti analoghi nelle proprie classi di insegnamento. Vengono affrontati gli aspetti più comuni della didattica, uniti a quelli dell’e-learning, per passare a vere e proprio considerazioni sulla natura dell’insegnamento digitale, dei nuovi strumenti didattici e del rapporto tra la rete e gli studenti. Un libro che è un invito rivolto agli insegnanti per rimettersi sempre in gioco e una lezione dedicata a chi crede che nella vita arriva un momento in cui non c’è più nulla da imparare.

Serena Simoncini, con “Un’eco di voci e risate”, ci insegna che l’apprendimento è una caratteristica costante della vita, c’è sempre da imparare, non soltanto sui banchi di scuola, ma anche al di qua della cattedra.

Leggete un’anteprima del libro sul sito di Youcanprint
Info: Youcanprint

Novità in libreria: “Il silenzio di Patrick” (Youcanprint) di Josy Montè

Novità in libreria:
“Il silenzio di Patrick” (Youcanprint) di Josy Montè

“Il silenzio di Patrick” è il racconto, scritto in prima persona da una madre, che parla della sua esperienza con il figlio, affetto da dislessia. Il testo è una testimonianza viva, reale, partecipata e allo stesso tempo un messaggio di speranza per tutti i familiari e i genitori di figli che vivono una situazione analoga. Fin dalla sua nascita seguiamo Patrick, il giovane protagonista, con lo sguardo attento di sua madre. Patrick secondo il responso dato alla nascita dai medici non potrà condurre una vita come quella dei suoi coetanei per via di una cardiopatia. Questo annuncio, anziché abbattere i genitori di Patrick, fa nascere in loro il desiderio di fare tutto il possibile perché il loro amato figlio abbia un futuro degno di questo nome. Inizia così per i suoi genitori un percorso che li porterà a farlo visitare da diversi medici e a modificare per amore i ritmi della loro esistenza.
“Il silenzio di Patrick” è una storia che cattura per la sua autenticità e per la capacità dell’autrice di rendere il lettore partecipe, fin dalle prime pagine, delle vicende, delle speranze e di tutto il mondo d’amore che circonda il piccolo Patrick. Ma questa storia è molto di più, l’esempio di Patrick infatti è tale per tutti coloro che, almeno una volta nella vita, si sono sentiti scoraggiati, circondati dalle avversità, e non si sono sentiti in grado di affrontare i problemi di ogni giorno.
Gli anni della crescita, l’apprendimento, i primi giochi, i contrasti con una società che a ogni livello non è aperta all’inclusione ma sembra nata per escludere e creare steccati; leggiamo tutto questo e arriviamo a viverlo in prima persona, in un romanzo-testimonianza che si legge tutto d’un fiato lasciandoci un forte messaggio di speranza. Oltrepassare l’idea di normalità – questo è l’invito al lettore – confrontandosi con un bambino che ha dovuto impiegare una capacità d’animo non comune nemmeno agli adulti. Ogni obiettivo raggiunto sembra essere il preludio a una nuova sfida, ma Patrick affronta ciò con una caparbietà e una tenacia incredibili, e nel lettore cresce sempre di più l’empatia per il protagonista e per la sua famiglia.
Seguire il percorso di crescita di Patrick, fino all’ingresso nel mondo dell’istruzione e alla lotta contro i pregiudizi sociali, è una lezione di vita. Lo spirito combattivo e la forza della madre apriranno a Patrick le porte di un mondo, che vedrà genitori e figlio pronti a nuove sfide, forti dell’amore e della costanza dimostrati giorno per giorno.

Il silenzio di Patrick, Josy Monte’, p. 56, 9788866183471

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Novità in libreria: “Opera Platonica” (Youcanprint) di Massimo Oink

Novità in libreria:
“Opera Platonica” (Youcanprint) di Massimo Oink

Giulia e Massimo. Una vita di coppia forse non propriamente entusiasmante, un passato di incomprensioni alle spalle, e desideri di vita assolutamente contrapposti. Giulia e Massimo e la loro vita di ogni giorno, in tutto simile alla nostra: lavoro, spesa, cena con gli amici. Vita quotidiana, a volte grigia e ciclica, prevedibile, senza un futuro. Poi accade qualcosa di inaspettato!
Una storia terrificante che nessuno potrebbe mai immaginare: si comincia dall’elettricità che manca, poi l’acqua, poi il cibo. E quando vengono a mancare le basi stesse della civiltà, che succede? Che i tratti sopiti del nostro carattere escono prepotentemente alla ribalta, ed allora nulla è più come prima. In un mondo di lupi ci comporteremmo come tali, o saremmo in grado di elevarci?
Un romanzo da leggere come spunto per organizzarsi e sapere come sopravvivere a situazioni estreme come cataclismi o conflitti globali. Una lettura incalzante, una critica sociale sferzante che vuol mandare un messaggio alla società di oggi: il Caos e la Morte non sono così remoti, e sarebbe opportuno immaginare e progettare la nostra salvezza ora, se vorremo raggiungerla quando verrà il momento, perché un orrore di questo tipo potrebbe accadere anche domani.

Opera Platonica, Massimo Oink, p. 158, 9788866184072

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Info: Youcanprint.it

20 GENNAIO 2012 – “LECCE SBAROCCA” (Besa Editrice) di Franco Ungaro, presentazione a Veglie

Rassegna Bookatini
LECCE SBAROCCA DI FRANCO UNGARO (Besa editrice)
Cafè in Via Italia Nuova 24 a Veglie (Lecce)
20 gennaio 2012 ore 21,00

Presenta Stefano Donno

Nell’ambito della rassegna Bookatini sarà presentato da Stefano Donno il libro di Franco Ungaro dal titolo “Lecce Sbarocca” edito da Besa editrice, presso Cafè in Via Italia Nuova 24 a Veglie (Lecce) il 20 gennaio 2012 ore 21,00

Franco Ungaro (1952) Lavora, a tempo più che pieno, ai Cantieri Teatrali Koreja di Lecce. Nel 2006 ha pubblicato Dimettersi dal Sud. Ogni regione, ogni capoluogo, e quasi ogni paese ha in Italia e forse in tutta Europa il suo cantore, il suo storico, il suo linguista, il suo poeta dialettale, i suoi innamorati. Ma gli innamorati non sono tutti eguali, ci sono gli innamorati entusiasti e ci sono anche gli innamorati delusi, e gli innamorati non della città ma della possibilità di conquistarla, di imporvisi.Lecce non è da meno, ieri come oggi. Le librerie di Lecce hanno necessariamente la loro vetrina e il loro scaffale dedicati all’editoria locale. Ci sono le guide turistiche, i libri di cucina e di folklore, i libri di storia, i dischi di pizzica, i romanzi di autori del luogo o sul luogo, i poeti vernacolari, le memorie paesane, le cartoline firmate e talora dei ninnoli, l’artigianato locale, le statuine di cartapesta, e magari le bust e di taralli e di biscotti…Tra questi libri troverà senz’altro posto questo di Franco Ungaro, che è alla confluenza di più generi, ma che appartiene alla schiera delle dichiarazioni d’amore esigenti. E se un innamorato o innamorata non sa vedere e considerare i difetti dell’amata o dell’amato insieme ai suoi pregi, e se non amerebbe veder sparire i difetti e trionfare i pregi, che razza d’amore è mai il suo? Un amore stupido, un amore melenso, un amore ipocrita. Franco Ungaro è un innamorato esigente, e sa vedere di Lecce il buono e il cattivo, il bello e il brutto. Sa vedere e sa giudicare. (dalla Postfazione di Goffredo Fofi)

Info: Besa Editrice

20 Gennaio 2012 – “Alessia e le sue tenebre” (Besa Editrice) il romanzo di Giacomo Balzano a Bitonto.

ALESSIA E LE SUE TENEBRE
DI GIACOMO BALZANO (BESA EDITRICE)
20 gennaio 2012 ore 18,00 a Bitonto (Ba)
Palazzo Antica Appia di via Porta Robustina.

L’autore presenterà il suo libro Alessia e le sue tenebre (Besa editrice) il 20 gennaio alle ore 18,00 a Bitonto (Ba) presso il Palazzo Antica Appia di via Porta Robustina. Questo è un evento organizzato da Besa editrice in collaborazione con Rotary club e Lions Club.

Alessia e le sue tenebre racconta di destini che si incrociano due volte a distanza di venticinque anni: quello di Alessia Simoni e di Gianni Bardi. Nella cornice di Bari e del suo mare i due ricuciono ferite ancora aperte, nel ruolo di analista il primo e di paziente la seconda. Il ricordo comune di un’esplosione in un autogrill in cui Alessia bambina perse la madre, e che Gianni, allora ventenne, riuscì a schivare per pochi minuti, consente ai due di arginare finalmente gli scogli passati del dolore e di ricercare la loro serenità e le vie adatte per conseguirla. Vie che nel romanzo sono illustrate con immagini di volta in volta leggere, poetiche, aggressive, cariche di nostalgia ma anche di calda speranza, che toccano in profondità il cuore del lettore.

Giacomo Balzano, psicoanalista adleriano, è nato a Bari nel 1959, dove tuttora vive. Ha pubblicato quattro saggi: Disagio Giovanile: storie di cambiamenti (1998); Giovani del Terzo Millennio (2005), vincitore del Premio Internazionale di saggistica “Città delle Rose”; I nuovi mali dell’anima. Il Disturbo Borderline e Narcisistico negli adolescenti (2007); Oltre il disagio giovanile. Strategie di prevenzione e recupero (2009) Alessia e le sue tenebre è il suo primo romanzo.

Info: Besa Editrice

Resistenza della poesia >14 gennaio / Firenze – Le Murate Caffè Letterario



SABATO 14 GENNAIO

h 16:00 Presentazione libri
RESISTENZA DELLA POESIA

Un incontro con i poeti italiani delle ultime generazioni.

Conducono i critici Cecilia Bello Minciacchi, Caterina Verbaro, Raoul Bruni
Coordina Vittorio Biagini

h 16:00 Presentazione di cinque volumi

Rsvp, ed. Polìmata, Roma, 2011, di Alessandra Cava
Shelter, ed. Donzelli, Roma, 2010 di Marco Giovenale
Bianchi Girari, ed. Perrone, Roma, 2011, di Michele Porsia
La trasfigurazione degli animali in bestie, ed. Transeuropa, Massa 2011 di Alessandro Raveggi
Strutture, ed. Oedipus, Salerno/Milano, 2011 di Ivan Schiavone

h 18:30 Recital

Di Alessandra Cava, Rino Cavasino, Marco Giovenale, Sara Davidovics, Eleonora Pinzuti, Michele Porsia, Alessandro Raveggi, Federico Scaramuccia, Ivan Schiavone, Marco Simonelli e Novella Torre

Caffè Letterario Le Murate

Piazza delle Murate, Firenze
caffeletterario
(39) 055 2346872
www.lemurate.it

13 Gennaio 2012 – “Lecce sbarocca” (Besa Editrice) di Franco Ungaro. Presentazione alla libreria Feltrinelli di Lecce

“LECCE SBAROCCA” DI FRANCO UNGARO (BESA EDITRICE)

LIBRERIA FELTRINELLI POINT DI LECCE

Via Cavallotti 7/a Lecce

Presenta Luisa Ruggio
Letture a cura di Alessandra Crocco

13 gennaio 2012 ore 18,00

Franco Ungaro a lecce presenterà il suo libro uscito per Besa editrice dal titolo “Lecce sbarocca” il 13 gennaio alle ore 18,00 presso la libreria Feltrinelli Point di Lecce in via Cavallotti 7/a. Dialoga con l’autore Luisa Ruggio. Leggerà alcuio brai del libro l’attrice Alessandra Crocco.

Franco Ungaro (1952) Lavora, a tempo più che pieno, ai Cantieri Teatrali Koreja diLecce. Nel 2006 ha pubblicato Dimettersi dal Sud.

Ogni regione, ogni capoluogo, e quasi ogni paese ha in Italia e forse in tutta Europa il suo cantore, il suo storico, il suo linguista, il suo poeta dialettale, i suoi innamorati. Ma gli innamorati non sono tutti eguali, ci sono gli innamorati entusiasti e ci sono anche gli innamorati delusi, e gli innamorati non della città ma della possibilità di conquistarla, di imporvisi.Lecce non è da meno, ieri come oggi. Le librerie di Lecce hanno necessariamente la loro vetrina e il loro scaffale dedicati all’editoria locale. Ci sono le guide turistiche, i libri di cucina e di folklore, i libri di storia, i dischi di pizzica, i romanzi di autori del luogo o sul luogo, i poeti vernacolari, le memorie paesane, le cartoline firmate e talora dei ninnoli, l’artigianato locale, le statuine di cartapesta, e magari le buste di taralli e di biscotti…Tra questi libri troverà senz’altro posto questo di Franco Ungaro, che è alla confluenza di più generi, ma che appartiene alla schiera delle dichiarazioni d’amore esigenti. E se un innamorato o innamorata non sa vedere e considerare i difetti dell’amata o dell’amato insieme ai suoi pregi, e se non amerebbe veder sparire i difetti e trionfare i pregi, che razza d’amore è mai il suo? Un amore stupido, un amore melenso, un amore ipocrita. Franco Ungaro è un innamorato esigente, e sa vedere di Lecce il buono e il cattivo, il bello e il brutto. Sa vedere e sa giudicare.

(dalla Postfazione di Goffredo Fofi)

Recensioni

Lecce Sbarocca è un libro unico e raro…La fluidità del romanzo regala una sinuosa lettura, in grado di accostare le diversità tematiche con sublime maestria.
Paola Bisconti, Salentoinlinea.it

Lecce ‘sbarocca’ nei paralleli che sono la cifra zero della sua leccesità, raccolti in questo libro come i grani di una collana rotta. Con queste premesse va da sé che la lettura degli ‘appunti’ di Ungaro è calda della maledizione dei cantori di razza: ha il sapore del sangue, denso di un’inquietudine necessaria quanto il suo linguaggio.
Luisa Ruggio, il Paese nuovo

…il linguaggio, invece, resta quello di un pamphlet, o meglio di una vera e propria avvelenata, un’intemerata dichiarazione di odio-amore per Lecce, non città madre ma fredda matrigna.
Fabrizio Versienti, Il Corriere del Mezzogiorno

Un amore impastato di amarezze. Come una culla scomoda, alla terra che raccoglie la nostra esistenza non si perdona niente, soprattutto l’essere ingenerosa, dispensatrice di giorni che potevano essere migliori, di risposte che aspettavamo diverse, di gente che non ci assomiglia affatto.
Claudia Presicce, Nuovo Quotidiano di Puglia

Un libro riflessione quindi sulla incessante costruzione di metafore costruite dalla società spettacolo. Un libro molto interessante, rapido, leggibilissimo, un colorato fuoco d’artificio.
Egidio Pani, Contrappunti, gennaio 2012

La scrittura, l’arte dello scrivere in ‘Lecce sbarocca’ vive di ‘attacchi’, di continuo principiare; come delle ‘entrate in scena’, pagina dopo pagina lo svolgimento, il continuum narrativo, è dato al lettore offrendogli molteplici piani di visione? Quello che più tocca è l’elegia del passato (come potrebbe essere altrimenti? Siamo o non siamo carne romantica?)
Mauro Marino, Il paese nuovo

‘Lecce sbarocca’ è una rivelazione, sotto tutti i punti di vista:dalla scrittura, di risoluto carattere e ricca di colori, al sorprendente ritmo; dalla narrazione, leggera e vivace, schietta e sintetica, alla minuziosa descrizione di particolari e ricordi… Apre e chiude tanti sipari Franco Ungaro, su scene più lunghe e su altre fulminee, sulla realtà sociale e politica e su momenti emozionali e intimi, su monologhi, su ‘fatti cuntati’ e su altri vissuti.
La ‘Lecce sbarocca’ di Franco Ungaro è uno scrigno di ricordi e pensieri, di impulsi e istinti, di umori, di azione e di reazione.
Dario Quarta, quiSalento, gennaio 2012

Info:
besaeditrice.it

12 Gennaio 2012 – Scrivere polvere (Lupo Editore) di Daniele Semeraro. Presentazione al BookBar di Veglie

“Scrivere Polvere” di Daniele Semeraro (Lupo editore)

12 gennaio 2012 ore 19,30 a Veglie
BookBar PrimoCaffè, sito in via Leverano n.18

Interverranno Stefano Donno e Michelangelo Zizzi

Il romanzo di Daniele Semeraro sarà presentato a Veglie giovedì 12 gennaio alle ore 19.30 presso il BookBar PrimoCaffè. Lupo Editore in collaborazione con Fucine Letterarie comunica che a Veglie, giovedì 12 gennaio alle ore 19.30, presso il BookBar PrimoCaffè, sito in via Leverano n.18, si terrà la presentazione del romanzo geografico “Scrivere Polvere”, edito dalla casa editrice salentina, dell’autore Daniele Semeraro. L’incontro con lo scrittore, organizzato da Cosimo Lupo, sarà condotto da Stefano Donno e Michelangelo Zizzi. “Scrivere Polvere” è romanzo geografico ambientato a Cisternino e nella Valle d´Itria negli anni del dopoguerra, tra le macerie dei luoghi e delle anime, ulivi secolari, vigneti e campi incolti. I suoi colori sono il bianco della polvere e dei muri dipinti a calce, il nero dei lutti ed il ruggine della terra. In una Puglia crepu scolare, fatta di trulli divelti, chiese sconsacrate e masserie abbandonate, si rincorrono i destini dei due protagonisti: una tarantolata muta e un povero balbuziente senza nome. Una pizzica verace e non folklorica dona ad essi un ritmo delirante per sfuggire alla propria condizione di reietti della società: il tempo ossessivo, frenetico, brutale della danza pareggia la brama di perdersi ognuno nella maledizione dell´altro.

Per maggiori informazioni:

Lupo Editore
www.lupoeditore.com
e-mail: redazione@lupoeditore.com

BookBar PrimoCaffè
Via Leverano n. 18, Veglie

http://www.facebook.com/#!/bookbarprimo

SCRIVERE POLVERE DI DANIELE SEMERARO – Lupo Editore

“Scrivere polvere” è romanzo geografico ambientato a Cisternino e nella Valle d´Itria negli anni del dopoguerra, tra le macerie dei luoghi e delle anime, ulivi secolari, vigneti e campi incolti. I suoi colori sono il bianco della polvere e dei muri dipinti a calce, il nero dei lutti ed il ruggine della terra. In una Puglia crepuscolare, fatta di trulli divelti, chiese sconsacrate e masserie abbandonate, si rincorrono i destini dei due protagonisti: una tarantolata muta e un povero balbuziente senza nome. Una pizzica verace e non folklorica dona ad essi un ritmo delirante per sfuggire alla propria condizione di reietti della società: il tempo ossessivo, frenetico, brutale della danza pareggia la brama di perdersi ognuno nella maledizione dell´altro. Una brama edificata su fragili fondamenta, quelle del dolore e della rassegnazione, sentimenti atavici, questi, che tesseranno la tela del fato nella quale fini ranno per cadere le loro esistenze. E nel silenzio più cupo si consumerà il loro ultimo sacrificio. Una storia ‘vintage’ dai risvolti cristici, in cui unico filo conduttore risulterà essere l’agghiacciante fragilità della mente umana e dell’esistenza stessa, condannata a seguire lo stesso, identico destino dei segni tracciati sulla polvere dal protagonista.

Chi è l’Autore? – Daniele Semeraro nasce a Locorotondo nel Maggio del 1977, vive a Martina Franca e lavora ad Alberobello. Chitarrista autodidatta, grande appassionato di musica e letteratura, si affaccia al mondo della scrittura da cantautore. Compone brani musicali per sé e per altri e nel 2008 si avvicina alla scrittura in prosa. “Scrivere polvere” è il suo romanzo d´esordio.

5 Gennaio 2012 – Miracoli a Copertino

22 Dicembre 2011 – “ECO/COMPATIBILITA’: dall’abitare al costruire al vivere nel Salento” – Istituto Tecnico Costa – Lecce

Per la rassegna “Salento d’amare?”

Ass. Kalos Manfredi Pasca
Ass. Secara di Emanuela Musca
Forum Convergenze Possibili per il Salento

presentano l’incontro dibattito

“ECO/COMPATIBILITA’:
dall’abitare al costruire al vivere nel Salento”.

22 dicembre 2011 ore 19,00
Sala Dante dell’Istituto Tecnico Costa di Lecce (Piazzetta De Sanctis)

L’Ass. Kalos Manfredi Pasca, l’Ass. Secara di Emanuela Musca, e il Forum Convergenze Possibili per il Salento, per la rassegna “Salento d’amare?” da anni impegnati nella promozione del territorio salentino sul piano sportivo sociale culturale ed economico organizzano l’incontro dibattito dal titolo “ECOCOMPATIBILITA’: dall’abitare al costruire al vivere nel Salento”.

L’appuntamento è previsto per il 22 dicembre 2011 ore 19,00 presso la Sala Dante dell’Istituto Tecnico Costa di Lecce in Piazzetta De Sanctis. Interverranno per la sezione “Eco/compatibilità del vivere” il dott. Gianluca Pasca (Vice Presidente dell’Ass. Kalos Manfredi Pasca; per la sezione “L’Eco/ compatibilità dell’abitare e del costruire” Fernando e Sebastian De Lorenzis (Depa di Magliano), l’arch. Dott. Antonio Antonica (Nonsolocamini – l’architettura del fuoco di Galatina), l’arch. Dott. Marco Memmo (GM3 Studio di Lecce). La presentazione è affidata alla dott.ssa Beatrice Musca (dell’ass. Sacara). La moderazione degli interventi alla dott.ssa Micaela Lepore. È previsto un saluto istituzionale del Sindaco di L ecce dott. Paolo Perrone.

L’incontro verte a dare alla comunità salentina tutta uno spaccato quanto più esaustivo del termine “eco-compatibilità, forse oggi troppo abusato, troppo frainteso. Ma ancor di più tale iniziativa vuole rappresentare un momento di confronto e dialogo tra tutte quelle forze produttive messe in campo per l’occasione al fine di mettere in rete spunti di riflessioni progettualità che se coordinate adeguatamente possono fare il bene del Salento stesso e della regione Puglia a qualsiasi livello di azione e riflessione. Eco-compatibilità dunque come filosofia dell’abitare in armonia con i contesti privati e pubblici, come filosofia del costruire nella scelta dei materiali meno invasivi e intrusivi sulla salute delle persone, come filosofia architettonica della bio-sostenibilità.

Saranno affrontati nello specifico tematiche concernenti l’architettura sostenibile che progetta edifici per limitare gli impatti nell’ambiente fautrice della filosofia del risparmio di risorse con una minima produzione di inquinamento, l’architettura con e attraverso i bio-elementi (acqua, aria, terra e fuoco), e la filosofia di una scelta consapevole dei materiali nella costruzione edilizia innovativi sia dal punto di vista ecologico che tecnologico. Un momento di confronto importante che testimonia il desiderio di aprire un dibattito su un Salento che vuole crescere e che accetta le nuove sfide per l’ambiente, l’edilizia e l’architettura.

FORUM CONVERGENZE POSSIBILI
www.convergenzepossibili.blogspot.com
GIANLUCA PASCA
www.gianlucapasca.it

Come fece come non fece … i colori delle fiabe assumono i toni dei luoghi in cui si incarnano

“Come fece come non fece”, Luigi Chiriatti – Egidio Marullo, Kurumuny Edizioni

http://www.ibs.it/code/9788895161679/chiriatti-luigi/come-fece-come-non.html

Alla Feltrinelli il Natale non finisce mai…anche a Lecce

La Feltrinelli Point
Lecce – Via Cavallotti 7/aTutti i giorni aperti orario continuato 08.,00 – 21,30
compresi festivi.

Sabato 17 Dicembre 2011 – “LECCE (S)BAROCCA” (Besa Editrice) di Franco Ungaro, presentazione al Circolo Cittadino di Lecce

Besa Editrice – Liberrima

“LECCE (S)BAROCCA” DI FRANCO UNGARO (BESA EDITRICE)
CIRCOLO CITTADINO LECCE (Via Francesco Rubichi, 25)
Sabato 17 dicembre 2011 ore 18.00

Interverranno: Franco Ungaro, autore del libro
Silvia Famularo, giornalista
Roberto Caracuta, cultural manager
Alessandra Crocco, attrice Koreja

Drink con i vini “Candido” di San Donaci

Franco Ungaro (1952) Lavora a tempo più che pieno ai Cantieri Teatrali Koreja di Lecce. Nel 2006 ha pubblicato “Dimettersi dal Sud”.
Ogni regione, ogni capoluogo, e quasi ogni paese ha in Italia e forse in tutta Europa il suo cantore, il suo storico, il suo linguista, il suo poeta dialettale, i suoi innamorati. Ma gli innamorati non sono tutti eguali, ci sono gli innamorati entusiasti e ci sono anche gli innamorati delusi, e gli innamorati non della città ma della possibilità di conquistarla, di imporvisi.Lecce non è da meno, ieri come oggi. Le librerie di Lecce hanno necessariamente la loro vetrina e il loro scaffale dedicati all’editoria locale.
Ci sono le guide turistiche, i libri di cucina e di folklore, i libri di storia, i dischi di pizzica, i romanzi di autori del luogo o sul luogo, i poeti vernacolari, le memorie paesane, le cartoline firmate e talora dei ninnoli, l’artigianato locale, le statuine di cartapesta, e magari le buste di taralli e di biscotti…Tra questi libri troverà senz’altro posto questo di Franco Ungaro, che è alla confluenza di più generi, ma che appartiene alla schiera delle dichiarazioni d’amore esigenti. E se un innamorato o innamorata non sa vedere e considerare i difetti dell’amata o dell’amato insieme ai suoi pregi, e se non amerebbe veder sparire i difetti e trionfare i pregi, che razza d’amore è mai il suo?
Un amore stupido, un amore melenso, un amore ipocrita. Franco Ungaro è un innamorato esigente, e sa vedere di Lecce il buono e il cattivo, il bello e il brutto. Sa vedere e sa giudicare.

(dalla Postfazione di Goffredo Fofi)

Info:
Besa Editrice

16 Dicembre 2011 – “Piccoli seminaristi crescono” (edizioni Negroamaro) di Alfredo Romano. Presentazione a Civita Castellana (Viterbo)

“Piccoli seminaristi crescono” di Alfredo Romano
(edizioni Negroamaro)

Civita Castellana (Viterbo)
16 dicembre ore 17,00
Sala Conferenze della Curia Vescovile di piazza Matteotti.

Presenta il prof. Luigi Cimarra.
Intervengono Mons. Romano Rossi e il prof. Fabrizio Anzellini

Alfredo Romano a Civita Castellana presenterà il suo libro “Piccoli seminaristi crescono”
(Negroamaro) il 16 dicembre alle ore 17,00 nella Sala Conferenze della Curia Vescovile di piazza Matteotti.
Presenta il prof. Luigi Cimarra. Intervengono Mons. Romano Rossi e il prof. Fabrizio Anzellini

“È disponibile da qualche settimana in libreria l’ultima fatica letteraria di Alfredo Romano “Piccoli seminaristi crescono”, il cui titolo ricalca quello di un noto romanzo della scrittrice americana Louisa Mary Alcott (1832-1888) “Piccole donne crescono”. Io, che ho fatto un percorso parallelo al suo, quando ho avuto il libro tra le mani, dopo aver scorso le prime pagine, ne avrei scelto uno diverso, cioè “L’ultimo dei seminaristi”, che si rifà al celebre film “L’ultimo dei Mohicani”, perché mi sembra più consono a definire la crisi che, a partire dagli anni ’70 o giù di lì, portò la gerarchia ecclesiastica a rinnovare i metodi educativi fino ad allora adottati nella formazione dei futuri sacerdoti sia nei seminari sia negli istituti religiosi. Ne ho fatto cenno all’autore, che mi ha confidato di aver pensato anche lui in prima battuta a llo stesso titolo. Si tratta naturalmente di un libro autobiografico, come gli amici di Alfredo intuiscono immediatamente dalla foto di copertina, dove il nostro è ben riconoscibile, nonostante la “tenera età”, in basso a destra, in clergyman, con una espressione serena e vivace. Tuttavia la narrazione è limitata al breve periodo della prima adolescenza, nel quale si rievoca la “chiamata”, cioè la vocazione (“multi sunt vocati, pauci vero electi”), i sentimenti che lo spinsero alla vita seminariale, la progressiva presa di coscienza, la crisi irreversibile che si concretizzò con l’uscita.
Ritengo che il libro sia una testimonianza preziosa, un documento di valore storico, perché rivela un aspetto poco conosciuto della formazione dei futuri sacerdoti. Tutto era regolato da una rigida disciplina sotto la vigile sorveglianza dei superiori (una ben congegnata gerarchia interna che, a partire dal basso, prevedeva la presenza di figure come viceprefetto, prefetto, vicerettore, rettore), secondo una prassi consolidata da secoli. Il bambino era considerato un soggetto ricettivo e passivo, la cui mente e il cui spirito dovevano esser plasmati secondo una matrice o stampo, che inculcava principi assoluti e modelli comportamentali: i seminaristi erano preti “in miniatura”: venivano assuefatti fin da piccoli alle funzioni del clero, ai riti liturgici, al moralismo formale, con una scarsa attenzione alla pastorale, all’apostolato, al sociale: si formava il prete, non il sacerdote, il pastore, che conosce l’odore delle sue pecore, che le guida con santità e saggezza. E proprio in quegli anni siffatto metodo formativo andò via via sgretolandosi sotto la spinta del rinnovamento socio-culturale, che investì la società italiana; crollò quel sistema di impostazioni ed imposizioni indiscusse, indiscutibili, immutabili come se fossero state fissate ab aeterno. Per ogni azione della giornata, per ogni pensiero, oserei dire, c’era una regola. Avevamo il privilegio della ‘vocazione’, eravamo stati chiamati per evangelizzare, eravamo dei prediletti tra tanti. Non perché avessimo particolari attitudini, semplicemente i piani del Signore erano imperscrutabili. Privilegiati sì, ma la chiamata comportava di essere messo alla prova, sicché tutto bisognava sopportare, fosse anche una punizione o un ingiusto rimprovero inflitti da un superiore: era la prova della tua resistenza, di essere stato degno della ‘chiamata’. La prova inoppugnabile, impi etosa, del fallimento di tale metodo si ricava dai risultati (non) conseguiti in rapporto alle risorse e alle energie messe in campo: su una classe di 21 seminaristi soltanto uno arrivò al sacerdozio, vale a dire una percentuale bassissima, appena il 4,7% del totale. Risulta evidente che il modello non reggeva all’urto delle nuova realtà che irrompeva, alle esigenze della mutata situazione; si imponevano intelligenti aperture alle istanze e alle problematiche di un mondo, che stava cambiando rapidamente e radicalmente.
Ma mi preme anche dire che “Piccoli seminaristi crescono” è un libro coraggioso, che parla schiettamente, senza schermi o filtri, senza risentimenti od astio, di un’esperienza che normalmente viene relegata nelle pieghe nascoste della memoria o viene addirittura erasa dal tabulato della mente. Parlare di sé, della vita di seminario, è cosa, se non unica, almeno rara. Romano ripercorre con atteggiamento scevro da giudizi drastici e senza recriminazioni, una tappa fondamentale della sua vita, il suo itinerario di fede e di vocazione. Con uno stile pacato e scorrevole, in una sapiente organizzazione in brevi capitoli, offre uno spaccato della vita del seminario, presenta una ricostruzione dettagliata e minuta delle vicende personali, focalizzando le singole situazioni e i singoli episodi con ricordi nitidi, senza offuscamenti o censure preventive. Soprattutto non inveisce con la foga e la veemenza verbale dei “mangiapreti”.
Anche nella genesi della sua crisi non cerca alibi. Accenna ad una serie di concause: le tempeste ormonali che nella fase di crescita sconvolgono il corpo dell’adolescente che diviene uomo, le lacerazioni dell’anima, la ripulsa dell’autoritarismo e la ricerca di una autonomia di giudizio, infine il forte anelito alla libertà (più volte egli parla di “costrizione”, quasi di prigionia). C’è da dire che Romano, una volta presa la sua decisione, non ritornò più sui suoi passi, non lo fece desistere neppure l’incontro con figure dotate di intensa umanità e di mentalità aperta, come don Silvano Fràncola e, soprattutto, come mons. Roberto Massimiliani, vescovo di Civita Castellana. Credo che le pagine più toccanti del libro siano quelle conclusive, il dialogo in dialetto nativo tra il figlio e la madre Lucia, che aveva, con sensibilità tutta femminile, intuito il disagio d el figlio, nonché le ultime parole di commiato, che sempre la signora Lucia pronuncia sul letto di morte, dettate da un infinito amore materno: Fiju miu, vòju tte ticu ca su cuntenta ca nu’ tt’hai fattu prete, ca osci li preti su’ ssuli e ‘bbandunati e mmancu carculati! (Figlio mio, son contenta che non ti sei fatto prete, ché oggi vedo i preti soli e abbandonati e neanche calcolati). Notevole la mole del corredo documentale e fotografico, che l’autore ha conservato e che gli ha consentito di esemplificare momenti della vita quotidiana, senza lasciare spazio all’immaginazione. Questo significa che egli, diversamente da quanto è avvenuto in altri casi, ha rifiutato una rimozione drastica del suo vissuto: non ha fatto, per una sorta di autodifesa, tabula rasa del suo passato.
(Luigi Cimarra su Spigolature Salentine)” Info:
www.besaeditrice.it

Michele Contegno: breve historia di un cavalier d’erranza

 

La Chambre Claire | 8-9 Dicembre a Lecce presso Ex convento dei Teatini

LA CHAMBRE CLAIRE

di Piero Marsili Libelli

al Mediterraneo Foto Festival

8-9 dicembre 2011 -

Ex convento dei Teatini (Lecce) – h. 19.30

All’interno del Festival una mostra personale di Piero Marsili Libelli

La Chambre Claire, la performance di Piero Marsili Libelli, il cui titolo è una citazione de “La chambre claire di Roland Barthes”, è un vero e proprio viaggio nel buio che conduce nell’Afghanistan in guerra. Il paese è letto e interpretato con un occhio che stravolge e che restituisce l’immagine surreale del volto di un popolo che ha vissuto vent’anni di macerie, fango e polvere. Il fotografo invita il pubblico ad una immersione suggestiva, quasi una trasposizione, di grande impatto emotivo e stupore.

La critica

WIM WENDERS (regista)

Ricordo un testo di Roland Barthes:“ contrariamente al filosofo l’artista non evolve: come uno strumento molto sensibile ,egli percorre le successioni del Nuovo che la propria storia gli presenta: la sua opera non è un riflesso fisso, ma una moire su cui passano secondo l’inclinazione dello sguardo e le sollecitazioni del tempo, le figure del Sociale e del Passionale e quelle delle innovazioni formali. L’inquietudine per l’epoca non è quella dello storico, del politico o del moralista, ma piuttosto quello dell’utopista che cerca di scorgere su punti precisi il mondo nuovo, poichè ha voglia di quel mondo e vuole già farne parte. La vigilanza dell’artista è una vigilanza amorosa ,una vigilanza del desiderio. Guardando il tuo lavoro negli anni, Piero ,dico : Bravo! Non fermarti mai!

FRANCO CORDELLI (Corriere della sera)

Ciò che conta è il gesto che egli compie, la sua performance: ovvero che non si limiti a proporre una mostra fotografica, ma che la trasformi in un fatto teatrale…

STEFANO MALATESTA (La Repubblica)

Una performance di grande effetto che non voglio rivelare e che riguarda il suo ultimo viaggio in Afganistan. E’ uno spettacolo che ho visto in anteprima e che mi è sembrato geniale…

ALBERTO DENTICE (L’Espresso)

Eppure da allora le immagini di Camera Chiara non mi abbandonano."Un artista è una persona nuda“ ha detto Bob Dylan .Lo sguardo di Piero in Afganistan di fronte allo smarrimento ,alla sofferenza e alla insensata crudeltà della guerra è quello di una persona nuda. Consentendoci di assistere al formarsi lento e inesorabile di quelle immagini nella camera oscura della sua e della nostra mente è riuscito a lasciare nell’anima una traccia emozionale indelebile .Mi auguro che Camera Chiara possa essere ripresa al più presto e girare per il mondo…

DAVID GRIECO (regista)

Assistere a un evento artistico e pensare di vivere un esperienza esistenziale è una cosa che capita di rado.Ma quando accade, ci si rende conto di quanto l’arte possa essere indispensabile nel faticoso cammino dell’umanità. Chiunque abbia visto ,ascoltato e vissuto le immagini di Piero Marsili Libelli ne conserva un ricordo indelebile .Nella mente ,nel cuore e sulla pelle .In questa società che ci rende ottusamente impermeabili alla violenza e all’ingiustizia Piero è riuscito a farci ritrovare il dolore e la speranza che credeva mo smarriti.Nella sua camera oscura, come in una incubatrice ,entrano ignari spettatori ed escono individui consapevoli.

MATTEO GARRONE (regista)

Quella sera ero convinto di andare a vedere la mostra fotografica di Piero su suo ultimo reportage di guerra in Afganistan e mi sono invece ritrovato nella sua camera oscura .Un evento straordinario, magico, un coinvolgimento emotivo molto raro di questi tempi .E’ qualcosa di più di una mostra di una performance di uno spettacolo che invece di calare il sipario alza una consapevolezza su ciò che accade nel mondo che Piero sa restituirti nella sua “Camera Chiara “,un interpretazione sulla fotografia ,più bella ed emozionante che ho visto e vissuto negli ultimi anni.

FRANCESCO ZIZZOLA (fotoreporter)

La camera come luogo dove rivive la memoria e si desta la coscienza. Un processo alchemico che afferma l’urgenza di cercare/trovare noi stessi, sommersi dalla velocità dello zapping satellitare, attraverso un’epifania rivelatoria. Piero riporta a galla le profondità recondite dell’io collettivo avvalendosi di una tecnica artigianale fotografica (che qui si fa metafora psicanalitica) e ci obbliga alla consapevolezza. Sulla bianca e fredda superficie della carta fotografica prende forma il nostro coinvolgimento morale ed etico e in ultima analisi, le nostre responsabilità. Un sublime ed emozionante manifesto contro l’assurdità della guerra.


BIOGRAFIA DI PIERO MARSILI LIBELLI
Inizia la sua professione negli anni settanta a Milano, fotografando la cronaca nera per il Corriere della Sera. Lavora anche per alcune agenzie fotogiornalistiche realizzando servizi di attualità politica. Si trasferisce a Roma negli anni ottanta, dove inizia a collaborare con il settimanale L’Espresso, occupandosi di Teatro d’Avanguardia. In questo periodo frequenta il teatro di Carmelo Bene, Giancarlo Nanni, Roberto Benigni, Memè Perlini, realizzando una fotografia che racconta il loro mondo. Tra gli anni ottanta e novanta fotografa importanti avvenimenti culturali artistici e teatrali, che coinvolgono l’Italia e l’Europa; le foto manifestano una ricerca personale volta a insoliti e provocatori ritratti, come quelli raffiguranti William Burroughs, Allen Ginsberg, Roy Lichtenstein, Peter Weir, Gong Li, Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Leo De Bernardinis, Giorgio Barberio Corsetti e Manuela Kustermann.Nel 1981, documenta a Belfast in Irlanda i funerali di Bobby Sand e la guerriglia urbana dell’IRA (Irish Republican Army). Nel 1989, durante la Rivoluzione rumena, mette in posa modelle tra le braccia dei soldati, sullo sfondo una Bucarest ancora in guerra. Viaggia in diversi paesi del mondo, Africa, India, Giappone, Pakistan, Afghanistan, Libano e Kosovo, realizzando reportages di guerra e documentari sulle miniere d’oro della Repubblica del Ghana, sulla carriera del cantante chitarrista Ali Farka Tourè lungo le rive del Niger e sulla vita quotidiana a Mumbai in India (nota fino al 1995 come Bombay).

Da questi lavori, nascono mostre e una serie di performances artistiche dedicate alla fotografia. Nel 1984, per la prima volta presenta al Mickery Theatre di Amsterdam la performance intitolata “La Camera Chiara”. Negli anni novanta lavora anche nel cinema al fianco di registi come Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, Giuliano

Montaldo, Marco Ferreri e recentemente con Vittorio Storaro al film “Caravaggio”. Le foto di quest’ultimo lavoro sono esposte dal 2008 al Lincoln Center di New York.

Si è occupato anche di pubblicità con Alessandro D’Alatri e Ferzan Ozpeteck. Nel 1997 a Milano espone presso la Galleria Sozzani a Milano in occasione della presentazione della nuova collezione di moda di Massimo Osti.

Le sue foto sono state pubblicate da diversi giornali di prestigio del panorama internazionale, tra cui New York Times,

Newsweek e Paris Match, diverse esposizioni sono state realizzate a San Paolo del Brasile, Amsterdam, Madrid e NewYork. Nel 2007 con Wim Wenders ha presentato una mostra di foto inedite su Michelangelo Antonioni al Festival del Cinema Internazionale di Yerevan in Armenia, e nel 2009 il lavoro viene rivisitato e arricchito in occasione del Festival del Cinema Europeo di Lecce. Nel 2011 ripropone in due diverse occasioni la performance “La Camera Chiara” sulla guerra in Afghanistan, a Roma presso lo spazio delle Officine Farneto a favore di Emergency e in seguito, nella suggestiva cornice di Muro Leccese durante la rassegna di stampa fotografica The Darkroom Projet curata da Luciano Corvaglia.

Per info:

Mob. 3289683018 (Alessandro)

http://www.pieromarsililibelli.com/

http://www.mediterraneofotofestival.it/

25 Novembre 2011 a Manfredonia – “Io sono bellissima” di Loredana De Vitis, per la prima volta in Puglia

per la GIORNATA MONDIALE contro la VIOLENZA sulle DONNE

Venerdì 25 NOVEMBRE Alle ore 18.00

Auditorium di Palazzo Celestini
Manfredonia (Foggia) – Corso Manfredi 22

Loredana De Vitis presenterà
per la prima volta in Puglia
la narrazione in mostra intitolata

“IO SONO BELLISSIMA”

Venerdì 25 Novembre 2011 in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, Loredana De Vitis sarà a Manfredonia (Foggia), per presentare “Io sono bellissima”, presso l’Auditorium di Palazzo Celestini (Corso Manfredi 22). Si tratta della prima volta che questa narrazione in mostra viene presentata in Puglia. Il progetto di Loredana De Vitis è stato presentato a Roma nel settembre scorso, nell’ambito della “Scuola politica UDI 2011”. L’occasione offerta dalla Giornata Mondiale contro la Violenza sull Donne offrirà uno spunto di riflessione sulla condizione del corpo femminile, centrale in questo lavoro di Loredana De Vitis, infatti la “narrazione in mostra” dal titolo “Io sono bellissima” intende porre lo spettatore/lettore faccia a faccia con i paradossi della comunicazione e della valutazione estetica del corpo femminile all’interno della società contemporanea.

Una serie di pannelli fotografici di grande dimensione realizzati con la tecnica del collage digitale presentano il concept attraverso considerazioni narrative, filosofiche e estetiche, utilizzando questa ibridazione visivo-letteraria per condurre a una riflessione che, per questo lavoro, Loredana De Vitis ha scelto di rivolgere sul corpo femminile a partire dal proprio corpo. Viene operata così un’identificazione tra autrice e opera che sollecita un personale confronto, innanzitutto delle donne, con tematiche urgenti quali la considerazione della donna nella nostra società e l’estetica di massa. Gli sviluppi del progetto potranno essere seguiti sul sito internet www.iosonobellissima.it. L’arte diviene in questa mostra anche un mezzo per riflettere nei confronti di quella forma di violenza altrettanto subdola e capace di provocare danni fisici e psicologici, che è la violenza che si fa sul corpo femminile quando lo si considera soltanto dal punto di vista ‘esteriore’.

Un percorso affascinante che verrà presentato per la prima volta in Puglia a Manfredonia (Foggia) Venerdì 25 Novembre alle ore 18.00 presso Palazzo Celestini. Interessante anche la forma di finanziamento lanciata da Loredana De Vitis per realizzare “Io sono bellissima”, un’azione di “crowd funding”, ovvero sia un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse al fine di sostenere eventi o azioni di tipo non solo culturale. Grazie a questa iniziativa Loredana De Vitis è riuscita a raccogliere i fondi necessari per la realizzazione materiale e organizzativa del progetto, mettendo in compartecipazione (e conoscenza ‘in progress’) tutti coloro che, anche con piccole somme, hanno reso possibile questo vero e proprio ’viaggio’ nelle aporie dell’immagine contemporanea del corpo femminile.

“Io sono bellissima” si trasforma così in una mostra narrativa, in un’opera dal taglio politico e fortemente evocativo: è stato realizzato, insieme a altri oggetti, ad esempio, un adesivo che simboleggia la fierezza femminile del poter dire “io sono bellissima”, al di sopra, al di là e oltre tutti gli sguardi viziati dalle deformazioni dell’estetica. L’appuntamento con “Io sono bellissima”, è a Manfredonia il 25 Novembre, prosegue in tutta Italia, chiunque sia interessato al progetto può trovare ulteriori informazioni sul sito dell’autrice e all’indirizzo www.iosonobellissima.it

Info:
iosonobellissima
www.iosonobellissima.it

Dal 29 Novembre al 2 Dicembre 2011 “TRIESTE POESIA”. Ecco tutti gli eventi.

TRIESTE POESIA

Martedì 29 novembre
Libreria Lovat – viale XX Settembre 20, c/o stabile Oviesse, terzo piano

17,00 Quale presente per le nuove generazioni e la poesia?

Quattro poeti, nati tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80, che si sono trovati ad elaborare modelli diversi, in un contesto di cambiamenti sociali e politici simili. Nonostante essi vivano in una città dimenticata dai grandi sistemi culturali ed editoriali, vantano esperienze di festival, collaborazioni con riviste e blog di letteratura. Se a questi poeti non è stato consegnato un futuro, se lo sono costruito giorno per giorno. Ospiti della serata Gaetano Longo, Christian Sinicco, Mary B. Tolusso e Luigi Nacci.
L’incontro, moderato dal poeta Matteo Danieli, promette una nuova attualità per la poesia, proprio a partire da Trieste, dai suoi nuovi attori.

A seguire
Presentazione di Vanità della mente di Gian Mario Villalta.
A cura di Edoardo Kanzian. In collaborazione con la rivista letteraria FAREPOESIA.
Letture a cura di Agnese Ermacora.

Un’altra voce della generazione sopra citata è ospite della libreria per presentare il suo ultimo libro Vanità della mente (Mondadori) vincitore del Premio Viareggio – Rèpaci 2011 per la poesia. Oltre che autore riconosciuto Gian Mario Villalta è noto per la sua abilità nell’orchestrare «lo scambio di esperienze, i legami profondi ed estesi che esistono fra poeti nel Triveneto, così come a livello nazionale e internazionale», talento ben espresso nel festival pordenonelegge che dirige dal 2000.

Mercoledì 30 novembre 2011
17,30
Caffè Tommaseo – piazza Tommaseo, 4/c
Presentazione di Parole all’uomo di Mario Romano a cura di Giuseppe Nava

20,30
Lettura – Stabilimento Ausonia, Riva Traiana 1
Milan Rakovac (Croazia)
Viorel Boldis (Romania)
Raquel Lima (Portogallo)
Tania van Schalkwyk (Sudafrica)
Dome Bulfaro (Italia)

Evento speciale

Concerto del cantautore Mirco Menna
In apertura, il cantautore triestino, Stefano Schiraldi

Giovedì 1 dicembre 2011
Stabilimento Ausonia, Riva Traiana 1

19.00
SELEZIONE
Enrico Colussi
Giovanni Nino Paronuzzi
Elena Delithanassis
Alessandro Canzian

Chiara Catapano
Guido Cupani
Giuseppe Nava
Sebastiano Adernò
Marco Patuzzi
Enrico Danna
Lia Simonatto
Ilenia Marin
Natalia Bondarenko
Vincenzo Russo
Alfonso Maria Petrosino
Antonella Taravella

Vilma Dolmella
Lussia di Uanis
Tommaso De Martino
Gabriele Iarusso
Monica Maria Seksich
Silvia Molesini

Giurati della selezione:
Viorel Boldis
Erica Tedeschi

ore 20.30
LETTURA DI REI BERROA
PREMIO INTERNAZIONALE TRIESTE POESIA 2011

A seguire la gara:
Duska Kovacevic (Croazia)
Tania van Schalkwyk (Sudafrica)
Raquel Lima (Portogallo)
Maddalena Bergamin
Dome Bulfaro
Alessandro Salvi

Michele Alessio
Giacomo Sandron
+ 8 POETI SELEZIONATI

EmCeeS: Matteo Danieli & Christian Sinicco

Cash Prize: 200€

In chiusura:
Concerto di Street Light Productions

Venerdì 2 dicembre 2011
Caffè Tommaseo – piazza Tommaseo, 4/c

17,00 Premiazioni
Lettura degli ospiti
Velvet Afri, Maddalena Bergamin, Renzo Maggiore, Franjo Matanovic, Cristiano Mautarelli, Annadina Mengaziol, Furio Pillan, María Sanchez Puyade

Consegna dei Premi del Festival

Rei Berroa (Repubblica Dominicana)
Premio Internazionale Trieste Poesia
Lettura a cura dell’attore Maurizio Zacchigna.

Il Comitato Promotore del 13° Premio Internazionale Trieste Poesia, che annualmente premia un poeta di fama mondiale, ha deciso di assegnare per l’anno 2011 tale riconoscimento al poeta dominicano Rei Berroa.
Autore di un’importante opera lirica, oltre che di una vasta produzione critica e antologica, il poeta dominicano, attraverso la sua opera a tratti irriverente e trasgressiva, riesce a fare una ricostruzione immaginaria dell’essere umano che dialoga con la propria morale fatta di ipocrisie, credenze, trionfi e sconfitte. La sua poesia, con un linguaggio elegante e diretto, è anche una parodia dei dogmi e degli obblighi che circondano la vita dell’uomo.

Jolka Milič
Premio Gerald Parks alla Traduzione
Un altro punto fondamentale che quest’anno verrà consegnato a Jolka Milič per il suo grande contributo offerto alla diffusione della letteratura italiana e slovena. Si deve a lei la conoscenza in Italia di poeti quali Srečko Kosovel, Edvard Kocbek, Kajetan Kovič, Dane Zajc, Josip Osti, ma imponente è anche la sua opera di traduzione dall’italiano allo sloveno, che conta Pier Paolo Pasolini, Sandro Penna, Dacia Maraini, Cesare Pavese, Danilo Dolci e Primo Levi.

Milan Rakovac
Premio Anthares Un poeta per la pace
Il Comitato nomina vincitore dell’ottava edizione il poeta croato Milan Rakovac per la sua capacità di far entrare in relazionare intellettuali e artisti che abitano e operano nell’area di confine, ben consolidata nel progetto del Forum Tomizza, non dimenticando un’opera che continua a ricevere riconoscimenti come l’importante Premio Drago Gervais per la sua ultima raccolta Besida priletuća («Parola volante»).

XXX
Premio Trieste International Poetry Slam
da assegnare giovedì 1 dicembre

Il Festival Internazionale della Poesia è promosso e organizzato dall’associazione culturale Club Anthares

Direttore artistico del Premio Internazionale Trieste Poesia: Gaetano Longo
Ufficio Stampa e Segreteria Organizzativa: FrancoPuzzoEditore
Segreteria Artistica: Christian Sinicco
Ufficio stampa: Daniela Sartogo

Contributi: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trieste, Comune di Trieste, Comunità Croata di Trieste, Edil Porfidi Trientina, Cervesi&Cervesi, Residence Sara
Patrocini: Comune di Trieste, Camera Commercio di Trieste, Commissario del Governo nella Regione Friuli Venezia Giulia Prefetto di Trieste, Unesco di Trieste, Il Piccolo
In collaborazione con: L’Ausonia, Lovat, Anforah

Trieste Poesia, grazie all’impegno di Club Anthares.
Si ringraziano Mario Alessio e Daniela Sartogo per le preziose collaborazioni.

Ai poeti della selezione e ai tifosi che vogliono seguire lo slam
Residence Sara offre:

camera singola €40/notte
camera matrimoniale €50/notte
camera tripla €75/notte
in appartamento per 4 persone €100/notte

Tutte le sistemazioni offerte
sono con bagno privato
lenzuola e asciuagamani inclusi
e si può usufruire della colazione a buffet
presso il bar del Residence al costo di €5/persona/giorno.

24 Novembre 2011 – “IL GESTO” (Lupo Editore) di Francesco Pasca – Presentazione a La Feltrinelli Point di Lecce

"Il gesto" (Lupo Editore) di Francesco Pasca

24 novembre 2011 ore 18.00
insieme all’Autore
interverranno Mauro Marino e Antonio Errico

presso
La Feltrinelli Point di Lecce in via Cavallotti 7/a

"Il gesto" (Lupo Editore) di Francesco Pasca sarà presentato per la prima volta il 24 novembre 2011 alle ore 18.00
insieme a Mauro Marino e Antonio Errico presso la Feltrinelli Point di Lecce in via Cavallotti 7/a

"IL GESTO" – Si può amare la Scrittura? Si può dialogare nell’impossibile? Nella stesura del non-racconto
l’interrogativo diventa forte, sollecita.
È la stessa Scrittura che incalza, soffia e traduce. Quando la Scrittura s’identifica in un nome, in Thea, il personaggio di nome Giano, duella con l’unicità di Thea, quella dell’essere senza falsi pudori, senza veli. Come Scrittura, Thea, questo rivendica. Nel suggerire parole, non può non far scuotere Fiato che è lo stesso Giano. La duplicità, che è incertezza, diventa il tramite per l’atto estetico da trasferire sul corpo di Thea con il timore dell’inizio, dell’horror vacui che qualunque gesto porta con sé nel trasferirsi su di una superficie.
Giano ozia, Fiato racconta. Tre lettere rinvenute sono il pretesto. Thea-‘Ntina subisce e si vendica con il rovello in cui costringe Giano.

Ma, è anche la stessa duplicità di Thea a soccorre Giano nell’iniziazione, e lo induce a dirigersi nell’unità di un’Anima-Memoria, nel far rincorrere l’Udito che è Parola, il Gesto che è il Segno ed il Filo senza spessore che è l’Immagine. Un libro molto intenso di Francesco Pasca.

Info:
http://www.lupoeditore.com

“Mezzogiorno dell’animo”, un corso cristologico tra retaggi del mito nell’ultimo libro di Enrico Pietrangeli

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Un corso cristologico tra retaggi del mito per un “Mezzogiorno dell’animo”

Quella di Mezzogiorno dell’animo è l’ultima raccolta in versi del poeta romano Enrico Pietrangeli, un libro di cento pagine edito dalla CLEUP, dove il titolo ben esplicita sia una condizione dell’anima che il coraggio ad esprimerla. Diverse sono le tematiche affrontate, ma il filo conduttore, espresso in una narrazione indiretta e utilizzando una forma perlopiù lirica, si sviluppa attraverso la circostanza amorosa.

Un amore espresso con dignità e compostezza, portato avanti senza censure, ma, soprattutto, senza inganno alcuno (“non ho mai illuso e non ero / di malato inguaribile specie”), percependolo e comunicandolo lentamente nel tempo (“polline mai sopito / infingardo fiorisce / d’affetto il flusso / nel tempo complice stratificato”), senza ipocrisie e scevro di nefaste passioni, fino al suo esplodere in un esilio che non conosce proporzioni e limiti, l’equità di un corrispettivo atteggiamento dall’altra parte. Probabile contrappasso in onestà d’intenti generato da protratta sofferenza oppure inconscia rivalsa. Un confino generante indeterminata attesa, incapace tanto di chiudere quanto di riaprire un rapporto (“resta una scure / appesa e dondolante / sul pulsante di fine”).

Quel che ne emerge, in sostanza, è la capacità di affrontare e attraversare il dolore nella concreta e mai allusa scelta di donarsi all’altro senza riserve, in un traslato cristologico con retaggi della grande figura di Pasolini esplicitati per mezzo di un’autenticità religiosa e in polemica con una borghesia che, fin dai tempi, era già emergente ovunque (“di fronte al martirio / si deve saper morire, / offrirsi per l’altro / fino in fondo, tutto. / Senza mai riserve / s’abbraccia la fede. / Cristo lo ha fatto, / ha fatto la rivoluzione. / Se prive di slanci, / le vie di mezzo / non salvano, / generano mediocri, / pasoliniani mostri, / vinti assoggettati, / vili conformisti”). Un traslato dove il morire per l’altro è un rinascere migliore e salvifico, capace di condividere gli esiti della rispettiva esperienza “con chi, nell’attesa, l’opera / accoglie preservando amore”.

Diversi sono pure i ricorsi a retaggi mitologici, emblematico, forse più di altri, quello della poesia Eros e Psiche. Ma è una concezione ciclica, dell’eterno ritorno che, nella civiltà greca come quella romana, progredisce in un divenire che sedimenta la storia sul mito, la costante strutturante il costrutto poetico. Un tempo che, tanto nell’incipit (“con ciclo inverso e diverso, / altra ruota girerà sul verso”) quanto nell’epilogo (“compiuto è un ciclo e attendo, / di virtù nel senno, altri frutti”) ritorna riconducendo a CicloInVersoRoMagna 2011, la scorsa manifestazione estiva che, per il secondo consecutivo, ha visto l’autore operare a fianco di Gloria Scarperia insieme ad altri alternatisi.

"Mezzogiorno dell’animo", Enrico Pietrangeli, CLEUP, 2011, 9788861297753, 100, €12

§

da "Mezzogiorno dell’animo"
Disinfettami l’anima

Disinfettami l’anima,
se è quel che vuoi, sterilizzami.
Fallo piano, con tutto il bene
di un semestre terapeutico,
bombardando anticorpi
sopra inermi popolazioni.
La mia fede giungerà
donandoti Amore,
sacrificio mai invano.
Di fronte al martirio
si deve saper morire,
offrirsi per l’altro
fino in fondo, tutto.
Senza mai riserve
s’abbraccia la fede.
Cristo lo ha fatto,
ha fatto la rivoluzione.
Se prive di slanci,
le vie di mezzo
non salvano,
generano mediocri,
pasoliniani mostri,
vinti assoggettati,
vili conformisti.
Cristo è infinito,
incondizionato amore,
lo slancio più alto: il dono!
Predilige la sincerità
e dà forza e coraggio
che liberano il cuore
dai vincoli del nulla.
Ama i peccatori
che tornano, i ravveduti!
Disinfettami l’anima,
se è quel che vuoi, purificami.
Fallo piano, con tutto il bene
e la pietà nel dolore. Giungerà
la mia fede donandoti Amore,
quel sacrificio mai scorso invano.

[tratto da Mezzogiorno dell’animo – diritti depositati – CLEUP – Enrico Pietrangeli – 2011]

Nota biografica:

Enrico Pietrangeli, autore della raccolta di poesie Di amore, di morte, pubblicata in versione cartacea (Teseo editore – 2000) e in elettronica (Kult Virtual Press – 2002), collabora con giornali e riviste da diversi anni ed è giornalista pubblicista. Presente sulla scena romana della poesia sin dagli anni Ottanta, ha curato anche rassegne e spettacoli come Poesia da Bruciare, Sicilia Poetry Bike, CicloPoEtica 2010, Nettuno Fiera di Poesia 2010 e CicloInVersoRoMagna 2011. Attraverso la traduzione poetica, si è dedicato all’opera di alcuni autori poco conosciuti. Ha ripubblicato il suo romanzo d’esordio In un tempo andato con biglietto di ritorno (Proposte Editoriali – 2005) con una seconda edizione in elettronica (Kult Virtual Press – 2007) e un’ulteriore silloge poetica dal titolo Ad Istanbul, tra pubbliche intimità (Il Foglio – 2007).

NeXT 16: Maps / Il nuovo numero del bollettino “connettivista” di Kipple

Esce NeXT 16: Maps

Next è il bollettino "connettivista" che lo scorsa primavera si è aggiudicato l’importante riconoscimento del Premio Italia (l’Oscar per il genere Fantastico) nell’ambito della miglior Rivista non Professionale – award vinto a Milano nell’ambito dei Delos Days 2011.

Next 16: Maps


Maps. Ovvero mappe. Ovvero una contrazione che ricorda le mappe terrestri e non solo, quelle di Google, quelle che fanno da base per qualsiasi esperimento di Realtà Aumentata, la tecnica di arricchimento informativo che tanto si sta affermando nel mondo digitale.

Mappe più estese, quindi, cerebralmente parlando. Mappe che disegnano le direttive neurali in cui ci muoviamo in questi mesi, anni, periodo storico; mappe del Connettivismo, in dilatazione sempre più accentuata, che passano per il riconoscimento del Premio Italia dato a NeXT (l’Oscar per il genere Fantastico) nell’ambito della miglior Rivista non Professionale, award vinto a Milano nell’ambito dei Delos Days 2011. Sono tutte mappe, come in una storia di Urban Fantasy.

È quindi questo un numero celebrativo, in qualche modo; è un’iterazione che tira un po’ tutte le fila dei numeri precedenti ampliando, approfondendo, diramando ancora più gli argomenti cari al Movimento, rendendoli punti di sviluppo, basi di partenza per il futuro e non un mero punto d’arrivo.

Ed è quindi per questo motivo che troverete una nuova rubrica, AVANT-GARDE, curata dal valente Galessio, che esplorerà ogni volta le istanze dell’Arte contemporanea raffrontandola al Connettivismo; nell’iterazione 16 abbiamo anche però, e ovviamente, la consueta ricerca a tutto campo, la sperimentazione allostatica in ogni branca della Cultura e della Conoscenza connettiva che ha portato NeXT allo stato editoriale attuale: FRAME, un susseguirsi di snapshot del presente in chiave futura curato, da questo numero, da 7di9, che segue anche la rubrica INTERAZIONI, dove si traccia la storia del Connettivismo nei mesi successivi all’uscita dell’iterazione del precedente NeXT; BIT_MOOD, dove Kremo ci conduce in una ricerca olosensoriale applicata alla musica moderna (non quella pop, ovviamente) dove lo scontato non appare mai, nemmeno in un momento; NUVOLE DI PIXEL, in cui Manex approfondisce il discorso dei fumetti digitali, argomento ormai imprescindibile dalla rivoluzione digitale che venti anni fa ha colpito prima la musica, ora la letteratura.

La rubrica FOCUS ha un nuovo titolare: Xabaras, che insieme a Max Chiriatti esplora l’argomento della Realtà Diminuita (sì, diminuita, non aumentata) che è interessante e foriera di spunti teorici e cerebralità davvero notevoli. ZOOM, rubrica a cura di Sandro “Zoon” Battisti, esplora i confini dell’umano, del postumano e dell’inumano mentre WORK, altra neorubrica, affida a pykmil il resoconto di due particolari pubblicazioni esclusivamente connettiviste di questi ultimi mesi.

Il capolavoro di Logos si estrinseca nella sua monumentale ERMETICA ERMENEUTICA, dove esamina Mark Strand, e Peja continua la sua ricerca transarchitetturale (suMassimo Ercolani) nella rubrica POSTARCHITECTURAL RESEARCH; Black M incrementa l’immaginario connettivo analizzando i frammenti onirici di celluloide, argomento gemellato con LA MATTINATA DEI MAGHI, dove Nimiel analizza l’argomento del Sogno Lucido.

Completano il numero i versi di Zoon (che appaiono su CONNESSIONI, insieme a un mio edit di un intervento di Lady Caotica), un event performato il 29 aprile 2010 sul blog supernova express.splinder.com dai connettivisti tutti, e ben sei racconti (uno di essi particolarmente lungo) a firma di: Xabaras, Sogno di un futuro di mezza estate; Evertrip, Tetsuo mon amour; Matteo Mancini & Samuele Toccafondo, Genesi di un eroe; Mextres, Rendezvous; X, Vanisghing point (ovvero la seconda parte del racconto apparso sulla seconda antologia connettivista, Frammenti di una rosa quantica – Kipple Officina Libraria).

Le immagini a corredo dell’iterazione sono di Ynfidel (http://www.flickr.com/photos/ynfidel) mentre il logo della produzione connettivista HyperHouse, che ci accompagnerà per i prossimi NeXT e in ogni produzione connettivista da me diretta, è opera di DjMystica (www.addictvenoize.com); Matteo Poropat(www.ebookandbook.it) ha impaginato l’iterazione, stampata poi dalla Phasar (Lapo Ferrarese, emeritus, www.phasar.net).

In conclusione, sarà pur vero che la mappa non è il territorio, ma è anche vero che il territorio varia a seconda della sensibilità interiore: tracciare una propria mappa da sovrapporre al reale aiuta a modificare, a nostro piacimento, il sensorium che ci circonda.

Contatti: cybergoth.

Costo NeXT Iterazione 16: 6 euro più 2 di spese di spedizione.

Prezzi abbonamenti:

4 numeri: 25 euro (spese di spedizione incluse);
6 numeri: 35 euro (spese di spedizione incluse);
8 numeri: 45 euro (spese di spedizione incluse);

Prezzi arretrati:
* per ogni numero arretrato viene aggiunto al prezzo di copertina o di abbonamento 1 euro.

www.kipple.it
http://twitter.com/KipplePress

Due speciali di Musicaos.it, “Razionali Senza Filtro” (06) e “La cattiva strada” (07)

Musicaos.it – “Razionali Senza Filtro” (2006)



(clicca per scaricare in pdf)

con testi di Massimiliano Zambetta, Vittorino Curci, Nicola Lagioia, Carlo M. Dentali, Marina Pizzi, Manila Benedetto, Elisabetta Liguori, Oronzo Liuzzi, Maria Zimotti, Stefano Donno, Luciano Pagano

Musicaos.it - ”La cattiva strada” (2007)


(clicca per scaricare in pdf)

Il numero dedicato nel 2007 ai tre anni di Musicaos.it – uno sguardo su poesia e letteratura, contiene i racconti e le poesie di Michele Lupo - Grand Dessert Capitta, Elisabetta Liguori - L’uomo che sedeva alla mia scrivania, Massimiliano Zambetta - Apulian jet society, Christian Sinicco – Ballate di Lagosta, Mauro Daltin - Latitanze, Luigi Nacci - Storia del quaderno ritrovato in treno, Osvaldo Piliego – Moonlight Serenade, Luciano Pagano - Harakiri, Euro Carello - Viaggiare la vita leggeri, Maurizio Cotrona - per Londra, Stefano Donno - O.D., ORODè - La tarantola, Marco Montanaro - Una serie di fortuite circostanze, Irene Leo – Senza tempo, Gianluca Parravicini - Puzza di fumo tra Andrea Camilleri e Paolo Conte, Beatrice Protino - Di quando le vacche inondarono di vernici spray, Domenico Cipriano - Invito al viaggio, Filomena V. E. Matarrese (pentesilea) – Ireland as a shamrock, Agata Spinelli - Las Vegas

http://www.musicaos.it

10 Novembre 2011 – “HELL AND PARADISE” (Lupo Editore) di Francesco Spada e Gilda Novelli per la ONG OFFER di Calcutta

TORRE DEL PARCO
LECCE

10 NOVEMBRE 2011 ORE 19,00
CONFERENZA STAMPA – PRESENTAZIONE DEL LIBRO – PROGETTO DI

FRANCESCO SPADA E GILDA NOVELLI

Hell and paradise, India 2010-2011 – Diario di viaggio dal Rajasthan a Calcutta

(Lupo Editore)

intervengono Raffaele Gorgoni e Luciano Pagano

Tutto ciò che cresce al centro e nelle periferie, nelle bombe demografiche della Cina, del Sudamerica, dell’Africa, in India. Il Paradiso e l’Inferno, mescolati in un mondo che stiamo abbandonando per l’incapacità di essere Comunità e non Villaggio.

Il Male e il Bene, un viaggio nell’India non più metafora ma realtà, luogo dell’abbandono e dell’abuso, una riflessione concreta, in strada, giorno per giorno, nei luoghi della perdita.
E ancora, lo sguardo del padre e della madre, ognuno con le proprie possibilità di sopravvivenza che si trasformano nelle armi dei nuovi guerrieri. Il coraggio di pubblicare i morenti di Park Street, la resistenza dei mercanti che vendono le loro merci sull’autostrada da Dehli a Bombay.

E ancora, un libro di cronaca del reale visto con i propri occhi, interfaccia della vita, reportage urgente, attualità.
Lo sguardo di una madre arrabbiata, fiera, guerriera, che lavora sola per crescere un bambino che è il futuro dell’India e allo stesso tempo il futuro del mondo.

Dovunque si posino gli occhi di una madre, è il mondo con tutta la bellezza, l’orgoglio, la fierezza, la scomoda eleganza della semplicità.

Il Paradiso e l’Inferno
diventano una goccia di felicità
nella foresta bengalese.

Giovedì 10 Novembre 2011, alle ore 19.00, presso la Sala delle Prigioni di Torre del Parco (Lecce) verrà presentato per la prima volta in Italia il libro-progetto “Hell and Paradise” (Lupo Editore) di Francesco Spada e Gilda Novelli. Il libro “Hell and Paradise” (Lupo Editore) racconta attraverso un reportage di immagini fotografiche realizzate da Francesco Spada un viaggio nell’India degli ultimi, il nord del Bengala, quella lunga fascia di territorio che confina con il Nepal, il Bangladesh e il Bhutan (a sua volta confinante con il Tibet). È la prima volta che il nostro occhio ha la possibilità di osservare di persona la vita nell’India degli slum (baraccopoli) dove ogni giorno la popolazione di sedici milioni di abitanti che abita l’agglomerato urbano di Calcutta lotta per la sopravvivenza. Luoghi dove nonostante si superi la densità di venticinquemila abitanti per chilometro quadrato, come dice Franscesco Spada, “c’è sempre posto per tutti, Calcutta è una città che accoglie, non ha mai chiuso le porte”.

“Hell and paradise” (Lupo Editore) è il primo passo di un progetto più ampio e complesso che si concretizzerà nella realizzazione di un’esposizione itinerante, finalizzata all’analisi, documentazione e denuncia, attraverso l’uso di diversi media, della “cultura dell’abbandono” nelle sue forme più diffuse e conclamate. Un libro realizzato interamente con materiali riciclati che diventa oggetto di scambio virtuoso, racchiuso nel suo packaging diviene ‘mattone’, perché tutti i proventi della sua vendita verranno investiti nella realizzazione della “Happiness Farm DROP”, un concetto abitativo realizzato da Francesco Spada in collaborazione con il KUBICO Design Office. La “Happiness Farm DROP” è un micro-villaggio integrato residenziale, per l’accoglienza, l’assistenza terapeutica e il recupero sociale dei bambini sieropositivi e affetti da HIV; uno spazio protetto, una “piccola fortezza rurale” completamente osmotica con l’habitat naturale e lussureggiante della grande cintura verde periferica di Calcutta. La “Happiness Farm DROP” verrà realizzata utilizzando come materie prime mattoni di creta, pietre, legno, bambù, terra e paglia, impiegate insieme alla straordinaria sapienza e qualità degli artigiani e dei costruttori locali bengalesi.

“Hell and Paradise” (Lupo Editore), un lavoro dove il dono si unisce all’etnoantropologia visiva, dandoci la possibilità di conoscere la vera India, differente da quella che vediamo attraverso i media; un paese dove moderno e antico cercano una coesistenza a volte difficile e dove i rituali magici religiosi sono connotati da un approccio connettivo alla natura. La storia raccontata per immagini da “Hell and Paradise” (Lupo Editore) è la storia di un know-how internazionale che viene messo in gioco da Francesco Spada e Gilda Novelli per creare una realtà nuova e dare ai bambini abbandonati un’opportunità, allo stesso tempo insegnando al mondo come si possa realizzare un villaggio con un approccio ecologico e di neosostenibilità, secondo le regole dell’ecologia sociale. Gilda Novelli da oltre trent’anni lavora nell’ambito educativo e socio-sanitario, occupandosi di terapia-equestre, yoga evolutivo, tecniche di rilassamento.

Un diario di viaggio per immagini che vuole essere un contributo di cronaca ed attualità, per riflettere su tutto il Paradiso e tutto l’inferno che coabita oggi nel grande Colosso asiatico nell’età della globalizzazione che dedichiamo ai bambini di Calcutta.
Il ricavato della sua diffusione sarà devoluto alla ONG OFFER di Calcutta. www.offerindia.org

Il progetto “Hell and Paradise” (Lupo Editore), è stato presentato a Calcutta il 6 ottobre 2011, presso il Consolato Italiano, e prossimamente, dopo questa prima tappa europea a Torre del Parco verrà presentato a New York, nell’ambito del “Challenge of peace”, premio dedicato a chi si occupa di aiutare i bambini in tutto il mondo.

L’etica del dono, perseguita da questo progetto e curata in ogni particolare, si esplica nella fattura di ogni minimo dettaglio del libro, realizzato in carta riciclata e pubblicato in edizione bilingue, italiano e inglese. “Hell and Paradise” (Lupo Editore), il libro e il progetto di realizzazione della “Happiness Farm DROP” sono stati realizzati grazie alla collaborazione con Kubico, Vestas, Graficartcairo, l’associazione ONLUS “AMA Sempre”, EPIPHANY SOCIETY di Lecce, Liberrima.

FRANCESCO SPADA

Il suo lavoro è caratterizzato, sin dagli esordi negli anni Settanta, da un chiaro impegno civile e sociale, e dall’uso integrato degli strumenti espressivi e progettuali.
Considerato negli anni Novanta tra i progettisti più rappresentativi del nuovo design italiano, il suo percorso di ricerca e produzione ha, da sempre, privilegiato un approccio etico ed antropologico all’interno della Cultura del Progetto, esaltando le specificità e le identità dei territori in cui ha operato, sperimentando e promuovendo nuovi modelli progettuali eco-sostenibili.
Nel 1978 è tra gli autori italiani invitati alla Biennale di Venezia dove presenta una sintesi di un lungo lavoro di etno-antropologia visiva, sviluppato nel Sud-Italia ed in Nord-Africa, sulla cultura materiale, l’architettura naturale e i rituali magico-religiosi.
Nel 1986 fonda a Lecce lo Studio Atlantide, tra i primi laboratori multimediali nel Sud d’Italia.
Dalla metà degli anni Novanta la questione ambientale è al centro del suo lavoro di ricerca, teso a definire nuovo equilibrio tra i materiali naturali e i “nuovi materiali” artificiali e implementando, nei suoi progetti, le nuove forme e prodotti di energia alternativa.
I suoi lavori sono stati presentati alla Triennale di Milano, al Salone Internazionale del Mobile (Mi), al SAD-Parigi, ad Abitare il Tempo (Vr) a San Paolo e Rio de Janeiro (Brasile), e in rassegne specializzate di ricerca e sperimentazione a New York, Tokio, Osaka, Parigi, Los Angeles, Koln, Francoforte.
Collabora con lo Studio Associati di Marrakech (Marocco).
Ha disegnato collezioni di design per Handicraft, Masterpieces, Edra, Oso Forniture, Valtorta, Clausura, DAF Design, Telcom, e per numerose piccole aziende artigiane in Italia ed Europa.
Disegna per l’ENEA in collaborazione con il Centro Ricerche CETMA (Brindisi) una collezione di arredi ecologici per interni, utilizzando il Synplast (materiale ottenuto dal riciclaggio della plastica eterogenea), e un sistema di arredo urbano con lo stesso materiale per Alfa Edile (Br).
Progetta per Italcantieri-Energy, parcheggi solari modulari e un distributore di energia elettrica per ecomezzi urbani.
Nel 2002 le Ambasciate d’Italia in Argentina e Brasile, per promuovere il design italiano, gli organizzano due grandi esposizioni con i Consolati di Rosario (Argentina) presso il Parque de Espana e nel Palazzo del Governo del Panarà a Curitiba (Brasile).
Molto intensa la sua attività di interior design e art-direction, conduce master e laboratori di design e comunicazione per Università italiane ed internazionali, Centri di ricerca e Scuole private.

GILDA NOVELLI

Laureata in Filosofia, è terapista della Psicomotricità, con specializzazione presso O.I.P. Organisations International de Psycomotricité – Parigi, ottenendo il Certificato Intern. in “Scienzes ed Tecniques du Corps”.Da oltre trent’anni lavora nell’ambito educativo e socio-sanitario, occupandosi di terapia-equestre, yoga evolutivo, tecniche di rilassamento.
Ha svolto la sua attività di terapista e coordinato progetti per Centri privati, Enti pubblici, Centri di ricerca e Cooperative sociali, nell’ambito della prevenzione e recupero dalle tossicodipendenze e della cura e riabilitazione, per bambini ed adulti, con problematiche psico-motorie.
Per quindici anni ha collaborato come terapista e coordinatrice, per i diversi Centri della Comunità Emmanuel di Lecce (Italia), promuovendo il Centro “Le Sorgenti del Benessere” per la cura e la diffusione della medicina naturale e delle Scienze psico-corporee.
Per conto della Cooperazione intern. ha partecipato ad una missione di volontariato con la Caritas a Durazzo (Albania) conducendo un laboratorio ludico-terapeutico per i bambini di strada.

INFO:
spadapartners@yahoo.it
parlacolcorpo@yahoo.it 

Titolo: Hell and paradise, India 2010-2011 – Diario di viaggio dal Rajasthan a Calcutta
ISBN: 978-88-6667-007-0
Autori: Francesco Spada – Gilda Novelli
Euro: 25.00
Anno: 2011
Formato: 20×20
Pagine: 282
Il ricavato della sua diffusione sarà devoluto alla ONG OFFER di Calcutta. www.offerindia.org

 

Norman Mailer, da “Un sogno americano”. L’amore non è un dono ma un voto.

Me ne stavo sdraiato, soddisfatto di toccare con la punta di un dito la punta di un seno, e avevo quella sapienza che cade come la pioggia, perché capivo finalmente che l’amore non è un dono ma un voto. Soltanto i coraggiosi possono conservarlo più di un breve momento. [...] All’inizio era stata una specie di circo d’avanguardia: interviste con tipi barbuti che fumavano marijuana da ventidue anni, confessioni di ex galeotti sull’omosessualità nelle prigioni, una mia conferenza su Picasso e la sua pistola (dove definivo Picasso il maestro di cerimonie dell’impulso cannibalesco dell’Europa moderna, la più difficile conferenza nella storia della televisione), una chiacchierata con una ragazza squillo, con il capo di una banda di giovinastri in motocicletta, con il capo di una banda di Harlem, con una massaia che aveva perso ottanta chili in un anno, con un prete spretato, con una mancata suicida (una ragazza che aveva tre cicatrici sul polso). All’inizio, le garantii, avevo avuto un’idea, volevo aprire una strada nella psicanalisi e nei problemi dell’assistenza sociale.
«Sei davvero in gamba» disse. E mi strappò un pezzetto di pelle dall’orecchio con un morso così aguzzo e preciso che era come se fossi stato punto da uno stuzzicadenti. «Ricordi» disse, ponendomi sull’orecchio a mo’ di balsamo una goccia di saliva «la recensione che scrisse Mac N. Ryan? “È un baccanale di cattivo gusto che infrange tutti i canoni di dignità sinora rispettati dalla televisione.”» Rise. «Sai che una volta sono uscita con Mac N. Ryan?»
«E ha infranto qualche canone?»
«Oh, avrebbe preferito non lasciarmi senza amore, ma se avessi avuto qualche malattia? E così gli fissi: “Be’, tu capisci, tesoro, la sifilide è una cosa abbastanza normale”. E questo ottenne il suo piccolo risultato. Dovetti caricarlo su un taxi.»
Risi. Quel tanto di sordamente doloroso che c’era stato nella mia prima reazione era scomparso. Povero Mac N. Ryan. Salvo questa rispettabile eccezione, i critici televisivi avevano ignorato il programma. Non facevamo che perdere finanziatori e trovarne di peggiori, la FCC ci telefonava tutti i giorni, il produttore (lo avete conosciuto) tirava avanti a tranquillanti, e io non ero abbastanza energico. Incominciammo a ospitare liberi professionisti,funzionari, professori, commercialisti, discutemmo di libri e di questioni attuali, ci riducemmo al niente ma acquistammo popolarità.
Le raccontai qualcosa di tutto questo e tentai anche di darle un’idea del mio passato (volevo davvero che sapesse qualcosa di me). Le parlai della mia carriera accademica. Ne ero orgoglioso perché, una volta abbandonata la politica, mi ero iscritto all’università nel Middle West e nel giro di cinque anni mi ero laureato ed ero diventato prima assistente e poi professore incaricato all’università. E due anni dopo, rientrato a New York, avevo avuto una cattedra. Naturalmente tutte queste cose non vennero fuori con ordine, ma un episodietto qua e un aneddoto là, i nostri umori si lasciavano trascinare con un’indolenza di barche nell’ondeggiare di un porto, scivolando lungo la spina dorsale di ogni onda.
«Mangiamo» disse lei alla fine, e scese dal letto per cucinare due piccole bistecche, spaghetti e uova strapazzate. Cenammo; mi gettai sul cibo con avidità, mi ero scordato della fame che avevo, e alla fine, al caffè e alle sigarette, sembrò che fosse venuto il suo turno di parlare. Seduto a tavola, lei la sua veste da camera color carne avvolta intorno al corpo (mentre a me era stata offerta una vestaglia che doveva essere appartenuta a Shago martin), ascoltavo Cherry parlare di sé. Era stata allevata dal fratellastro e dalla sorellastra. Questo lo sapevo già. Il fratellastro aveva diciott’anni quando i genitori di Cherry erano rimasti uccisi in un incidente d’auto, la sorella maggiore sedici, lei quattro e la sorella minore uno. Il fratello era molto ammirato dai vicini perché faceva contemporaneamente due lavori diversi. Lavorava duro e teneva pulita la famiglia.
«C’era solo un piccolo inconveniente» disse Cherry  «se la faceva con la sorelal tutte le notti.». Scosse il capo. «Quando tornavo da scuola mi sembrava di sentire mio padre e mia madre che mi dicevano: “Di’ a tuo fratello di farla finita con quelle stupidaggini”. Poi, quando avevo otto o dieci anni, scoprii che in paese la gente sapeva benissimo quel che succedeva a casa nostra, ma che questo non sembrava danneggiare la nostra piccola solida rispettabilità. Io giocavo nei giardini delle altre bambine e loro ogni tanto venivano a giocare nel mio. E mio fratello si stava facendo una buona posizione. Non aveva molta simpatia per me e per la sorellina, anzi in un certo senso gli eravamo antipatiche, ma sapeva quale impressione poteva fare a una comunità di seicento bigotti l’assumersi a diciotto anni il peso di una famiglia. Ragionava proprio così. Anche prima di quell’età, aveva già grosse mascelle e un sigaro infilato tra i denti»
«Cosa fa adesso?»
«Lo sceriffo. L’ultima volta che ho avuto sue notizie era candidato al parlamento. Ho avuto la tentazione di mandargli una mia foto con Shago»

da “Un sogno americano” di Norman Mailer, traduzione di Ettore Capriolo,
1965, An American dream, Arnoldo Mondadori Editore, 1966. 

Questo è uno dei primi romanzi scritti da un americano che io abbia mai letto, ero un adolescente e avevo appena incominciato le scuole superiori, l’incipit è ancora più bello: “Ho conosciuto Jack Kennedy nel novembre del 1946. Eravamo entrambi eroi di guerra ed eravamo stati da poco eletti al Congresso. Una sera uscimmo con due ragazze, e per me fu decisamente una serata propizia. Sedussi una fanciulla che avrebbe accolto con indifferenza un diamante grosso come il Ritz”. Norman Mailer mi è sempre piaciuto per il suo stile diretto, senza mezzi termini, capace di dire le cose come stanno in modo crudo e allo stesso tempo capace di rendere una pietà senza commiserazione nel tutto. “Il nudo e il morto”, “I duri non ballano”, il suo più recente “Il fantasma di Harlot” sono libri bellissimi, dove la storia sporca dell’America si tinge degli stessi colori che diventeranno poi mestiere in scrittori come Ellroy o DeLillo. Un articolo del Times, parlando di Mailer iniziava così “Ha vinto 2 premi Pulitzer e avuto sei mogli”, proseguendo, “una volta Woody Allen per scherzare disse che quando Mailer sarebbe morto avrebbe donato il suo ego alla scienza”.

iscrizioni aperte fino al 29 novembre – Laboratorio teatrale “attore opera viva” dal 30 Novembre 2011 al 30 maggio 2012 / Fondo Verri/Teatro Blitz, Lecce

Fondo Verri/Teatro Blitz
Laboratorio teatrale “attore opera viva”
dal 30 Novembre 2011 al 30 maggio 2012

Il TeatroBlitz/Fondo Verri riprende il percorso laboratoriale sull’arte dell’attore condotto dall’attore-regista G. Piero Rapanà
Il corso è rivolto ad un massimo di 10 partecipanti che vogliano avvicinarsi al mestiere dell’attore in un lavoro pratico sulle tecniche e i modi del fare teatrale, e in particolare sul Teatro di Parola.
Un percorso di ricerca e sviluppo delle capacità espressive , percettive e creative del proprio essere corpo/voce, per acquisire gli strumenti necessari per un lavoro di creazione del proprio essere “ autore/attore”.
Un lavoro sull’ascolto, sulla percezione e scoperta delle capacità fisiche, sensoriali, emozionali , attraverso la pratica delle tecniche essenziali del lavoro attoriale.

Il corso avrà inizio il 30 Novembre 2011 e si concluderà il 30 Maggio 2012

Iscrizioni aperte sino al 29 Novembre 2011, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20,00

Per info. Tel. 3273246985 fondoverri

Giovedì 3 Novembre, Ore 20.30 – Libreria Feltrinelli Point a Lecce – Gianluca Milanese e Nicola Andrioli presentano TESSERE (Lizard CD)

Libreria la Feltrinelli Point – Lecce (Via Cavallotti 7/a)

GIANLUCA MILANESE e NICOLA ANDRIOLI
presentano GIOVEDÌ 3 ORE 20:30

“Tessere” (Lizard CD).

“Tessere” è il nuovo progetto discografico a cura del duo Nicola Andrioli (pianoforte) e Gianluca Milanese (flauto). Attivi sulla scena musicale nazionale ed internazionale da 20 anni, i due musicisti si ritrovano per dar vita ad uno spettacolo musicale incentrato sulle possibili sfumature timbriche dei loro strumenti.

Tutte le composizioni originali sono frutto del percorso musicale che ha caratterizzato la strada dei due musicisti fino ad ora: dalla musica classica al jazz, dalla popolare alla sperimentazione più radicale.

Il risultato è una vera e propria tavolozza di suoni che di volta in volta si compongono per creare paesaggi sempre nuovi. Tessere ha in realtà un doppio significato: tessere come tasselli di un mosaico variopinto e tessere come ordire una trama musicale basata sull’interplay e sulla ricerca timbrica.

Intervista a Luigi Milani, direttore di eTales, la nuova collana di Graphe.it Edizioni, con un’anticipazione

Ho il piacere di dare notizia delle ultime uscite di “eTales” (http://www.graphe.it/03-narrativa), la collana di narrativa digitale di Graphe.it Edizioni (www.graphe.it), approfittando per fare qualche domanda allo scrittore e giornalista Luigi Milani (http://www.graphe.it/milani-luigi), direttore editoriale della collana.

Come è nata l’idea di questa collana e perché la scelta di pubblicare racconti?

Da sempre appassionato di tecnologia, oltre che di letteratura, seguo da molto tempo l’epopea dell’ebook. Nel corso di questi ultimi anni si è verificata una promettente accelerazione nella diffusione di questo nuovo mezzo, una circostanza che ha convinto sia me che l’editore che forse i tempi fossero maturi per lanciare una collana interamente “digitale”, ossia in ebook.

Si è deciso di pubblicare racconti fondamentalmente per due ragioni: da un lato, perché pensiamo che la loro tipica lunghezza si sposi particolarmente bene con il tipo di apparecchi e le modalità di fruizione dei testi stessi. Dall’altro, quello che secondo alcuni è un limite dei racconti, ossia la loro presunta frammentarietà, ci sembra al contrario un punto di forza. Ad esempio ci piace molto l’idea di poter offrire testi leggibili nell’arco di uno spostamento in metropolitana o in autobus, o, perché no, nei vari tempi morti che spesso punteggiano le nostre giornate.

Francesco Verso (Premio Urania 2009) (http://www.graphe.it/verso-francesco) e Sandro Battisti (http://www.graphe.it/battisti-sandro) sono entrambi autori di racconti ambientati nel futuro sfruttato come lente per descrivere la realtà; avete in cantiere altre storie? Se sì, vi aprirete a altri generi?

Sì, abbiamo in programma parecchi altri racconti, di autori più o meno noti, e che spaziano tra i generi, dal thriller storico all’horror alla satira, senza tralasciare temi di denuncia, come è avvenuto per le prime uscite della collana, con i racconti di Valerio Varesi (http://www.graphe.it/varesi-valerio) e Andrea Franco (http://www.graphe.it/franco-andrea). Il mese prossimo invece – ti do un’anticipazione assoluta – sarà interamente al femminile, e vedrà due autrici misurarsi con storie noir e mistery. In definitiva, si può dire che l’unico discrimine è rappresentato dalla qualità della scrittura.

L’editoria digitale con l’avvento dell’ebook e il selfpublishing (youcanprint, lulu, etc.), insieme alla notizia che Amazon è diventato a tutti gli effetti un editore hanno dato più spazio agli autori togliendone agli editori, o questo secondo te potrebbe essere l’avvento di una fase ‘nuova’ in questo rapporto?

È presto per individuare le conseguenze che i fenomeni da te citati potranno riverberare sul mondo dell’editoria. In generale non credo però che rappresentino un pericolo, né per gli editori, né per gli autori. Certo, cambieranno certi equilibri, almeno per come li conosciamo oggi, e sono in molti, soprattutto tra gli editori, a temere la “potenza di fuoco” di un colosso come Amazon, ma personalmente sono ottimista. Sono anzi dell’avviso che crescerà l’offerta di titoli, offrendo nel contempo agli autori nuove possibilità di vedere pubblicata e/o diffusa la propria opera. Semmai, in questo periodo di transizione, si registra un certo nervosismo da parte degli agenti letterari, che paventano il rischio di vedersi “bypassati” nella filiera editoriale.

Per concludere, sento di poter rispondere affermativamente alla tua domanda: non solo, la “fase nuova” è già cominciata, e a breve mostrerà i suoi effetti. Non tutti i soggetti coinvolti li apprezzeranno, ma questo in fondo fa parte del gioco.

Per concludere, cosa consiglieresti a un esordiente che vuole pubblicare?

Innanzitutto, a monte di ogni mossa successiva, gli consiglierei di leggere molto, al fine di arricchire il proprio lessico, cominciare a comprendere i meccanismi narrativi e confrontarsi con gli inevitabili modelli. Quindi scrivere e… riscrivere il testo che si desidera sottoporre a eventuali editori, senza mai accontentarsi delle prime stesure. Fatto ciò, suggerirei al nostro autore di individuare quelle case editrici il cui catalogo mostri delle affinità con il testo da proporre. Tendenzialmente gli editori medio-piccoli hanno maggiore apertura o disponibilità nei confronti degli autori esordienti: è a loro che consiglio di rivolgersi. Semmai, ci sarà tempo per “crescere” in seguito.

Una lezione di stile: da “L’elemento umano” di William Somerset Maugham

“Mi guardai attorno con soddisfazione. È molto piacevole trovarsi solo in una grande città che non vi riesce del tutto nuova, e in un grande albergo vuoto. Vi dà un senso di libertà delizioso. Io mi sentii le ali dello spirito battere di gioia. M’ero fermato un dieci minuti nel bar e avevo preso un Martini secco. Ordinai una bottiglia di vino rosso, un vino molto buono. Avevo le membra stanche, ma la mia anima rispondeva in modo meraviglioso a quello che c’era da mangiare e da bere, e così una dolce leggerezza cominciò a invadermi il cuore. Mangiai la minestra e il pesce con la mente piena di piacevoli pensieri.

Dalle tavole occupate mi giungevano brani di dialogo e fantasticai intorno ai personaggi di un romanzo che stavo scrivendo. Qualche battuta che pensai per quel romanzo mi diede al palato un sapore più buono di quello del vino. Cominciai a riflettere sulla difficoltà di descrivere l’aspetto della gente come uno la vede nella realtà. È stata sempre, per me, la difficoltà più grande. Che cosa riesce a vedere il lettore quando uno descrive una faccia lineamento per lineamento? Credo che non riesce a vedere nulla. Ma il metodo che qualche scrittore usa di rilevare una caratteristica saliente, la furberia degli occhi, l’inclinazione di un sorriso, e di esagerarla, è un metodo, per quanto efficace, che evita non risolte il problema.

Io mi guardai attorno e mi domandai come avrei fatto a descrivere le persone che sedevano alle tavole vicine. C’era un uomo che sedeva solo a me di faccia e, per cominciare, mi domandai come avrei trattato lui. Era un tipo magro e alto, dinoccolato. Indossava una giacca da pranzo e una camicia inamidata. Aveva la faccia lunga e gli occhi chiari: i capelli biondi e ondulati, ma piuttosto radi, con un principio di calvizie alle tempio che gli dava una cert’aria di nobiltà. I suoi lineamenti erano comuni; la bocca e il naso come tutte le bocche e i nasi di questo mondo, le guance perfettamente rase, la pelle chiara per natura ma in quel momento abbronzata dal sole. Sembrava un intellettuale, ma in un modo molto comune; avrebbe potuto essere un avvocato o anche un nobiluomo che sapeva giocare abbastanza bene a golf. Pensai che doveva avere molto buon gusto, doveva leggere molto e che insomma sarebbe stato un ospite piacevole a una ricca tavola di Chelsea. Ma coma dar di lui in poche righe un ritratto vivo, interessante e preciso insieme non sapevo proprio immaginare. Forse sarebbe stato meglio insistere sull’aria di stanca distinzione ch’era sua caratteristica e lasciar perdere tutto il resto.

L’osservavo soprapensiero, e d’un tratto egli, muovendosi sulla seggiola, mi fece, rigido ma cortese, un piccolo inchino. Io, cosa piuttosto ridicola, non posso impedirmi di arrossire quando mi trovo preso alla sprovvista, e allora mi sentii le guance calde. Ero rimasto scombussolato. L’avevo guardato con insistenza per diversi minuti come se egli fosse un oggetto inanimato. E naturalmente lui aveva dovuto giudicarmi un villano.

Risposi all’inchino con imbarazzo e portai gli occhi altrove. Per fortuna in quel momento arrivò il cameriere a servirmi un altro piatto. Io ero sicuro di non aver mai visto prima l’uomo che mi sedeva di faccia. E mi domandai se il suo inchino fosse dovuto all’insistenza indiscreta con la quale lo avevo guardato, e per la quale aveva potuto credere che cercavo di ricordarmi dove lo avessi visto altre volte, o se davvero lo avessi incontrato, conosciuto e poi completamente dimenticato. Non sono un buon fisionomista, e poi, nel caso particolare, ho la scusa ch’egli aveva un aspetto comune a tantissima altra gente. Se ne vedono a dozzine di uomini come lui, nelle partite di golf intorno a Londra. Egli terminò il suo pranzo prima di me. Si alzò, ma invece di uscire di fermò davanti alla mia tavola. Mi tese la mano.”

§

Il brano è tratto dal racconto “L’elemento umano” di William Somerset Maugham, in “Ritratto di un’attrice”, Mondadori, Medusa, 1958, traduzione di Elio Vittorini; il racconto è tratto dal volume “Altogether”.

Marco Simoncelli

Necessità del respiro

[...] Necessità del respiro, la necessità di respiro d’ogni creatura, lo aveva spinto fin qui, ma in pari tempo era stata una necessità non corporea, una nostalgia del visibile, della visibilità del mondo, del respiro nella certezza dell’universo visibile. Stordito dall’affanno egli stava alla finestra, sostenuto dalla mano che lo stringeva fortissima, e non sapeva quanto tempo egli fosse già stato lì in piedi, se ore o alcuni istanti soltanto; la coscienza del tempo riaffluiva in lui soltanto incompiuta e frammentaria, soltanto a frammenti, a grandi tratti nascosto dalla paura e dall’angoscia di soffocare, il mondo tornava a ricomporsi e la coscienza ridiventava coscienza, e soltanto a poco a poco si rese conto di ciò che era accaduto e comprese che il problema non riguardava soltanto l’Eneide, ma qualcosa che egli doveva ancora scoprire.

Il mondo era adesso lì innanzi a lui, immerso nel silenzio e dopo tutto il frastuono trascorso era un silenzio quasi incredibile, probabilmente era già notte inoltrata; le stelle ardevano grandi nel loro grande cammino, forti e rassicuranti irraggiavano quiete, perché infondeva quiete il riconoscerle, anche se nonostante la chiarezza del cielo restavano come velate da un’inquietante foschia, quasi che tra il loro spazio e quello del mondo sottostante si fosse interposta una volta di torbido cristallo, dura e impenetrabile e appena aperta allo sguardo, e quasi gli pareva che la demoniaca dissociazione a cui egli era stato sottoposto in precedenza insieme col suo corpo quando giacendo ascoltava e ascoltando giaceva, si fosse proiettata nel mondo esterno, che anzi questa frattura fosse divenuta qui così netta e così misurata, come egli mai aveva sperimentato per se medesimo. Lo spazio terrestre era in tal modo chiuso e inarcato contro lo spazio stellare, che nulla si avvertiva dell’agognato alito dell’infinito, nemmeno era saziata la sua fame di aria, né poteva essere lenita quella sua pena, poiché il vapore, da cui prima la città era stata avvolta, ora, nonostante la brezza della sera, non si era dissolto, ma, a mala pena disperso, si era invece mutato in una specie di febbrile trasparenza, e quasi sotto la pressione [...] che si rispecchiano l’una nell’altro e sono in tal modo visibili,
catene infinite delle immagini
che circondano il tempo e l’immagine eterna
senza cogliere interamente né l’uno né l’altra e tuttavia
sempre più eterne,
finché nell’ultima eco del loro accordo,
in un ultimo simbolo,
l’immagine della morte si unisce con quella di tutta la vita,
la realtà-simbolo dell’anima,
la sua dimora, il suo eterno presente e perciò
la legge che in lei si attua,
la sua necessità.

E nella necessità si era tutto compiuto, necessaria era stata persino la via di una conoscenza che dissolveva il didentro e il diguori nell’immensità inconoscibile, separandoli e dividendoli fino alla complessa estraneità. Eppure in questa assoluta, ineluttabile necessità, non è racchiusa anche la speranza di un ritorno all’armonia dell’essere, la speranza della non-vanità di ciò che accade e di ciò che è accaduto? nella necessità sono emerse le immagini e nella necessità esse conducono sempre più vicino alla realtà! Oh, vicinanza dell’immagine eterna, vicinanza della realtà eterna, nel cui atrio egli stava, – si spezzerà ora la cristallina volta dei segreti celesti? svelerà ora la notte il suo ultimo simbolo a lui, i cui occhi sono destinati a spegnersi, quando essa apre i suoi occhi? egli fissava le stelle, il cui corso, determinato dal destino, determinava il destino, e che doveva presto compiersi dopo migliaia di anni, ciascuna stella seguendo il destino per la propria via e insieme spingendo avanti il destino di padre in figlio nelal schiatta dei tempi; e lo salutava il presente del cielo che si stendeva dal visibile all’invisibile per compiere il ciclo del ridonato sapere, lo salutava di là, al margine sud-occidentale, familiare e inquietante, il segno dello Scorpione, dal corpo minacciosamente ricurvo, immerso nella mite corrente della Via Lattea; Andromeda posava il capo sull’alata spalla di Pegaso, ciò che non può mai svanire irradiava [...] sospesa al di sopra della cecità dell’uomo;
perché egli è immerso nel perpetuo presente della domanda,
nel perpetuo presente di un sapere insciente, divina prescienza dell’uomo che non sa, poiché domanda e deve domandare,
che sa poiché precede ogni domanda,
divina per l’uomo e soltanto all’uomo concessa fin dal
principio
come sua intima, umana necessità,
per amor della quale egli
deve interrogare sempre la conoscenza e
sempre venirne interrogato,
ansioso di risposta l’uomo, ansiosa di risposta la conoscenza,
legato alla conoscenza l’uomo, legata all’umanità la conoscenza,
entrambi legati l’uno all’altra, entrambi ansiosi di risposta,
sopraffatti dalla realtà divina della prescienza
dall’immensità della sciente domanda, che
a nessuna risposta terrena, a nessuna verità di conoscenza
terrena
è mai dato raggiungere e che tuttavia
solo qui sulla terra può avere e deve avere risposta,
realizzata sulla terra
come gioco alterno della doppia configurazione del mondo,
realtà trasformata in verità, verità trasformata in realtà,
secondo il comando a cui l’anima è sottoposta,
la sua necessità [...]

da “La morte di Virgilio”, Hermann Broch, 1962, Feltrinelli
traduzione di Aurelio Ciacchi, Der Tod Des Virgil, 1958

Questo frammento dell’opera di Hermann Broch, più conosciuto per questo romanzo “La morte di Virgilio” che per la bellissima trilogia “I sonnambuli” (Einaudi), è soltanto l’inizio di una delle parti più trascinanti di questo libro, un testo ‘misterico’ nel quale troviamo all’opera una lingua densa e oscura, allo stesso tempo chiarificatrice, appunto, del mistero che si nasconde nel trasumanare la propria vicenda esistentiva e della storia che ci circonda, in storia narrata. Hermann Broch, “chiuso in una cella delle prigioni naziste”, come ricorda nell’ottima introduzione un maestro come Ladislao Mittner, ripensa alla sua vita e alle sue opere, segnate dal non aver narrato, secondo lui, il significato più profondo dell’animo. Allo stesso modo di Virgilio, che consegna all’umanità un poema destinato alla distruzione del fuoco. Questo è uno dei libri in cui mi rifugio quando non riesco a leggere qualcosa di innovativo che mi sappia ‘commuovere’ più di un libro del 1958.

“Pensiero a mezzodì” – José Pascal

Il faro bianco veglia sul mare quieto,
impassibili fichi d’india,
il vento muove energia,
fra gli specchi si riflette il sole,
una barca taglia il confine.

Muretti a secco custodiscono rigogliosi ulivi,
resistono i templi megalitici,
delicate distese di grano,
la vigna matura,
il popolo di formiche lavora e spera.

Estratto dalla “scatola di latta”
(dipinto di Nicola Ricchiuto, su gentile concessione dell’autore) 

Danza

Marco Giovenale, un testo inedito.

Marco Giovenale
[un testo inedito]

«…intreccio fatale del tempo con lo spazio» (Foucault)
– ma guarda.

La busta con i panni
sudici – nel tiretto.
Lo stay si risolve in 24
ore da adesso.

Deve lasciare in poco tempo questo=quel
poco spazio. Resto fondato sul resto.

Di niente ha seconda copia, tranne che delle chiavi –
parlate

§

[Su gentile concessione dell'autore, Marco Giovenale, pubblico su Musicaos.it questo suo testo inedito. Qui di seguito posto l'inizio della sua bio/biblio-grafia della quale potete proseguire la lettura sul suo blog SLOW FORWARD, dal 2006 un punto di riferimento per chi si occupa di poesia di ricerca e parola 'viva' nel nostro paese]

Marco Giovenale è nato nel 1969 a Roma, dove vive e lavora come editor e traduttore; collabora alla BiGLLI, Bibliografia Generale della Lingua e Letteratura Italiana, pubblicata dalla casa editrice Salerno. È stato organizzatore di mostre. Ha vissuto per un breve periodo a Firenze. Tesi sulla poesia recente di Roberto Roversi. Sito: Slowforward (ora su WordPress; il periodo 2003-2006 è su Splinder). Cura la lettera-dono bina (che ha fondato nel 2003), e il fascicolo irregolare lettere grosse (nato nell’ottobre 2009). Nel 2010 ha inventato l’”echoing blog” du-champ, per una mappatura di blog e siti di scrittura di ricerca e poesia visiva e asemantica (e cfr. anche http://groups.google.it/group/asemic). È inoltre redattore di: GAMMM, IEPI (International Exchange for Poetic Invention), Flux e The flux I share, Surrism/notitle, wee image, compostxt, recognitiones, Nothing and insight, Flux Usa, Fluxlist Europe, hotel stendhal, Poetry Kessel-lo, Exp-net, exixtere, «Argo», «Sud». Nel 2010 ha ideato e fondato, con altri, il sito Punto critico. È redattore “at large” (!) del semestrale statunitense di letteratura «OR». Collabora al Centro culturale La camera verde (di Giovanni Andrea Semerano), per le cui edizioni dirige Felix, collana di plaquettes di poesia sperimentale e serie di letture. Fa parte del comitato di consulenza della rivista «La clessidra», e del gruppo di lettura della collana Nuova Poetica, delle edizioni Transeuropa.

27 Ottobre 2011 – Rubens Brasserie (Lecce) “e senti questa, Loredana!”, Loredana De Vitis a dialogo con le vostre storie d’amore

“e senti questa, Loredana!”
le storie d’amore inventato di Loredana De Vitis

Giovedì 27 Ottobre 2011 – Ore 21.30
Rubens Brasserie – Via Matteotti 36 – Lecce
con Loredana De Vitis
a dialogo con le vostre storie d’amore
voce e chitarra Cristina Cagnazzo

Una serata dedicata all’amore, scritto e vissuto (e viceversa?), sulla scia dei racconti di “Storie d’amore inventato”, il libro di Loredana De Vitis. Appuntamento giovedì 27 ottobre alle ore 21.30 presso la Rubens Brasserie di Lecce, in via Matteotti 36, con l’autrice e gli interventi musicali di Cristina Cagnazzo.

Una serata che sarà un vero e proprio spettacolo, perché le storie che ha raccontato Loredana in “Storie d’amore inventato” verranno messe in scena in dialogo con il pubblico. Come l’amore spoglia gli uomini e le donne e li mette faccia a faccia con se stessi e con i propri sentimenti e emozioni, così la scrittura di De Vitis entrerà in un dialogo giocoso e irriverente con autori e lettori. Si racconterà l’amore degli sms, dei biglietti dei cioccolatini, delle chat ma soprattutto delle vite concrete delle persone.

Per raccontare la propria, basta cercare la pagina dell’evento su facebook e “prenotare” un intervento nel corso della serata. Ma attenzione, l’autrice avverte: qualunque cosa racconterete, potrebbe finire in un prossimo racconto.

Loredana De Vitis, classe ‘78, scrittrice e giornalista salentina, narratrice di talento, si è imposta di recente all’attenzione nazionale grazie al libro di racconti ”Storie d’amore inventato”. Con il racconto “rossella e andrea. e Rossella e Andrea” ha vinto il premio Subway Letteratura 2011, che le ha permesso di essere letta da centinaia di migliaia di lettori nelle metropolitane e nelle stazioni bus delle più importanti città d’Italia. Il suo ultimo ‘concept’, una mostra narrativa itinerante dal titolo ”Io sono bellissima” (www.iosonobellissima.it), ha esordito a Roma nel settembre 2011 ospitata dall’Unione Donne in Italia. Osservatrice acuta della realtà nelle sue relazioni con l’immaginario, la scrittura di Loredana De Vitis propone un’immagine della donna nitida e priva di stereotipi.

Cristina Cagnazzo impugna per la prima volta una chitarra a dodici anni, e non la molla più. Dal 1999, come cantante e musicista, in diverse formazioni spazia dal punk al metal, dal grunge all’hard rock. Nel 2007 fonda la band Shotgun Babies, che ha all’attivo un centinaio di concerti, un demo cd, due videoclip, concorsi vinti, un album autoprodotto, un singolo in uscita e tre compilation, di cui una statunitense. Il gruppo, che ha già in varie occasioni accompagnato Loredana De Vitis nelle presentazioni dei suoi racconti, è presente nella sezione relativa alla musica contemporanea del libro “Le ragazze del rock”, della giornalista de “Il Manifesto” Jessica Dainese.

Parteciperanno, insieme agli altri autori che hanno aderito Gianluca Conte, Stefano Donno, Luciano Pagano, Massimiliano Manieri, Francesca Lamberti, Lorenzo Gasparrini

Info:

http://www.loredanadevitis.com/
scrivi[at]loredanadevitis.com

Un concorso dedicato al romanzo di genere fantastico: Premio Kipple 2012

Segnalo il seguente bando indetto da Kipple Officina Libraria, consapevole del fatto che per gli scrittori esordienti (e non solo per loro) è importante trovare dei ‘lettori’ interessati alle loro opere, soprattutto se sono scritte in un genere, quello fantastico, che negli ultimi anni sta avendo un po’ più di visibilità ma che ancora, secondo me, non ha tutta l’attenzione che merita. Esclusi i noti.

Chissà perché quando penso alla tradizione italiana del genere di fantascienza il primo titolo che mi viene in mente è "3012" (Einaudi) di Sebastiano Vassalli. Mi piace pensare che il vincitore del concorso di Kipple Officina Libraria vedrà pubblicato il suo romanzo esattamente 1000 anni prima dell’anno in cui si svolge la bella storia di Vassalli. Su questo sito, sempre in tema di genere fantastico, nei prossimi giorni avrò modo di ospitare l’intervista al curatore di una nuova collana di romanzi fantastici. Buona lettura.

Kipple Officina Libraria
Premio Kipple 2012 – V edizione del Premio Kipple per il miglior romanzo di genere fantastico.

Kipple Officina Libraria crede molto nei talenti letterari di casa nostra. Ecco perché anche quest’anno bandisce una selezione per il miglior romanzo di genere fantastico. Stiamo parlando del Premio Kipple 2012.

1) Sono ammesse solo le opere in lingua italiana inedite, mai pubblicate su carta, neppure parzialmente. I romanzi devono avere la lunghezza minima di 150 cartelle dattiloscritte e massima di 250 cartelle (per cartella s’intende, all’incirca, una pagina da 60 battute di 30 righe, cioè 1800 caratteri spazi inclusi).
2) Il contenuto deve essere SOLO ed ESCLUSIVAMENTE fantastico. Non saranno ammesse opere di fantasy o urban fantasy.
I generi ammessi sono:
- fantascienza (hard science-fiction, post-cyberpunk, steampunk)
- narrativa di anticipazione
- neo-noir (thriller e new weird)
-horror
Testi di qualsiasi altra natura NON verranno presi in considerazione.
3) È possibile partecipare con più opere.
4) La quota di partecipazione è fissata in 20 € per ogni opera, da accreditare entro il 30 maggio 2012
sul conto corrente postale n° 43103274 con causale “Premio Kipple 2012”
oppure tramite bonifico con le coordinate bancarie:
IBAN IT95W 07601 01600 000043103274 intestato a Gianluca Cremoni
con causale “Premio Kipple 2012”
5) La scadenza è fissata per il 30 maggio 2012.
6) I romanzi devono essere spediti in allegato all’indirizzo: kol
indicando nel titolo dell’e-mail “Premio Kipple 2012”.
Nel corpo della mail dovrà essere presente: il Titolo (o i titoli) dell’opera, l’Autore e la dicitura: “dichiaro che l’opera allegata non deriva da plagio e di essere in possesso di tutti i diritti ad esso connessi; ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003 n.196”, “acconsento al trattamento dei dati personali da me forniti”.
In allegato dovrà esserci il testo salvato come “titolo opera” di “nome autore” (con nome dell’autore, il titolo dell’opera e un indirizzo email sul frontespizio della prima pagina) e deve essere presentato SOLO in formato elettronico .doc, .rtf, .odt o .docx e, sempre in allegato, la ricevuta del pagamento.
7) Il vincitore del Premio avrà diritto alla pubblicazione del romanzo sulla collana “Avatar” distribuito nelle librerie convenzionate, e pubblicato in versione ebook nella collana “eAvatar”, distribuito su tutti i portali on-line quali IBS, Mediaworld, Unilibro, LaFeltrinelli, Biblet, Bol, Bookrepublic, ecc. e su Amazon US, UK, DE, FR.
L’autore riceverà un regolare contratto editoriale entro la fine del 2012.

Riepilogo:
Lunghezza: min 150 max 250 cartelle
Scadenza: 30 maggio 2012
Invio a: kol in formato .doc, .rtf, .odt o docx.
Quota di partecipazione: 20 € per ogni romanzo

ufficiostampa
www.kipple.it
http://twitter.com/KipplePress

Oggi FURIO COLOMBO e GIANNI D’ELIA ad ASCOLI, ore 18.00 – Libreria RINASCITA

Oggi alle 18 presso la Libreria RINASCITA di Ascoli Piceno (Piazza Roma n. 7) si svolgerà il terzo appuntamento di [EX]PRESSIONI – la gru poesia e realtà piceno festival.

Oggi incontreremo il giornalista, scrittore e parlamentare Furio COLOMBO, ex direttore de L’Unità e firma d’eccellenza de Il Fatto quotidiano, già inviato Rai, professore di giornalismo alla Columbia University di New York ed autore di numerosi libri (tra cui l’ultimo, "No. Brevi interventi in Parlamento 2008-2011", è stato stampato dalla Sigismundus Editrice di Ascoli Piceno) e Gianni D’ELIA, poeta civile e scrittore militante tra i più importanti in Italia (tra i suoi molti libri ricordiamo l’antologia di versi scelti 1977-2007 "Trentennio", edita per Einaudi nel 2010)Al termine dell’incontro la Libreria Rinascita offrirà un rinfresco con buffet e degustazione di vini.

Un grande appuntamento per la città di Ascoli, vi aspettiamo!

Vi ricordiamo che il Festival continuerà domani sabato 22 presso Piazza martiri di Via Fani a San Silvestro di Castorano per [ex]PRESSIONI FEST: musica. teatro. letterature dalle 16.30 a notte (con Augusto Amabili, Dina Basso, Carlo Cannella, Chiara Daino, Loris Ferri, Raimondo Iemma, Massimo Gezzi, Enrico Piergallini, Stefano Sanchini + concerti di Persian Pelican e Segnali di Ripresa) e domenica 6 novembre alle ore 18 alla Sala Kursaal di Grottammare (AP) per l’incontro con il ricercatore storico Luigi-Alberto Sanchi (CNRS, Parigi), con cui parleremo di crisi economica, di feudalesimo italiano e di cervelli in fuga.

La Gru – www.lagru.org

Roma, mar. 18 ottobre: le edizioni Oèdipus da Empirìa (con C.Bello Minciacchi, F.G.Forte, M.Giovenale, G.Marmo , G.Marzaioli, F.Muzzioli, V.Ostuni, I.Schiavone, F.Tricarico)

Libreria Empiria
(Roma, via Baccina 79)
Martedì 18 ottobre, ore 18.30

Presenza del testo
Una lettura di poesie, e un’occasione di confronto.

Con
Cecilia Bello Minciacchi, Francesco G. Forte, Marco Giovenale, Giovanna Marmo, Giulio Marzaioli, Francesco Muzzioli, Vincenzo Ostuni, Ivan Schiavone, Ferdinando Tricarico

su faceboook :
https://www.facebook.com/event.php?eid=125286254242431

*
Oèdipus nasce nel 1997 per farsi testimone dei percorsi nuovi e, non di rado, sperimentali sui quali si sono incamminati nel nostro paese i linguaggi della poesia e narrativi. Accompagnano tale vocazione lo speciale interesse per testi rari e (ancora) nascosti, ed una inclinazione verso la ricerca storico-culturale. C’è anche, in bella evidenza, l’adesione a temi e motivi espressi dalle lettere e dalla cultura latinoamericane, insieme alla (più audace) decisione di mantenere viva l’attenzione sulla drammaturgia, non solo nazionale. Oèdipus pubblica 15-18 titoli in un anno e Lo stato delle cose, periodico di pensiero critico e scritture.

http://www.oedipus.it

*
Empirìa
http://www.empiria.com

Venerdì 14 ottobre ore 19.30 – “Nefrhotel – Mi hanno venduto un rene” di Giuseppe Cristaldi alla Libreria Volta lacarta di Calimera (LE)

Nefrhotel – Mi hanno venduto un rene di Giuseppe Cristaldi
(Promo Music)

Venerdì 14 ottobre 2011 ore 19,30

Libreria Voltalacarta – via atene, 39 Calimera (le)

Introduce Stefano Donno

Kamal è un ragazzino nepalese, orfano, naufrago nella miseria, eppure appartenente all’alta casta dei Newari, la casta egemone a Kathmandu, culla floreale dell’omertà. È innamorato di Buddha, il cui nome egli pronuncia per allontanare la paura mentre si sciacqua nelle pozzanghere o durante le meditazioni del nonno sciamano. Come tutti i suoi coetanei carezza il sogno di una vita, ma a differenza di essi sacrifica il corpo per realizzarlo: svende un rene ai trafficanti di organi che operano tra Oriente e Occidente. È una piaga di inaudite proporzioni che contrasta la diffusa spiritualità orientale, una dualità spirito/macelleria che si ripete in tutto lo sfogo di Kamal. È un vomito silente che scorre nel cinismo dei turisti sui risciò, nelle mani dei medici collusi con le organizzazioni dedite alla mercificazione delle vite, nella violenza e nello schiavismo perpetrati sui minori. Un vomito che rifluisce intorno ai bordi della vergogna e della rabbia, in cui a sopravvivere resta solo il sentimento improvviso della pietà come una reincarnazione nel futuro.

“Dormi dormi piccolo re non lottare ti terrò con me, è troppo tardi per scappare o per accendere la luce, viene un drago già lo sento, chiudi gli occhi non c’è tempo…”. Suppura. Mi capite mò? Suppura è come l’incazzatura di un vocabolario divaricato, o come la mia ascella quando, presa dal nervoso, appunto, suppura. Perde pus dottò, che mi fate quella faccia, perde pus come se sudasse o piangesse, fate voi. Sì, vabbè, sotto l’ombelico pure, sembra quasi il piagnisteo del ventre, specie d’estate quando piego l’addome per la fatica o quando a riposo canto la ninna nanna a queste quattro ossa bambine. Dottò, non cominciate con questa ritrosìa, questa ginnastica dei palmi che se ne vanno indietro come se non sapessero della cicatrice, non eravate voi che con gli stessi palmi facevate la perlustrazione dentro questo corpo piccolo piccolo come una moneta falsa? Ora venite qui accanto, vi prego, sedete su questo stesso legno tarlato, che voglio raccontarvi un sogno manomesso, un sogno abortito, ma con stile, con fantasia quasi, coll’azzurro. L’altro giorno, quando sono arrivati quelli, m’è salito l’ansimo sulle punte dei capelli, perché con le armi non è che ci si possa giocare a shanghai. Un individuo di fronte a un’arma cerca spasmodicamente uno stato di colpevolezza, pur non avendolo, un individuo di fronte a un’arma si predispone come fottuto, reo. Sputavo fiato a manetta, e mentre un fucile mi cercava le interiora – pure quello mancava! – mi chiedevo quali altre colpe avessi in grembo oltre a quella pecca che voi conoscete dottò. A pensarci col cervello fuori dal cranio, quella maledetta paura me l’avete iniettata voi e la vostra organizzazione, ma vabbè, mi sto zitto, come comandate. Sì, perché comandate ancora, non cercate di dissuadermi da questa convinzione, voi comandate ancora tutti i girotondi dei miei sogni mozzati, proprio tutti; potete anche usare lo stetoscopio: la membrana posizionata in una qualsiasi parte di questo scheletro imbottito risponderà col suono di un dolore arcano, lacerante, un dolore che violenta tutto un albero genealogico, tutta una storia che si riduce alla meditazione, allo spirito, affinché un Dio nasconda per bene l’inghippo del traffico. Uno dei tanti qui, posti alla vetrina dei turisti.”

21 Ottobre alle 21 – SCARCAGNIZZU di Mino De Santis al “Cine Teatro Elio” di Calimera (Le)

Fondo Verri
&
Cine Teatro Elio

Venerdì 21 Ottobre alle ore 21.00 Cine Teatro Elio – Calimera
“SCARCAGNIZZU” di Mino De Santis

Continua a soffiare forte il “ vento dal basso” de lu Scarcagnizzu di Mino De Santis.

Prossimo appuntamento (primo invernale) al Cine Teatro Elio di Calimera, venerdi 21 ottobre alle ore 21.00 con le storie de lu “Scarcagnizzu” e… altre sorprese…altre storie cantate.

+ Si consiglia prenotare al 0832875283 mob. 3386606640 o info

Mino De Santis/Una storia da raccontare

Ha “una storia da raccontare” fatta di tante piccole storie Mino De Santis, cantautore ironico, paroliere salentino armato di chitarra, dallo spigliato genio pungente e sardonico. Oltre alla tormentata vicenda d’un padre annichilito dal desiderio di un maschietto, o quella del moribondo che alfin trapassa, alle poesie messe in musica per la magia della sua terra, il Salento o sua maestà l’ulivo, la voce marcata e profonda si trastulla in più o meno mascherate metafore di pregiudizi e difetti, in un’esilarante “batracomiomachia” dei caratteri salentini, passando con irriverente comicità per l’opportunismo politico, l’emigrazione, la disoccupazione, il menefreghismo, un mix coinvolgente e trascinante in cui “tutto è cultura”.

Finalmente! Dopo oltre vent’anni ad allietar serate e cene tra amici con oltre duecento canzoni e la chitarra sempre in spalla, Mino De Santis presenta il suo primo cd nel parco dell’oasi francescana di San Simone, frazione di Sannicola. “Scarcagnizzu”, ovvero quella folata di vento improvvisa che arriva dal basso e solleva terra, foglie e tutto ciò che incontra, per poi riprendere nuove direzioni, è il titolo dell’album del cantautore di Tuglie, progetto nato dopo l’incontro-colpo di fulmine con il Fondo Verri di Lecce che ne ha prodotto la pubblicazione, e ospita la chitarra di Valerio Daniele, la voce di Dario Muci, i fiati e il piano di Emanuele Coluccia. Soffia un vento nuovo, dunque, nella musica salentina, e “viene dal basso”, un vento che trova nella voce profonda di Mino De Santis, e nel suo genio avvezzo alla rima, il veicolo per raccontare una storia fatta di tante piccole cartoline, che illustrano a parole Salento e salentini, in una visione lontana dalle solite “tradizioni”, immagini ironiche, nostalgiche, mai rassegnate e soprattutto vere. Sa intessere lodi e decantar poesie di parole e note in “Salentu” o “Arbulu te ulie”, gioca a dipingere folklore e luoghi comuni del suo e di tutti i paesi ne “La festa patronale”, “Lu moribondu” e “Lu masculazzu”, tocca le sorti degli “emigranti di razza” in “Vanne alla Svizzera”, ma è soprattutto nel popoloso mondo animale che trova metafore per parlare di sé, della sua gente, della società di proletari e borghesi, come in “Lu cavaddhu malecarne”, “La malota & lu salanitru” o “Lu cane”, passando per il sociale, l’opportunismo politico, il lavoro che non c’è, il menefreghismo, chiudendo con un monito: occhio a riconoscere lo “sguario” perché di questi tempi è facile cadere nella trappola del fermento e del risveglio di un Salento in cui ormai “Tuttu è cultura”.

Marina Greco (quiSalento)
Andate all’inferno?
Il Salento trova nuove parole, quelle puntute, del graffio autoriale. Anarchiche quanto basta per tener desto l’animo e l’occhio allo sguardo: quello dritto, che mai s’inchina e fa riverenza. Mino De Santis è così, ama il ridere, il soffio e lo spiffero… Ama cantare largo mischiando gli animali alle persone che tutt’uno sono… Natura, solo quella. Sentire e poi bruciare, come nell’Inferno di Dante, chi non merita col fuoco della poesia! Questo è! Attenti allora e, buon ascolto a voi!
Mauro Marino

Per Info. Fondo Verri – Piero Rapanà 3273246985

Lunedì 10 ottobre, a Roma, libreria Empiria: “La divisione della gioia”, di Italo Testa

Lunedì 10 ottobre
ore 18:30, Libreria Empiria
(via Baccina 79 00184 Roma)

Presentazione di

Italo Testa, “La divisione della gioia”
(Transeuropa)
http://www.transeuropaedizioni.it/dettaglio_libro.php?id_libro=105

Interviene
Tommaso Ottonieri

coordina l’incontro
Marco Giovenale

sarà presente l’autore
https://www.facebook.com/event.php?eid=177391062340575

http://www.empiria.com

La divisione della gioia (Transeuropa) di Italo Testa
In un’atmosfera conturbante, sospesa tra le note dissonanti dei Joy Division e la metafisica silenziosa dei quadri di Hopper, questa raccolta si sviluppa come un poema d’amore di lacerante intensità, in cui voci maschili e femminili si richiamano, si scontrano, si cancellano, si confondono. Un dialogo incessante, in cui si alternano tenerezza e abbandono, rapimento e paura della perdita, e che si dirama come il delta del fiume su cui i personaggi si muovono, si lasciano, si ritrovano, tra sfondi naturali e paesaggi post-industriali che ricordano il Deserto rosso di Antonioni. Dialogo teatrale o romanzo in versi? A qualunque luogo appartenga, questo libro batte e ribatte senza sosta, con un ritmo fermo e implacabile, la materia dei giorni, la storia di uno e l’ansia di tutti, il canto che silenziosamente accompagna la divisione del dolore e della gioia.

Citazione dal testo

«e quando nelle insegne luminose
che ritmano i grani dell’asfalto
hai visto il segno certo, il richiamo
ribattuto da ogni nostro passo,

o in una vetrina, controluce
hai scorto sul ripiano le pose,
le ossa spigolose del suo corpo
segnarti senza più un riparo,

come il giorno che stesa sul letto
ti sei girata, tranquilla, e hai visto
le grate che spartivano il vetro,
e alzandoti di scatto hai detto
che non sarebbe successo niente,
che tutto era ancora intatto
e mentre ti guardavo in silenzio
sei sparita nell’angolo cieco:

allora ho visto che nulla torna,
che la fragilità ci insidia
dall’interno, dentro le giunture,
s’insinua nelle vene, riveste
la piega opaca dei discorsi,

allora, chiamandoti in disparte
a fianco del letto avrei atteso,
la pelle a toccare il marmo freddo,
che tutto fosse tornato a posto,
il braccio nascosto tra le gambe,
la luce sulle mie cosce nude,
la mano a coprirti il pube:»

Italo Testa
Italo Testa è poeta, saggista e traduttore. Ha pubblicato la silloge Luce d’ailanto (in Decimo quaderno di poesia italiana, Marcos y Marcos, 2010), l’e-book Non ero io (gammm.org, 2010), il concept canti ostili (Lietocolle, 2007), la raccolta Biometrie (Manni, 2005) e il poemetto Gli aspri inganni (Lietocolle, 2004). Sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo e tedesco. Autore di saggi sul pensiero contemporaneo, è co-direttore della rivista di poesia, arti e scritture «L’Ulisse».Italo Testa è poeta, saggista e traduttore. Ha pubblicato la silloge Luce d’ailanto (in Decimo quaderno di poesia italiana, Marcos y Marcos, 2010), l’e-book Non ero io (gammm.org, 2010), il concept canti ostili (Lietocolle, 2007), la raccolta Biometrie (Manni, 2005) e il poemetto Gli aspri inganni (Lietocolle, 2004). Sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo e tedesco. Autore di saggi sul pensiero contemporaneo, è co-direttore della rivista di poesia, arti e scritture «L’Ulisse».

Collana Nuova poetica
http://www.transeuropaedizioni.it/?Page=volume.php&id_collana=22

Note sintetiche al volume
Pagine 88
Prezzo 9.50
Isbn 9788875801052
Collana Collana Nuova poetica
Collocazione Poesia

“Robe da bar”, di Rossana Massa, finalmente in libreria e nei digital store…facebook compreso

Il bar è con molta probabilità l’agora del nostro tempo, non è una novità. Da Stefano Benni (uno dei primi a immortalarne l’atmosfera per quanto riguarda la narrativa), fino ai film più famosi per andare a finire, oltreoceano, ai racconti di Paul Auster. Il bar è il luogo senza tempo che evoca la narrazione di storie prima ancora di sedersi a un tavolino e ordinare un caffé. "Robe da bar" (Youcanprint), di Rossana Massa, è un libro che parte da questo solco già fortemente tracciato nel nostro immaginario per aggiungere elementi interessanti e per dare alla storia uno sviluppo credibile e divertente. Un testo da leggere e un’autrice da scoprire.

Merita la menzione un particolare interessante circa la distribuzione del testo che, come accade per tutti i titoli di Youcanprint, ha inaugurato il canale di Facebook. Ciò vuol dire che oltre agli store digitali più diffusi e in libreria, i libri di questa casa editrice possono essere acquistati anche sul sito che, oggi, conta più di 850.000.000 di utenti.

L’esistenza scorre lenta nella monotonia e ripetitività della vita di provincia, che si frantuma o per gioia o per dolore o per chissà quale strana maledizione in tanti rivoli bui e grigi da cui è difficile scappare. Sergio, Giulio, Elio, Giovanni e Piero sono amici da sempre. Li lega l’ambiente stantìo e volgare del bar/trattoria l’”Asmara” del burbero Gualtiero, poi di Sergio, il figlio dell’oste. Cresciuti tra quei tavolini come tante mosche attaccate ad un bicchiere, anche alla soglia dei cinquant’anni si ritrovano agli stessi orari, occupano gli stessi posti, ma tutti in fondo con i loro problemi e le loro urgenze sul groppone. Sono legati dai ricordi, da un’amicizia che va oltre l’affermarsi o meno nella vita e… e poi ci sono le donne, benedette donne, dalla morbida e prorompente Gabriella a “Katia la slava”, che slava poi in fin dei conti non è, e poi … e poi c’è la timida ed esile Cristina e poi …, e poi … e poi … già … c’è la bella Dana … longilinea, biondissima, fatale, che senza che nessuno se ne accorga sconvolgerà i piccoli e meschini equilibri dei protagonisti come un inatteso e spaventoso ciclone!

Info:
http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/robe-bar-massa.html

“How did you find this magazine?”. A column written for McSweeney’s contest

How did you find this magazine?
by Luciano Pagano

After having passed the 150,000 hits on my blog I decided to write this story. Once I have started writing this story I wondered why. Why should a young and promising Italian writer under forty years have decided to compete with one of his stories to collaborate on a magazine overseas? I found an answer in the questionnaire that I have attached below.

How did you find this magazine?

A) A friend told you about the magazine.

Impossible.

The only two friends that I know that have read some of the stories present on this magazine were not present in my office when I read the link about this contest on Twitter. Because of my job I spend a lot of time behind a computer and yet I can not write the amount of writing that I would like. I read a lot more than I write, unlike most writers I know.
However only one of two friends who know the magazine, making a total of fifty percent of my friends, has an account on Twitter but this friend of mine can not write fluently in English.
This fact means that even if my friend who knows this magazine and that has a Twitter account he had read the announcement of this competition, it would not be able to suggest to take part in it. I would not wish this answer could be inferred that I have a few friends, because I have a facebook page that has over 1700 fans.
How can a writer who has almost two thousand fans on his personal page on facebook does not even have a friend?

B) You saw an advertisement of the magazine on television.

Impossible.

In the state where I live, Italy, the transition from analogue to digital terrestrial television system has taken several years, at least five.
In recent years the small region where I live, better known as the “heel of Italy,” has not yet been reached by the terrestrial digital television system.
I own a satellite television system, but even on this type of system, tuning into the channels of the United States of America, I was able to follow television programs in which the magazine is advertised. Besides, I’m not used to watching much television. I work ten hours during the day and during this time I am aware of losing the best part of television programming. For example, I can never see the programs that are broadcast at noon, where teams of chefs make the race to see who cooks the best dish. To compensate for the lack of television I usually legally download and store a large number of movies on my computer. But I do not have enough time to see all those movies. The only thing I can earn and consume without getting behind in the purchases were the books.

C) Someone told you about the magazine during a séance.

Impossible.

A longtime friend, one day, he invited me into his home. For many years he had a problem to solve and did not know how. Without asking my friend what was the nature of the problem I joined him at his home on the day that we set to meet. The problem was simple: her grandmother before she died had promised that once arrived in the Kingdom of Heaven would appear in a dream to give him lottery numbers. In Italy we are very superstitious, everyone plays the lottery, several times during the week, at least three more times in the month, at least ten. Many young writers are frequent lottery players. The dedication of the Italians for the lottery is so morbid that anyone who comes to live in Italy, even if it comes from a distant country like China, it is immediately infected with this passion for the game.

You have to imagine that yesterday when I went to bet a dollar on my favorite lottery, before me, in the same betting center, a clerk in a china shop was pointing couple of hundred dollars on the same lottery. On the same numbers that I was betting. Despite the system of the lottery wants to make me believe that the clerk had two hundred times more likely to win than for me, I prefer to think that the chances of becoming a millionaire, for both was the same. If my friend wins the lottery for example, would finally be able to buy a restaurant and fulfill the dream of his life. In that restaurant could take a young writer as a waiter.

Finally I arrived at my friend’s house. Despite his grandmother had died a few years the old lady still had not appeared in a dream to my friend. The times in which the woman had appeared in a dream to my friend, had not communicated any number. My friend was frustrated. My friend convinced me to join him at his home, where he, along with a specialist in spiritualism, had organized a seance. When I entered the room where the seance was held, I felt a little embarrassed because among the people present there was my ex-girlfriend. “You just sit there, outside the circle,” said my friend, “take note of all the numbers that are mentioned during the session.” A daunting task. What happened is unbelievable. Indeed, during the seance, the spirit of my grandma’s friend is materialized in the room. The old woman had a large book in his hands. It was not a copy of the magazine. The spirit began to read aloud the numbers of the pages of the book. My friend was excited, finally would have bet on the numbers that he had heard from the spirit of his grandmother and became rich. However my friend before the seance had forgotten to tell me that his grandmother was Belarusian. I never studied in Belarus. I know the French, English, I speak German and understand Spanish. Nothing to do with Belarus. The impression I had was that the spirit of the grandmother said, twice the number 12. Unfortunately I was not able to understand all the other numbers.

D) You have received a brochure of the magazine in your mailbox.

Impossible.

I know that the magazine does not send mail at home, unless it is an issue of the magazine purchased with a regular subscription. Most of my mail is usually delivered can be divided into two categories. The first category includes the weekly letters that my girlfriend receives from the cosmetics shop in the mall. In those letters are proposed to my girlfriend big rebates on all products. Products that cost up to twenty euros the previous week are offered at twenty cents. Every time my girlfriend searches inside the mailbox and recognizes one of the letters of the cosmetics shop his eyes shine with a bright light, a light that does not happen to see me often and I remember the light that was in his eyes in the days of the first week we met.
All other letters are delivered to my house, that is the letters that belong to the second category, are payment notices or notices of payment due.

E) the Internet.

Probably yes.

The Internet is the source of knowledge for an increasingly large amount of people who know nothing, or who know little, or who would like to know everything. I admit that one of the most direct ways in which I was able to read the contents of the magazine was read the stories present on the website of the magazine. I am also a follower of the internet profile of the journal found on Twitter and then, during a summer night, I read about this contest.

At this point, after having explained how I came to the attention of the magazine, it is necessary for me to describe what happened today.

During the afternoon I and a friend of mine had an important business meeting. Me and my colleague have founded a company that deals with facilitating the exchange of news and information between large companies and the public. What we needed after a year of activity, it was a good contact with new companies. After several studies we finally managed to get a good contact with an important man that we would receive and that we could address to other companies just as important. We were both received by the director of a company in which we have made an interesting business proposition.

In our country, Italy, you are considered a young author until you reach the age of fifty years. Similarly, you are considered a young entrepreneur when you have not yet reached the same age. Italy is not a country for young people. Whatever you do in the field of industry and art in our country, if you have less than fifty years, you’re still a young man.
This argument works with everything except that with the crimes. If you kill someone and you have thirty years in the newspaper the next morning it will write: “The murderess is a man of thirty years”. However, if you are the victim, that is, if you have been killed and you have thirty years in the newspaper the morning after the title will be “murdered a boy of thirty years.” So in our country, if you’ve just passed the fifty years, from one day to the other, you come suddenly considered a captain of industry. Even without industry. It is as if maturity comes into your life without notice, and you wake up one morning and you’re old. You’ve just graduated, you got your first job, you’ve married and had two children. You’ve
finally bought a decent car, a house and boom! Fifty years you’re a captain!
In the meeting of work me and my friend had to convince the entrepreneur that we would have received that was worth investing the money on our own ideas. Most guys our age, instead of running this business risk, with the summer temperature of forty degrees there in the office, they would rather go to the beach to sunbathe.
After an hour spent talking business, the entrepreneur at one point he turned to the window and spoke these words: “You two, I like you, you look like two good fellows, we will do great business together!”

After the meeting I went home and started thinking about “everything”.
The choices I made in life are right? Why I decided that I would never teach in a school despite my degree with honors in philosophy? Why I left my last job and I preferred to stay in this city with my girlfriend and my dog rather than moving to a new city and earn more money, to live without a dog without a girlfriend?
Every time that my life has reached a point where I feel that you can not go without changing anything important in me then I stop and think “everything”.
On the radio today I happened to hear the words of our Prime Minister in a telephone would have said about these words “I’d go out of this shitty country.”

I love this country. And I love writing. That’s why I decided that despite all the African heat, where I spent the month of August would be useful to stay at home to write this story. I wrote this story for the good of my country. Every writer should always have great objectives in front of him. I asked for a hint to my dog, I always ask for a hint to my dog before embarking on something new. My dog’s name is Siro and is a bit ‘as if it were my I-Ching staff. My dog is a cross between a jack russell and another. I say that my dog is a cross instead of white because it is brindle. When my dog was born on google I sought help in the search field enter “jack russell tiggered” to see if it came out a few pictures belonging to a dog like mine. No response. So I asked my dog if he thought I’d better write a story for the magazine. If the dog had been standing since it meant that I would have done well. If my dog was gone, then I would have stripped and instead of writing I had a shower. The heat was unbearable. “I must write this story?”. My dog remained motionless. “Are you sure, I have to write this story?”. My dog stood still again. “I have to write even if I never wrote anything for this magazine, even though I’m Italian, even if our prime minister suggests implicitly to all the inhabitants of our country to escape?”. The dog remained motionless and barked. If the dog barked means that he wanted to give some strength to his suggestions. The suggestion was: “Write idiot.”
So I turned on the computer and started writing.

[Pubblico qui il racconto "How did you find this magazine?" con cui ho partecipato al Column Contest indetto dalla rivista McSweeney's. Per la traduzione ringrazio Mr Thanks]

§

Chiunque voglia contribuire a Musicaos.it, con Racconti, Recensioni, Suggerimenti, O-Altro-Tipo-Di-Materiale-Che-Sai-Tu, può seguire le semplicissime istruzioni contenute nella pagina dei contatti]

Il nuovo numero di «alfabeta2». Dal 5 ottobre in edicola e in libreria

Il nuovo numero di
«alfabeta2»

Dal 5 ottobre in edicola e in libreria

Con una lunga intervista a Gustavo Zagrebelsky di Enrico Donaggio e Daniela Steila, il cui titolo, Liberi siamo superflui, utili non siamo liberi ˗ di per sé un programma ˗ si apre il numero 13 di alfabeta2, in edicola e in libreria a partire da giovedì 5 ottobre. Tra gli altri materiali della rivista: un focus, Videocrazia, a cura di Giorgio Mascitelli su televisione e altri media in Italia e all’estero; Passioni collettive, speciale coordinato da Isabella Pezzini (con interventi, tra gli altri, di Omar Calabrese, Gianfranco Marrone e Maurizio Bettini); No Hope Romania, dialogo tra Franco Berardi Bifo e il performer romeno Florin Flueras.

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Nel supplemento alfalibri, che in questo numero conta ventiquattro pagine anziché le abituali sedici, Le parole della politica, nucleo tematico di recensioni e riflessioni che comprende tra l’altro un dialogo con Miguel Gotor su Aldo Moro, una recensione di Massimo Raffaeli ai testi veri e falsi di Mussolini, un ritratto (spietato) di Veltroni romanziere a opera di Christian Raimo. E inoltre: un inedito di Andrea Zanzotto, che il 10 ottobre compirà 90 anni, un ricordo a più voci del poeta Giuliano Mesa, un intervento di Jacques Schiffrin sull’editoria, un testo «eccentrico» di Tommaso Pincio intitolato L’umile trascrittore.

Per informazioni e interviste rivolgersi a ufficiostampa
Nicolas Martino
Cell:347.926150
http://www.alfabeta2.it/

Martedì 4 ottobre: Roma (libreria Empiria), Marco Giovenale e Francesca Vitale, presentazione “XXI ossidiane” e mostra “Neuston”

A Roma, martedì 4 ottobre, alle ore 18:30
presso la Libreria Empiria (via Baccina 79)

presentazione della plaquette

"XXI ossidiane"
di
Marco Giovenale

a cura di Stefano Verdini

e

dell’installazione fotografica
"Neuston"

di
Francesca Vitale

A dieci anni esatti dalla mostra di Francesca Vitale, La natura del mondo (galleria Al ferro di cavallo, 4 ottobre 2001), a cui Marco Giovenale aveva preso parte con due prime poesie/"ossidiane", la collaborazione si rinnova il 4 ottobre 2011 attraverso la presentazione del progetto – in questi anni cresciuto e ancora in fieri – della sequenza più ampia di testi complessivamente riuniti sotto lo stesso titolo di Ossidiane: testi del tutto inediti, di cui il fascicolo qui proposto è ‘idea’, anticipazione e primissimo estratto, curato artigianalmente da Stefano Verdini. La presentazione vede esposti un’installazione e diversi pannelli di un ciclo di fotografie di Francesca Vitale: Neuston, serie di immagini articolatasi anch’essa nel corso degli anni recenti. La mostra rimarrà esposta fino all’11 ottobre, visitabile negli orari della libreria.

§

"La pietra ossidiana è nera, trasparente ed opaca.
Con essa si fanno degli specchi, che riflettono l’ombra
più che l’immagine degli esseri e delle cose"

Roger Caillois, Pietre
A dieci anni esatti dalla prima collaborazione tra Francesca Vitale e me, intitolata La natura del mondo (presso la libreria galleria Al ferro di cavallo), che includeva fotografie e opere a base fotografica e due testi in versi (due tra le primissime ossidiane), la nascita/edizione di una sequenza più ampia di miei testi è l’occasione per immaginare una nuova mostra di FV (Neuston) che è insieme una lettura (dalla sequenza XXI ossidiane) e un’anomalia. L’anomalia è di carattere editoriale, in buona sostanza. Il fascicolo che viene presentato, infatti, è composto da 21 frammenti inediti, tratti da varie sequenze di ossidiane che nel tempo sono nate; e l’edizione che ne è stata approntata si deve a un artigiano, Stefano Verdini, che ha accolto il progetto di comporre un libro totalmente indipendente ed estraneo alle modalità di gestione del logos che normalmente la società letteraria privilegia e registra.

L’edizione è costituita da 50 esemplari in brossura, numerati: 40 sono con copertina blu, e 10 – con copertina rossa – contengono ciascuno una mia sibilla asemantica a inchiostro nero su carta inglese. Il fascicolo è stato impaginato con programmi e in caratteri open source, poi realizzato con legatura a filo. Nessun software ‘proprietario’ è intervenuto nella realizzazione del libro, che non è di fatto affidato ad alcuna catena produttiva né industria di stampa e distributiva; e tuttavia – e semplicemente – vorrebbe dimostrare con la sua esistenza (proprio per il modo in cui nasce, e non nonostante le scelte fatte) la realizzabilità di un’edizione curata di un’opera di scrittura di ricerca, non lirica.

Fino a uno o due decenni fa – e tutt’ora in paesi meno irragionevoli del nostro – queste ipotesi e prassi non erano fantasia, eccezione, né chiedevano chiose particolari. Si tratta di attività oggettivamente militanti e tendenzialmente (e intenzionalmente) fuori dal mercato. Un’esperienza come quella delle XXI ossidiane può in qualche modo funzionare anche da ponte, a unire l’idea di autoproduzione (i suoi elementi artigianali e di voluta ‘semplicità’) a quella di edizione d’arte (di cui però sono qui rifiutati rango e pretese cultuali, e cadute nel feticismo). Da questa funzione di collegamento viene un nome o sigla che non è edizione e non è collana: Ponte bianco. Si legano a questa operazione (anti)editoriale le immagini di FV, nuovamente: così come – dieci anni fa – le due mie poesie si legavano alla complessa mostra La natura del mondo (che includeva anche musiche di Luca Conti), ora una nuova sequenza di fotografie è in esposizione presso Empiria. Viene dal ciclo in b/n intitolato Neuston, dal greco νευστός, «natante, che nuota» (sull’esempio di plancton): piccoli organismi che scorrono immediatamente sopra o sotto il velo superficiale dell’acqua: visibili/invisibili, come gli affioramenti registrati dalle fotografie di FV, come il progetto di testi autoprodotti che qui compare, e come le stesse ossidiane, catturate da un’opacità, da un’ombra senza “significato” ma non senza senso.

§

Qui la pagina facebook dedicata al 4 ottobre:
https://www.facebook.com/event.php?eid=192917970781203

*

Si possono leggere in rete altre annotazioni legate al progetto:

La presentazione de La natura del mondo (2001):
http://www.scribd.com/doc/65425380

Un appunto più dettagliato sulla mostra del 2001 e sui testi del 4 ottobre 2011:
http://www.scribd.com/doc/65510537

Una nota per una (diversa/analoga) lettura, presso il Circolo delle Quinte (13 marzo 2011):
http://www.scribd.com/doc/65511691

* * *
Empirìa
via Baccina 79 (quartiere Monti)
tel.0669940850 fax 0645426832

http://www.empiria.com
http://www.facebook.com/profile.php?id=100000682884159

“Dove c’era il lago” di Antonio Natile, presentazione sabato 8 ottobre a Bitonto

Presentazione del testo poetico
“Dove c’era il lago” (Lietocolle) 2011
di Antonio Natile

Sabato 8 ottobre ’11 – ore 19.00
Officine Culturali Bitonto (Centro Storico)

Un lago non c’è mai stato da che memoria insegna, nella terra, in questa terra di Puglia, in questo lembo increspato dalla roccia affiorante che ha dato all’autore i natali. Noci, posta sulla Murgia dei Trulli. E’ la terra in cui l’acqua si muove in maniera sotterranea, appare improvvisa, si nasconde per esserci. Così come non c’è il lago tra queste pagine, non c’è nemmeno la Maria dell’epigrafe cui è dedicata l’intera raccolta poetica edita LietoColle dal titolo ”Dove c’era il lago”. L’autore, Antonio Natile poeta trentenne, visionario, porta con se’, si fa carico di una memoria collettiva che è non sua, non soltanto sua, ma in quanto collettiva è anche la sua, ne è egli stesso tassello musivo e irregolare, così come irregolare ma dinamico è il percorso ora tra la poesia in purezza, ora tra la narrazione che apre finestre oltre la coerenza della poesia, neo icona di pietra, nel nome di quell’oralità tanto cara all’infanzia e alle generazioni che sono state e non solo. Ulteriore segno, fortissimo segno ancora, non a caso, è l’uso del dialetto che amplifica i contorni di quest’altare espressionista, dialetto vivo e strutturale che interviene là dove la lingua italiana non bastando a se stessa ha bisogno delle punte e delle asprezze sonore di consonanti che hanno la forma e la trama non dissimile dalla roccia. E’ un testo questo che tende alla nozione collettiva del mondo, e lo fa con costante passione: ”l’io” diventa ”noi” e racchiude un’altra verità che ha connotazioni politiche. Maria Grazia Calandronenella prefazione ai versi lo sottolinea felicemente annotando un’importante differenza : “ (…) Non stiamo parlando di poesia civile, stiamo parlando di un modo civile di fare poesia, perché comunque resta la sovversione, la radice esposta, il rovesciamento che sono congeniti alla funzione-poesia e che formano squarci di dubbio nelle apparenze, pure quando esse vengono consolidate con parole come intonaco e calce e cemento.”

Sabato 8 ottobre nel cuore del centro storico di Bitonto, presso le Officine Culturali (site in Largo Gramsci 7 )Antonio Natile vi aspetta con le sue poesie. Sarà introdotto da Irene Ester Leo e Michele Pettinato. L’iniziativa, promossa dalla Libreria del Teatro di Bitonto, avrà inizio alle ore 19.00.

Racconti inediti di Kurt Vonnegut, prossimamente da Isbn Edizioni

In un post del 26 aprile 2009 scrissi della negli Stati Uniti pubblicazione di una raccolta di racconti inediti scritti dal grande Kurt Vonnegut. Se volete leggere quel post è qui. Qualche minuto fa ho appreso che alla fine del mese prossimo, quindi a distanza di due anni, Isbn Edizioni pubblicherà un volume di racconti inediti di Kurt Vonnegut.

Nel volume ci saranno tutti i racconti di “Look at the Birdie”? Il volume si intitolerà “Baci da 100 dollari” e sarà tradotto dal bravo Francesco Pacifico, del quale in questi giorni sto leggendo la traduzione de “La fine degli ebrei” di Adam Mansbach? Chi vivrà vedrà, e soprattutto, leggerà.

Milano, 30 settembre, Libreria Popolare: Fusco, Giovenale, Schiavone

A Milano, venerdì 30 settembre, alle ore 21:00

presso la Libreria Popolare

(via Tadino 18)

Biagio Cepollaro e Paolo Giovannetti presentano

Florinda Fusco, thérèse
(ed. Polimata, 2011, collana Ex[t]ratione, 07)
postfazione di Nanni Balestrini
http://www.polimata.it/dettaglio_031.php

Marco Giovenale, Quasi tutti
(ed. Polimata, 2010, collana Ex[t]ratione, 06)
postfazione di Paolo Zublena
http://www.polimata.it/dettaglio_079.php

Ivan Schiavone, Strutture [2004-2006]

(ed. Oèdipus, 2010, collana Intrecci)
postfazione di Cecilia Bello Minciacchi
http://absolutepoetry.org/IVAN-SCHIAVONE-STRUTTURE-2004-2006

coordina

Alessandro Broggi

saranno presenti gli autori

Florinda Fusco ha pubblicato poesie e saggi in diverse riviste, e ha curato per Empiria l’edizione critica di Tutti i poteri di Edoardo Cacciatore. Il suo primo testo poetico è linee (Zona, 2001). Il secondo, il libro delle madonne scure, ha vinto il Premio Delfini 2003. Per Oèdipus è uscito nel 2009 tre opere (con prefaz. di M. Ganeri), che raccoglie quei primi due testi e La Signora con l’ermellino.

Marco Giovenale ha pubblicato vari libri in poesia (tra cui Criterio dei vetri, per Oèdipus, nel 2007; e Shelter, Donzelli 2010) e in prosa (tra cui Numeri primi, per Arcipelago, 2006). Una sua biobibligrafia è alla pagina http://slowforward.wordpress.com/bio/

Ivan

Schiavone (Roma 1983) ha pubblicato il volume Enuegz (Onyx 2010). Dirige la collana di materiali verbali “Ex[t]ratione” per le Edizioni Polìmata.

*

la lettura su facebook:
https://www.facebook.com/event.php?eid=216783998381888

slowforward:
http://slowforward.wordpress.com/2011/09/18/milano-30-settembre/

* * *

Libreria Popolare
via Tadino 18
20124 Milano

tel. 02-29513268

email: libreriapopolare [at] yahoo [dot] it

su facebook:
https://www.facebook.com/people/Libreria-Popolare-Via-Tadino/100001271416207

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