Luglio 18, 2008

in te dormiva…

4.

in te dormiva come un fibroma asciutto, come una magra tenia, un sogno;
ora pesta la ghiaia, ora scuote la propria ombra; ora stride,
deglutisce, orina, avendo atteso da sempre il gusto
della camomilla, la temperatura della lepre, il rumore della grandine,
la forma del tetto, il colore della paglia:
senza rimedio il tempo
si è rivolto verso i suoi giorni; la terra offre immagini confuse;
saprà riconoscere la capra, il contadino, il cannone?
non queste forbici veramente sperava, non questa pera,
quando tremava in quel tuo sacco di membrane opache.

Edoardo Sanguineti,
da Erotopaegnia, XVII poesie, 1956-1959

Luglio 12, 2008

Due stronzi da marciapiede.

Se questo in questo breve racconto scrivessi di persone dovrei guardarmi bene da ciò che scrivo. Ciò non è dato, perché in questo racconto l’oggetto non sono le persone, bensì le deiezioni, due in particolare, che sostano da oramai troppo tempo sul marciapiede antistante l’ingresso della casa dove abito. Gli stronzi in questione ‘abitano’ lì, se così si può dire, da circa un mese. All’inizio credevo di essere malato, mi spiego. Quando ogni mattina uscivo di casa per recarmi a lavoro, verso le nove meno un quarto, prima di svoltare l’angolo e imboccare Via del Mare angolo Via Leopardi, mi scontravo in questi due oggetti, lasciati lì credo da qualche cane. Difficile dire se il cane in questione fosse o no accompagnato da qualche padrone. In tal caso le deiezioni si sarebbero moltiplicate, giungendo al numero di tre. Credevo di essere malato perché anziché tirare dritto e non pensarci al quinto giorno di permanenza da parte delle due deiezioni ho cominciato a notarli, ogni mattina. Ricordo che era il quinto giorno perché la settimana, dal lunedì, era arrivata al sabato. Il fatto è che certe cose ti fanno pensare, c’è qualcosa in me, una specie di convinzione metodologica, che mi fa credere nel particolare da cui si può desumere l’universale molto più e semplicemente che a ritroso, percorrendo la via inversa che dall’universalità della legge conduce al singolo delitto. Ebbene, quei due stronzi dopo una decina di giorni sono diventati miei amici. Ogni mattina passo davanti a entrambi, sempre accertandomi della loro presenza, traendone rassicurazione. Non solo, da buon osservatore ho imparato ad apprezzare il loro cambiamento. A prescindere infatti da differenze fisiologiche dovute a ciò che abbiamo mangiato oppure a ciò che frulla nel nostro intestino, tutti sappiamo che negli stronzi è impastata un bel po’ di fibra. Ebbene, dopo un po’ di tempo i due stronzi che abitano sul marciapiede del mio condominio hanno cominciato a sfibrarsi. Deve essere stata colpa del caldo. Uno dei due in particolare ha assunto la forma di una rana pescatrice. Ottima se cucinata nelle zuppe di pesce. Temo che un po’ di colpa possa essere imputata al continuo passaggio di scooter e moto sul marciapiede, ne sono arciconvinto. Una volta ad esempio mi è capitato di uscire aprendo il portone di casa vedendomi sfrecciare davanti una centaura, andava almeno a sessanta chilometri orari. Sul marciapiede. Se solo non mi fossi fermato sulla soglia per allacciarmi le scarpe al di qua del portone a quest’ora sarei potuto essere tuttuno con quei due stronzi, spalmato anche io sul marciapiede. La cosa che mi affascina nella sfibratura meccanica degli stronzi da marciapiede sta nel fatto che la loro consistenza si è rivelata così vincente da farli resistere davvero a lungo. Molto di più di certo asfalto che viene utilizzato per ricoprire le buche. Mi chiedo come possa accadere ciò, come è possibile che a Lecce una strada così trafficata - probabilmente una delle più trafficate della città - possa rimanere così, senza un cane - pardon, senza un uomo - che la pulisca, per così tante settimane? Non ne capisco molto in merito, non so chi si occupa della pulizia delle strade. So per esperienza che gli addetti alla pulizia dei marciapiedi, dalle parti di casa mia, hanno la puzza sotto il naso, basta che vi racconti qualche aneddoto. Un giorno nell’inverno scorso, nello stesso punto dove oggi giacciono i due stronzi summenzionati, c’era una siringa da eroina. Svoltato l’angolo, percorsi nemmeno dieci metri, ce n’era un’altra. Ciliegina sulla torta, svoltando a destra in direzione del supermercato ecco una terza siringa. Si ripresenta la stessa questione narratologica, è opportuno scrivere di queste cose, quand’anche non fosse la nausea a farti scrivere quanto piuttosto l’incazzatura dovuta all’essersi accorti che da una parte c’è chi si riempie la bocca sull’efficenza di un servizio carente, la pulizia della città, e dall’altra ci si debba accorgere che regna l’anarchia? Le tre siringhe in questione ancora oggi detengono il record della categoria “Oggetto Abbandonato in Via Balduini Che Ci è Rimasto per Più Tempo”, con il tempo di un mese. I due stronzi che stanno all’angolo con Via del Mare, tra due giorni (martedì per essere esatti) eguaglieranno le tre siringhe. Ciò che potrà accadere dopo martedì è previsione al cento per cento: riusciranno gli stronzi a battere le siringhe? Si potrà chiedere un transennamento dell’area per fare in modo che la gente possa constatare di persona il record. Un altro aneddoto che certifica l’abulia cronica degli addetti alla nettezza urbana dei marciapiedi nella città di Lecce è questo. C’è una vecchietta che abita nei paraggi del mio palazzo, con molta probabilità abita da sola, non sono cazzi miei, mi dissocio. Ebbene, questa vecchia ogni mattina usciva in strada con una busta vuota, raccattava l’immondizia da terra, riempiva la busta e la gettava nel cestino dell’immondizia, anziché nel bidone. In parole povere la vecchina svolgeva lo stesso servizio della nettezza urbana con l’unico errore, plausibile data la sua età unita alla lontananza dai bidoni, che non gettava la busta nel bidone giusto per via della lontananza dello stesso. Quelli della nettezza urbana, dato che arrivavano tardi, non prima delle undici, trovavano ogni giorno la grossa busta ripiena di immondizia incastrata nel piccolo cestino. Cosa hanno fatto? Hanno tolto il cestino, ovvero lo hanno schiodato da terra, sbullonato, scardinato, divelto, eliminato. Punto. Quando frequentavo le scuole elementari mi hanno riempito la testa di filastrocche, la maggior parte di Gianni Rodari, dove si raccontava che tutti i mestieri sono dignitosi. Da qualche parte devo avere letto che perfino Martin Luther King sosteneva che l’ultimo degli spazzini aveva la dignità del primo degli uomini, perché svolgeva un lavoro dignitoso. La verità è differente. La verità è che di spazzare le strade non frega un cazzo a nessuno e se non fosse che quello del netturbino è uno dei pochi posti di lavoro che offre ancora il comune allora nessuno lo farebbe, lo testimonia il fatto che ci sono giorni in cui i camion della nettezza urbana fanno il giro alle due del pomeriggio anziché alle due di notte. L’orario pomeridiano, a Lecce, garantisce un’invisibilità e una quiete che le notti della movida non concedono. Altrimenti non si spiegherebbe il perché, dato a quell’ora il tasso di umidità dell’aria sfiora il novanta percento e, per giunta, ci sono quaranta gradi all’ombra.

Luglio 7, 2008

Allacciate le cinture di sicurezza. (1)

La Provincia di Lecce, Assessorato ai Trasporti, ha dato il via a una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale. Sul sito www.sceglilastradagiusta.info è possibile vedere i due spot realizzati per questa campagna. Dal punto di vista teorico nulla di eccepibile, il problema della sicurezza stradale è in cima alle priorità e così deve essere, incrementando l’attenzione con l’arrivo dell’estate e con il moltiplicarsi di veicoli sull’asfalto. Ma non si poteva, mi chiedo, ragionare meglio gli spot, dato che oltre che sul Tubo vanno in onda ogni giorno su Telerama? Partiamo dallo spot sulla velocità, durata 55 secondi. Si vede un bambino al volante di un auto, la stessa auto sfreccia nelle strade della provincia rischiando di investire i passanti. La colonna sonora di questo incubo da un minuto è niente meno che la cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner. La prima cosa che pensa uno spettatore (spero di non essere l’unico stupido) è che questo video voglia comunicare un’idea di controllo su chi guida, tanto è vero che lo slogan finale è “qualcuno ti osserva, rispetta i limiti di velocità”. Il fatto è che il modo scelto è, a mio parere è ovvio, erroneo. Tanto per cominciare quando il padre del bambino arriva, non è stato utilizzato nessun mezzo narrativo né tecnico né filmico per mostrare allo spettatore che quella del bambino era una fantasia, e che quindi quella guida spericolata non era reale. Per non parlare del fatto che quando il padre accende l’auto e parte si sente una sgommata degna di Felipe Massa. Un incoraggiamento alla velocità della durata di cinquantacinque secondi, questa sembra essere l’impressione di chi guarda. L’altro spot è triste. Alcuni ragazzi sono seduti ad un pub, bevono birra. Tutti tranne uno che indossa il braccialetto giallo di chi non beve perché guida. All’uscita la loro auto (così intuiamo) viene coinvolta in un incidente con un’altra auto dove alla guida c’è una persona che non se ne frega molto di non bere e insieme al suo amico ha alzato abbastanza il gomito. Nella scena successiva i ragazzi si incontrano allo stesso pub ma al posto del loro amico c’è una rosa. Questo è anche peggio perché nell’incidente muore quello che guidava. Chi di voi visita il sito può anche votare i video e scegliere quello preferito. Il successo di questa campagna di sensibilizzazione, oltre che per la bravura degli sceneggiatori e per gli inediti linguaggi sperimentati (sigh!) è dato anche dal gradimento, fino ad oggi hanno votato 26 persone, 10 preferiscono lo spot sull’alcool e 8 quello sulla velocità, al totale ne mancano 8. Il messaggio che filtra sembra essere NON CORRETE PERCHÉ L’AUTOVELOX VI SCATTA LA FOTO e GUIDARE SENZA BERE SAREBBE UTILE SE LO FACESSERO ANCHE GLI ALTRI.  Che dire, arrivederci al prossimo spot, magari ricordatevi di Allacciare le cinture di sicurezza e di Non superare i limiti di velocità, cosa che entrambi gli spot girati, forse perché brevi, non menzionano.  (continua…)

Luglio 5, 2008

P come Poesia (2) - aggiornamento

sempre a proposito di “Sempre nuova è l’alba” (vedi il post precedente), aggiungo i link al blog ufficiale della manifestazione, per chi fosse interessato: http://semprenuovaelalba.splinder.com/ lì trovate anche l’indirizzo email (oltre che nel commento di Antonio Natile al post precedente). Mentre per quanto riguarda la poesia vi segnalo questa video poesia di Luigi Milani, visionabile sul Tubo, a cura di Scheletri.com.

Luglio 5, 2008

P come Poesia

“Sempre nuova è l’alba”
(libera notte di poesia)
direttore artistico
Antonio Natile

Venerdì 1 Agosto
Noci - Scalinata della Stazione
dalle ore 21.00

Sono lieto di pubblicizzare dalle pagine del mio blog questa iniziativa curata da Antonio Natile, che con energia infaticabile promuove la poesia. Ogni anno a questa ‘libera notte di poesia’ hanno preso parte alcuni dei poeti più interessanti, non soltanto pugliesi, non soltanto già affermati, anche perché si da ampio spazio agli esordienti e alle sperimentazioni. Un’occasione da non perdere soprattutto per chi desidera leggere i propri versi, senza alcuna preclusione di sorta, in quel di Noci. La platea, ve lo assicuro, è calorosa. Tanto è che la differenza tra il pubblico di Noci e quello delle platee che spesso affollano i reading è presto detta: lì il pubblico è interessato, accorato, partecipe e molto spesso interveniente, anche perché non è composto dai soli ‘addetti ai lavori’. Per farla breve Natile (con l’aiuto di valenti collaboratori e di un’associazione) riesce in quel di Noci, a far vivere il corpo della poesia.

Giugno 24, 2008

Salento e Poesia

Vittore Fiore
Salento

E qui, se mai verrai, l’estate
quietamente si sfanno gli obelischi
e cattedrali come sortilegi
consumano in esilii avventurosi.
Prossimi alle scogliere noi
parleremo del Sud, dell’Europa,
dell’uggia e del campo di tabacco
che avanza in bilico tra noi e il mondo.

il Salento in poesia. Ieri e oggi.

(in foto, il menhir di Carpignano)

Giugno 18, 2008

Un topolino mio padre comprò

Mercato rionale. Senza parole.
Tra i banchi affollati vago
In cerca della Grande Occasione.

Giugno 17, 2008

Sergente, addio.

Quando ero piccolo e abitavo a Novara, sulle pagine del mio sussidiario c’erano le letture di narrativa e le poesie. Insieme a quelle i professori ci davano da leggere i libri e ci suggerivano, i romanzi da leggere. Gli autori che lessi di più da piccolo, tra le elementari e le medie, erano Piero Chiara, Italo Calvino, Mario Rigoni Stern, Primo Levi, Giulio Bedeschi (”Centomila gavette di ghiaccio” sulla ritirata in Russia). Letture che non si dimenticano. Perfino la maestra di musica ci faceva intonare “Bella ciao” con il flauto dolce in plastica. Cazzo, il Sindaco di Alghero al 25 aprile scorso aveva vietato alla banda cittadina di suonare quella canzone. Altre geografie, altre latitudini, solo venti anni e la carta stampata della memoria può tramutarsi in carta igienica. Il sergente nella neve è ancora lì, ci osserva in silenzio. Da oggi per sempre.

Giugno 17, 2008

Post coitum omne animal triste est

“Post coitum omne animal triste est”. Tradotto vuol dire pressappoco questo, che ogni animale, appena terminato l’atto riproduttivo è triste. L’animale in questione è l’uomo, l’animale razionale, ovvero l’animale che rende in termini di razionalità ogni suo vissuto. Secondo questo antico precetto l’uomo dopo aver fatto l’amore è preso da un magone terribile, invidia già se stesso nel momento appena trascorso, vorrebbe che il piacere fosse eterno. Tutte le cose belle, soprattutto quando raggiungono un culmine, sono destinate a riverberare nei ricordi con una punta d’amarezza. Un po’ quello che è accaduto, per quanto mi riguarda, per la mia esperienza con il quotidiano “il Paese nuovo”, con il quale ho cominciato a collaborare dall’inizio di marzo. Ahimè, l’esperienza è momentaneamente conclusa e sospesa per il fatto che sono momentaneamente (?) sospese e concluse le pubblicazioni di detto quotidiano. Chi sia interessato può leggerne qui un resoconto scritto da Mauro Marino, che ci ha condotto in questa avventura. Io a dire il vero avevo rintracciato qualche ferma e decisa avvisaglia anche qui, su un altro blog altrettanto amico, quello di Daniele Greco. Chiunque può cercare di intendere, dalla lettura di entrambi gli interventi, motivazioni che possono essere o non essere, mi astraggo. Per quanto mi riguarda l’esperienza con “il Paese nuovo” è stata qualcosa di eccezionale. Riferisco episodi ‘a braccio’. L’amico che mi incontra per dirmi che segue il mio romanzo a episodi - appena mi organizzo vi faccio sapere anche di questo, le 10 puntate sono già belle che scritte, non vi preoccupate. Gli amici che mi chiedono i pdf delle puntate via email perché sono extrasalentini. L’amico che mi incontra per dirmi che 6.000/20.000 battute di articolo sono un po’ troppe, ma come dirgli che all’indomani della vittoria di Berlusconi non potevo non scrivere “Il ritorno del Caimano“?. L’amico che mi incontra per dirmi che dovrei considerare un po’ di autoediting. Per tutti loro c’è il mio blog, dove al momento posterò recensioni e interventi come sempre. Insomma, lancia in resta si va avanti, comunque, perché in quelle pagine è accaduto qualcosa di realmente CULTURALE. Animati come siamo dalla passione per la scrittura e per la diffusione della cultura, senza pensare sempre e soltanto al proprio asshole. Ebbene, il quotidiano non esce da tre giorni. Quindi, che fare? In Salento non ci si stupisce, in Salento funziona tutto così. In Salento si lavora gratis perché un giorno si avrà qualcosa. In Salento si lavora gratis nelle case editrici, si lavora gratis nei giornali, si lavora in nero dovunque, nei bar, nei pub, come notava l’amico Massimo Ferrari proprio su “il Paese nuovo”, si lavora in nero negli stabilimenti balneari. Ma come accettare di perdere un luogo dove si poteva dare spazio al non luogo, un vero e proprio luogo d’allerta, per usare un’espressione cara a Mauro e Piero? Allora non vi lamentate se siamo precari - soprattutto voi, imprenditori che avete perso alle ultime elezioni - perché ci sono quelli coi soldi che non investono e non vogliono investire, da sempre così, ci abbiamo fatto il callo. L’altra sera ero a cena con uno dei poeti più bravi della mia generazione, ebbene, mi sono lasciato andare in una battuta, “…sono così precario che se vai sulla treccani digitale alla voce call-center trovi me” (in compagnia di Accardo, Bajani, Dezio, Falco, Nove, Desiati e altri), purtroppo non è una battuta; non sapevo che dopo qualche ora mi sarei trovato nell’impossibilità di continuare a co-andare in questa avventura. Mauro, Elisa, Vito, Irene, Beppe, e tutti voi, è stato un bel coito, un bel co-andare, spero che si ripeta come già è stato in altri luoghi e in altri modi; è stato davvero un bel coito, e io alla fine mi sento già un po’ triste. [...continua?]

Giugno 16, 2008

Ulysses, by James Joyce