About that New Thing


Notte di un giorno che si approssima al Natale. Macchine in strada per fare compere all’impazzata, suoni di clacson, trombe. New Thing è nelle librerie da mesi. Divorare libri e pensarci continuamente, ritornare alla struttura dell’opera, pensare di scriverci sopra qualcosa che somigli ad una recensione, un’impresa (se così posso chiamarla) che posso affrontare a distanza non più ravvicinata dall’uscita del libro di Wu Ming 1, in una notte che mi vede in casa, sul letto, quasi sul punto di prendere sonno. In televisione stanno dando Android, un film con Klaus Kinski, di certo non uno dei film che preferisco, ma preferisco dei film in particolare?

Il film comincia con l’inquadratura di un foglio da disegno, un progetto o forse l’architettura di un’astronave, no, si tratta di un progetto, il progetto “Cassandra”, lo scienziato è nei paraggi della soluzione, siamo nel 2036, il picchiettare senza sosta delle dita sul tavolo ricorda quello delle dita sulle corde di un contrabbasso. In quell’anno (2036) i personaggi di New Thing non esistono più, forse. Osservando l’inizio di questo film, tassello della carriera superbamente senza coordinazione di Klaus Kinski mi accorgo che a volte apprezzo meglio i libri che leggo, quando li paragono a quelli che non mi piacciono, non è il caso. Klaus, e mi viene in mente KK, e poi KKK, un film che mi fecero vedere ad un’assemblea di istituto, Mississipi Burning. Ma perché mi vengono in mente dei film? Questo romanzo, ad un film, ci somiglia. Se allora avessi veduto la versione in lingua del film in questione avrei sentito pronunciare più volte la parola “nigger”. Da bambino “negro” non si diceva, mia madre mi aveva detto così. Non ne avevo mai visti, soltanto in televisione, oppure d’estate al mare, ma anche quando li incontravo sotto la pineta per me erano quelli da cui compravo orologi con le suonerie, che poi puntualmente scassavo, oggi non porto più l’orologio.
Nei “titoli di coda”, sezione che compare sempre nei romanzi di Wu Ming, c’è un appunto a riguardo. Si pensa che i titoli di coda non abbiano importanza, che siano giusto una forma di saluto, invece leggendoli si capiscono le ragioni che hanno portato ad affrontare un tema seguendo la direzione che ci siamo voluti dare. Per parlare di un nero oggi si dice “una persona di colore”, però mi accorgo che quando mio padre che è in pensione dice questa parola non lo fa con cattiveria, perché nella sua mente non ancora in pensione il politically correct non ha fatto in tempo ad attecchire. Quindi se voglio sentirla pronunciare da qualcuno come se fosse “nigger”, devo necessariamente fare fede a mio padre. Ciò mi fa trarre una conclusione da New Thing, ovvero che si tratta di un romanzo in cui l’impianto da documentario si esplica con mezzi che trascendono l’utilizzo che se ne fa normalmente, e che la scrittura di quest’opera racchiude una sfida, cerca di fare i conti con un pensiero che è anche un pensiero sulla lingua. Scrivere significa produrre narrazione e far fare un passo avanti alla sperimentazione e all’utilizzo dei vocaboli, o un passo indietro, come nel caso della traduzione di “nigger”. Mi viene in mente un articolo sull’utilizzo della locuzione “valore simbolico”. C’è bisogno di fare chiarezza sulle parole, c’è bisogno di narrazioni come il romanzo di cui sto scrivendo, opere che mettano in discussione gli epicentri della narrazione. Si può scrivere sperimentando un linguaggio che parli di diversità senza il rischio di non narrare scorrevolmente e tenendo la tensione a mille. La presenza della tensione è un merito dei romanzi e dei “momenti” della scrittura di Wu Ming, che rintraccio anche negli articoli, nei racconti, nei saggi che questo gruppo di narratori mette in condivisione. Quanto più ci avviciniamo alla fine della lettura, quanto più i nodi vengono al pettine, ci accorgiamo della presenza di una persona che è dietro all’esecuzione degli omicidi, senza averne la memoria. La “cosa” del tempo futuro fa posto alla “cosa” del tempo passato, il tempo presente languisce sotto i colpi di una pistola, entrando nell’oblio e appoggiandosi come polvere sui mobili. La musica e l’arte diventano ragioni di riscatto sociale possibile, dopo la battaglia questa lotta si sposta altrove.
Forse perché questa notte non riesco a prendere sonno, si avvicina la fine del 2004, sono a letto e non riesco a crollare, cambio canale, RaiTre, repertorio, un’orchestra sta suonando, Cappella degli Scrovegni, Padova, sotto il mio appartamento comincio a sentire un rumore, sembra quasi di ascoltare un tamburo percosso da una bacchetta, è colpa del muro che attutisce i rumori, il ritmo aumenta sempre di più, oggi non dormirò, scrivo, è meglio così, il regista del concerto è niente di meno che Olmi, si sprecano le inquadrature, il direttore d’orchestra, particolari di strumenti, le dita sulla tastiera del pianoforte, immagini che si spezzettano per ricomporsi sugli affreschi, lo stridere di un flauto che fa il controcanto ad un’immagine piuttosto che ad un viso, non c’era movimento che non provenisse dalle pitture di Giotto che affollano l’edificio; il dinamismo è quello delle due dimensioni che diventano tre grazie al colore blu, lo spazio e lo spessore erompono dal suono della musica, come accade in New Thing, dove le parti del romanzo sono costruite per frammenti, scene, sezioni, percorsi che evolvono in parallelo e poi si ricongiungono attraversando più tempi. Le scene sono lì, l’edificio nel quale si trovano queste pitture è un pretesto perché si esprima la maturità di Giotto. Allo stesso modo in cui anche New York è un pretesto. La pittura di Giotto era la narrazione di allora, parte che si connettava ad un discorso sull’architettura e l’edificio che la conteneva.
La narrazione di oggi riuscirà a rendere l’unità dal frammento, dalla testimonianza su nastro, dai ricordi di musicisti che adesso hanno qualche anno in più? Secondo me sì. Entrando in New Thing ci accorgiamo subito di come Wu Ming 1 disponga frammento per frammento una vicenda che altrimenti sarebbe senza soluzione, con un linguaggio cui questo romanzo fa da stele di Rosetta nell’interpretazione delle vicende di Sonia Langmut, e, insieme a lei, dei personaggi.
La cosa che mi ho in mente di più, alla fine della lettura del libro, è lo swing. Mesi fa lessi un articolo sulle “Pantere Nere”, andai a visitare il sito (dove si parlava, ad esempio, della forma di assistenza sviluppata tra gli abitanti del quartiere), ci arrivai tramite link da wumingfoundation, materiali di lavorazione, bibliografia in corso d’opera, dopo il romanzo, resta, il melodiare di Coltrane, il rap nella sala di un barbiere, un suono, un riverbero, un sapore, questo romanzo non appartiene ad un genere. La batteria comincia subito a suonare, dall’inizio, in realtà lo strumento che suona è la voce, sottoforma di canto. Una chiave di lettura per il romanzo potrebbe essere: lo scontro del passato con il presente. Nella categoria del passato possiamo infilarci senza sbagliare: la musica e la comunicazione. La sregolatezza che espande i limiti, (e mi viene in mente A Love Supreme), ed il sassofono portato all’estremo delle potenzialità e degli hertz, mi viene in mente il registratore di Sonia Langmut, la polizia che ha dei dubbi sul da farsi per risolvere i casi di uccisione che si presentano nel corso della narrazione, i testimoni parlano ma non vengono ascoltati e nel frattempo c’è questa ragazzina che raccoglie “testimonianze” da una fetta di mondo che sta cambiando.
Il rumore sotto la camera da letto dove vorrei dormire intanto aumenta di ritmo, adesso mi sembra di ascoltare una grancassa, qualcuno ha deciso di festeggiare l’approssimarsi del natale, nella notte, facendo l’amore. Non me ne sarei mai accorto se non avessi spento il televisore e non fossi rimasto a leggere. In New Thing accade qualcosa che mi ricorda la situazione di stasera, soltanto che nella scena nel romanzo l’uomo dei fantasmi è alle prese con il frastuono di un aspirapolvere che come risultato darà pulizia, mentre qui sotto al limite come risultato otterranno la produzione di secrezioni bianchicce, qualcosa che somiglierà per aspetto allo zibetto, meno profumato del muscone e avvolto da un odore che ricorderà il lattice.
Hanno finito. Forse no. Forse stanno continuando a fare l’amore però adesso i movimenti dei corpi qui sotto imitano il mantice che si utilizza per ravvivare il fuoco, gli scricchiolii del letto prima ricordavano lo stridere di un violino mentre adesso siamo tornati alla norma, posso alzare il volume del televisore, fine di Ermanno Olmi, inizio di Alberto Sordi, “gorilla k2 della international security ai comandi prego”…, stasera proprio no, suona il gong, ora posso dormire.

pubblicato su Carmilla

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