Allunaggio di un immigrato innamorato – Mihai Mircea Butcovan

Un esercizio che il lettore (e soprattutto l’aspirante scrittore) dovrebbe essere in grado di condurre a piacimento senza il timore di fare la figura dell’acrobata che cammina sospeso ad un palmo da terra dovrebbe essere l’esercizio più ovvio, quello di mettersi nei panni di qualcun altro, cambiare identità, vedere la realtà con occhi differenti, riuscire ad osservare ciò che è consueto e cade sotto i nostri occhi, come se d’improvviso si rivelasse inconsueto; una pratica che richiede esercizio per l’appunto, ed esige la fuga da quelle che non sono abitudini di lettura, quanto piuttosto preferenze e punti di vista abusati. Prendiamo ad esempio Milano, la città fulcro, simbolo dell’economia, così come attecchisce nell’immaginario del lettore. Per fare un esempio di quanto la nostra terra sia stata nel decennio scorso il punto di passaggio degli immigrati, basti pensare che questo transito era labile a tal punto che per incontrare i nuovi immigrati bisognava spingersi al nord. Vedere oggi l’Italia e Milano con gli occhi di Mihai, immigrato rumeno, ci fa cogliere uno sguardo inedito, di cui non possiamo che avere bisogno, per meglio comprendere i paradossi e alcune nostre contraddizioni. Fatta questa premessa, ecco ottenuto il permesso per addentrarci nel racconto spassoso, disilluso e ironico della storia d’amore tra l’”immigrato innamorato” del titolo e una giovane ragazza milanese, padana come ripete il protagonista. Mihai Mircea Butcovan è in realtà un rumeno italianizzato, giunto in Italia all’età di ventidue anni. Non c’è punto migliore per descrivere l’ambientazione nella lingua da parte di Butcovan dei brani rap presenti nel contest di una delle scene che si approssimano alla fine del romanzo, l’autore è infatti anche un bravo poeta nella nostra lingua. La scrittura si assesta da subito su un tono ironico, ai margini del sarcasmo, si presenta come ottimo documento per copgliere quell’immagine di “Padanìa” che negli anni novanta sembrava quasi aver fornito supporti teorici alle ansie e irrazionali paure di una parte di popolazione che vedeva nell’immigrazione un pericolo, anziché una risorsa, presupposti che lasciavano il tempo che trovavano. L’”Allunaggio di un immigrato innamorato” a scanso di equivoci, pur nella descrizione delle situazioni e dei paradossi è una storia spassosa, fin dall’inizio Mihai, appena allunato, è compiacente di fronte a questo nuovo inesplorato satellite. Mihai frequenta il Moon, l’unico locale dove si è sentito subito a casa sua, forse perché nessuno gli ha fatto la radiografia appena entrato, è lì che lavora Daisy, la ragazza della quale si innamorerà. Il romanzo contiene gli stralci di una piccola storia d’amore e allo stesso tempo il seme del suo fallimento. Sono molteplici le contraddizioni, non solo italiane, che vengono evidenziate, ci sono gli immigrati che vogliono esprimere un’immagine di avvenuta realizzazione e successo, lo fanno nel modo più semplice, cioè quello di esteriorizzare. Mihai e Daisy preferiscono parlare d’altro, l’interesse di lei nei suoi confronti però è superficiale, si preoccupa della figura che potrà fare la prima volta che lo porterà a pranzo in casa sua
In sintesi: cena padana nella Grande Famiglia Padana, madre padana, padre padano, figlia padana, figlio maggiore padano, figlio minore padano, zio padano, zia padana e nipote padano, nonno padano e nonna padana. “Papà padano, esco con la mia fidanzata padana, mi dai le chiavi padane della macchina padana e la mancia padana?”
C’è la passione per la musica e la scrittura, Mihai parla di un altro Mircea, Eliade, e poi di Eugene Ionesco di cui il brano citato altri non è se non un rifacimento calato nell’assurdo contemporaneo, reale, e quindi ancora più sfacciatamente assurdo. Sarà proprio la sottile di questo effetto straniato/stralunato a rendere la cifra costante di questo romanzo, la cui postfazione è affidata a Mia Lecomte, che è anche curatrice di Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano (Firenze, 2006).

“Allunaggio di un immigrato innamorato” di Mihai Mircea Butcovan
Lune Nuove 121, pp. 109, €10,00

anche su booksblog.it


letto già

  • 94,653 volte

da leggere

More about Infinite Jest

Infinite Jest di David Foster Wallace

twitter-oblò

  • sole24, twitteratura: svegliateviii!!! 15 hours ago
  • un'idea oltre 18 hours ago
  • vorrebbe abolire l'impiegato di banca fradicio di sudore con i capelli lunghi grigi unti che non riesce a lavorare tre minuti di fila 18 hours ago
  • San Martino: nel Salento e provincia è festa nazionale 3 days ago
  • Sono in accordo con Albert Einstein quando dice che Dio non è un Dadaista. 1 week ago
  • Come elaborare una forma contemporanea che non adori la contemporaneità? 1 week ago
  • mi correggo: in bilico... 1 week ago

Categorie

#in giro#





"Pagano cortocircuita storia letteraria e invenzione letteraria e il risultato è originale."
Patrizia Danzè su Stilos (1 maggio 2007, Anno IX, Numero 9)

"Re Kappa è un Candido minore, ironico e leggero, all’avventura nel «migliore dei mondi possibili», quello della cultura, un mondo tanto bello che non di rado fa quasi schifo."
Michele Trecca su "La Gazzetta del Mezzogiorno" (13 maggio 2007)

"Vi è qualcosa di stralunato, nella sintassi aggrovigliata e furiosa di Pagano; qualcosa di brutale - di poco letterario - ma è come se Re Kappa rappresentasse una sorta di agnizione delle «buone maniere» letterarie, per rifondare tutto a partire dallo stomaco, dalle «viscere», dagli umori (non c’è terra, in fondo, più umorale e incendiaria del Salento)"
Andrea Di Consoli su "l'Unità" del 6 agosto 2007

"Pagano vuole rappresentare quell’incrocio casuale di destini oppure quel verificarsi di congiunture che a volte annodano un’esistenza - o una rete di esistenze - ad uno scartafaccio, quella sorta di magia che dal nulla crea una straordinaria testimonianza del proprio essere ed esistere con le figure e gli intrecci di un universo fatto di parole."
Antonio Errico su "Nuovo Quotidiano di Puglia" del 25 Luglio 2007

"C’è scrittura in Pagano, così come atmosfera, e il tutto è reso in un linguaggio contemporaneo, ma in uno stile che guarda al post moderno, con inserti strumentali mutuati dal passato. Sta nascendo uno scrittore a 360 gradi"
Antonella Casilli su "Teatro Naturale" (maggio 2007)

"a sfogliare le pagine del lavoro di Pagano, ci si sente come scossi da una scarica elettrica, come se sorgesse repentino un imperativo categorico che spinge a dedicarsi alla parola"
Stefano Donno su "Coolclub.it" (maggio 2007)

"Luciano Pagano ha dimostrato di non aver paura di sperimentare e di saper dar vita a un teatrino di personaggi memorabili: il tutto è condito con ironia, il che non guasta mai."
Elena De Fazio su Studio83

"Re Kappa infatti è un libro che richiede - di più, reclama - la partecipazione del lettore"
Luigi Milani su False Percezioni

"Pagano ci consegna un breve romanzo lineare, compiuto e coinvolgente"
Rossano Astremo su Booksblog.it

leggi qui tutte le altre recensioni e i commenti
dall'uscita a oggi

acquista "Re Kappa" su IBS

 

Giugno: 2006
L M M G V S D
« Ago   Lug »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930