“La ballata dell’uomo morto” di Mario Riviello


Mario Riviello è nato nel 1962, e con “La ballata dell’uomo morto” è alla sua seconda prova narrativa, un noir atipico incentrato sull’idea molto accattivante che la realtà non è mai quella che sembra. Giuliano De Santis lavora per una compagnia di assicurazioni, in particolare si occupa – grazie alle sue competenze – di scoprire eventuali truffe o addirittura cavilli legali che in sede di pagamento dei premi assicurativi permettano alla suddetta compagnia di pagare il meno possibile, o addirittura di procrastinare i pagamenti dei premi assicurativi al più lungo possibile. Giuliano è sposato a Marta, conducono una vita tranquilla, apparentemente e nel corso delle primissime pagine il lettore potrebbe dire che ai due non manca nulla. Entrambi sono cresciuti insieme, sposandosi e andando a vivere insieme da subito, in una casa modesta e confortevole che sono riusciti a comperare. Ad un certo momento della sua vita, tuttavia, Giuliano vive un’impennata improvvisa nella sua carriera, dovuta alla vicinanza di un faccendiere, Romani, che entra a far parte della dirigenza della compagnia e, quasi per una sottile legge transitiva, entra anche nella vita quotidiana di De Santis, per via della conoscenza e affinità che legherà le rispettive mogli. Più passa il tempo e più le cose da nascondere crescono, il mestiere di Giuliano, quello di scoprire gli imbrogli di chi vuole riscuotere i premi di assicurazione, diventa invece un mestiere inconsapevole teso al nascondimento di ciò che intende celare Romani, un delitto alla base di tutta l’immensa fortuna che ha cambiato rotta. Giuliano De Santis si trova ad essere testimone e burattino inconsapevole in una recita che volge al termine con una successione di colpi di scena narrativi, fino al colpo di scena finale che anche il lettore smaliziato difficilmente può prevedere. Mario Riviello, con il suo modo di trasmettere il più profondo cinismo che anima tutti i protagonisti all’infuori di De Santis, porta il lettore fino alle estreme conseguenze di una tragedia che esige una catarsi irredimibile. “La ballata dell’uomo morto” è un romanzo animato da un profondo senso di giustizia, un thriller che si interroga in maniera ossessiva e allo stesso tempo con leggerezza di tocco, su quanto sia impossibile condurre una vita incessantemente all’ombra di qualcun altro, quasi rimpiazzati dall’autorevolezza di chi ha condotto il protagonista davanti alla ribalta della sua vita professionale, fino al disprezzo della stessa stima di chi lo circonda. Il protagonista cercherà di coltivare un sentimento sincero nei confronti di una donna-ragazza molto più giovan edi lui, cercando di riuscire a rivivere le stesse emozioni che viveva assieme alla moglie, prima che tutti e due cominciassero a intraprendere una brillante carriera, anche questa parentesi, tuttavia, prenderà un corso imprevedibile. Un centinaio di pagine, queste, nelle quali vengono messe a dura prova tutte le nostre certezze. Fin dall’inizio, infatti, abbiamo il sentore che verrà messo a dura prova il nostro principio di realtà e il conseguente accordo di veridicità che diamo alle cose, non solo come lettori chiusi nelle pagine di un buon esempio di fiction, ma anche come abitanti di un paese dove l’arte del nascondimento e della dissimulazione vengono praticate alla luce del sole, allo stesso modo di come alcuni e pochi scrivono per svelare un segreto.

“La ballata dell’uomo morto” di Mario Riviello
pp. 103, Costellazione 85, € 10,00

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