Mille di questi anni? su “2005 dopo Cristo” della Babette Factory”


Che cos’è il genio? Fantasia, intuizione,
decisione e velocità di esecuzione”

da Amici Miei (1975)
di Mario Monicelli

 

Le varie anticipazioni comparse in rete e su periodici ci avevano lasciato al progetto di romanzo collettivo “Chi volete che sia il prossimo” della Keaton Factory, dopo due anni di lavoro il risultato, pubblicato da Einaudi il 7 giugno scorso, si intitola “2005 dopo Cristo”, della Babette Factory, nome che riunisce le penne e le menti di Christian Raimo, Francesco Pacifico, Francesco Longo e Nicola Lagioia. Sulla scena incrociano le loro storie in ordine sparso un presentatore televisivo, nato nella televisione, vissutoci fin da bambino e che soltanto al termine della storia diventerà maturo, al punto da accorgersi che non poter essere più un enfant prodige; un altro personaggio (difficile trovargli una qualifica dato che di mestieri e di occupazioni ne ha avute molte) contraddistinto dal nome di un noto giocatore degli anni ’80, e già qui ci è dato modo di comprendere il taglio temporale che è stato scelto dagli autori per questa storia, gli anni scorsi sono congelati, la loro storia è consegnata all’oblio, gli eventi degni di produrre storia sono le trasmissioni televisive, il programma condotto dal protagonista è proprio incentrato sui ‘rifacimenti’ delle trasmissioni televisive più famose degli anni ottanta e novanta. Se dovessi dare una definizione di come viene avvertito il tempo in “2005 dopo Cristo”, direi che la condizione che viene a crearsi è quella di ipertemporalità calata in iperrealtà, quest’anno viene da subito presentato come emblematico. Emblematico, ad esempio, è l’accenno che si fa alle eclissi di sole, creando un’aspettativa degna di un armageddon biblico, la pianificazione dell’omicidio del Premier su uno sfondo simile sembra assumere i toni di un’apocalisse metropolitana. La prima parte del romanzo ha i toni di una storia di spie, a partire dalla costruzione del complotto per uccidere il premier, ordito da un gruppo capeggiato con a capo un esponente della politica, scaltro burattinaio che muove i fili della vicenda, orchestra il delitto, inventa la copertura, mette alla prova il ‘prescelto’ (un perfetto incompetente e paranoico), crea l’ambiente adatto affinchè la ricezione della notizia e lo stesso evento siano accolti dalle persone con risultati mediatici perfetti. C’è Abate, figura inquietante di neo-terro-situazionista, terrorista-pop che nella prima parte della narrazione attira su di sé le attenzioni del lettore, che si chiede, da un momento all’altro, quale sarà il suo ruolo nel complotto, gli autori infatti ce lo presentano come in grado di compiere ogni tipo di azione, dal sequestro di persona all’azione di disturbo. Il lettore che vorrà identificarsi con il terrorista-pop resterà deluso, dopo essersi facilmente innamorato di Ilaria, la giovane giornalista, finirà col vivere a casa sua progettando colazioni, dormendo e consumando rivoluzioni sul suo lap-top, per poi trovarsi sprofondare nel delirio completo. Infine Simone, l’attore sperimentale, personaggio doppiamente importante, capirete il perché leggendo il testo. Uno dei punti forti di questo romanzo sono le descrizioni della società con gli elementi di critica ad essa che sono contenuti nella narrazione. Si parte da un’analisi spietata della realtà creata dal mondo della televisione, la televisione potrebbe sostituire i libri di testo, non come elemento ‘sussidiario’ di approfondimento, bensì mezzo di ‘riscrittura’ della storia nel suo complesso, da Kennedy a Hitler, da Gandhi, per l’appunto, al Premier. La ‘galleria dei personaggi’ è una replica di tic nervosi e televisivi, la citazione della trasmissione dove la citazione del ‘Il gioco delle coppie’ non giunge a caso, “2005 dopo Cristo” è pieno di ‘coppie’, la coppia di registe (omologo femminile degli ideatori di Matrix?), la coppia di cantanti fallite (Paola e Chiara o Kris & Kris?), la coppia terrorista & compagna che si tramuta velocemente in terrorista & nuova compagna, la coppia prescelto & compagna zen, la coppia Pasquale & Pasquale, c’è solo un personaggio che non è in coppia, Simone appunto, lasciato da Barbara all’inizio del romanzo (questione in sospeso possibile riappacificazione). Sul finale, ad un incontro friulano di Forza Italia farà la sua comparsa un bambino, cui Simone dovrà fare da padre provvisorio, per poi essere costretto, in seguito, a prendersi cura di un altro bambino ancora più inerme e bisognoso di cure.
Ci sono due elementi che inverano la fiction di questo romanzo, permettendoci al termine della lettura di tornare al mondo pensando ‘è una storia…ma se accadesse davvero?’. Il primo elemento è voluto e specificato fin dall’inizio, questa storia, malgrado abbia a che fare con nomi, situazioni e personaggi noti del mondo reale, attinge ad essi in quanto ‘repertorio di un immaginario condiviso’. Questa scelta permette di giocare con moduli di realtà, e non stereotipi, con il risultato che la veridicità del racconto si trasforma in possibilità e che la finzione sia sempre in osmosi con la realtà dei fatti, i momenti nei quali si crea il cortocircuito tra i due ambiti (grazie appunto alla ‘condivisione’ con il lettore dell’immaginario) sono i più riusciti.
Chiariamo subito un dubbio, l’immaginario in questione non è semplicemente l’immaginario televisivo passato o presente, in quest’immaginario non troverete soltanto, per fare un esempio, L’Allegro Chirurgo, il Drive-In, le feste Endemol, i Format di Nuova Concezione, il Facoltoso che Diventa Proprietario del Manifesto, elementi cioè che in altre narrazioni fanno parte di una rassegna di Neonostalgie per addicted to eighties, un esempio di utilizzo dell’immaginario per chiudere una storia in due righe: “Quentin e Raul si guardano come due che in un’altra vita sono stati soci in affari. Il primo è fuggito in Svizzera con l’incasso. Al secondo sono rimasti i debiti” (p. 28).
Il secondo elemento, esterno alla narrazione, è puramente legato agli accadimenti della storia recente occorsi nel periodo in esame, e cioè al fatto che l’aprile del 2005 del nostro paese è stato scosso da due altri avvenimenti che sono rimbalzati mediaticamente da una parte all’altra tra schermi televisivi e testate giornalistiche, ovvero la sconfitta del partito del Premier alla tornata elettorale delle Regionali e la morte di Papa Giovanni Paolo II, con la conseguente elezione di Benedetto XVI (in secolo Joseph Ratzinger). Al termine di questo complotto ricostruito al minimo dettaglio ci viene un dubbio, quello cioè per cui l’operazione finale del complotto sia stata bloccata in tempo perché non avrebbe potuto ricevere il risalto mediatico che meritava, con il rischio di rubare spazio interessante (e imbarazzante). Questo secondo elemento, tuttavia, non fa che confermare l’ipotesi per cui gli autori siano riusciti ad astrarre il particolare momento storico creando una storia che funziona al di là del tempo per cui è stata concepita pur avendo bisogno di questo Premier e della nostra storia recente per essere credibile, il Caso Italia, in proposito, resta un’emblema della contemporaneità. “2005 dopo Cristo” racchiude una storia accattivante, un esordio che scorre veloce e moltiplica le domande sulla realtà fittizia che ci circonda, messa lì a bilanciare telegenicamente l’assenza di partecipazione nella vera realtà che ci interessa (vedi recenti carenze di quorum). Chi volete che sia il prossimo?

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