Webook 2004


1. 0 Prologo

Libro, rete, libriamo. Questo intervento contiene sommarie considerazioni sul rapporto tra libro, rete, autore ed editore. Il tutto all’insegna delle feritoie dentro le quali un pensiero poetico può essere veicolato al giorno d’oggi per (r)esistere.
2. 0 Internet, autoproduzioni, editori, autori.

Sono cambiati i rapporti tra autore e libro, autore ed editore, libro ed editore, con la rete?
La diffusione dell’editoria è capillare, il numero degli editori nel nostro paese supera il migliaio. I volumi pubblicati ogni anno tendono all’infinito. La maggior parte dei piccoli/medi editori che si occupano di narrativa e poesia sono editori a pagamento. Questi editori decidono di pubblicare un manoscritto, nella migliore delle ipotesi, proponendo l’acquisto di un numero di copie del libro all’autore. Alcuni di essi si occupano in seguito di tutto ciò che concerne la diffusione e la distribuzione del libro, altri non seguono il libro dopo la stampa ed affidano all’autore la promozione di se stesso. Gli autori che non possono permettersi di pubblicare (per svariati motivi) il proprio libro da un editore hanno due alternative. Una si chiama autoproduzione, l’altra si chiama sconforto. All’autore spetta tutto il lavoro che normalmente sbriga un editore, cioè la cura dell’edizione, la sua diffusione, la sua presentazione.
La nascita dell’e-commerce ha naturalmente dato una spinta all’editoria, nella misura in cui il libro è merce. Sono nati diversi tipi di siti dedicati all’editoria e alla scrittura. Ci sono i siti ufficiali degli editori. Alcuni di questi sono semplici vetrine online, potrete trovarci anticipazioni, interviste agli autori, pagine dedicate a questi ultimi. Esistono siti che offrono facilitazioni agli scrittori esordienti, ad esempio la possibilità di pubblicare i propri racconti e di farli votare ai lettori, i vincitori possono finire eventualmente in un libro. Esistono opere disponibili sulla rete, opere classiche e opere nuove. Alcune opere trovano spazio soltanto sulla rete. Quindi, per un certo tipo di editori, la rete ha rappresentato semplicemente un ulteriore mezzo di trasmissione dei propri prodotti. Alcune ospitano dei forum, sui quali si discute di letteratura. La rete accomuna e mette sullo stesso piano i lettori, gli scrittori e gli editori. Il mestiere dell’editore non avrebbe senso se non ci fossero nuovi autori da proporre ed esordienti che inviano nuovo materiale. Il libro sarebbe defunto con l’avvento della rete se non avesse mantenuto le sue caratteristiche di ‘oggetto del desiderio’ anche da parte dell’autore. La passione della scrittura diventa concreta quando dispone dei suoi tangibili risultati.

Grazie ad internet i libri possono essere venduti in tutto il mondo, possono raggiungere ogni paese ed ogni latitudine. I libri pubblicati possono essere ordinati, pagati e ricevuti grazie alla rete. Ma succede così per tutti i libri. Evidentemente ciò accade soltanto per i libri pubblicati presso case editrici. Per fare in modo che ciò accada anche con i testi autoprodotti bisogna compiere un passo ulteriore. Bisogna trovare il modo di distribuire testi, utilizzando la normale posta, senza incappare nei problemi organizzativi dovuti alla protezione dei diritti d’autore e simili.

Alcune domande —> Il concetto di autoproduzione delle idee è evoluto, o semplicemente si è spostato (anche) su un altro mezzo di comunicazione? Internet aiuta l’autore o lo soffoca? Sulla rete succede esattamente quanto accade per gli altri mezzi di comunicazione, cioè che (soltanto) chi può permettersi uno ‘spazio’ può emettere la sua voce oppure la rete è plurale? La rete è plurale? È più semplice stampare un libro o realizzare un sito internet? Quale dei due sarà più facilmente leggibile? Da chi? I libri non verranno mai soppiantati dalla rete.

Queste sono le prime domande che mi sono venute in mente pensando di scrivere su questi argomenti. Alcune di esse troveranno abbozzi di risposte, altre rimarranno in sospeso. L’idea di scrivere questo testo mi è venuta pensando alla mia esperienza personale di scrittore/non scrittore. Nella definizione di scrittore/non scrittore intendo coniugare un artista che crede fortemente nella passione che lo anima, la scrittura, e che non si scoraggia delle difficoltà che essa comporta, in termini di organizzazione dei tempi, delle spese e dei risultati che desidero ottenere. I risultati. Il primo risultato è quello di scrivere bene. Il secondo risultato è quello di essere letto da sconosciuti. Il terzo di riuscire a scrivere sempre meglio, di opera in opera. Il quarto è che attraverso ciò che scrivo emerga, anche soltanto per un barlume di attimo, ciò che sono o che credo di essere. Poste queste premesse è chiaro che l’autoproduzione è stato il mio primo incontro sulla strada della scrittura. L’evoluzione dei mezzi tecnici ha accompagnato il miglioramento di presentazione delle cose che scrivevo e che proponevo. Con esclusione della macchina da scrivere, che non ho mai esattamente ‘congedato’, ho sempre cercato di dare una forma tangibile e riproducibile alle cose che scrivevo. Ciò mi ha portato ad elaborare bozze sempre più perfette dei miei libri, manoscritti che non avevano nulla da invidiare, nella composizione tipografica, ad un libro, se si eccettuava la loro forma esterna. Finché non feci visita a qualche editore e, di conseguenza, finché non feci il giro di alcune tipografie. Ho scritto queste ultime considerazioni per un motivo. Ritengo che sia importante, anche se per me è stata inizialmente una forzatura, che uno scrittore conosca i procedimenti che portano alla nascita di un libro. Uno scrittore non può ignorare queste cose. Magari può essere esente da ogni comprensione di discorsi intorno alla quadricromia, alla composizione di una pellicola o alla filatura, alla legatura e simili. Può non conoscere l’esatta tecnica di tutti i procedimenti necessari affinché nasca l’oggetto libro. Tuttavia non può non sapere che cosa c’è dietro. Perché è importante? È importante, all’interno di questo discorso, per una serie di conseguenze che comporta all’interno dei rapporti tra editore e autore. Rapporti mutati dopo l’avvento della rete. L’editore pone su un piatto della bilancia tutti i costi che vanno sostenuti perché non muoia la letteratura. L’autore crede di dover accettare questi compromessi perché altrimenti è difficile avere un posto nella letteratura. L’autore che si autoproduce demanda al tempo ogni discorso sulla letteratura e si preoccupa di cercare lettori. Gli editori assicurano ad un libro una durata di vita media che può andare da qualche settimana a qualche secolo, a seconda della distribuzione e del marketing, così intuisce l’autore.

3.0 Scrittore non scrittore.

La prima volta che ho pubblicato una poesia su un libro è stato a diciotto anni. Scrivevo da diversi anni ma soltanto a quell’età credevo di stare scrivendo qualcosa che valeva la pena far uscire da camera mia. Lessi su un quotidiano nazionale l’annuncio di una casa editrice che intendeva pubblicare raccolte di autori esordienti. Spedii i miei lavori e ricevetti, dopo un mese, un contratto di edizione. Dovevo pagare centoquarantamila lire per assicurarmi due copie del libro sul quale sarei comparso. In quegli anni con settantamila lira si poteva tranquillamente acquistare un Meridiano (è per rendere l’idea del rapporto costo/edizione). Dopo altri due mesi mi arrivarono a casa due volumi mal impaginati, rilegati a colla e con copertina in carta 120grammi. Ogni autore una poesia, in ordine alfabetico. Coincidenza la mia pagina era l’unica impaginata male del libro, a sinistra pagina 200 e a destra pagina 199. Lasciamo stare. Sono stato senza scrivere diversi anni finché non ho ricominciato, a metà degli anni novanta. La prima opera che considerai compiuta in quel periodo aveva un titolo strano LACOSA. Era un rotolo di carta esteso dodici metri ottenuto tramite incollaggio in serie di fogli A4 scritti o disegnati a mano. Impubblicabile e per lo stile e per la forma. Tuttavia era possibile fare delle scansioni di quelle pagine e, ad esempio, riversarle su internet in un sito gratuito. Feci così. LaCosa era ospitato gratuitamente su member.xoom.it/sosia (oggi scomparso). Ero così a digiuno di qualunque tecnica informatica circa i siti internet che introdussi i fogli differenti, in formato jpeg e con una risoluzione un po’ troppo alta. Per caricare una pagina ci volevano secoli, a volte nemmeno i secoli erano sufficienti. Morale della favola, mezzi giusti, tempi errati. Dopodiché cominciai a capire come funzionavano gli editori medi (i grandi mandavano lettere prestampate dopo due anni di silenzio) e dopo un altro po’ come funzionavano le tipografie. Ho autoprodotto tre libri fino al giorno d’oggi, spendendo quanto un editore mi avrebbe chiesto per stamparne uno.

4.0 Internet

La possibilità di accelerare il contatto tra singolo e singolo e tra singolo e più persone è la chiave dell’utilizzo di internet nel mantenimento dei contatti con i propri lettori. Un autore ha la possibilità di fare conoscere velocemente le proprie idee ad un numero elevato di persone e allo stesso tempo può mantenere la possibilità di rispondere singolarmente ai suoi conoscenti, lettori e autori. Ciò è essenziale in quanto l’(auto)autore può contare unicamente su se stesso nella diffusione delle sue opere. Questo nell’ipotesi peggiore. L’autore comprende di far parte anche esso di una rete di contatti e relazioni trasvrsali che vanno dalla stampa all’università, dai lettori presenti a quelli veri, per finire con l’editore. Persino per un editore è difficile tenere tutto sotto controllo. Chi sceglie poi di dotarsi di un sito internet deve mettere in conto di affiancare ad una redazione un’altra redazione. La manutenzione del sito di una casa editrice richiede lo stesso lavoro di redazione presente in un giornale o in una casa editrice tradizionale, un flusso di informazioni viene raccolto, filtrato, organizzato e proposto. La differenza dei costi sta nel fatto che quando il sito è online il lavoro è (apparentemente) concluso, saranno gli utenti collegarsi e cercare spontaneamente informazioni.
Un libro deve poter contare su una buona distribuzione, possono essere veicoli per incrementarne la diffusione i comunicati stampa, le recensioni, le critiche, la pubblicità ed il passaparola, tuttavia se un libro non è disponibile (in libreria o su internet) come ‘merce’, difficilmente potrà essere acquistato da qualcuno. Un sito internet funziona in modo differente. Intanto non è necessario ricercare un sito perché accada di visitarlo. Può succedere di chiedere un elenco di siti ad un motore di ricerca e, se un sito è affine a ciò che cerchiamo per contenuti, avremo l’indirizzo in un elenco di diversi siti e lo visiteremo. Inoltre se conosciamo l’indirizzo di un sito che ci interessa lo possiamo visitare da dovunque sia disponibile una connessione ed un computer. Le opere e le idee che vengono veicolate in questo modo non hanno bisogno di spese ulteriori (se non si considerano siti a pagamento) oltre a quelle della connessione. Il problema è che un libro, oltre ad essere un veicolo per le idee dell’autore, rappresenta anche una fonte di guadagno per il medesimo e per tutte le persone che ruotano attorno all’editoria. Un altro motivo per il quale difficilmente la conversione o l’eventuale passaggio all’elettronica da parte del mondo del libro potrà avvenire in termini brevi.

5.0 Il tempo dell’uomo, il tempo della rete.

Il vantaggio costituito dalla disponibilità di estreme quantità di informazioni online è innegabile. Possiamo navigare e trovare letterature complete in più traduzioni, bibliografie, cataloghi, immagini, opere d’arte. In un’ora di navigazione potremmo avere accumulato abbastanza materiale da leggere in diversi mesi. Il tempo è la variabile in gioco quando parliamo di internet. Potrei, per fare un esempio, connettermi alla rete e scaricare tutti i classici che riuscirei a trovare scegliendo nella letteratura italiana dal duecento al quattrocento. Se sono uno scrittore o un appassionato questo è sicuramente un innegabile vantaggio offertomi dalla rete. Con calma posso stampare i testi che mi interessano per leggerli dove desidero, nel tempo che voglio. Io penso che la tendenza sia un’altra. Credo che la tendenza sia quella di considerare il materiale disponibile sulla rete come ‘sempre presente’. Non avrò mai il tempo, in un mese, di leggere cinquanta libri, quindi quando voglio leggerne uno mi collego al sito che lo contiene e lo leggo. Quando ho finito o devo scollegarmi interrompo la lettura per poi continuarla quando ne avrò voglia. Ecco il problema del tempo. Se la lettura e l’utilizzo di certi testi viene inderogabilmente collegata all’accesso sulla rete può accadere, col passare del tempo, che la rete divenga il riferimento per certe letture. Ecco perché il libro potrà difficilmente scomparire o essere relegato a fratello minore degli e-book. Anche quando i costi della rete saranno abbattuti, anche quando l’elettricità necessaria per accendere i computer, ai server e collegarsi ad internet sarà fornita da fonti energetiche rinnovabili e disponibili il libro non potrà essere rimpiazzato dall’e-book. Ci sarà sempre un servizio il cui accesso prevede un pagamento. Guattari in anticipo sulla diffusione della rete pensò un futuro ricco di password che aprono e password che chiudono, rubriche digitali dense di pin e numeri di accesso. Il tempo della lettura ed il tempo della scrittura, il tempo dell’ascolto e il tempo della ricezione. Il tempo è la misura dentro cui si iscrive la ricezione di un testo. Immettere contenuti, sia su internet che nell’editoria, in modo sempre più facile e veloce, dovrebbe responsabilizzare maggiormente chi questi contenuti gestisce. Le pagine su internet e le pagine di carta stampata sono miliardi. Come trovare la qualità? La qualità di una scelta, di una selezione, di un filtro, con l’avvento di internet hanno raggiunto lo stesso grado di importanza della qualità del testo stesso. E torniamo al punto di partenza. Le differenze tra internet e libro sono puramente tecniche. In sostanza i due mezzi seguono gli stessi percorsi di funzionamento. Sui manuali di html-design è consigliato di dare molta importanza ai contenuti nello sviluppo dei propri siti. Un sito può essere strabiliante dal punto di vista grafico della presentazione, tuttavia il motivo che ci fa tornare a visitare quel sito è il fatto che lì troviamo quel che ci serve. Lo stesso accade nei libri. Il libro dovrebbe essere l’oggetto par excellence orientato ai contenuti.

6.0 Il futuro

Esistono due testi importanti, due letture cruciali quando si parla di ‘utopia negativa’ e degenerazione possibile dei sistemi politico sociali nel futuro: 1984, di George Orwell e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. In entrambe queste opere il libro e la trasmissione della scrittura giocano un ruolo importante. 1984 si apre con la scena del protagonista che, finalmente, riesce a raggiungere un angolo del suo appartamento dove non è osservato da alcuna telecamera, estrae di tasca un quaderno e (ri)comincia a scrivere. Scrive un diario, è disabituato, quasi quasi non sa come scrivere. In appendice al romanzo i principi della neolingua. Il linguaggio e la trasmissione del pensiero attraverso lo scritto sono elementi di riconoscimento della libertà di un individuo nelle società di tutti i tempi. In Fahrenheit la situazione è ai limiti del paradosso. I libri sono vietati e chi cerca di fare in modo che non scompaiono può affidarsi unicamente alla memoria. In questo romanzo il libro è contrabbando puro. Mi ha sempre affascinato questo aspetto di queste ‘utopie negative’. Il libro deve essere tutelato, come zona di nessuno, come residua zona in cui il pensiero è salvo, scrivere è liberta, la scrittura è vita. Esiste un modo di diffondere le idee sulla rete, che la pone su un di una avanguardia totale sugli eventi, sulla capacità di aggiornare velocemente le notizie, senza i problemi che possono nascere nella redazione di un giornale (i tempi, le persone, i modi) o in un consiglio di amministrazione di una rete televisiva. La rete è un’arma a doppio taglio con la quale possono essere messe in giro false notizie, sta alla professionalità di un eventuale giornalista capire se qualcosa è vero o no. Qualora il nostro pianeta diventasse inospitale come Marte, agli occhi di un visitatore esterno una serie di compact disc potrebbe apparire come una serie di dischi ornamentali. O no?

7.0 Quel che resta del libro

Quando ogni collegamento viene interrotto, quando il computer è scollegato, quando siamo soli davanti ad una pagina bianca con una penna in mano, quando leggiamo un libro sul treno, in una parola, dopo il black-out il libro. Il libro è un oggetto ed allo stesso tempo un’azione. Il libro è un evento. Come azione è ricca di conseguenze materiali ed immateriali. Il libro può appoggiarsi alla rete e sfruttare tutto ciò che essa può offrire in termini di rapidità, velocità di aggiornamento dei contenuti, facilità di connessione ad un gran numero di persone. Casualità della rete come possibile reperimento di informazioni anche quando esse non sono direttamente l’oggetto della nostra ricerca. All’interno di questo percorso l’autore è libero di ritagliare il suo spazio, di creare una sua specialità che rimane strettamente connessa con le sue esperienze offwire. Il sovraccarico informativo, il corto circuito dei testi su internet è lo stesso ed è speculare al corto circuito editoriale. La differenza consiste nel fatto che su internet è più facile riversare contenuti, al contrario di quanto avviene con i libri. I risultati, sul lungo termine, sono identici. Le riviste di letteratura o gli spazi dedicati presenti su internet tendono a ricercare i contenuti ‘migliori’, più quotati, a parlare dei testi più importanti, restando in stretto contatto con le case editrici che si confermano prima linea nella diffusione delle idee. Avviene che alcuni fenomeni sulla rete siano così importanti da richiedere un supporto da parte della carta stampata (libri e giornali), è un fenomeno simile a quanto è accaduto, a livello di produzione cinematografica, con videogiochi che si sono trasformati in produzioni cinematografiche. Ed è accaduto che siti internet abbiano fatto da volano per la diffusione di fenomeni poi approdati al cinema. Da internet può partire ed arrivare qualunque cosa, data la sua permeabilità, la stessa anche di libri e cinema.

8.0 Presa di coscienza degli editori

Esistono diversi modi attraverso i quali l’editoria si è accorta e ha trovato nella rete un bacino da cui attingere più che una nemico da temere. Tanto per cominciare, da sempre, esistono case editrici specializzate che pubblicano manuali e testi di informatica. Chiusa parentesi su questo mondo che in questo scritto non ci interessa, dato che il punto di vista è presentato da uno scrittore che si occupa di poesia e narrativa. Vengono pubblicati libri che riportano blog presenti su internet. La sequenza è semplice, il blog in genere, e qualcuno in particolare, divengono interessanti, tutti ne parlano, il fenomeno diviene fenomeno di costume e reportage, il libro e l’editoria si nutrono di fenomeni (in senso lato, non negativo), quindi viene pubblicato un libro contenente un blog. Ciò va tenuto in conto per un motivo: la diffusione della rete è capillare nei paesi industrializzati, anche in questi non tutte le persone hanno accesso alla rete, la rete come un quotidiano, in alcune circostante è considerata e visitata labilmente, senza riflettere. C’è un modo di navigare che replica lo zapping televisivo o la visione di un film, c’è un modo di navigare che simula l’ingresso in una biblioteca. I modi cui siamo abituati per avere accesso alle informazioni sono la televisione, la radio, il giornale. Tutti e tre sono agevolmente trasmigrati sulla rete, tuttavia le televisioni continuano ad essere vendute. Alle offerte di televisione via satellite si affiancano le offerte del digitale terrestre, anche qui c’è qualcuno che ha pensato che la televisione prima di tirare le cuoia dovrà e potrà passare attraverso varie (ri)trasformazioni. Ciò a quanto pare non accade negli stessi termini al libro. Testi privi del diritto d’autore e pubblicati da un editore costituiscono un precedente epocale. L’editore ha avuto l’intelligenza e i lettori/acquirenti hanno colto la sfida. Il libro è un oggetto che piace. Non ci sono regole, un libro è disponibile su internet, chiunque può leggerlo, stamparlo, regalarlo, impaginarlo a suo piacimento. Lo stesso libro viene venduto a poco più di quattro euro in edicola dopo essere passato attraverso ll distribuzione in libreria. Il libro vince. È chiaro che non è bastato scrivere un libro interessante. Gli autori di questi libri non sono persone che passano il loro tempo chiuse in una cantina a scrivere, le idee sono ‘connesse’ a persone, la rete è sempre è un luogo.

9.0 Catalogo

Soltanto siti di una certa rilevanza, o siti su cui lavorano un gruppo di persone determinate, possono permettersi il lusso di dare continuità alla propria presenza sulla rete. Non si può quindi redigere un catalogo dei siti che non sia un catalogo del provvisorio. Mi ricordo di quando si cominciavano ad utilizzare, nella redazione di tesi di laurea, articoli o citazioni presi dalla rete. È probabile, per molti di questi articoli, che a distanza di due mesi o di un anno, sulla rete non ne esista più traccia. Come è probabile che ci siano. Le pagine sono miliardi, molti siti vengono smantellati senza alcun preavviso o, semplicemente, scadono e nessuno più se ne occupa. Questo è ancora un punto di forza del libro sulla rete, l’aspetto della storicità dell’evento. I libri vengono conservati, messi in circolazione sul mercato, catalogati. Difficilmente (forse non si può mai dire) si potrà dire di un oggetto che non è mai esistito.

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