“Re Kappa” su Stilos


“Ci sono pure casi di vampirismo letterario”
di Patrizia Danzè

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Un romanzo sull’impossibilità di scrivere un romanzo, sull’impossibilità della finzione ideale, dove non può entrarci la «vita sbracata» attuale, ma neanche l’epopea di storie passate, ormai démodée.
È un metaromanzo, Re Kappa, dell’esordiente Luciano Pagano, giovane scrittore pugliese che dirige dal 2004 la rivista elettronica “Musicaos.it” dove pubblica racconti e interventi di critica letteraria, con attenzione alle scritture nuove ed emergenti.
Dunque, il protagonista di Re Kappa, che è anche la voce narrante del racconto, è un giovane dottore in filosofia, che dopo aver rinunciato con largo anticipo ad una carriera «sicura» di insegnante, si tuffa nella scrittura, affetto com’è da tossicomania letteraria, ma anche per camuffare una condizione da precario in cui galleggia a Lecce, una città straniata in un Salento senz’anima arroventato da un sole opprimente.
C’è, in verità, un editore, un po’ megalomane, un po’ rompiscatole, che lo chiama nel cuore della notte di una stagione difficile (a ridosso di una primavera senza speranze e con i conti in rosso) e lo esorta, a cinque anni da una disanima «bloomiana» di un suo scritto, a scrivere un «romanzo contemporaneo», dandogli dei consigli pratici per il suo difficile viaggio-passaggio nell’inserimento nel mondo del lavoro. Magari provando a raccontare le sue recenti esperienze, poche invero, anche se Lecce è una miniera d’oro.
Ma sulla strada del giovane c’è Michel Benoit, sedicente critico franco-pugliese, più che un’ombra paralizzante nel difficile processo della finzione letteraria. Uno scrittore fallito anche lui, che non ha mai pubblicato il suo primo e unico romanzo, pur continuando a spacciarsi per autore quando a malapena è qualcosina in più che un mezzo critico.
Però Benoit, che è un caso di vampirismo letterario, possiede, non si sa come, una vera reliquia letteraria, la “Volontè du Roi Krogold”, del grande scrittore francese Louis Ferdinand Destouches, in arte Céline. Il «re Kappa», infatti, altri non è che il «re Krogold», la cui Leggenda apre il suo secondo grande romanzo, “Mort à crédit”, ed è proposta dall’autore francese come una difesa dei diritti del lirismo, una romanza che rivendica, nello sporco mondo in cui sguazza il narratore, la poesia e la fantasia.
«C’est la vie!» ripete spesso Céline nel suo capolavoro, anch’esso un viaggio al termine della notte, e perciò prega l’amico Gustin di tornare alla poesia, di «fare un salterello di cuore e di minchia alla lettura di un’epopea tragica, certo, ma nobile…sfavillante!» ed essere disposto ad ascoltare qualcosa del suo scartafaccio.
«C’est la vie!» sembra ripetere anche il protagonista di Re Kappa, che, annichilito dal caldo, dalle bollette da pagare e dall’impossibilità di terminare il suo romanzaccio, pensa di sottrarre a Benoit il manoscritto del re Krogold, per tentare di guadagnarci qualche soldo, piuttosto che mettersi davanti al computer in mutande per correggere ciò che ha scritto.
Se lo sogna di notte, Céline, che gli chiede di recuperare il manoscritto.
A meno che anche il possesso del Krogold da parte dello squinternato Benoit non sia l’estrema propaggine della leggenda stessa del manoscritto celiniano, una grande bufala sulla quale quasi verrebbe da scriverci su una storia, se solo riuscisse a sciogliere il nodo che lo lega al dottor Destouches.
Pagano cortocircuita storia letteraria e invenzione letteraria e il risultato è originale. Occorre attenderlo alla seconda prova per un giudizio di durata.

pubblicato su Stilos, 1 Maggio 2007, Anno IX, Numero 9

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