“Re Kappa” su quiSalento


“Il romanzo in attesa del romanzo”
di Eleonora Carriero

Non sorprenda la brevità e frammentarietà della recensione: c’è poco da dire, Re Kappa (un romanzo breve? un racconto lungo?) è da leggere come un bel bicchiere di acqua fresca nei pomeriggi dopo pranzo in agosto a Lecce (che molti conosceranno e riconosceranno nel libro), ma soprattutto nel panorama spesso asfittico della letteratura nazionale “dove [è vero] il tempo di vita medio di una bottiglia di plastica è maggiore di quello di un romanzo”, ma dove anche tanti romanzi valgono meno di una bottiglia di plastica.
Da “Alcuni giudizi su Re Kappa”, contenuti nello stesso libro, si sceglie il seguente: “Sfacciatamente ironico, cinicamente delizioso, brillantemente noioso, tutto, eccetto che stupido”. Scherzi a parte (leggere per capire), Pagano è un narratore abile: scrive in modo intelligente (senza concessioni-rese “moccianesche” al parlato adolescenziale e pseudo-adolescenziale), usa in modo intelligente la sua cultura (letteraria e non), costruisce il suo racconto in modo sapiente, ha una creatività ironica e soprendente.
E’ preferibile pensare al lavoro dell’autore come ad un racconto lungo: il primo capitolo del giovane scrittore salentino alle prese con la stesura del suo romanzo.
Si considera l’epilogo dell’episodio sul furto del manoscritto Volonté du roi Krogold di Louis Ferdinand Céline da parte del nostro come una conclusione momentanea, e restiamo in attesa del prossimo capitolo (o questa volta romanzo? Pagano dovrebbe e potrebbe concedere e creare più spazio e più tempo all’interno della sua narrazione; ma che non ci metta due anni come il suo alter ego: aspettiamo il seguito, o anche altro, ma noi aspettiamo).
Torniamo a Re Kappa: tutti i riferimenti a fatti, cose, persone, per quanto casuali, finiscono con l’essere inquietantemente reali e circostanziati: il sarcasmo (che a volte si spinge fino al grottesco) nella costruzione dei personaggi, delle situazioni, delle ambientazioni no trasfigura, ma rende il tutto ancora più evidente e concreto nella mente e nello sguardo del lettore. E in questo forse è il pregio più grande della scrittura di Pagano.
Il giovane scrittore alle prese con il romanzo d’esordio, il “solerte” editore Gastone Gallo e il figlio Mariolino con i suoi manga, il “tremendo” Michel Benoit, lo “scrrrittore” Duilio Cozzetti, Ruggero (“senza la i”), Monica, la salentina naturalizzata milanese (“Ma daaai? Ciaaaao! Dove sei, sei qui a Milanoooooo?”) e su tutti (perché tutti comprende e contiene) la città, Lecce (con il suo Ateneo, i ritrovi “culturali”, le campagne infuocate, la stazione, i monolocali in affitto), meritano un romanzo di Pagano. Noi lo aspettiamo.

da quiSalento, Giugno 2007

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