La terra senza rimorsi.


La terra senza rimorsi.
Su “Era notte a Sud” di Vittorino Curci

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Era notte a Sud“, una S maiuscola nel titolo raccoglie un senso implicito, per una supposizione più da lettore che da critico, per la raccolta di racconti che Vittorino Curci ha pubblicato per Besa Editrice, nella quale vengono rappresentati diversi quadri di varia umanità, collocabili nell’area del sud-est barese. Vittorino Curci è noto al pubblico per la sua esperienza di jazzista e di poeta, con la sua ultima raccolta intitolata “La stanchezza della specie” (Lietocolle Edizioni), ha dato segno tangibile della consapevolezza delle fonti e del suo dettato poetico.
Leggendo questi racconti è come se ci trovassimo di fronte ad un tratteggio d’umanità colta al crepuscolo, spiata dall’arte sapiente di un pittore che vuole congelare il tempo di un respiro, l’attimo di una battuta. Vittorino Curci volge il suo sguardo ad una schiera di persone che forse non costituiranno l’ossatura o il midollo del genere umano, ma ambiscono ad esserne gli arti mobili e laboriosi, le gambe che fuggono rapide, in seconda fila e senza troppo rumore, magari nemmeno tristi per quel po’ di derisione che li contraddistingue.
Nell’ultimo dei racconti contenuti nel volume “Pàbitelé”, è racchiusa una spiegazione della poetica di questa raccolta, come nelle storie di Hrabal, i personaggi di “Era notte a Sud” sono portatori di storie e ricordi, legati al loro luogo di appartenenza che malgrado tutto viene riconosciuto in maniera sottesa e mai nominato invasivamente, costituendone la voce inconsapevole. Il barbiere musicista, il bidello calmo che non tollera gli ‘sfottò’ di un collega e si rende addirittura artefice di una piccola resurrezione, il ragazzino che diventa amico di un mafioso locale sul viale del tramonto. Il lettore si scopre a spiare dal buco di una serratura le esistenze di questi personaggi emblematici, fotografati in un tempo immobile che dell’eternità conserva la magia, resa anche da un linguaggio che riesce a mantenersi poetico, perfino nelle descrizioni di episodi più crudi.
È facile accorgersi del legame strettissimo che c’è tra l’autore e queste storie, non ci troviamo di fronte ad un frutto d’invezione e pura ispirazione; il lettore può cogliere – questo è un punto a favore di questo lavoro minuzioso – il carattere di aderenza epidermica di ogni storia al vissuto dell’autore, che con questo libro si allaccia alla tradizione dei cunti popolari e nello stesso momento sembra dare forma alla malinconia per la distanza di quel mondo dall’oggi. In questo libro c’è un messaggio che ci suggerisce di conservare le nostre storie nel cuore, senza temere i propri ricordi come si temono i fantasmi. “Era notte a Sud” è la trascrizione di un’ipotesi, quella secondo cui uno a uno i ricordi del nostro passato possono essere trasformati nei più forti alleati del nostro presente. In particolare ne risulta un’immagine forte della fanciullezza, da una terra che spesso costringe i suoi figli ad una crescita repentina. La prima impressione, confermata nella lettura, è quella di avere a che fare con una galleria di vinti che a loro modo risultano vincitori, capovolgendo ciò che il destino sembrerebbe aver apparecchiato al loro tavolo e a dispetto del giudizio troppe volte superficiale dei propri paesani; su tutti loro, la notte porterà consiglio.

anticipazione da Musicaos.it – Anno IV, Numero 27
“Fermi immagine da un treno che attraversa la prateria”

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2 pensieri su “La terra senza rimorsi.

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