Come un Ulisse che si è perso.


Come un Ulisse che si è perso.
Su “Mal di mare” di Arcangelo Amodio

arcangeloamodio_maldimare.jpgArcangelo Amodio, brindisino che vive a Londra, con “Mal di mare” è alla sua seconda prova, la prima, un libro di racconti intitolato “Controra” è edito anche esso da Lupo Editore.

C’è tanta commedia in questo romanzo, che sembra dipanarsi come una pellicola on the road, il protagonista di “Mal di mare” di mestiere fa l’anestesista, lavora in una clinica privata, si è appena sposato con la ricca Giovanna. Le premesse sarebbero ottime se non fosse che il viaggio di nozze dei due – è da qui che parte il romanzo – si svolge su una nave che farà una crociera nel Mediterraneo. La nave toccherà diverse isole della Grecia e porterà i nostri fino al confine con la Turchia in un viaggio che si trasformerà da subito in un viaggio a ritroso nel passato, alla ricerca delle tracce lasciate dai propri ricordi. Un viaggio siffatto susciterebbe un paragone con quello più famoso compiuto dal mitico Ulisse, sarebbe bello che sull’ultima spiaggia, nell’ultima scena descritta, la dolce e enigmatica Clio facesse la sua comparsa sulla soglia come una nuova Penelope che ha atteso i suoi dieci anni, tanti sono in effetti gli anni di fidanzamento intercorsi tra il protagonista e Giovanna prima di queste nozze.
Il romanzo presenta il ritorno alla ‘casa’ della propria giovinezza vissuta nel modo più spensierato, come dice l’autore, non sono forse i greci ad avere inventato la nostalgia? Il viaggio, come spesso accade, è il pretesto per fare un bilancio della propria vita, le cose si complicano quando per fare ciò viene scelto il momento meno adatto, il proprio viaggio di nozze. Al protagonista tutte le situazioni sembrano stare strette, la realtà si configura come sequenze di legami e morse che non tengono più, il “mal di mare” che fa da sfondo echeggia quasi una nausea di sartriana memoria. Un momentaneo allontanamento dalla compagnia della crociera condurrà alla ricerca di vie di fuga infinitesimali da un’esistenza che non è più soddisfacente, gli spunti sono offerti anche dagli incontri che effettuerà il nostro, la figura di Henry è di certo la più interessante, rappresentando quell’elemento di razionalità che potrebbe condurre la vicenda ad un esito positivo. Poi c’è Giovanna, che sembra capire fin da subito il ruolo che dovrebbe accettare, quello della moglie che riconosce l’irrequietezza del suo uomo e sa che deve perdonarlo in ogni situazione, anche se in un momento sembra essere stufa di questo gioco, si ribella per affermare la sua unicità nel rapporto. Il timido anestesista sembra recuperare il coraggio man mano che si avvicina la destinazione del viaggio, una vecchia casa abbandonata di cui possiede le chiavi. Il termine del viaggio, per il protagonista, potrebbe portare finalmente ad una decisione frutto di una scelta, ma nel caso di “Mal di mare”, vale la pena lasciare al lettore la soddisfazione di arrivare a capire questa decisione insieme al protagonista.

 

anticipazione da Musicaos.it – Anno IV, Numero 27
“Fermi immagine da un treno che attraversa la prateria”

 

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