
“Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia domenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.”
Francesco De Gregori, Viva l’Italia.
__studio vocaboli nuovi e pazientemente aspetto_-

“Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia domenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.”
Francesco De Gregori, Viva l’Italia.

L’alba brillò rugiadosa nel cielo di porpora:
spieghiamo oblique le vele, rigonfie al vento;
fuggiamo, allargandoci un poco, le secche alle foci del Mignone,
le onde alle piccole bocche trepidano malfide.
Quindi scorgiamo i tetti sparsi di Gravisca,
spesso oppressa d’estate da odori della palude;
però i dintorni boscosi verdeggiano fitti di macchie
e l’ombra dei pini trema sul margine dei flutti.
Vediamo incustodine le antiche rovine,
le mura diroccate di Cosa deserta:
ed imbarazza esporre fra cose serie la causa ridicola
dello sfacelo, ma non posso tenere nascosto il riso.
Dicono che un tempo i cittadini, costretti a migrare,
abbandonarono le case perché infestate dai topi!
Crederei prima alle disfatte dei Pigmei
contro le gru confederate per le loro guerre.
(Il ritorno, Rutilio Namaziano, a cura di Alessandro Fo, Einaudi, 1992, vv. 276-292)
Non si sa esattamente quando, se nel 415 o nel 417, sappiamo soltanto che era d’inverno (presumibilmente tra novembre e fine dicembre), possiamo immaginare giorni simili a questi, giorni di disordine apparente che invece dispiegano mille volontà differenti, ognuna con il suo minuscolo e microbico interesse sul piatto. Rutilio Namaziano, è costretto a lasciare Roma per fare ritorno in Gallia. Il motivo è semplice, sui suoi possedimenti sono passati i barbari. Rutilio deve far ritorno a casa per controllare di persona che cosa ne è delle sue proprietà. Cosa si prova a intraprendere un viaggio di centinaia di chilometri senza sapere che cosa troveremo? Il ritorno è il poema in cui si racconta il suo viaggio Rutilio decide di risalire l’Italia sulla costa, anche perché il tempo è sfavorevole e quindi è meglio trasportare il proprio bagaglio sull’acqua, riparando a riva in caso di maltempo. Dopo una sessantina d’anni verrà deposto l’ultimo imperatore di Roma. Nell’aria si respira aria di declino. O forse no. Forse si stanno gettando le basi per qualcosa di più grande e importante, soprattutto nella cultura ‘europea’, i primi, strani, gruppi di monaci, il cristianesimo. Ne Il ritorno la fonte principe della geografia e della poesia è l’Eneide. Il luogo di cui si narra nei versi 276-292 è la fonte del Mignone.

Uno spot, in questi giorni, ci ricorda l’anniversario della Costituzione Italiana. Nell’88 vennero stampati, per i suoi quaranta anni di anniversario, dei comodi libercoli che vennero poi distribuiti nelle scuole e nelle case degli italiani. Lo spot di oggi recita “La costituzione, il modo migliore per ricordarla è leggerla”. Nulla da eccepire, pubblicità progresso e comunicazione sociale al massimo grado di intendimento. Forse la frase “Costituzione: il modo migliore per ricordarla è applicarla“, provoca su alcune epidermidi, un certo prurito.

“Un cartello di sei metri dice Tutto Intorno a Te
ma ti guardi intorno e invece non c’è niente”
Fango, Lorenzo “Jova” Cherubini

Ringrazio Simone Giorgino, che sul suo ottimo sito Audiopoesia, legge una delle poesie che ho scritto e a cui sono più legato, Non te. Potete ascoltare la sua lettura qui. Perché sono emozionato? Perché è la prima poesia che ho pubblicato, perché è una delle prime che ho scritto, perché mi fa ricordare di quando andavamo a casa dei poeti e dei maestri salentini (li mesci) con i nostri fascicoli di versi per chiedere un parere o un consiglio, perché l’ho scritta quasi quattordici anni fa e quindi perché mi viene in mente una cosa “cazzo, quanto sbattimento!”.
(in foto, due autori di venenum, un poker d’assi e un kappa)

“partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri”

…c’è un verme, il verme striscia, benché il verbo strisciare sia patrimonio comune non è così adatto al verme. Non più adatto di quanto non siamo abituati a pensare. Il verme incede lento, con la stessa morbidezza e permeabilità che potrebbe avere una goccia d’acqua. Il verme possiede la stessa capacità di confondersi con l’umido elemento della terra. Il nostro verme arranca, il suo obiettivo senza coscienza sembra essere costituito dal nascondersi nella terra. Occultarsi. Scomparire. Escludersi. Il verme viene disprezzato spesso per la sua somiglianza all’uomo. Invertebrato. Lumbricus medius. Lombrico medio.
[continua]