Il sosia (5)


[...]

Tutto doveva essere incominciato con quel fatto dell’uomo anonimo, ma sì. Gli capitava di ricevere messaggi anonimi. Qualcuno li aveva spediti come si sarebbero potuti spedire messaggi nelle bottiglie. A quei messaggi non rispondeva a meno che non si trattasse di domande. “Quanto guadagni? Come spendi i tuoi soldi? Che cosa fai nel fine settimana?”. È incredibile il numero di quesiti che può passare nella mente di una persona, soprattutto se le domande in questione riguardano voi. “Quanti chilometri credi si possano percorrere senza trovare il coraggio di rivelare la consistenza di una farsa alla persona che dici di amare?”. I messaggi di anonimi si infittivano. Come soldi accartocciati nel taschino dei jeans. Perché qui? Perché adesso? Decise che era venuto il momento di chiudere con questa storia. Con il sosia, intende. Così infilò il cappotto, uscì di casa, si diresse a grandi passi verso la casa del sosia. Sapeva che per prima cosa avrebbe detto al sosia “Ma non sei stanco?”

[continua]

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