Archivio per Marzo 2008

the pit

Marzo 29, 2008

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Di ritorno dalla visione alle Manifatture Knos e dal dibattito che ne è seguito. La domanda, semplice o complicata, “quand’è che si diventa pazzi” ovvero “a che età?”. Il discorso affrontato dai presenti verte giustamente sulla medicalizzazione, sull’istituzionalizzazione e sull’ospedalizzazione. Tra mancanza di fondi, buoni propositi e isole felici. Già, la provocazione, perché solo ‘isole’, chi le mostra come tali oppure, sono soltanto ‘isole’? Cosa fanno venire in mente le isole. Una signora nota che è venuta pensando che tutti siamo un po’ pazzi, anche se credo che così pensando ce ne andiamo verso una deriva che impedisce di affrontare i problemi con metodo, e non perché ognuno non coltivi la propria pazzia. Un po’ come se si accettasse in modo sottile l’assunto per cui la società in cui viviamo ci impone dei ritmi che dobbiamo sostenere in modo imprescindibile e assoluto, pena la retrocessione in serie B. Arrivederci a domani, al Teatro Paisiello, per “Il mulino degli sconcerti” di Simone Franco.

Trent’anni posson bastare…? 1978-2008 La legge Basaglia ieri ed oggi

Marzo 29, 2008

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Sabato 29 Marzo alle ore 18.00 presso le Manifatture Knos di Lecce si terrà TRENT’ANNI POSSON BASTARE…?, 1978-2008 La legge Basaglia ieri ed oggi.

Saranno presentati, proiettati e dibattuti alcuni documentari sul disagio mentale realizzati dal 1908 al 1980. Interverranno: Gianfranco Antonucci, Luca Caputo, Paolo Cesano, Simone Franco, Grazia Manni, Luciano Pagano. La manifestazione rientra nell’ambito delle iniziative collaterali allo spettacolo “Il Mulino Degli Sconcerti: Le Memorie Di Gino Sandri” di e con Simone Franco (in scena a Lecce in anteprima il 28 marzo presso i Cantieri Teatrali Koreja e in versione integrale il 30 marzo ore 21 presso il Teatro Paisiello), che prevedono anche dal 21 al 30 marzo alla libreria ERGOT la mostra delle opere del pittore Gino Sandri vittima per motivi politici di internamento manicomiale.

Nel corso della serata saranno proiettati quattro documentari:

La Neuropatologia” (1908) di Roberto Omegna e Camillo Negro: film scientifico in cui Camillo Negro, professore presso l’Università degli Studi di Torino, illustra davanti alla macchina da presa alcuni casi tipici di nevrastenia e patologie del sistema nervoso riscontrabili in pazienti ricoverati presso la Clinica di Neuropatologia di Torino, evidenziando per ognuno i sintomi e la terapia più appropriata. «Il documentario La neuropatologia, prodotto dall’Ambrosio e presentato a Torino il 17 febbraio del 1908 al cinema Ambrosio Biograph di via Po 21 a un pubblico formato in larghissima parte da medici e dai soci della Reale Accademia di Medicina che avevano trasferito la loro sede, per la circostanza, sul lato opposto di via Po: un documentario che fece scalpore e di cui si parlò a lungo, perché mostrava con estrema chiarezza, tanto che “pareva di essere in una clinica”, una lunga e dettagliata serie di “nevropatici d’ogni specie.

Titicut Follies” (1967) di Frederick Wiseman: il crudo documentario di Wiseman sul manicomio di Bridgewater e il suo primo film e il più noto, anche perché clamorosamente, è stato per anni l’unico film americano sottoposto a restrizioni giudiziarie per motivi diversi dall’oscenità o dalla sicurezza nazionale – non poteva essere proiettato in pubblico senza il permesso del Commonwealth of Massachussets – nonostante nessuno dei pazienti ripresi nel film o delle loro famiglie abbia mai fatto causa al suo autore. Il divieto è stato revocato soltanto nel 1991.Titicut Follies è il titolo del musical messo in scena dagli ospiti dell’istituto, le cui scene aprono e chiudono il documentario, a indicare non solo una forte consapevolezza linguistica del film ma anche la paradossale natura di performance attribuita alla malattia mentale all’interno dell’istituzione psichiatrica, che continuamente obbliga i pazienti ad “andare in scena” per osservarli e giudicarli.

I Giardini di Abele” (1968) di Sergio Zavoli: le immagini, tratte da un documentario realizzato da Sergio Zavoli, nel 1968, raccontano la straordinaria esperienza terapeutica condotta dallo psichiatra Franco Basaglia nel manicomio di Gorizia, all’inizio degli anni Sessanta. Si tratta di un’autentica rivoluzione nella psichiatria italiana, che restituisce ai malati un ruolo umano e sociale, tramite una continua comunicazione con chi li cura. L’unità audiovisiva mostra gli addetti ai lavori – infermieri, psicologi e medici – intenti a discutere della validità dell’esperienza di Gorizia e lo stesso Basaglia, che spiega le ragioni del suo metodo terapeutico e svela le contraddizioni sociali che, fino a quel momento, avevano di fatto creato “due distinte psichiatrie”, per i poveri e per i ricchi.

San Clemente” (1980) di Raymond Depardon: Depardon, dopo un lavoro fotografico realizzato nel 1977, torna nel manicomio veneziano, stavolta per girare un film. San Clemente, una fortezza in mezzo al mare, la più inaccessibile, la più separata fra tutte le strutture manicomiali. Lembo di terra pronto a inghiottire nel mare i corpi randagi delle anime perse che dentro vi sono state confinate. Ma è il 1980, tra poco, anch’essa diventerà una fortezza vuota, e sarà un relitto a ricordo della Punizione secolare. La storia europea del manicomio affonda le sue radici molto lontano nel tempo. Adesso quelle mura sono spoglie fatiscenti che all’interno trattengono e nascondono, ormai non più gelosamente, ma quasi offese, l’aggirarsi disancorato degli ultimi pazzi rimasti, brancolanti presenze nel vuoto: i folli, questi fantasmi. Un tale teatro in rovina è lo “spazio a-scenico” dove la cinepresa di Depardon, attraverso il suo perdersi concentrico senza meta senza sosta senza senso, troverà il senso del suo esserci nel riflettere sulla stessa capacità di guardare e nel guardare, sprofondare nell’impossibile resa della realtà del folle, al di là del suo fantasma, della sua apparenza.

Il mulino degli sconcerti

Marzo 28, 2008

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Domani pomeriggio, alle 18.00, sono alle Manifatture Knos (Via Vecchia Frigole, 34, Lecce) per vedere e parlare dei materiali documentari sulla realtà delle strutture manicomiali, facenti parte degli ’studi’ per “Il mulino degli sconcerti”, lo spettacolo teatrale di & con Simone Franco, che si terrà al Teatro Paisiello (Lecce) alle ore 21.00 di Domenica 30 Marzo.

Come è che ho cominciato.

Marzo 26, 2008

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«Comm’aggie accuminciate? Ecco… io ero ‘nu juaglion… ero andato a vedere un grande film. Si trattava di Roma città aperta, chillu grande lavoro di Rossellini. Me n’ero uscito r’o cinema con tutte quelle immagini rint’a cap e tutte quante le emozioni dentro. Mi sono fermato ‘nu mument e m’aggie ritt… “Massimo, da grande tu devi fà ‘o geometra” »

(Massimo Troisi)

Il sosia (6)

Marzo 24, 2008

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Del suo libro si diceva che era un libro importante, allo stesso modo con cui si definiva “importante” il naso di una donna, per non dire che era grosso, o aquilino, o sproporzionato, come incollato sulla faccia in modo casuale. Un po’ come il naso di Paolo Sesto, il Papa, del quale addirittura si ipotizzava che fosse stato sostituito da un massone. Il suo libro, quindi, possedeva i caratteri del naso importante: era grosso, dava nell’occhio, non si poteva non guardarlo se si capitava nei suoi paraggi.

“L’impasto espressivo che fa l’opera”

Marzo 21, 2008

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“L’impasto espressivo che fa l’opera” e non solo, è ciò che si propone di indagare Mauro Marino, dalle pagine de “il Paese nuovo”, insieme al fermento e alle espressioni di una terra ‘urgente’, il Salento; aggiungo che sono felice di poter dare il mio contributo a questa avventura. Approfitto per augurare anche io buone feste e buone letture a chi mi segue e chi mi legge sul blog.

Quasi 40 – Il suono dei chilometri

Marzo 21, 2008

C’è un film, uno dei più belli di Gabriele Salvatores, che si intitola Turné. Fa parte della cosiddetta trilogia, Marrakech Express, Turné, Mediterraneo. Tre film stupendi che descrivono una generazione, quella che negli anni settanta era giovane e che negli anni novanta cominciava ad accorgersi di quello che era il mondo. Ebbene, anche se Mediterraneo è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale gli attori sono quelli, è come se i personaggi rifinissero un quadro già tracciato; Giuseppe Cederna, Diego Abatantuono, Gigio Alberti, Fabrizio Bentivoglio. Ci si sente così. Quando vedo quei film oggi mi ricordo di quando li ho visti da ragazzo, ed è come se mi prendesse una morsa dentro. C’è una scena, di tutte quelle che non si scordano, che non si scordano più di tutte. È la prima scena di Turné, quando Federico Lolli (Fabrizio Bentivoglio) calca il proscenio per l’audizione che lo porterà nel cast de “Il giardino dei ciliegi” di Gogol. Lo deve giudicare il regista/impresario insieme ad Abatantuono. Lolli entra nel cono di luce, “Ha qualcosa da farmi sentire?”, “Un testo breve, ma è quello che assomiglia di più al mio stato d’animo attuale”. Federico Lolli viene preso per la parte. Il pezzo del monologo non è di Federico Garcia Lorca, come crede il regista, bensì di Mick Jagger. “Come si fa ad affrontare le cose se tutto il mondo è nero?”. Ecco, il testo di “Quasi” dei Tiromancino, ha suscitato in me lo stesso stato d’animo. Ecco perché lo posto qui sotto. -101.

Quasi

Oh mamma ho quasi quarant’anni
che cazzo ho fatto fino adesso

ho avuto il modo ed anche il tempo di cambiare
e l’ho passato a improvvisare
ma mi vuoi bene lo stesso

oh mamma mamma ti ricordi
per me ti preoccupavi spesso
e invece vedi, sono diventato un uomo
mi sposo e faccio un figlio adesso
così lo porti a spasso

e ho avuto culo di non perdermi per strada
e non drogarmi troppo
e se non fosse stato per la musica
magari sarei morto

chissà chissà
tu sai che alla realtà

oh mamma
oh mamma
oh mamma

Oh mamma ho quasi quarant’anni
non me ne sento neanche venti
e ho realizzato che il tempo è maledetto
e si diverte a passare
per vederci cambiare

tu invece mamma resti uguale
anzi mi sembri anche più bella
sono sicuro
che magari tra cent’anni
volerai su una stella
per brillare sulla terra

io nel frattempo continuo a improvvisare
e preoccuparti troppo
anche se sono già passati quarant’anni
non me ne sono accorto

chissà chissà
chissà
chissà come sarà
oh mamma
oh mamma
oh mamma
oh mamma

da “Il suono dei chilometri”, Tiromancino, 2008

Viaggio a Panafon

Marzo 16, 2008

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Maggio: mi manchino pure gli stupidi sciami
di riso mi manchi l’andare i passaggi di coste
nel fresco o non so che non so le mie mani
alla nuca mi siano spettabile tramonto
di fuochi gli eppure di sole
un bel mese può esistere sempre, ma non è maggio
se come maggio intendo
un po’ di fresco, quest’arietta e
quest’ombra industrioso silenzio, solare.
Mastico gli scogli e dico santo vespro.
Più me, più poesia, più dire celeste
sanato dispero. Più me, più puntate sul tavolo
giusto, maggio:
mensile come arridere sfortune arate
al maggese che attende una semina
sporca si spetra nell’ibrido niente di pasto
comando un innesto ed il seme violato
nel cuore di seme frantumo. Impudente. Incanutente.
Incespicante. Manifesto di un’ousia passata,
risolto in un tutto scimunito, comando picchiare.
Comando improperio del gusto,
defungersi è buono, defungersi è meglio che dire bestemmie
e può darsi che il meglio è difforme.
Ballavi nascosta celata e davanti restava
l’arietta gentile, un bel mare, gommoni
e per questi ascoltavi il tramonto di maggio:
ahi maggio, dicevi turismo bestiale…

da “Il volo del calabrone” (Nota introduttiva di Aldo Nove, Postfazione di Gabriele Frasca, a cura de “Gli Ammutinati”, con poesie di Dome Bulfaro, Silvia Cassioli, Matteo Danieli, Luigi Nacci, Adriano Padua, Luciano Pagano, Furio Pillan, Silvia Salvagnini, Christian Sinicco)

L’antologia “Il volo del calabrone” verrà presentata Giovedì 20 marzo alle ore 21.00 a Lissone, presso la Biblioteca Civica in Piazza IV Novembre, 2

Non paghi di leggere!

Marzo 16, 2008

Vi consiglio di andare qui, per vedere il secondo atto di “The Disney Trap” di Monica Mazzitelli. Il primo lo trovate qui, il video costituisce un esempio perfetto di divulgazione culturale, senza fronzoli, diretto e intelligente, sulle tematiche del copyright/copyleft. Lo hanno veduto più di un milione e settecentomila persone. Cosa aspettate?

La soluzione del precariato?

Marzo 14, 2008

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Contro la precarietà? Sposare mio figlio o un milionario! Credo che con il suo sorriso se lo possa certamente permettere“. Di Berlusconi ce n’è solo uno. Meno male. L’unica persona che riesce a utilizzare la strategia dello scherzo impunito “…stavo scherzando! Parlavo dei giudici? Ma stavo scherzando! La mia battuta sul kapo nel parlamento europeo? Mancate di senso dell’umorismo! Scherzavo, scherzavo, scherzavo. Un milione di posti di lavoro? Scherzavo.”
La soluzione per la giovane precaria? Sciogliere in bustina paga, magari agitare in piazza.

Apocalisse di Giovanni

Marzo 7, 2008

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Da oggi potete leggere il mio racconto “Apocalisse di Giovanni” sul “Fronte della comunicazione”, il blog di Stampa Alternativa. Buona lettura.

Le voci, la città. In libreria

Marzo 6, 2008

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È uscito in libreria “Le voci la città”. Contiene i racconti di David Bargiacchi, Marco Candida, Fosco D’Amelio, Beatrice Furini, Paolo Grassi, Gianmaria Nerli, Luciano Pagano, Laura Pugno, Alessandro Scotti, Catalina Villa, le poesie di Dome Bulfaro, Vincenzo Bagnoli, Laura Lucaccioni, Luigi Nacci, Luigi Pacifico, Adriano Padua, Furio Pillan, Mikica Pindzo, Marco Simonelli, Sara Ventroni e un intervento critico di Andrea Cortellessa. Il mio racconto si intitola “Luoghi d(‘)istruzione”. Approfitto di questo post per ringraziare i due curatori del volume, Gianmaria Nerli e Luigi Nacci, che, in quel di Fiesole, l’anno scorso, hanno reso possibile questo bell’incontro.

I problemi si dividono in due categorie

Marzo 5, 2008

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I problemi si dividono in due categorie. Quelli subito sormontabili e quelli sormontabili con una certa pazienza. In foto potete osservare la Terra, il pianeta che vi ospita, e la Luna, che le ruota attorno da un certo numero di secoli. Se volete sondare ulteriormente i bassifondi dell’universo potete trovarli qui.

I mosaici di Idrusa

Marzo 3, 2008

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Io ho iniziato il mese di marzo leggendo d’un fiato la silloge “I mosaici di Idrusa”, scritta da Ilaria Seclì e pubblicata su Rivista Pagina Zero. Questa bella sorpresa mi ha confermato un pensiero che avevo da tempo, e cioè dalla lettura del suo esordio “D’Indolenti dipendenze“, il pensiero è semplice: sono e resterò curioso di ogni cosa che scriva questa poetessa. Queste in particolare sono 9 poesie e racchiudono il risultato di una ricerca che va oltre le premesse del suo primo libro. Di certo una delle voci poetiche più interessanti che si possano leggere in questo periodo, tra gli appartenenti alla sua generazione, una voce che ha un suo dettato, una voce che ha un ritmo e possiede un senso delle propria poetica. Riporto una poesia, invitandovi a proseguire la lettura del ebook pubblicato nella collana “Le betulle nane”:

restami qui

fissami in marmoreo equilibrio
sulla punta di un chiodo. impenetrata.
insetto di sant’Eustachio.
ruggine scoperta continuami.
cariatide. crocifissa all’ingiù se vuoi
come Pietro di Masaccio.
una fogna per sterco di piccioni
e cani fammi.
ma restami qui mio Signore.
fammi lavatoio del ‘911
nel giardino spellato dall’arsura.
impagliato. fammi ancora d’ arancio
nell’ora che si allunga e stira.
continua a sfregare con la mano
le asperità che vengono al cerchio.
la tua dafne falla ancora albero
o disusato elettrodomestico
del carsico tuo feudo