Quasi 40 – Il suono dei chilometri

C’è un film, uno dei più belli di Gabriele Salvatores, che si intitola Turné. Fa parte della cosiddetta trilogia, Marrakech Express, Turné, Mediterraneo. Tre film stupendi che descrivono una generazione, quella che negli anni settanta era giovane e che negli anni novanta cominciava ad accorgersi di quello che era il mondo. Ebbene, anche se Mediterraneo è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale gli attori sono quelli, è come se i personaggi rifinissero un quadro già tracciato; Giuseppe Cederna, Diego Abatantuono, Gigio Alberti, Fabrizio Bentivoglio. Ci si sente così. Quando vedo quei film oggi mi ricordo di quando li ho visti da ragazzo, ed è come se mi prendesse una morsa dentro. C’è una scena, di tutte quelle che non si scordano, che non si scordano più di tutte. È la prima scena di Turné, quando Federico Lolli (Fabrizio Bentivoglio) calca il proscenio per l’audizione che lo porterà nel cast de “Il giardino dei ciliegi” di Gogol. Lo deve giudicare il regista/impresario insieme ad Abatantuono. Lolli entra nel cono di luce, “Ha qualcosa da farmi sentire?”, “Un testo breve, ma è quello che assomiglia di più al mio stato d’animo attuale”. Federico Lolli viene preso per la parte. Il pezzo del monologo non è di Federico Garcia Lorca, come crede il regista, bensì di Mick Jagger. “Come si fa ad affrontare le cose se tutto il mondo è nero?”. Ecco, il testo di “Quasi” dei Tiromancino, ha suscitato in me lo stesso stato d’animo. Ecco perché lo posto qui sotto. -101.

Quasi

Oh mamma ho quasi quarant’anni
che cazzo ho fatto fino adesso

ho avuto il modo ed anche il tempo di cambiare
e l’ho passato a improvvisare
ma mi vuoi bene lo stesso

oh mamma mamma ti ricordi
per me ti preoccupavi spesso
e invece vedi, sono diventato un uomo
mi sposo e faccio un figlio adesso
così lo porti a spasso

e ho avuto culo di non perdermi per strada
e non drogarmi troppo
e se non fosse stato per la musica
magari sarei morto

chissà chissà
tu sai che alla realtà

oh mamma
oh mamma
oh mamma

Oh mamma ho quasi quarant’anni
non me ne sento neanche venti
e ho realizzato che il tempo è maledetto
e si diverte a passare
per vederci cambiare

tu invece mamma resti uguale
anzi mi sembri anche più bella
sono sicuro
che magari tra cent’anni
volerai su una stella
per brillare sulla terra

io nel frattempo continuo a improvvisare
e preoccuparti troppo
anche se sono già passati quarant’anni
non me ne sono accorto

chissà chissà
chissà
chissà come sarà
oh mamma
oh mamma
oh mamma
oh mamma

da “Il suono dei chilometri”, Tiromancino, 2008

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"Pagano cortocircuita storia letteraria e invenzione letteraria e il risultato è originale."
Patrizia Danzè su Stilos (1 maggio 2007, Anno IX, Numero 9)

"Re Kappa è un Candido minore, ironico e leggero, all’avventura nel «migliore dei mondi possibili», quello della cultura, un mondo tanto bello che non di rado fa quasi schifo."
Michele Trecca su "La Gazzetta del Mezzogiorno" (13 maggio 2007)

"Vi è qualcosa di stralunato, nella sintassi aggrovigliata e furiosa di Pagano; qualcosa di brutale - di poco letterario - ma è come se Re Kappa rappresentasse una sorta di agnizione delle «buone maniere» letterarie, per rifondare tutto a partire dallo stomaco, dalle «viscere», dagli umori (non c’è terra, in fondo, più umorale e incendiaria del Salento)"
Andrea Di Consoli su "l'Unità" del 6 agosto 2007

"Pagano vuole rappresentare quell’incrocio casuale di destini oppure quel verificarsi di congiunture che a volte annodano un’esistenza - o una rete di esistenze - ad uno scartafaccio, quella sorta di magia che dal nulla crea una straordinaria testimonianza del proprio essere ed esistere con le figure e gli intrecci di un universo fatto di parole."
Antonio Errico su "Nuovo Quotidiano di Puglia" del 25 Luglio 2007

"C’è scrittura in Pagano, così come atmosfera, e il tutto è reso in un linguaggio contemporaneo, ma in uno stile che guarda al post moderno, con inserti strumentali mutuati dal passato. Sta nascendo uno scrittore a 360 gradi"
Antonella Casilli su "Teatro Naturale" (maggio 2007)

"a sfogliare le pagine del lavoro di Pagano, ci si sente come scossi da una scarica elettrica, come se sorgesse repentino un imperativo categorico che spinge a dedicarsi alla parola"
Stefano Donno su "Coolclub.it" (maggio 2007)

"Luciano Pagano ha dimostrato di non aver paura di sperimentare e di saper dar vita a un teatrino di personaggi memorabili: il tutto è condito con ironia, il che non guasta mai."
Elena De Fazio su Studio83

"Re Kappa infatti è un libro che richiede - di più, reclama - la partecipazione del lettore"
Luigi Milani su False Percezioni

"Pagano ci consegna un breve romanzo lineare, compiuto e coinvolgente"
Rossano Astremo su Booksblog.it

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