La fucina della scrittura: i consigli dello stroncatore.


“C’era una volta”, sarebbe difficile oggi iniziare una storia con questa frase. I lettori di oggi sono smaliziati, mettono alla prova un autore fin dalla prima pagina, come è giusto che sia; per gli inesperti scrittori desiderosi di affacciarsi a un mondo terribile – verrebbe da dire – c’è bisogno di un manuale. L’ultima risposta in ordine di tempo viene da un editore, Castelvecchi, da sempre attento a cogliere e, a volte, anticipare determinate tendenze nel mondo della cultura popolare. Il libro si intitola “Manuale di scrittura creativa” (Castelvecchi, €18), l’autore è Roberto Cotroneo, un tempo stroncatore dalle pagine dell’Espresso, poi scrittore affermato, oggi redattore e insegnante in diversi corsi di scrittura. Chi non ha mai letto i suoi romanzi può cominciare da ‘Otranto’ , oppure ‘Per un attimo immenso ho dimenticato il mio nome’, o ancora il primo ‘Se una mattina d’estate un bambino’, del 1994, nel quale si propone di trasmettere al figlio l’amore per i libri. Questo manuale comincia dalla cosa più importante, cioè da una domanda rivolta agli scrittori di ogni età, verrebbe da dire ‘di ogni ordine e grado’. Perché si vuole scrivere? Qual’è la molla fa scattare quel meccanismo che Truman Capote nel suo capolavoro “Musica per camaleonti” paragonava al dono da parte di Dio di una frusta per auto-flagellarsi? Semplice, “COMUNICARE”, la scrittura serve a comunicare ciò che noi abbiamo dentro, una visione del mondo, una nostra esperienza, qualcosa che ci è successo e che ci ha colpito a tal punto da suscitare in noi il desiderio di rendere gli altri partecipi della ‘nostra’ storia. Fin qui tutto bene. I problemi nascono quando ci si imbatte nello scoglio della forma narrativa. Roberto Cotroneo, dall’alto della sua esperienza di scrittore e giornalista (è condirettore della Scuola Superiore di Giornalismo della Luiss di Roma), divide l’argomento in dieci agili lezioni. Si va dal superamento dell’incubo da pagina bianca al metodo con cui affrontare la scrittura di un romanzo, fino alla scelta dell’ambientazione o dello stile, toccando argomenti ostici come le descrizioni e le digressioni all’interno di una storia. Non esiste una sezione relativa all’invenzione e alla scoperta di ciò che va narrato, perché al contrario di quanto ci si possa aspettare da un testo del genere, l’autore ha preferito affrontare l’argomento privilegiando l’aspetto creativo e senza toccare ciò che compete alla discrezione di ogni scrittore, stiamo parlando dell’argomento di cui scrivere. Il messaggio non espresso è chiaro: ognuno cerchi da sé la propria storia. Esemplare in tal senso la lezione dedicata alle descrizioni degli ambienti e dei paesaggi; ci sono scrittori che affrontano simili momenti con lo stesso atteggiamento con cui si affronta la stesura di un catalogo da vendita all’incanto, enumerando collezioni di oggetti, con i loro nomi e le loro caratteristiche, mettendo il lettore nell’imbarazzo di voltare pagina per scoprire quand’è che la storia prosegue. Il procedimento di descrizione nelle parole di Cotroneo si trasforma in uno dei mezzi più duttili di cui dispone lo scrittore. Un altro aspetto interessante del libro è la presenza di molti esempi e di esercizi, suggeriti agli aspiranti scrittori al termine di ognuna delle lezioni. Molto bella la sezione dedicata all’influenza, ovvero sia alla formazione spontanea e casuale di ogni scrittore, dovuta alle sue esperienze, alle letture fatte in gioventù e alla maturazione della propria identità come lettore. L’impressione che si ha dopo la lettura di un testo del genere è che la premura del suo autore sia quella di limitare al massimo i danni prodotti dagli scrittori impetuosi, che non affidano la propria scrittura a un metodo, per contro è lo stesso Cotroneo a sfatare un mito, quello secondo cui un romanzo, con il suo plot, nasca così com’è nella testa dell’autore: secondo l’autore del manuale non si tratta che di una deviazione congetturale dovuta al cinema, ma tant’è, come i pittori dopo la nascita della fotografia hanno dovuto percorrere altre strade così gli scrittori dopo la nascita del cinema non sono più gli stessi, e a ragion veduta, perché anche i lettori sono cambiati, si aspettano di più e a un ritmo differente.
Il lato positivo di questa ‘evoluzione del lettore’ sta nel fatto che lo scrittore oggi può permettersi di scrivere storie che non seguono necessariamente una logica lineare, ma che possono affidarsi all’evocazione delle vicende in più tempi e in modi non tradizionali. La cosa curiosa è che oltre a un’immagine di stile viene comunicata una sorta di “buona condotta” da seguire, che va dalla proposizione del manoscritto all’atteggiamento da tenere con editori, consulenti e affini, insomma, una lezione di stile che tenta di uscire fuori dai margini della pagina scritta. Il volume è impreziosito dagli interventi di Andrea Camilleri, del giovane critico Stas’ Gawronski, di Roberto Gilodi e Piergiorgio Nicolazzini e dalle sezioni dedicate alle riviste di letteratura, con gli indirizzi delle case editrici e una bibliografia ragionata, quasi come a redarguire lo scrittore esordiente, prendendolo per mano e guidandolo dalla stesura della prima pagina fino alla tanto auspicata pubblicazione. Lo scrittore ‘forgiato’ da questo “Manuale di scrittura creativa” è anzitutto uno scrittore che non si preoccupa della lunghezza del proprio romanzo “ormai non ci sono regole. Ma è consigliabile che il numero di cartelle non sia inferiore alle cento”, ma che allo stesso tempo tiene conto delle esigenze del mercato, anche Cotroneo suggerisce allo scrittore di leggere con attenzione i cataloghi di tutti gli editori ai quali sarà affidata la spedizione di un manoscritto.
A tal proposito mi piace citare un altro libro che si pone idealmente sul versante opposto, il testo è scritto da Stewart Ferris nel 2005 e pubblicato in Gran Bretagna da Summerdale con il titolo di “How to get published. Secret from the inside” (trad. it non disponibile “Come venir pubblicati”). Stewart Ferris parte dallo stesso punto dell’autore di “Presto con fuoco”, suggerendo che da parte dell’autore ci vuole una buona presentazione, una lettera, un riassunto del proprio lavoro che non faccia smarrire il destinatario di turno in improbabili biografie che farebbero ridere chiunque e che sono verosimili altrimenti non verrebbero citate in modo spassionato anche da Cotroneo, si legge ad esempio “…ma è in quegli anni che nasce in lui una vocazione letteraria fortissima, che lo conduce a scrivere una serie di racconti e tre poesie di ispirazione ermetica, segnalati con menzione al concorso ‘Giglio d’argento’ di Radicondoli”. Lo scrittore, in poche parole, deve gettare la maschera e soprattutto il paraocchi, tastando il mondo che lo circonda. In una cosa i due ‘suggeritori’ differiscono: Cotroneo suggerisce, in modo alquanto realistico, di non apporre titoli ai propri manoscritti “lasciate perdere i titoli. Qualunque titolo. Quasi sempre i titoli li fanno gli editori, e sono più bravi di voi di solito. I vostri titoli non li convinceranno mai”, e soprattutto dissuade l’autore dall’allegare immagini per copertine e altre simili amenità; lo scrittore anglosassone invece, forse strizzando l’occhio ai numerosi best-seller in erba che affollano le scuole londinesi, suggerisce addirittura di prodursi in un fac-simile grafico del testo, quasi a suggerire l’effetto del testo confezionato all’editor di turno. Viene in mente quel sottotitolo, lo stesso utilizzato da Woody Allen in uno dei suoi film più celebri, quando parlava del sesso di cui si vuol sapere tutto “ma si ha sempre avuto paura di chiedere”, ecco, in questo manuale c’è tutto quello che si ha sempre il timore di chiedere ma che puntualmente ci viene presentato nel conto quando incorriamo in errori di approccio a un mondo affascinante come quello della scrittura, con un suggerimento finale che viene proprio dalla copertina del libro, dove un bambino in fasce si appresta a battere i tasti di una macchina da scrivere. Perfino il più bravo degli scrittori di fronte alla pagina bianca si identifica con il lettore che ha dentro, in cerca dell’emozione dinanzi al suo primo “C’era una volta”.

pubblicato su  “Il Paese Nuovo”
di Martedì 8 Aprile

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