Due stronzi da marciapiede. Un racconto breve.


Se questo in questo breve racconto scrivessi di persone dovrei guardarmi bene da ciò che scrivo. Ciò non è dato, perché in questo racconto l’oggetto non sono le persone, bensì le deiezioni, due in particolare, che sostano da oramai troppo tempo sul marciapiede antistante l’ingresso della casa dove abito. Gli stronzi in questione ‘abitano’ lì, se così si può dire, da circa un mese. All’inizio credevo di essere malato, mi spiego. Quando ogni mattina uscivo di casa per recarmi a lavoro, verso le nove meno un quarto, prima di svoltare l’angolo e imboccare Via del Mare angolo Via Leopardi, mi scontravo in questi due oggetti, lasciati lì credo da qualche cane. Difficile dire se il cane in questione fosse o no accompagnato da qualche padrone. In tal caso le deiezioni si sarebbero moltiplicate, giungendo al numero di tre. Credevo di essere malato perché anziché tirare dritto e non pensarci al quinto giorno di permanenza da parte delle due deiezioni ho cominciato a notarli, ogni mattina. Ricordo che era il quinto giorno perché la settimana, dal lunedì, era arrivata al sabato. Il fatto è che certe cose ti fanno pensare, c’è qualcosa in me, una specie di convinzione metodologica, che mi fa credere nel particolare da cui si può desumere l’universale molto più e semplicemente che a ritroso, percorrendo la via inversa che dall’universalità della legge conduce al singolo delitto. Ebbene, quei due stronzi dopo una decina di giorni sono diventati miei amici. Ogni mattina passo davanti a entrambi, sempre accertandomi della loro presenza, traendone rassicurazione. Non solo, da buon osservatore ho imparato ad apprezzare il loro cambiamento. A prescindere infatti da differenze fisiologiche dovute a ciò che abbiamo mangiato oppure a ciò che frulla nel nostro intestino, tutti sappiamo che negli stronzi è impastata un bel po’ di fibra. Ebbene, dopo un po’ di tempo i due stronzi che abitano sul marciapiede del mio condominio hanno cominciato a sfibrarsi. Deve essere stata colpa del caldo. Uno dei due in particolare ha assunto la forma di una rana pescatrice. Ottima se cucinata nelle zuppe di pesce. Temo che un po’ di colpa possa essere imputata al continuo passaggio di scooter e moto sul marciapiede, ne sono arciconvinto. Una volta ad esempio mi è capitato di uscire aprendo il portone di casa vedendomi sfrecciare davanti una centaura, andava almeno a sessanta chilometri orari. Sul marciapiede. Se solo non mi fossi fermato sulla soglia per allacciarmi le scarpe al di qua del portone a quest’ora sarei potuto essere tuttuno con quei due stronzi, spalmato anche io sul marciapiede. La cosa che mi affascina nella sfibratura meccanica degli stronzi da marciapiede sta nel fatto che la loro consistenza si è rivelata così vincente da farli resistere davvero a lungo. Molto di più di certo asfalto che viene utilizzato per ricoprire le buche. Mi chiedo come possa accadere ciò, come è possibile che a Lecce una strada così trafficata – probabilmente una delle più trafficate della città – possa rimanere così, senza un cane – pardon, senza un uomo – che la pulisca, per così tante settimane? Non ne capisco molto in merito, non so chi si occupa della pulizia delle strade. So per esperienza che gli addetti alla pulizia dei marciapiedi, dalle parti di casa mia, hanno la puzza sotto il naso, basta che vi racconti qualche aneddoto. Un giorno nell’inverno scorso, nello stesso punto dove oggi giacciono i due stronzi summenzionati, c’era una siringa da eroina. Svoltato l’angolo, percorsi nemmeno dieci metri, ce n’era un’altra. Ciliegina sulla torta, svoltando a destra in direzione del supermercato ecco una terza siringa. Si ripresenta la stessa questione narratologica, è opportuno scrivere di queste cose, quand’anche non fosse la nausea a farti scrivere quanto piuttosto l’incazzatura dovuta all’essersi accorti che da una parte c’è chi si riempie la bocca sull’efficenza di un servizio carente, la pulizia della città, e dall’altra ci si debba accorgere che regna l’anarchia? Le tre siringhe in questione ancora oggi detengono il record della categoria “Oggetto Abbandonato in Via Balduini Che Ci è Rimasto per Più Tempo”, con il tempo di un mese. I due stronzi che stanno all’angolo con Via del Mare, tra due giorni (martedì per essere esatti) eguaglieranno le tre siringhe. Ciò che potrà accadere dopo martedì è previsione al cento per cento: riusciranno gli stronzi a battere le siringhe? Si potrà chiedere un transennamento dell’area per fare in modo che la gente possa constatare di persona il record. Un altro aneddoto che certifica l’abulia cronica degli addetti alla nettezza urbana dei marciapiedi nella città di Lecce è questo. C’è una vecchietta che abita nei paraggi del mio palazzo, con molta probabilità abita da sola, non sono cazzi miei, mi dissocio. Ebbene, questa vecchia ogni mattina usciva in strada con una busta vuota, raccattava l’immondizia da terra, riempiva la busta e la gettava nel cestino dell’immondizia, anziché nel bidone. In parole povere la vecchina svolgeva lo stesso servizio della nettezza urbana con l’unico errore, plausibile data la sua età unita alla lontananza dai bidoni, che non gettava la busta nel bidone giusto per via della lontananza dello stesso. Quelli della nettezza urbana, dato che arrivavano tardi, non prima delle undici, trovavano ogni giorno la grossa busta ripiena di immondizia incastrata nel piccolo cestino. Cosa hanno fatto? Hanno tolto il cestino, ovvero lo hanno schiodato da terra, sbullonato, scardinato, divelto, eliminato. Punto. Quando frequentavo le scuole elementari mi hanno riempito la testa di filastrocche, la maggior parte di Gianni Rodari, dove si raccontava che tutti i mestieri sono dignitosi. Da qualche parte devo avere letto che perfino Martin Luther King sosteneva che l’ultimo degli spazzini aveva la dignità del primo degli uomini, perché svolgeva un lavoro dignitoso. La verità è differente. La verità è che di spazzare le strade non frega un cazzo a nessuno e se non fosse che quello del netturbino è uno dei pochi posti di lavoro che offre ancora il comune allora nessuno lo farebbe, lo testimonia il fatto che ci sono giorni in cui i camion della nettezza urbana fanno il giro alle due del pomeriggio anziché alle due di notte. L’orario pomeridiano, a Lecce, garantisce un’invisibilità e una quiete che le notti della movida non concedono. Altrimenti non si spiegherebbe il perché, dato a quell’ora il tasso di umidità dell’aria sfiora il novanta percento e, per giunta, ci sono quaranta gradi all’ombra.