Palco 5. Enrico Martini


Enrico Martini
Palco 5

Palcoscenico del Teatro Giuseppe Verdi di Brindisi

Di nuovo scese la notte sul teatro d’opera e la sonata dei sussurri riprese.
-Chi l’avrebbe detto? Il teatro, il gran teatro d’opera è sopravissuto al crollo! Il palco 5 è distrutto, invece. Ma ora lo restaureranno, ha sentito? Vedrà: sarà un palco meraviglioso, con mille bocche per i suggeritori, spalti a perdita d’occhio. E poi le luci…sì, le luci, con effetti da lasciare a bocca aperta. Ne ho ideato anch’io di nuovi, meravigliosi, sa? E poi le quinte! Lei non può immaginare cosa si celi dietro quelle tende.-
Erik strinse a sé la scopa, struggendosi d’emozione, quasi stesse recitando una di quelle arie d’opera per cui aveva vissuto: la carezzava, la scherniva, abbozzava qualche passo di danza, la traeva a sé e poi la respingeva.
Nel frattempo puliva. Puliva, puliva, puliva. Polvere su questo, polvere su quello.
I corridoi sembravano tappeti farinosi, i saloni piazze di pietra morbida, le trombe delle scale di legno marcio e di taffettà grigio; le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia, i camerini di cipria di eternità e dai camini veniva un olezzo di zolfo e dimenticanza.
Non vedeva altro che polvere. Sembrava impossibile quanta se ne potesse accumulare. C’era uno strato morbido e uniforme. Gli pareva ricordasse quella carta grossa, quasi brufolosa ma soffice al tatto, che si usava per gli inviti per ospiti di rango.
-La signoria vostra è invitata alla prima rappresentazione de “Il Don Giovanni trionfante” all’antico teatro d’opera, presentato nella sua nuova elegante veste.-
Ah! Il suo sogno, il suo desiderio più grande! Vedere la sua opera rappresentata in quel teatro, nella culla stessa dell’arte.
-Il palco 5….il palco 5 sarà perfetto per quella rappresentazione. Basteranno alcuni ritocchi. Ha sentito, no? Vogliono ristrutturare il teatro. Riportarlo al suo antico splendore e il palco 5 sarà il suo fulcro, la gemma più splendente del diadema.-
Ma intanto c’era quella polvere a cui pensare. Doveva darsi da fare o il padrone non lo sarebbe stato a sentire.
Antonio Pironi, il padrone. Se ne raccontavano di storie su di lui, che era un cinico, che gli interessavano solo i soldi, ma Erik sapeva che non era vero. Aveva portato l’opera nel paese e questo genere di arte era diventato l’emblema stesso della città. Quello spazio, senza di lui, sarebbe rimasto solo un prato per ospitare gli acrobati del circo. Sì, certo: forse un teatro d’opera lo aveva arricchito, ma quanti avevano conosciuto la fortuna grazie a lui? E ora poteva essere il turno di Erik. Non più solo un’ombra che si muove dietro le quinte, non più solo un garzone.
Il suo progetto, la sua opera, l’avrebbe fatto. Rifulgere come una nuova stella. Tutti lo avrebbero acclamato
-Vedrà, vedrà. Grideranno il mio nome.-
Se solo questa polvere se ne fosse andata. Eppure, più lavorava, più si impegnava, più gli sembrava che non un solo granello si fosse mosso. Anzi. Sembrava quasi moltiplicarsi, inglobando tutto, nascondendo al mondo le cose, importanti o meno che fossero, sotto un velo di dimenticanza.
Ma ora…Dov’era il suo libretto? Dov’era la sua opera? Anche lei sotto la polvere del palco 5?
Prese fiato.
Con tutto quel lavorare, smuovere spostare, mobili e orpelli pieni di polvere, l’aria si era fatta irrespirabile. Gli sembrava che i suoi polmoni non ricevessero ossigeno da secoli. Quasi fossero anche loro sotto strati di polvere grigia.
-Allora, che ne dice: piacerà?- disse, appoggiandosi ansimante a un pianoforte cabinet.
A quell’uomo in frac piaceva ascoltare i sogni della gente e, se possibile, realizzarli. Non era propriamente un filantropo, ma se faceva una promessa si dannava per mantenerla. Ma nel caso di Erik…
-Temo di no.-
-Come? Eppure l’ha letta. Sa che è una grande opera. L’ha detto anche lei: il mio nome risuonerà sul palco 5!-
-Già, il palco 5. È da quando ti è caduto in testa il soffitto che continui a fissare quel cartello e alla fine ti ci sei affezionato, vero? Quant’è che sei lì? Quaranta? Cinquant’anni?
-Ma cosa dice? Non vede che sono in formissima! Nel fiore degli anni…-
Erik non capiva. Quell’uomo in frac non l’aveva nemmeno guardato.
Era passato oltre, si era chinato e aveva spostato un po’ di polvere, là dove non era ancora stato pulito.
-Già, magro sei magro.-
Tra i calcinacci e pezzi di trave del soffitto caduto, c’era uno cadavere mummificato vestito come Erik, che stringeva al petto un libretto, rannicchiato sotto il tavolo che guardava con la profondità delle sue orbite vuote l’indicazione per il palco 5.
Il volto del ragazzo era terrorizzato. Non poteva essere lui, quello.
Era vivo: aveva pulito quel posto per settimane, in attesa che arrivasse il padrone con i restauratori. C’era solo un po’ di polvere qua e là, ma bastava un colpo di straccio, così…ma quanto tolse la mano, nessuna orma rimase sul pianoforte.
-Non disperarti. Se tu non fossi morto, io avrei realizzato il tuo desiderio e la tua anima sarebbe stata mia. Invece, ora sei libero. Si sono scordati del palco, si sono scordati del teatro. E ora, per tua fortuna, come loro, io mi scorderò di te…-
Quel signore in frac guardò con tristezza l’ultima emanazione di Erik svanire come un fuoco fatuo.

Alle tre di un venerdì pomeriggio, il vecchio portone di accesso al palco 5 venne abbattuto. L’equipe degli operai addetti al restauro aveva cominciato il sopralluogo, per rendersi conto dei danni effettivi ai locali.
-E così tu saresti “la gemma più splendente del diadema”?- disse il capo cantiere. -Sarà una bella sfida riportarti al massimo splendore.-
Non aveva finito di parlare che un urlo squassò la calma che permaneva lì da decenni. Si aspettavano di tutto, ma non di trovarvi un cadavere mummificato di un uomo, probabilmente imprigionato in seguito al crollo di 147 anni prima. Ma la scoperta più sensazionale fu il ritrovamento vicino alla mummia di un libretto d’opera del tempo, che riportava il leggendario “Don Giovanni trionfante”, da tempo oggetto di un vera e propria serie di leggende.
Forse fu proprio per questo clima di mistero che in molti dissero fin da subito di aver visto una figura oscura aggirarsi nel labirinto di botole.
-Capo, ma sei proprio sicuro di non aver notato niente?-
-No, Binelli: io non l’ho visto “quell’uomo in frac ghignare nel buio”…-

§

Undici ballate, undici racconti. Una raccolta di novelle ma anche una compilation musicale. “Songs of Faith and Devotion” prende spunto da undici brani musicali di vari artisti per narrare altrettante storie d’amore. Come suggerisce il titolo, anch’esso preso a prestito da un celebre album dei Depeche Mode, le diverse declinazioni dell’universo amoroso ( fede, devozione, ma anche amore paterno, carnale o ossessivo) si susseguiranno durante la narrazione, portandoci in mondi dove reale e fantastico si sfioreranno, procedendo di pari passo con la colonna sonora, alternando un ritmo lento a uno più sostenuto, in battere e in levare.

Songs of Faith and Devotion” è il primo libro di Enrico Martin, edito da Altromondo Editore

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