L’immigrazione fa la differenza.


giorgiodiluzio

Ci sono alcuni aspetti del lavoro editoriale che fanno schifo, è una cosa che posso dire con onestà, svolgendo nel mio piccolo questo tipo di lavoro. Altri aspetti nascondono piccole soddisfazioni,  che affiorano come lampi. In un periodo che è incominciato nel 2005 ho fatto il consulente free lance per la casa Besa Editrice. In questo periodo ho avuto modo di svolgere diverse mansioni che vanno dall’editing dei testi prima della pubblicazione alla redazione delle schede di lettura di romanzi e/o saggi, fino alla semplice correzione delle bozze, passando per l’indicazione e/o suggerimento di autori o, anche, al contrario. È successo di stilare schede di lettura negative e di vedere il romanzo oggetto di tali schede, poi, pubblicato. È successo il contrario. Fa parte del gioco. Un libro non è mai frutto del lavoro di una persona soltanto, l’autore è il punto di partenza. Scrivo questo preambolo semplicemente perché nelle anticipazioni della Besa Editrice, già da qualche tempo, si può rintracciare un saggio/racconto dal titolo “A un passo dal sogno“, scritto da Giorgio Di Luzio. Il saggio di Di Luzio narra la vicenda di Jerry Masslo, un immigrato ucciso dalla camorra nel 1989, a Villa Literno. Nel 1989 avevo 14 anni, ero da poco venuto ad abitare in Puglia. Venivo dal nord, per la prima volta, ascoltando un telegiornale locale, mi confrontavo con le tematiche dell’immigrazione, del lavoro nero, cose che non conoscevo. Jerry Masslo era immigrato in Italia grazie all’aiuto di Amnesty International, qualche giorno prima di morire era stato intervistato dalle telecamere di RAI2. Nel saggio vengono raccontate le condizioni in cui versavano gli immigrati di Villa Literno, il regime di schiavitù nel quale vivevano. La tragedia e la vita di Masslo diventano parabola di un sistema che non può essere più taciuto. Bisognava dire basta, allora, come si è detto. Da quella esperienza, in Italia, hanno iniziato a prendere una piega diversa. Quando mi venne sottoposto il manoscritto di quel saggio mi ricordai subito di quella vicenda, per colpa della quale il nome del paese “Villa Literno” divenne quasi un totem dello sfruttamento. I tempi sono cambiati, l’immigrazione è cambiata? Gli sbarchi continuano a succedersi, nei giorni di meteo favorevole. La violenza, tuttavia, sembra avere ceduto il passo al dialogo. Così si spera, malgrado la restrittività di certe leggi sotto certi governi. Dopo diversi anni, vedere che quel testo non era ancora stato pubblicato mi avevo creato un certo timore. Poi ho capito che era soltanto una questione di tempo. Un testo del genere, così come la vita di Masslo, non sarebbe restato un semplice sasso nello stagno. Per quanto mi riguarda posso soltanto suggerirvi di acquistarlo e leggerlo.

Il testo è urgente e racconta fatti documentati. La lettura è scorrevole e piacevole, malgrado tutte le informazioni che vengono date dall’autore il saggio non risulta noioso. Le descrizioni sono essenziali, vedi ad esempio il racconto che viene dato di Villa Literno, paese non pronto ad accogliere il grande numero di immigrati non tanto per fattori culturali quanto per problemi logistici che assestano il paesino ancora al medioevo, “A un passo dal sogno” è un buon reportage socio-antropologico dove il fenomeno viene analizzato non come ‘esterno’ al territorio ma ‘accolto’, anche nei risvolti negativi rappresentati dallo sfruttamento che viene fatto, degli immigrati, da parte di ‘poteri’ e ‘collusioni’ nostrani (questo è l’aggettivo topico utilizzato nel testo, ad la stampa nostrana).
La vicenda di Jerry Masslo fa da spartiacque nella storia dell’immigrazione in Italia e in Europa, tra un prima nel quale le condizioni degli immigrati erano pessime, ai limiti dell’umano accettabile, ed anche la società civile e il mondo politico non erano per nulla preparati ‘culturalmente’ ad accettare gli stranieri in arrivo o in transito per il paese. Il dopo è la nascita di strutture organizzative e legislative grazie alle quali la presenza degli immigrati viene condivisa, la creazione di leggi, l’iscrizione dei figli alle scuole, censimenti (questo per quanto riguarda il caso di Villa Literno). L’autore riesce a rendere il caso di Villa Linterno e l’assassinio di Jerry Masslo nella giusta ottica in cui di lettura, quella cioè di caso particolare, indicatore di cambiamenti in corso nella società.
Il linguaggio è preciso e divulgativo allo stesso tempo, tenendo l’interesse del lettore alto: “Il gelo del razzismo all’italiana, quasi un marchio, tra i tanti, del made in Italy dell’intolleranza, che segnerà una pagina grigia per il nostro Paese in quegli anni, si scioglie come neve al sole in quell’ondata irruenta di  migliaia di persone e cittadini del mondo”.
Al termine del testo sono presenti le testimonianze di chi ha vissuto direttamente i fatti e la vicenda raccontata, con gli interventi di chi adesso opera nel tessuto e nei luoghi dove è avvenuta la tragica vicenda che ha dato origine al cambiamento. “A un passo dal sogno” è un libro a metà tra saggio di sociologia e reportage giornalistico, senza carenze o compensamenti in nessuno dei due aspetti, il che ne facilita (oltre alla lettura grazie allo stile scorrevole) la proposizione e la diffusione.

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