La cipolla – Antonio Moresco


La cipolla – Antonio Moresco

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Carlo Madrignani, in un suo articolo comparso su “L’indice”, definì questo romanzo come «l’unico romanzo sessuale del nostro Novecento». Il giudizio è esatto, la vicenda de “La cipolla” è calata nello spazio indefinito di una città che per alcuni particolari potrebbe essere collocata nel nord Italia. Immaginiamo che si tratti di Milano. Un uomo e una donna hanno traslocato da poco in un piccolo appartamento ricavato da un appartamento un po’ più grande. Su una delle pareti si può intravedere la decalcomania di una cipolla, appartenente a una natura morta. La struttura è un pretesto, ciò che accade è poco rilevante, l’uomo – di cui non sappiamo il nome – vaga nella città lasciandosi trasportare dalle proprie visioni, facendo via via propri i luoghi di questo suo muoversi in un ambiente che è nuovo. Aviorimessa, parco, cinema, ristorante. Il luogo più percorso è il corpo della sua donna con la quale trascorre la maggior parte del tempo nell’appartamento. I due corpi fanno l’amore senza possedersi a vicenda. Etimologicamente parlando riesce difficile l’utilizzo del termine ‘coito’ per descrivere ciò che accade tra l’uomo e la donna nel romanzo. Non si tratta di un ‘andare insieme’, la visione è soggettiva, i pensieri sono quelli interiori dell’uomo, poco viene fatto trapelare della donna. Al termine della lettura mi resta un’immagine di lei nel letto, mentre ascolta la musica con le cuffie. Il lettore cerca indizi di questa donna senza venirne a capo. D’un tratto, dopo la descrizione dei molteplici modi del possesso, succede qualcosa. Il priapismo del protagonista, la sua eccedenza di desiderio, il suo smodato bisogno di possedere la propria donna, diventano psichici. È come se le sue azioni non fossero più frutto di una volontà, bensì di un membro. Nulla a che spartire con un “Io e lui” di Alberto Moravia, per intenderci, perché tutto – anche questo fenomeno di alienazione progressiva – è interiore e descritto così come accade al protagonista. L’uomo origlia al muro i discorsi dei suoi vicini di casa, Tata e Tato: è uno dei pochi momenti in cui la realtà entra nella vita del protagonista, laddove per realtà si intende qualcosa che esali al di fuori di quella cipolla, la natura morta sbiadita che diviene replica della vita. L’anomia interiore viene accolta all’esterno in un processo zen in cui l’uno (il protagonista) si unisce al suo ambiente, i palazzi, la città, il cortile. Il romanzo diviene così la descrizione di uno scivolamento progressivo che conduce un uomo a vivere la felicità dei folli oppure l’estasi, a seconda di un’interpretazione finale che spetta tutta al lettore.

La cipolla, Antonio Moresco, Bollati Boringhieri, 1995

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