La strategia dell’olfatto. “Séparé” di Annalisa Bari


Annalisa bari - Séparé - copertinaNel maggio del 1986 venne pubblicata una raccolta di racconti, la prima postuma, di Italo Calvino, dal titolo “Sotto il sole giaguaro”. Dei cinque racconti, uno per ogni senso, ne vennero ultimati e pubblicati tre soltanto, il primo dei quali “Il nome, il naso”, era dedicato all’olfatto. Il racconto in questione lascia il segno per la descrizione di una realtà percepita attraverso un unico senso. L’olfatto è, dei sensi, quello che più risveglia l’istinto animale, grazie a esso possiamo ricordare e far affiorare alla mente il nostro passato chiudendo gli occhi e tralasciando ogni razionalità. Con questa premessa mi piacerebbe che il lettore si accostasse a “Séparé”, ultimo romanzo di Annalisa Bari, edito da Giuseppe Laterza Editore. L’autrice – il suo romanzo più recente era “I mercanti dell’anima”, uscito l’anno scorso con LAB – è alla sua quinta prova narrativa. Il romanzo racconta le vicende di una bambina che viene allevata da sua zia Giorgia, un’attrice di rivista nel periodo (secondo dopoguerra, boom economico) in cui il cinema comincia a contendere spettatori ai teatri di prosa. Gli odori in questo romanzo giocano un ruolo importante, non a caso si parla di olfatto, perché ogni capitolo inizia proprio con la menzione dell’odore che più diviene protagonista della vicenda in esso narrato. Si parte dai camerini di un teatro napoletano, dall’odore delle candele che si spengono e dalla rapidità con cui la scena viene cambiata, passando dal funerale della madre di una bambina che poi, nolente l’impresario – uno dei personaggi meglio caratterizzati – verrà presa con sé dalla zia. Gli odori si susseguono, la brillantina di un uomo, la cipria sui visi le rose, le caldarroste, i treni degli infiniti spostamenti attraverso l’Italia. L’effetto più interessante della prosa di Annalisa Bari è che la “strategia dell’olfatto” si riflette nello stile prediletto per la narrazione, rapido, sequenziale, quasi che davanti agli occhi del lettore si susseguissero i quadri di un carosello nel quale la scenografia viene cambiata, nel passaggio da un capitolo all’altro, con la stessa velocità con cui si cambiano i costumi delle ballerine nel passaggio da un contesto all’altro della narrazione. Zia Giorgia avrà così modo di condurre nel mondo la protagonista bambina nel percorso tipico del romanzo di formazione. Non nascondo che il personaggio preferito è proprio lei, per quel senso di praticità che si coniuga perfettamente con l’aspirazione artistica, senza cedere a nessuna lusinga. La dedizione di questa madre acquisita non avrà cedimenti nemmeno quando la zia avrà la possibilità di una vera e propria ‘svolta’ nella sua carriera, potendo entrare nella compagnia del mitico Macario, dovendo tuttavia sacrificare il rapporto con la sua nipotina che vivrà quell’episodio con la consapevolezza di non voler essere un peso per la zia, un esempio di come la sensibilità dell’autrice rende il carattere ingenuo e allo stesso tempo introspettivo della piccola:

“Fu quell’episodio che finì di convincermi che ero diventata un fardello, un ostacolo alla carriera della zia. Ebbi paura che lei mi odiasse per questo e pensai di fuggire. Ma dove? Avevo girato in lungo e in largo l’Italia, conoscevo più città io di qualsiasi altra mia coetanea, avevo conosciuto un numero smisurato di persone, folle, platee, ma gli unici esseri viventi con cui avevo un legame, su cui potevo contare, erano veramente pochissimi e tutti raggruppati in quel piccolo mondo della compagnia. Quando tutte furono uscite dal camerino, rimasi lì, raggomitolata per non so quanto tempo, al buio, a cercare una soluzione per sollevare la zia del problema”.

La variazione sul tema concessaci dall’autrice sta nell’amore e nelle cure che riceverà la piccola bambina, vissute con un po’ di nostalgia per un tempo in cui era ancora possibile condurre una vita randagia attraverso l’Italia, magari iscrivendosi a diverse scuole e imparando sul campo della vita/teatro, senza farsi mancare un presepe e l’aspirazione di occupare un posto sulla ribalta della scena. “Séparé”, di Annalisa Bari, a conferma di quanto espresso dall’autrice nei suoi lavori precedenti, è un ottimo romanzo; una riuscita commedia nel quale la malinconia del passato viene mitigata dal disincanto con cui la protagonista, una volta adulta, contempla il presente.

Séparé” di Annalisa Bari è anche su twitter.com/SmartLit: 1 2 3

About these ads

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...