“Sei vite difficili e una briciola d’eternità”, Valeria Raho recensisce “È tutto normale” su QuiSalento di Settembre


la presente recensione di Valeria Raho è all’interno del numero di QuiSalento di settembre, già disponibile in edicola

“Sei vite difficili e una briciola d’eternità”

“A day in the life” cantavano The Beatles. Un giorno nella vita. Una briciola d’eternità, forse. Oppure un arco sufficiente per scoperchiare le falle di una vita coperta da un rassicurante tappeto di menzogne. Come in “È tutto normale”, seconda prova creativa per lo scrittore Luciano Pagano, dove la rincorsa di due albe diventa un campo abbastanza vasto per assaltare castelli murati di falsità e finte fiducie.
La storia prende corpo a Villa Donini, immersa negli ulivi della campagna salentina: nel casale vive una famiglia “regolare”, almeno fino agli anni Settanta, quando era ancora formata dal piccolo Marco, dal padre Carlo, distinto professionista, ed Eleonora, a cui subentra Ludovico ben prima della scomparsa della donna, dovuta ad una rapida quanto folgorante malattia. A distanza di trent’anni, il classico ritorno al “sottomondo”, nel profondo Sud, del figlio neolaureato con al seguito un misterioso ospite da presentare ai genitori, diventa un punto di non ritorno che costringe i protagonisti a fare i conti con il passato, il presente e le proprie convinzioni. In una sorta di zona grigia, giocata su una scacchiera di flashback e considerazioni taglienti come sentenze, forgiate in una lingua sempre nitida, dove ogni vocabolo sembra il frutto di un’attenta selezione, Pagano porta avanti le fila della narrazione che fa di un dubbio sorto intorno all’identità sessuale di Kris, un cavallo di Troia per entrare nel cuore del romanzo.
Nell’opera, edita da Lupo, i personaggi risultano figure a tutto tondo, complesse per i loro trascorsi, di sicuro struggenti, anche se perennemente sprofondati nel desiderio quasi compulsivo di dover, sempre e a tutti i costi, giustificare il proprio statuto, la maternità delle proprie riflessioni.
In molti microepisodi, la “materia familiare”, che ha il suo perno nell’omogenitorialità, è trattata con estrema delicatezza, avvolge il lettore per trasformarsi, solo in apparenza, in una sabbia mobile che dapprincipio non ha consentito ai personaggi di spiccare il volo verso una nuova consapevolezza. In realtà, è “la percezione dell’altro” il punto focale di tutta la narrazione, le gabbie interiori che Marco, Ludovico e Carlo costruiscono nel cammino genitoriale, le aspettative e le menzogne (“è così facile mentire”, ripete spesso Marco) a rappresentare i veri problemi della relazione in questa storia lunga un giorno. Lunga sei vite.

Valeria Raho

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