Intervista di Alessia Mocci su Mondoraro.org a proposito di “È tutto normale”


Ringrazio Alessia Mocci per le domande di questa intervista che potete leggere anche su Mondoraro.org. L’intervistatrice mi ha dato modo di parlare del mio romanzo “È tutto normale” e anche della mia scrittura; una bella occasione per chiarire alcune cose a cui tengo molto. Ho scelto di allegare a questo post l’immagine delle mosche (che ho rubato da un post pubblicato sul sito “Via delle belle donne”) per ricordare l’incipit del mio romanzo, nel quale le mosche giocano un certo ruolo.

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È tutto normale”, edito nel luglio 2010  presso la casa editrice Lupo Editore, è giunto in pochissimo tempo alla sua seconda ristampa. L’autore, Luciano Pagano, ha voluto toccare una tematica di grande interesse per il Mondo da diversi anni: l’amore omosessuale. “È tutto normale” racconta di un orfano di nome Marco Donini e della sua vita senza madre perché adottato da una coppia gay, Ludovico e Carlo.  Marco cresce sereno con i due papà. Il romanzo si svolge in un’unica giornata e vede Marco di ritorno dopo gli studi con un’importante novità: Kris, la sua ragazza alla quale ha sempre tenuto segreto della sua vita con i due padri.

L’autore è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune nostre domande. Buona Lettura!

A.M.: Nel 2007 hai pubblicato il romanzo “Re Kappa”. Quanto credi che Luciano Pagano sia cambiato in questa tua ultima pubblicazione in tre anni?

Luciano Pagano: “Re Kappa” nasce da una sfida; l’editore del mio esordio, Livio Muci (Besa Editrice), mi aveva proposto la pubblicazione di un altro romanzo, “Moto Proprio”, al quale avevo lavorato tra il 2002 ed il 2005; un’opera difficoltosa ed impervia, linguisticamente sperimentale, alla quale sto ancora lavorando ma che non ritenni allora opportuno come esordio. Durante la stesura e la correzione di “Moto proprio”, nacque “Re Kappa”, quasi come antidoto dello stress cui è sottoposto il giovane scrittore che vive su sé il desiderio di arrivare e farsi leggere provenendo da un ambiente difficile ed ostico, quale può essere quello letterario degli anni 2000.

A.M.: “È tutto normale” tratta una tematica abbastanza scottante. Vuoi illustrarcela a grandi linee?

Luciano Pagano: La tematica è scottante ancora oggi, tanto è vero che durante la stesura del romanzo, avvenuta tra il 2008 ed il 2009, ogni volta che ascoltavo notizie di episodi che coinvolgevano le comunità gay, lesbo o trans, ero abituato a cogliere temi e spunti dai quali dovevo allontanarmi intenzionalmente. Il pensiero era “la storia è questa, oramai stai definendo i particolari, non puoi lasciarti influenzare più di tanto”. Lo stesso dicasi per le infinite diatribe sul tema dei matrimoni delle coppie omosessuali o sullo status, nel nostro paese, delle “coppie di fatto”. La mia intenzione era quella di affrontare una tematica viva e scottante quale poteva essere quella dei matrimoni gay, senza che tale tematica rischiasse di essere relegata alla sola sfera della sessualità. Uno scrive a parole sue di qualcosa che vorrebbe leggere, io scrivo di un tema cercando di ottenere una semplificazione dei fatti che mi permetta di avviare una discussione attorno a temi più importanti, senza fossilizzarmi; quel che importa è la storia, non l’approfondimento antropologico. La tematica diventa il pretesto della narrazione ed allo stesso tempo la narrazione diventa il mezzo per allargare i confini della discussione. Tutti questi discorsi rimarrebbero al di qua della pubblicazione se la mia sensibilità di autore non avesse trovato riscontro nella sensibilità di Cosimo Lupo, l’editore del romanzo, che non ha mai messo in dubbio la tematica del testo; ci abbiamo lavorato su per un annetto, per l’appunto, in assoluta normalità; quando il testo era vicino ad essere compiuto la consulenza di Antonio Miccoli (il direttore della collana InBox in cui è uscito il romanzo) e di Donatella Neri (editor della casa editrice) mi hanno fatto percepire che stavamo parlando di una storia compiuta, a sé stante. La conferma è arrivata dai lettori, la maggior parte dei quali mi scrive che il romanzo si legge d’un fiato, nonostante le quasi trecento pagine di cui è composto.

A.M.: Ci sono somiglianze caratteriali rilevanti tra Ludovico e Carlo?

Luciano Pagano: Tra Ludovico e Carlo devono esserci per forza somiglianze, anche perché come persona (prima che come autore) credo alla teoria per cui una coppia nasca quando ci sia un terreno comune. Entrambi sono caratteri forti, indipendenti, liberi; abbastanza menefreghisti dell’ambiente che li circonda, condizione indispensabile per concentrarsi sulla propria vita e sull’importanza dei propri sentimenti, prima ancora dell’opinione che gli altri si fanno di loro, a partire dai familiari di Carlo. In ognuno dei caratteri del romanzo, ad eccezione di Kris, ho disseminato somiglianze/dissomiglianze con il mio carattere. Nell’infanzia di Marco, il figlio cresciuto da Carlo e Ludovico, ho disseminato piccoli episodi rubati dalla mia infanzia; è il personaggio dove mi sono riflesso di più. L’episodio della visita alla mostra di Magritte, ad esempio, è accaduto realmente.

A.M.: Pensi che il tema dell’omosessualità possa in qualche modo abbassare il numero di lettori italiani?

Luciano Pagano: È una problematica, questa, che non mi sono posto per nemmeno una frazione di secondo né prima, né durante e nemmeno dopo la pubblicazione del romanzo. Potrei pormi lo stesso problema con altri autori e chiedermi se il tema dell’omosessualità possa in qualche modo abbassare il numero dei lettori italiani delle opere di Marcel Proust o Oscar Wilde o David Leavitt o Virginia Woolf o Bret Easton Ellis, oppure di Aldo Busi o, per citare uno degli autori che più stimo, Walter Siti. A titolo esemplificativo, e non a caso, riporto il testo della fascetta: “Se Marco rileggesse i diari che ha scritto quando era ragazzo, ogni giorno della sua adolescenza, con i giorni tutti in fila, se prendesse la briga di metterli in ordine in un faldone, se soltanto avesse il tempo o il coraggio  che è uguale  di ricopiarli al computer e li dividesse per sezioni, capitoli, articoli, ne uscirebbe una versione allucinata della sua vita, scritta a casaccio sfogliando nel passato, irta di piccoli drammi domestici, sforzi fatti dalle fibre del suo cuore perché il seme del suo pianto fosse gettato altrove, oltre lo schianto provocato alla scoperta che tutti gli altri bambini avevano una madre e lui no. Il nuovo romanzo di Luciano Pagano racconta l’amore inconsueto dei padri per i figli.” Se notate non si fa alcun cenno circa il fatto che Marco venga cresciuto da due padri. Marco, il protagonista è orfano, e grazie ai padri scopre che cos’è l’amore e cresce come un ragazzo qualsiasi. Questo è il punto, al di là della tematica dell’omogenitorialità, il romanzo potrebbe intendere che ci si interroghi anche sullo stato della normalità della famiglia italiana che in realtà altri non è se non “normatività” della famiglia.

A.M.: Come definiresti il tuo stile letterario?

Luciano Pagano: Posso azzardare soltanto una definizione in progress del mio stile letterario: “Scrivere di ciò che va raccontato e detto con un quantitativo di parole che non ecceda la fiducia del lettore, non prenderlo mai in giro”. La palestra della mia scrittura recente, parlo degli ultimi sette anni, sono la rete ed i giornali. Ambiti in cui è difficile barare senza scoprire le carte. In un articolo scritto di recente sul mio romanzo, Antonio Errico (Nuovo Quotidiano di Puglia) notava come in tutto il testo ci fossero pochissimi avverbi; in effetti ce ne saranno due, forse tre; c’è chi lo ha chiamato minimalismo; forse proviene da un’abitudine alla scrittura poetica come metodo, ad un leggere e rileggere a pagina con intento sottrattivo, fino a togliere tutto ciò che sembra superfluo. Lo stile trova un suo compimento quando il lettore non sente questo lavoro pregresso.

A.M.: Quali sono gli autori che pensi ti abbiamo guidato nel tuo percorso?

Luciano Pagano: Spero di essere soltanto all’inizio del mio percorso. Detto ciò le guide sono tutti gli autori che dai quali cerco di rubare suggerimenti, modi, consigli. Adoro i classici, quando entro in libreria senza sapere che libro acquistare nel novanta per cento dei casi esco con un doppione, un’ennesima edizione, un’altra edizione di qualche classico che manca dalla mia biblioteca. Mi piacciono i narratori italiani della seconda metà del secolo scorso, dal dopoguerra in poi. Non faccio nomi in particolare, questo è soltanto un suggerimento implicito a chiunque legga questa intervista nel poter approfondire la letteratura di quel periodo. L’Italia secondo me ha avuto un periodo stupefacente, dagli anni ‘50 ad oggi, nei quali hanno scritto autori diversissimi, unici, paradigmatici come Arbasino, Pasolini, Flaiano, Testori, Bianciardi, Parise, Manganelli, Bene; ma anche poeti come Bigongiari, Zanzotto, Giudici, Sereni, Luzi; e poi ci sono autori atipici, a metà tra la scrittura e la traduzione, che mi hanno influenzato con il complesso della loro opera multiforme, penso a due nomi su tutti, Guido Ceronetti e Luca Canali; per non parlare dei narratori che hanno pubblicato dagli anni ottanta ad oggi; anche noi non saremmo gli stessi se non avessimo attinto alla miniera del nostro passato letterario recente. Qualche giorno fa ho avuto l’occasione di fare da relatore ad una doppia presentazione di uno degli scrittori italiani che più stimo, Nicola Lagioia; parlando del suo “Riportando tutto a casa” e degli anni ‘80, siamo stati d’accordo sul fatto che esiste una grande fetta della nostra letteratura recente, gli ultimi trent’anni, che deve ancora dare tutti i suoi frutti.

A.M.: Hai già presentato il libro ufficialmente?

Luciano Pagano: “È tutto normale” è uscito in un periodo atipico, inizio luglio di quest’anno. Nonostante l’estate il libro è stato ristampato e sta viaggiando oltre il traguardo delle mille copie, un obiettivo difficile che mi fa ben sperare. L’ho presentato l’11 luglio 2010 a Liberrima, una delle più belle librerie di Lecce. Ancora oggi se ci andate il mio libro è alla lettera P, vicino a Palazzeschi. È stata una bella occasione, che poi si è replicata dopo una settimana quando ho avuto l’opportunità di essere presentato da Mauro Marino a Melpignano (il 17 luglio) e da Luisa Ruggio a Otranto (il 18 luglio). La presentazione più vicina si terrà il 12 novembre a Sava (Ta). Le presentazioni sono l’unico modo per raccontare e raccontarsi e per avvicinare i lettori, l’unica possibilità, insieme a quelle offerte dalla rete e dal passaparola, per fare in modo – come è successo – che il mio romanzo trovasse il favore e l’interesse di tante persone. Mi piacerebbe che l’inverno e la primavera potessero darmi occasione di presentare il libro fuori dalla Puglia, perché per me sarebbe bello confrontarmi con lettori di altre regioni e di altri contesti differenti dal mio.

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