“Asfalto Teatro. Il pompelmo rosa e altre acrobazie”, di Ilaria Seclì


Le guglie sono altissime, aguzze. Qualcuno, pochi furbetti, le scambia per code di topi imbalsamati. I topi fanno i gargarismi con le formule del primatempo perfette, prima taxi, prima frigo. Ne impediscono lo svelamento. Eppure qui è tutto chiaro, come dai bambini. Agrammatica! Né è breve il gre-gre di raganelle.

È gremito il teatro nell’ex laboratorio saldatura Knos di Lecce. Dopo le rocambolesche rivisitazioni di Klossowski, Carroll, Kafka, è la volta di Kerouac. È il Pompelmo Rosa. È il cosmoteatro di Aldo Augieri.

Le parole sono gaglioffe, pallottole sventrate dalla pancia di un vulcano che ha fatto indigestione.

L’angelo è insonne. E vuole essere disturbato. Lui, più che disturbare, stura.

La pioggia gronda troppi sì, troppi sì velenosi. La mano dell’alchimista orfano d’alfabeto fa distinguo e trattiene il veleno, a sue spese, a sue spalle, a suo calvario, siparietto tragico delle espanse perpetue risa. Non dice perché no. Declina le onde, i cappelli, le mani dei vecchi, i grembiuli delle bariste, dà mangime alle corde dei funamboli d’asfalto, si ciba di catrame e mozziconi, declina le linee tracciate dalle sedie di legno abbandonate, scrive in stampatello sui loro pentagrammi, indovina gli umori degli specchi prima che cantino i galli. Biancalice gli si è ammuffita in una sempreverde narice. Le parole non ritirano più la paghetta il sabato, pur restando nella gabbia d’oro non avanzano richieste di compenso. Il tributo è perso all’aria come il sangue del vampiro che non basta e non basta. Il pompelmo si è fatto anemico. Più il sole brucia sotto il cuscino più Asfalto impallidisce. E si è vista, ora, per prima, una croce, la prima croce. La guglia che uncina le pance da sotto, né messaggio né rimprovero. Pura rivelazione, visione coperta come la croce del quinto giorno di settimana santa. E il dio mostro che mangia lamercaramella. Il mare la merca la cara la mella. Il mare è donna, donna il verso delle onde. Donna la pancia luna di Stefania. Claudia Giuliana Roberta. Tutti i fumi che esala la terra, dal suo più nero grembo, tutte le voci di strada, tutto l’oro che levita dagli scarti e dalla spazzatura, le urla degli ambulanti e le accelerazioni di api delle Giravolte, lì finiscono, in un grembo di donna, nell’incavo senza giudizio del tribunale dei disperati, dei santi, dei bambini. Da qui sorge, si solleva il dio mostro. Non vanta nessuna discesa, non si è piegato, non scende le scale, nessuna montagna fa da scivolo tra cielo e la piana deserta e misera degli uomini. È più in basso, che di più neanche l’inferno. Dal catrame, dall’asfalto squarciato si rivela e sbalordisce. Questa volta i fuochi artifici non si sono fermati in aria, lasciando vecchi, donne, bambini a boccaperta nello stridere di meraviglie di orienti mai incarnati. Cadono, sono caduti, questa volta, anche le stelle, bruciate, e si fa buio, buio. E le sirene, le onde, le voci inascoltate di fatata morbidissima salvezza si fanno gre-gre. Il mondo non ha campo, nessun ripetitore può trasmetterle, qualche cuore sì, lì, seduto a teatro.

Le sirene confondono, le onde agglutinano in pietas di lari che sanno e non rivelano i dadi di loro fortuna di scampati al mondo. Le donneondesirene, superbe, melliflue, sollevano il mondo, ammutinano pensieri fanno polvere d’oro attorno dicono il vuoto che serve, nudità, cantano i versi del mare, i fiori del mare. Germogli d’aria, sanno che solo nero è luce. Sanno la scienza malata e necrofila del secondino, la malia delle gabbiette che ci tengono ostaggi. I segnali obbligatori, i divieti d’accesso, di sosta, si fa non si fa, le tappe, le obliterate cerimonie.

Loro sanno, sanno che i no e i notturni paladini hanno dimora solo in fondo al mare, bauli giganti come navi mangiano i loro tesori. I no che il catrame del mondo ha infilzato in una roccia del Caucaso.

§

Regia e riscrittura teatrale: ALDO AUGIERI
Aiuto regia: STEFANIA DE DOMINICIS
con: ALDO AUGIERI, ANTONIO CAZZATO, CLAUDIA DI PALMA, DANIELE SCIOLTI, GIULIANA GEUSA, ROBERTA SCIOLTI, E STEFANIA DE DOMINICIS
Scenografia: ANTONIO CAZZATO, DANIELE SCIOLTI
Oggetti di scena: ANTONIO CAZZATO
Tecnico suono: EMANUELE AUGIERI
Progetto luci: GIUSEPPE CALABRO’
Costumi: ROBERTA SCIOLTI
Vestito piumato: FIAMMA BENVIGNATI
Trucco: ANNA GABRIELI
Sguardo dall’alto: JOE OCCHIDICOLOMBA

Alba e vento. Un uomo nella notte segue le tracce di chi? ah ah ah…tutto nella testa rimbomba. Come la lingua che Kerouac rende ubriaca e schizzante. Linguaggio scritto a pennellate. e il corpo si annebbia. Un ispettore tra le onde segue le tracce di chi?? ah ah ah…. forse il castello del vampiro e’ un castello cinese?? Tutto accade nell’orecchio….orecchio disabituato a sentire poco a poco….Dov’e’ il filo?? ah ah ah… ragazzo, e’ tutta una questione di gusto e di denaro.Kerouac sugli scogli a Big Sur non dorme nel letto, fa l’autostop sugli scogli e fantasmi e tassisti vampiri gli danno un passaggio verso il deragliamento sonoro. Buon ascolto!!!!

§

Ilaria Seclì (Ginevra, 1975). Ha pubblicato D’indolenti dipendenze, Besa, 2005. Chiuderanno gli occhi, con Antonio Diavoli, Quaderni di Cantarena, 2007. Del 2007 la performance teatrale, con Adamo Toma, tratta dalla raccolta inedita La sposa nera; del 2009 la sua raccolta di versi più recente, edita da Lietocolle: “Del pesce e dell’acquario”.

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