“Vecchio Angelo Mezzanotte” da Kerouac a Asfalto Teatro, intervista a Aldo Augieri


Domenica 22 Maggio, presso lo storico Teatro Politeama Greco di Lecce, alle ore 21.00 (con preserata/degustazione a cura della cantina Castello Monaci alle ore 20.00), debutterà “Vecchio Angelo Mezzanotte”, l’ultima – in ordine di tempo – attesa, produzione di Asfalto Teatro. Da scrittore, prima ancora che da spettatore, sono stato sempre incuriosito dalle produzioni (questa è in coproduzione con La Collaboratori Particolari) di Asfalto Teatro; mi hanno incuriosito, fin dall’inizio del loro percorso, le scelte dei testi e degli autori, Kafka, Carroll, Klossowski, che mi hanno sempre fatto pensare a un teatro che nasce (erano i primi anni del duemila) con grandi ambizioni e che, nel corso degli anni, ha realizzato alcune delle messe in scena più interessanti che mi sia capitato di vedere nella nostra città. L’impressione che ha lo spettatore di Asfalto Teatro è quella di entrare in una vera e propria Wunderkammer dove l’incoscio, a occhi aperti, fa i conti con il testo, la scena, le musiche e gli attori, per poi ritornare alla realtà, sicuramente cambiato. Ho avuto modo di incontrare Aldo Augieri, regista e riscrittore per la scena di “Vecchio Angelo Mezzanotte”, e di fargli alcune domande; il mio obiettivo non era quello di ‘aggiungere’ a ciò che è compiuto, quanto di dare modo ai lettori di questo quotidiano di apprezzare le tappe di un percorso decennale che ha portato a questa ‘prima’ di valore.

D – Sono passati undici anni dalla prima produzione di Asfalto Teatro, era l’anno di inizio del nuovo millennio, il Duemila. Cosa è cambiato e quanto è rimasto uguale, di quel periodo? “Chi è” e “Chi sono” oggi, Asfalto Teatro?

R – Asfalto Teatro è nato dopo l’esperienza fatta nel manicomio di Lecce – ma in realtà da quel manicomio non sono mai uscito – Sono passati undici anni a quanto pare – all’epoca cominciai con Stefania De Dominicis – una valida compagna capace di credere a quello che stavamo facendo anche quando non ci credevo neanch’io – aveva molta più esperienza di me e con lei rimanevamo stupiti nel renderci conto che l’attore all’inizio del processo deve essere…”paziente” –
Lo psicofarmaco voleva che il mio lupo se ne stesse a casa – la scena invece moltiplicava i lupi e li faceva correre – Oggi rughe non se ne vedono ma è cambiato lo sguardo – Lì – nel Padiglione-uomini una cosa mi è rimasta impressa – la scena è il luogo del “fottere” – inseguito da infermieri e da psichiatri baciavo i pazienti sulle dita – Grazie alla lettura di Klossowski cominciai ad innamorarmi dei soffi e a far muovere lo spettacolo intorno alla creazione di simulacri.
“Lo schiaffo del soldato” infatti era la creazione di un simulacro chiamato “principe dei mutamenti” uomo e donna insieme – un soldato martire con gli occhi di S. Teresa – Capì ben presto che il corpo è un albergo – nella stanza 113 dorme il direttore – Ogni spettacolo richiamava tipologie diverse di persone – creando ogni volta un gruppo nuovo. Solo alcuni restano e il teatro si trasforma in una specie di porto – si viaggia insieme sino allo spettacolo e poi ci si saluta – Arrivederci – Antonio Cazzato è uno di questi – ha sdoppiato il processo in attore e scenografo – ogni giorno gli dò una mano e una pacca sulla spalla – Claudia di Palma la incontrai per strada – preparavo Alice – era perfetta – non ci siamo più lasciati – continuo a vederla Alice e lei continua a chiamarmi Babbo Guglielmo – e poi ci sono i nuovi incontri – quelli che ha permesso Kerouac – Davide Morgagni – con lui è iniziata un’ amicizia molto particolare – viaggiamo standocene fermi sul posto parlando di scrittura e furti – lui è una specie di Dean (personaggio del romanzo “On the road “) io alzo il pollice e lui mi porta sulle cime delle montagne – Daniele Sciolti che aveva già alcune esperienze come scenografo – ma insieme scoprimmo che era anche un ottimo attore volubile e malleabile – la sua carne sembra ‘plastichina’ – e infine Anna Gabrieli – trucca il viso come fosse un paesaggio. In questa versione di “Vecchio Angelo Mezzanotte” saranno inoltre presenti Marzia Marzo e Anna Brull Pinol sulla scena, Marcello Maruccia ed Emanuele Augieri al lavoro fonico-musicale, Fiamma Benvignati ai costumi, e il marinaio Andrea Cariglia – compagno di viaggio.

D – Dopo avere rappresentato le vostre produzioni sia in teatro che in altri luoghi dell’agire e della dimensione dello spettacolo – penso alle produzioni che sono passate nell’ex-laboratorio saldature zona ex-knos e alla riuscita esperienza della vostra ultima rappresentazione al Teatro Paisiello (nell’ambito della Rassegna teatro a ’99 centesimi’ curata da Carla Guido) – la prossima domenica 22 maggio alle ore 21.00 sarete al Politeama Greco di Lecce con “Vecchio Angelo Mezzanotte”.
Si tratta dello spettacolo nato dal vostro studio “Il pompelmo rosa” su Jack Kerouac. Lo spazio teatrale del Politeama si è reso necessario per dare più respiro al progetto dello spettacolo. Ci saranno novità dal punto di vista scenico, tecnico, scenografico?

R – Dopo tre anni di lavoro su Kafka l’incontro successivo con Kerouac ci ha permesso di continuare a cavalcare una linea di ricerca – (una linea spesso curva, piena di vicoli ciechi, piena di buche) – non su testi teatrali – ma su scritture e letterature minori –
Questo consente di poter far dialogare la scrittura con la parola viva e dare inizio a personali trame e a nuovi montaggi che la scena suggerisce – Il Pompelmo Rosa è stato un passaggio – una fase del processo – abbiamo cominciato a capire l’importanza dell’amplificazione a teatro, specialmente se la lingua adoperata richiede velocità, variazioni e intensità – Inoltre lo spazio ristretto della scena ad Asfalto Teatro non ci ha permesso di realizzare tutti gli effetti luce e scenografici che saranno presenti al Politeama – Il lavoro d’amplificazione permette di provare sulla scena la gioia di gustare suoni e parole deliranti, sentire il ritmo e il silenzio, proprio come scriveva Franz Kafka: Il silenzio delle sirene.

D – Il Salento e la Puglia sono luoghi favorevoli allo sviluppo di relazioni artistiche e alla nascita di compagini teatrali. In che modo Asfalto Teatro si è relazionata al suo territorio, ai teatri, alle scuole, e in che modo ha fatto i conti con il ‘bagaglio’ artistico di eventuali ‘maestri’?

R – Sinceramente quando mi chiedono dove faccio teatro rispondo alle Hawaii – Il tentativo è stato quello di non fare entrare mai il territorio e i suoi deliri sulla scena. Inoltre quando anni fa mi proposi in alcune scuole, notavo che le insegnanti mi scambiavano spesso per un precettore – confondendo il teatro con l’ennesima ora di catechismo – I maestri dicono che i maestri non esistono, restano delle lezioni, e quando gioco a biliardo alcuni ragazzi della malavita mi chiamano il Professore. Gli incontri sono sempre casuali e ci si riconosce dai tic.

D – “Vecchio Angelo Mezzanotte” è solo una tappa nel vostro percorso di scrittura e riscrittura del testo classico in chiave teatrale contemporanea. Nel 2002, una delle vostre prime produzione dal titolo “Lo schiaffo del soldato”, di cui ci hai parlato, partiva dal Bafometto di Pierre Klossowki, avete lavorato sulle favole di Lewis Carrol, sui testi di Jorge Louis Borges e, di recente siete entrati nel ‘mondo’ di Franz Kafka. Adesso vi confrontate con Jack Kerouac, lo scrittore famoso oltre che per “On the road” per la sua fase di produzione più ‘mistica’. Kerouac pubblicò i suoi primi lavori tra la fine degli anni cinquanta e in piena contestazione, negli anni Sessanta. Era il periodo in cui Jerry Rubin pronunciò lo slogan “don’t trust over 30”, non fidarti di nessuno che abbia più di trenta anni. Con quale ottica Asfalto Teatro ha affrontato la ‘stesura’, dello studio prima e poi dello spettacolo “Vecchio Angelo Mezzanotte”?

R – Leggevo il Bafometto di Klossowski notte e giorno fino a quando feci un’esperienza magica. Le parole cominciarono a muoversi sulla pagina, a cadere per terra e a correre come tanti ragni rossi risvegliati ed io mi fidai di loro.
Bisognerebbe fidarsi anche di chi non ci si può fidare – è molto più frizzante – L’incontro con il testo “Vecchio Angelo Mezzanotte” ha spalancato parecchie finestre facendo affiorare parole che alimentano la ricerca (ritornelli che fungono da stimolatori per la macchina) – I testi di Kerouac che si sono incrociati sono stati soprattutto “Vecchio Angelo Mezzanotte” e il poema “Il mare” scritto alla fine del romanzo “Big Sur” – ma non solo. Grazie a questi testi si è passati dal racconto narrativo al montaggio d’intensità, dal personaggio al fantasma. La figura sulla scena che incontra le onde – sia detta una volta per tutte – è Mr. Mission, il cacciatore di fantasmi e tamburi. Finalmente la scena dà libero sfogo al proliferarsi di microbi – anche per questo è consigliabile per chi decidesse di venire il 22 Maggio al Politeama Greco alle ore 21 – di munirsi di maschere anti-virus – o comunque di predisporsi all’ascolto. “Vecchio angelo mezzanotte” è linguaggio ottico – sonoro.

D – Il teatro, prima ancora che la scrittura, è uno dei luoghi di incontro, critica e scontro con le logiche del ‘sociale’. Quanta ricerca e quanta denuncia c’è, in tal senso, nel lavoro di Asfalto Teatro?

Il sociale appartiene al territorio dunque non entra in scena, perché il territorio cerca un teatro maggioritario. Il teatro che ci piace non incontra e non si scontra con nessuno, al massimo suggerisce. La scena dovrebbe portare alla luce le connessioni più impensate e non le connessioni culturali e addomesticate dal mercato, ho capito grazie a Lewis Carroll che la denuncia non è rappresentabile – che le parole sono in gabbia e che ognuno è il censore di stesso – quando mi sveglio la mattina faccio sempre fatica a muovere le zampe – sento bussare alla porta e so già chi è – due ispettori con la cravatta mi ripetono la lezione e ciò che va fatto ma poi apro una botola e scendo giù dove mi aspetta il popolo dei topi – buona visione!!!

pubblicata su “Il Paese Nuovo” dell’11/05/11

Lo spettacolo “Vecchio Angelo Mezzanotte” debutterà a Lecce, presso il Teatro Politeama Greco, Domenica 22 Maggio 2011 alle ore 21.00. La serata sarà preceduta da una degustazione di vini a cura della cantina Castello Monaci alle ore 20.00.

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