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Il sosia (7)

busterkeaton

Alla fine successe ciò che il sosia aveva atteso da tanto tempo. Passarono abbastanza mesi perché il sosia rimpiazzasse l’originale. Oramai tutti guardavano al sosia come a un esempio. Alcuni andarono a cercare articoli di giornali, frammenti che si ricordavano a malapena, pezzi smarriti nei quali credevano di avere intravisto una prova, anche piccola, capace di provare la differenza tra il sosia e l’originale. Troppo tardi. Il tempo e l’oblio avevano fatto il resto. Il sosia aveva vinto. Per l’originale iniziava il lavoro più duro, quello di tirare fuori la testa, ancora una volta, dal mucchio di merda nel quale veniva ficcato di continuo, “il sosia avrà passo breve, ansimerà prima dell’angolo, la sua corsa si arresterà”. L’originale continuava a ripetersi queste frasi, come una preghiera.

leggi qui i precedenti interventi de “Il sosia”

Il sosia (5)

[...]

Tutto doveva essere incominciato con quel fatto dell’uomo anonimo, ma sì. Gli capitava di ricevere messaggi anonimi. Qualcuno li aveva spediti come si sarebbero potuti spedire messaggi nelle bottiglie. A quei messaggi non rispondeva a meno che non si trattasse di domande. “Quanto guadagni? Come spendi i tuoi soldi? Che cosa fai nel fine settimana?”. È incredibile il numero di quesiti che può passare nella mente di una persona, soprattutto se le domande in questione riguardano voi. “Quanti chilometri credi si possano percorrere senza trovare il coraggio di rivelare la consistenza di una farsa alla persona che dici di amare?”. I messaggi di anonimi si infittivano. Come soldi accartocciati nel taschino dei jeans. Perché qui? Perché adesso? Decise che era venuto il momento di chiudere con questa storia. Con il sosia, intende. Così infilò il cappotto, uscì di casa, si diresse a grandi passi verso la casa del sosia. Sapeva che per prima cosa avrebbe detto al sosia “Ma non sei stanco?”

[continua]

Il sosia (3)

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…c’è un verme, il verme striscia, benché il verbo strisciare sia patrimonio comune non è così adatto al verme. Non più adatto di quanto non siamo abituati a pensare. Il verme incede lento, con la stessa morbidezza e permeabilità che potrebbe avere una goccia d’acqua. Il verme possiede la stessa capacità di confondersi con l’umido elemento della terra. Il nostro verme arranca, il suo obiettivo senza coscienza sembra essere costituito dal nascondersi nella terra. Occultarsi. Scomparire. Escludersi. Il verme viene disprezzato spesso per la sua somiglianza all’uomo. Invertebrato. Lumbricus medius. Lombrico medio.

[continua]


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"Pagano cortocircuita storia letteraria e invenzione letteraria e il risultato è originale."
Patrizia Danzè su Stilos (1 maggio 2007, Anno IX, Numero 9)

"Re Kappa è un Candido minore, ironico e leggero, all’avventura nel «migliore dei mondi possibili», quello della cultura, un mondo tanto bello che non di rado fa quasi schifo."
Michele Trecca su "La Gazzetta del Mezzogiorno" (13 maggio 2007)

"Vi è qualcosa di stralunato, nella sintassi aggrovigliata e furiosa di Pagano; qualcosa di brutale - di poco letterario - ma è come se Re Kappa rappresentasse una sorta di agnizione delle «buone maniere» letterarie, per rifondare tutto a partire dallo stomaco, dalle «viscere», dagli umori (non c’è terra, in fondo, più umorale e incendiaria del Salento)"
Andrea Di Consoli su "l'Unità" del 6 agosto 2007

"Pagano vuole rappresentare quell’incrocio casuale di destini oppure quel verificarsi di congiunture che a volte annodano un’esistenza - o una rete di esistenze - ad uno scartafaccio, quella sorta di magia che dal nulla crea una straordinaria testimonianza del proprio essere ed esistere con le figure e gli intrecci di un universo fatto di parole."
Antonio Errico su "Nuovo Quotidiano di Puglia" del 25 Luglio 2007

"C’è scrittura in Pagano, così come atmosfera, e il tutto è reso in un linguaggio contemporaneo, ma in uno stile che guarda al post moderno, con inserti strumentali mutuati dal passato. Sta nascendo uno scrittore a 360 gradi"
Antonella Casilli su "Teatro Naturale" (maggio 2007)

"a sfogliare le pagine del lavoro di Pagano, ci si sente come scossi da una scarica elettrica, come se sorgesse repentino un imperativo categorico che spinge a dedicarsi alla parola"
Stefano Donno su "Coolclub.it" (maggio 2007)

"Luciano Pagano ha dimostrato di non aver paura di sperimentare e di saper dar vita a un teatrino di personaggi memorabili: il tutto è condito con ironia, il che non guasta mai."
Elena De Fazio su Studio83

"Re Kappa infatti è un libro che richiede - di più, reclama - la partecipazione del lettore"
Luigi Milani su False Percezioni

"Pagano ci consegna un breve romanzo lineare, compiuto e coinvolgente"
Rossano Astremo su Booksblog.it

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