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L’Uomosaico.

Di Orodè ho scritto e con Orodè ho avuto modo di collaborare, stimo tantissimo la sua arte, e con un tassello alla volta, in milioni di piccoli pezzi, questo autentico “uomosaico” sta facendo i passi che merita. Perché Uomosaico? Perché riunisce il concetto di FragmentArt Man a lui caro, perché in più in questo termine che ho coniato apposta per lui c’è il sapore di Arcaico e Autentico che lo contraddistingue. Ecco: per definire un’artista come Orodè bisogna andare in cerca di parole nuove, come fa lui con i suoi quadri e con i suoi mosaici, ovvero prendere qualcosa e trasformarlo, di peso, con la materia. Apparentemente mettendo in disordine ciò che la disattenzione mette in ordine, per perderlo di vista. Dove lo stolto vede soltanto una mattonella…La sua arte mi ha sempre colpito per l’estrema vitalità.
Qui di seguito posto l’intervento che ho scritto per i suoi disegni che illustrano il sesto numero di Tabula Rasa, approfittando per augurarvi di visitare la sua personale e, se potete, conoscere l’artista Orodè.

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Partiamo dall’inizio, dall’elemento primigenio, dal tratto caratteriale, dalla materia umana, qualunque essa sia e con essa il suo nome. Mutare il proprio inseguendo l’identità come la fiera di Caproni ne “Il Conte di Kevenhüller”, mettendosi in gioco come pronome o non-nome di se stesso. Qualunque artista, quando opta per un ri-battesimo di sé, è consapevole delle implicazioni di un gesto simile. Un azione di non ritorno che prelude ad un recupero insperato della propria nascita. Orodè, giovane artista tarantino, che ha vissuto a Lecce e oggi vive a Roma, ha sperimentato la sua arte su diverse materie. La sua opera più evidente, visitatissima è in quella Casa Museo “Vincent City”, a Guaguano, dove Orodè ha dato vita alle sue visioni sotto forma di 250 metri quadri di mosaico (vedi su www.fragmentart.it). È presente in diverse mostre personali e collettive dal 2001 a oggi, a Lecce, Roma (“Il Domasguardi contro l’arte dell’accecamento”, 2007, Arch Gallery), Barcellona (2006, Spazio Espositivo El Sol de Nit). Orodè aderisce così insieme a Gianluca Costantini, Efrem Barrotta e Giorgio Viva al nostro progetto di dare visibilità all’arte dalle pagine di una rivista dedicata alla letteratura. Si tratta di un artista a tutto tondo non nuovo a reading performativi e sperimentazioni, anche letterarie. Un esempio su tutti è costituito dal libro autobiografico, dal titolo di “Io sono della pietra”, disponibile in copyleft sul sito FragmentArt. Uno degli aspetti che affascinano di più della sua arte è la componente artigiana della stessa, la ‘fabbrica’ di Orodè è un paese delle meraviglie dove i concetti si mescolano ai tasselli, dove i colori finiscono sulla tela o sul cartone, indefinitamente ma non senza una causa ragionante, una definizione concreta che trova un messaggio forte nel desiderio di recuperare radici ancestrali, tratti archetipici e inconsci. Nel suo lavoro c’è una costante che costringe lo spettatore a definire ciò che vede con termini fisici, tattili, di forte impatto concreto. I disegni scelti per questo numero di Tabula Rasa sono testimoni dei tratti salienti della sua produzione, dove l’inquietudine e la sospensione sono capaci di creare un’attrazione repulsiva inconsueta.

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Personale di Orodè.
Presso “ARCH ART & JEWELS”, Via G. Lanza 91 A, a Roma
dal 23 Maggio al 14 Giugno 2008
dal Martedì al Sabato 15.30 – 21.30. Domenica e Lunedì chiuso. telefono/fax 06 45471695, cell. 3402179383

Dal 23 Maggio al 14 Giugno 2008, ARCH ART & JEWELS mette in mostra l’opera di Orodè, 14 dipinti inediti su tela di grandi dimensioni, composizioni dove la pittura si fonde col mosaico ed emerge inequivocabile la capacità dell’autore di coniugare spiritualità dell’atto creativo e funzione comunicativa dell’arte.
Fragmentart Man è un Golem, il leggendario gigante di argilla, che solo chi conosce le arti magiche può creare, forte ed ubbidiente, incapace di pensare, parlare e provare qualsiasi tipo di emozione.
Nel corso del vernissage Orodè creerà il Golem di se stesso, presentandosi al pubblico in modo completamente diverso rispetto al solito fare formale dell’artista in passerella sarà parte integrante di una sorta d’installazione con artista. I visitatori della mostra non incontreranno Orodè, ma il suo camuffamento, il Golem Fragmentart Man che indosserà una pesante maschera mosaicata ed un lungo camicione dipinto, realizzati dall’artista stesso, e che siederà su suppellettili costruiti anche essi dal Golem/Orodè; allo spettatore sarà così resa una magnifica sintesi dell’opera orodeiana, oltre ad una suggestiva auto-rappresentazione piena di simbolismi e creatività.
Di me – Scriveva Gustav Klimt - non esiste alcun autoritratto. Non mi interessa la mia persona come ‘oggetto di pittura’. Sono convinto che la mia persona non abbia nulla di particolare. Sono un pittore che dipinge tutti i santi giorni da mattina a sera. Chi vuol sapere di più su di me, cioè sull’artista, osservi attentamente i miei quadri per rintracciarvi chi sono e cosa voglio”
Orodè, anticonformista, anti-accademico, assolutamente autodidatta. A volte raffinato, altre schietto, irrompente e provocatorio nelle sue opere come nella vita. Raffigura prevalentemente corpi femminili, delineati spesso con una penna PILOT, definiti con acrilici, smalti, cera, oppure attraverso pezzi di ceramica sagomati con una semplice tenaglia. Difficile racchiudere la sua arte in un filone, anche se evidenti sono le influenze dei grandi maestri dell’espressionismo quali Schiele e Klimt.
Tra le esperienze, fondamentale per la sua formazione artistica la lunga permanenza nella casa-museo di Vincent Brunetti, a Guagnano in provincia di Lecce, dove dal 2000 al 2005 decora oltre 250 mq di superficie muraria con opere realizzate in ceramica, specchi e sassi inventando la Fragmentart, ovvero la matrice identificativa di tutto il suo lavoro.

Tra le ultime personali

2007- Arch Gallery- Roma “Il Domasguardi contro l’arte dell’accecamento”
2007 – Ass. Cult. Fondo Verri- Lecce “Mosaici, pittura e poesia di Orodè”
2006 – Spazio Espositivo El Sol de Nit- Barcellona (Spagna) “Orodè”
2004 – Ass. Cult. Fondo Verri- Lecce “Crepuscolo Celtico”
2003 – Ass. Cult. Il Raggio Verde- Lecce “L’odore di bruciato che brucia il cuore”

(dipinto, “le mele rosse”, di Orodè,
in foto, Orodè)

Musicaos.it Anno 4 Numero 24

è online

Musicaos.it Anno 4 – Numero 24 Speciale – Gennaio 2007 “La cattiva strada”. Il numero dedicato ai tre anni di Musicaos.it – uno sguardo su poesia e letteratura. Il numero contiene i racconti inediti e le poesie di Michele Lupo – Grand Dessert Capitta, Elisabetta Liguori – L’uomo che sedeva alla mia scrivania, Massimiliano Zambetta – Apulian jet society, Christian Sinicco – Ballate di Lagosta, Mauro Daltin – Latitanze, Luigi Nacci – Storia del quaderno ritrovato in treno, Osvaldo Piliego – Moonlight Serenade, Luciano Pagano – Harakiri, Euro Carello – Viaggiare la vita leggeri, Maurizio Cotrona – per Londra, Stefano Donno – O.D., ORODè – La tarantola, Marco Montanaro – Una serie di fortuite circostanze, Irene Leo – Senza tempo, Gianluca Parravicini – Puzza di fumo tra Andrea Camilleri e Paolo Conte, Beatrice Protino – Di quando le vacche inondarono di vernici spray, Domenico Cipriano – Invito al viaggio, Filomena V. E. Matarrese (pentesilea) – Ireland as a shamrock, Agata Spinelli – Las Vegas.

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"Pagano cortocircuita storia letteraria e invenzione letteraria e il risultato è originale."
Patrizia Danzè su Stilos (1 maggio 2007, Anno IX, Numero 9)

"Re Kappa è un Candido minore, ironico e leggero, all’avventura nel «migliore dei mondi possibili», quello della cultura, un mondo tanto bello che non di rado fa quasi schifo."
Michele Trecca su "La Gazzetta del Mezzogiorno" (13 maggio 2007)

"Vi è qualcosa di stralunato, nella sintassi aggrovigliata e furiosa di Pagano; qualcosa di brutale - di poco letterario - ma è come se Re Kappa rappresentasse una sorta di agnizione delle «buone maniere» letterarie, per rifondare tutto a partire dallo stomaco, dalle «viscere», dagli umori (non c’è terra, in fondo, più umorale e incendiaria del Salento)"
Andrea Di Consoli su "l'Unità" del 6 agosto 2007

"Pagano vuole rappresentare quell’incrocio casuale di destini oppure quel verificarsi di congiunture che a volte annodano un’esistenza - o una rete di esistenze - ad uno scartafaccio, quella sorta di magia che dal nulla crea una straordinaria testimonianza del proprio essere ed esistere con le figure e gli intrecci di un universo fatto di parole."
Antonio Errico su "Nuovo Quotidiano di Puglia" del 25 Luglio 2007

"C’è scrittura in Pagano, così come atmosfera, e il tutto è reso in un linguaggio contemporaneo, ma in uno stile che guarda al post moderno, con inserti strumentali mutuati dal passato. Sta nascendo uno scrittore a 360 gradi"
Antonella Casilli su "Teatro Naturale" (maggio 2007)

"a sfogliare le pagine del lavoro di Pagano, ci si sente come scossi da una scarica elettrica, come se sorgesse repentino un imperativo categorico che spinge a dedicarsi alla parola"
Stefano Donno su "Coolclub.it" (maggio 2007)

"Luciano Pagano ha dimostrato di non aver paura di sperimentare e di saper dar vita a un teatrino di personaggi memorabili: il tutto è condito con ironia, il che non guasta mai."
Elena De Fazio su Studio83

"Re Kappa infatti è un libro che richiede - di più, reclama - la partecipazione del lettore"
Luigi Milani su False Percezioni

"Pagano ci consegna un breve romanzo lineare, compiuto e coinvolgente"
Rossano Astremo su Booksblog.it

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