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Io ti ho v****o. Tu cosa hai fatto?

veltroni

Io ti ho v****o. Tu cosa hai fatto? Cosa hai fatto quando negli anni novanta il Cavaliere, nonostante tutto, prendeva piede e consenso entrando dalla porta (a porta) di casa, direttamente dal video? È evidente che un errore c’è stato. Provo a risalire il fiume e considerarmi, in piena umiltà, parte di questo errore sotto forma di elettore. Dovevo fare di più? Nella misura in cui appartenente a una base stranominata e arcinota dovevo fare più girotondi? Dovevo scendere in piazza anche quando era vuota? Dovevo firmare più appelli? Dovevo abbonarmi di più? Ho fatto quello che potevo e ce l’ho messa tutta. Ho studiato prima, ho lavorato poi, ho v****o sempre. E tu, con i miei ultimi voti, cosa hai fatto? Cosa è cambiato? Stamattina ho letto un articolo sulla stampa di Lucia Annunziata. Come non darle ragione. Cito mettendo qualche neretto:

“Più che desiderio di ricucire, quel «no» è apparso come un desiderio di guadagnare tempo. La discussione infatti si è rapidamente orientata non sul merito, ma sul calendario. Quel calendario che è la gabbia mentale e fisica di questa politica oggi: elezioni a giugno, cda Rai da nominare forse già domani, tesseramento in ritardo, testamento biologico da approvare. Pareva di veder passare negli occhi di molti dei presenti lo scorrere di questa agenda. Il Pd da mesi non fa altro che navigare così, da un appuntamento istituzionale all’altro, vedendo in ognuno l’occasione di piccole sconfitte e vittorie: un processo che ormai da anni, fra scadenze parlamentari e urne, ha sostituito per questo partito il percorso appassionato e visionario della strategia politica.”

Mentre il Cavaliere naviga da un processo all’altro ecco che il PD è ingabbiato nel calendario, nella burocrazia, nella più completa distanza tra sé e le persone che lo hanno votato. Che tristezza. Cosa dovevo fare? Dovevo essere più presente? Dovevo fare più passaparola? Se c’era qualcuno che i voti li comprava e li vendeva, cosa deprecabile, vuol dire che i voti avevano un valore. Oggi temo di avere creduto nel vuoto anziché nel voto. Organizzate i vostri cocci ragazzi. Fatelo in un’osteria in, davanti a un menù chic, dopo avere visto l’ultimo film cool, che è così cool da piacere a destra e a sinistra. Già. Destra e sinistra. Non c’è più differenza. La differenza non è in parlamento. La differenza non è rappresentata. La differenza è così delusa da non andare nemmeno alle urne. Che tristessa.

È ora che la soluzione venga da voi. Anche se in questi anni ci avete insegnato di non essere in grado di congetturare una soluzione. Prima di costringerci a cercare le vostre tracce residue nei manuali di filosofia scolastica, tipo “Le cinque prove dell’esistenza della sinistra”. Altrimenti inchiodati alle vostre responsabilità non avrete più di elettori disposti a sentirsi in colpa per i vostri errori.

citazioni

Non è stato un gesto fortunato
Natalia Melikova, giornalista


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#in giro#





"Pagano cortocircuita storia letteraria e invenzione letteraria e il risultato è originale."
Patrizia Danzè su Stilos (1 maggio 2007, Anno IX, Numero 9)

"Re Kappa è un Candido minore, ironico e leggero, all’avventura nel «migliore dei mondi possibili», quello della cultura, un mondo tanto bello che non di rado fa quasi schifo."
Michele Trecca su "La Gazzetta del Mezzogiorno" (13 maggio 2007)

"Vi è qualcosa di stralunato, nella sintassi aggrovigliata e furiosa di Pagano; qualcosa di brutale - di poco letterario - ma è come se Re Kappa rappresentasse una sorta di agnizione delle «buone maniere» letterarie, per rifondare tutto a partire dallo stomaco, dalle «viscere», dagli umori (non c’è terra, in fondo, più umorale e incendiaria del Salento)"
Andrea Di Consoli su "l'Unità" del 6 agosto 2007

"Pagano vuole rappresentare quell’incrocio casuale di destini oppure quel verificarsi di congiunture che a volte annodano un’esistenza - o una rete di esistenze - ad uno scartafaccio, quella sorta di magia che dal nulla crea una straordinaria testimonianza del proprio essere ed esistere con le figure e gli intrecci di un universo fatto di parole."
Antonio Errico su "Nuovo Quotidiano di Puglia" del 25 Luglio 2007

"C’è scrittura in Pagano, così come atmosfera, e il tutto è reso in un linguaggio contemporaneo, ma in uno stile che guarda al post moderno, con inserti strumentali mutuati dal passato. Sta nascendo uno scrittore a 360 gradi"
Antonella Casilli su "Teatro Naturale" (maggio 2007)

"a sfogliare le pagine del lavoro di Pagano, ci si sente come scossi da una scarica elettrica, come se sorgesse repentino un imperativo categorico che spinge a dedicarsi alla parola"
Stefano Donno su "Coolclub.it" (maggio 2007)

"Luciano Pagano ha dimostrato di non aver paura di sperimentare e di saper dar vita a un teatrino di personaggi memorabili: il tutto è condito con ironia, il che non guasta mai."
Elena De Fazio su Studio83

"Re Kappa infatti è un libro che richiede - di più, reclama - la partecipazione del lettore"
Luigi Milani su False Percezioni

"Pagano ci consegna un breve romanzo lineare, compiuto e coinvolgente"
Rossano Astremo su Booksblog.it

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