Inverno 2013 – Novità in libreria: Lupo Editore


D’inverno sono molti gli animali che vanno in letargo, orsi, ghiri, tassi, e perfino volpi. Tra gli animali che popolano il fitto bosco dell’editoria nazionale ce n’è uno, invece, che ha scelto proprio il culmine di questo inverno per presentare alcuni tra i suoi titoli più interessanti, si tratta di Lupo Editore. Le novità di Lupo Editore, che ci fanno già compagnia in queste fredde giornate o che presto potrete leggere in libreria (distribuzione Messaggerie), sono diverse e molteplici, si tratta di romanzi, poesie, saggi, accomunati da un filo conduttore, quello delle “storie”.

Per quanto riguarda i romanzi c’è l’imbarazzo della scelta, sia per quanto riguarda i generi, che gli stili, dal romanzo di fiction a quello storico passando per le storie di vita.
Il curatore segreto del Vaticano” di Umberto Vitiello è un testo attuale, che non mancherà di interessare tutti i lettori che sono appassionati di quello che, negli ultimi anni, è diventato un vero e proprio genere letterario, quello dedicato alle opere di cronaca, approfondimento e indagine letteraria che ruotano attorno all’affascinante mondo del Vaticano. “La donna lumaca” di Rosaria Iodice è una storia forte e al tempo stesso intima, delicata ma anche cruda, il racconto si sviluppa a partire da un oblìo, quello di una donna che viene accolta in uno ospizio per anziani. La sua identità celata nasconde un segreto e, allo stesso tempo, il dolore per un ricordo del passato. Attraverso i suoi occhi viviamo una storia che diventa anche la nostra. Il libro di Rosaria Iodice viene pubblicato da Lupo Editore nella collana Sput, ‘storica’ collana dedicata alle storie vissute al limite, storie di viaggio e di frontiera, di passaggio e mutamento, non solo interiore. “La cura dell’attesa” di Maria Pia Romano è un romanzo intenso, nel quale l’autrice conferma, come le sue prove precedenti, l’abilità nel cogliere gli elementi del proprio ambiente, trasfigurandoli dal particolare e rendendoli universali, così facendoci entrare in un mondo, quello in cui ambienta di volta in volta le sue storie, che grazie alle descrizioni ‘da vicino’ dei sentimenti provati dai protagonisti diventa nostro. Una scrittura particolare, dove gli elementi della natura si scambiano spesso con quelli della mente, come se anima e “corpi” fossero una cosa sola, non solo per la protagonista, ma per tutto ciò che la circonda. Romanzo, storia leggendaria, epopea, tutto questo è “Margarito” di Dario Stomati, che proietta il lettore nel XII secolo, per seguire le vicende de ‘Il leggendario arcipirata da Brindisi’, come recita il sottotitolo; un libro che ricrea a perfezione le atmosfere e le vicende avventuriere, piratesche, marinare, che ebbero come protagonista un uomo che si innamorò di una città, pirata bizantino divenuto ammiraglio del regno Normanno di Sicilia, grazie al quale si intrecciarono le storie della Puglia e della Grecia.

Carmelo Bene il fenomeno e la voce” a cura di Antonio Zoretti, come intuiamo dal titolo derridiano, è un testo che raccoglie il frutto di anni di studio del curatore, Antonio Zoretti, sulla figura di Carmelo Bene, un ambizioso ‘sunto’ di tutta l’esperienza artistica di uno dei più grandi maestri del teatro e della letteratura del Novecento. Un’opera che non può mancare sullo scaffale di stimatori, studiosi e interessati all’Opera del Maestro. “Lucia Solidoro, la ‘Santina’ di Gallipoli” di Maria Antonietta Manca presenta la storia, accompagnata alle lettere, di Lucia Solidoro, la “Santina” di Gallipoli, una figura popolare, vissuta nel secolo scorso e venerata ancora oggi dalla comunità gallipolina. Si tratta di un percorso affascinante nella vita di una devota, accompagnato a una ricca documentazione bibliografica e fotografica che non mancherà di incuriosire tutti coloro che, a titolo giornalistico o a puro scopo conoscitivo, si interessano delle storie che ruotano attorno a personaggi che hanno fatto della devozione mistica una loro ragione di vita.

Passiamo poi a due titoli di poesia, in un catalogo che cura con particolare attenzione la veste grafica e la selezione dei testi, si tratta di Marta Toraldo, con “El vacìo” e di Marco Vetrugno, con “Poetico Delirio“. Quello di Marta Toraldo è un libro ambizioso, nel messaggio delle singole liriche e nell’impianto di costruzione della raccolta, pubblicata direttamente con testo a fronte in spagnolo, ma nella quale si può affermare che ambedue le lingue si equivalgono. L’introduzione del testo è scritta da Stefano Donno, che inscrive questa raccolta – non a torto – nella storia di un percorso ‘poetico’ di voci di rilievo nel panorama culturale, non solo, salentino. Marco Vetrugno, trentenne, realizza con “Poetico Delirio” un vero e proprio ‘corpo a corpo’ di se stesso con la fisicità che pervade i suoi testi, ai quali non si può essere indifferenti perché abili a chiamare in gioco il lettore, con uno straniamento anche autoironico nei confronti della stessa, presunta, serietà dell’oggetto poetico, nel quale – per molti ma non per lui – le parole sono oramai soltanto macchie cadute su una pagina. “La bottega del rigattiere” di Paolo Vincenti è un testo che racchiude una grande ambizione, quella di costituire un’opera transgenere, che si presenti allo stesso tempo come prosa, poesia, riflessione, romanzo, teatro; parola scritta e allo stesso tempo spettacolo della parola. Paolo Vincenti non è nuovo a questo tipo di ‘ibridazioni’ letterarie e, in questa prova, ha raggiunto un equilibrio delle sue potenzialità espressive; non a caso, in contemporanea all’essere-libro della bottega, esiste uno spettacolo musicale-riflessivo-poetico, una sorta di wunderkammer rizomatica e itinerante ideata dall’autore.

Tutte le informazioni relative ai volumi possono essere reperite, insieme a altre notizie, sul sito internet di Lupo Editore, all’indirizzo http://www.lupoeditore.it

(Luciano Pagano)
http://lucianopagano.wordpress.com
http://www.musicaos.it
http://twitter.com/lucianopagano

§

“Il curatore segreto del Vaticano” di Umberto Vitiello

Le aspirazioni, le delusioni, il coraggio di responsabile e ferma critica, l’impegno paziente e persistente in difesa e diffusione dei valori evangelici più genuini di tanti teologi contemporanei, vecchi e giovani, da Hans Küng a Vito Mancuso, in un romanzo avvincente in cui la Chiesa Cattolica proiettata nel futuro è alla sua svolta storica più significativa e radicale. Profeticamente collocata in un domani non molto lontano, la Chiesa accoglie tutti i cristiani del mondo in una semplificazione teologica che la rende universalmente accetta, ed è osservata criticamente dal futuro nelle sue tante contraddizioni presenti e passate, un groviglio di intrighi e connivenze stroncato a fatica dall’ultimo papa e dai pochi che credono con lui di riuscire a riportarla ai genuini valori evangelici dei primi secoli.

La narrazione segue i canoni del dissenso intellettuale: un metodo che consente, senza incorrere in accuse di eterodossia, una visione critica del reale stato in cui versa la comunità dei cristiani detti cattolici, scrutando le loro delusioni e scoprendone le aspirazioni, per delineare la configurazione progettuale della Chiesa da tutti agognata. Tutto si svolge alla vigilia del Concilio Vaticano III, convocato dal nuovo papa – un convinto “giovanneo” sudamericano – per attuare la riconciliazione dei cristiani del mondo intero in un’unica Chiesa, degna per la sua rinnovata natura di accogliere Cristo quando, alla fine dei secoli, farà ritorno sulla terra.

Grande è l’avversione della maggior parte dei curiali che, difensori della tradizione e dei propri privilegi, non disdegnano di ricorrere a raggiri e complotti pur di evitare che, con l’ecumenismo realizzato, la Chiesa Cattolica rinunci alla propria ricchezza e al plurisecolare patrimonio teologico che la rende del tutto diversa dalle altre comunità cristiane. La storia – (scritta con la collaborazione di un giovane teologo) – ha inizio con un omicidio commesso all’abbazia del Santo sul Colleprato che alla fine delle indagini vede coinvolti alcuni alti prelati e consente al papa di affrettare i tempi dell’innovazione e della riconciliazione. Ospite dell’abbazia da alcuni anni è un noto economista, ex professore di Oxford fattosi monaco, personaggio centrale dell’intera vicenda.

Chiamato segretamente in Vaticano, è lui che, definito “curatore”, informerà il papa della vera natura dei fondi dello IOR e il modo come liberarsi di questa istituzione e di tutte le operazioni finanziarie in netto contrasto con i principi evangelici, affinché la Chiesa del futuro, unica per tutti i cristiani, torni ad essere simile a quella delle sue origini. La conclusione della storia è nella convocazione del Vaticano III, ultimo concilio della Chiesa Cattolica e primo della Chiesa di Cristo di tutti i cristiani del mondo.

http://www.lupoeditore.it/lupo/index.php?page=shop.product_details&flypage=bookshop-flypage_lupo.tpl&product_id=191&category_id=19&option=com_virtuemart&Itemid=240

“La donna lumaca” di Rosaria Iodice

Nell’ospizio per anziani e sbandati che l’ha accolta negli ultimi anni, Angela ripercorre la sua esistenza “diversa”. Ha visto la guerra da bambina, e poi la rinascita del Paese, ma ha subito la violenza delle convenzioni; ha vissuto le turbolenze di una società in mutamento, spaccata tra la spinta alla modernità e la ferocia di cupe ideologie, incapace di uscire dal guscio. La sua è sempre stata una lotta disperata e solitaria, segnata dai sensi di colpa e dall’autocensura, solo a tratti addolcita da una maternità che ha difeso con le unghie e coi denti. Ma la contraddizione e la menzogna a cui si è condannata da sé hanno finito con lo straziare il rapporto più prezioso spingendola alla fuga e al randagismo in cerca di espiazione. Eppure – come per Florentino Ariza e Fermina Daza – inaspettatamente l’amore negato trova la sua ora di riscatto e si afferma oltre il pregiudizio e il moralismo bigotto. La storia di una donna, tra tante.

http://www.lupoeditore.it/lupo/index.php?page=shop.product_details&flypage=bookshop-flypage_lupo.tpl&product_id=183&category_id=18&option=com_virtuemart&Itemid=239

“La cura dell’attesa” di Maria Pia Romano

«Non era nuda abbastanza se non scioglieva i capelli. Lui la obbligava a farlo, ogni volta». Davide è stato per Alba la rivelazione della pulsante voce della vita, la scoperta dell’amore che s’incide sulla pelle, per la prima volta. Nel trascorrere degli anni lei ha cercato di scacciare l’immagine inopportuna di un volto riemergente dal passato, è diventata una donna decisa e brillante: un ingegnere capace di spiegare ai suoi studenti il mondo dei motori disegnando alla lavagna curve perfette come il suo grembo, tenero portatore di nuova vita.

Nell’attesa, Alba sfoglia le pagine della sua esistenza: l’infanzia chiusa nel cerchio perfetto della sua casa, gli anni a Ruvo di Puglia, poi il trasferimento nel Salento, la dedizione allo studio, le oscillazioni dell’animo. E lo sguardo innamorato di Filippo, il suo presente.

Cos’è l’amore? Il calore della sicurezza che accarezza e non delude? Oppure la sottile incertezza che sa infiammarsi di passione, facendo invertire la rotta all’improvviso? Le grandi storie come questa possiedono la forza per navigare in un mare di parole.

“Margarito. Il leggendario arcipirata da Brindisi” di Dario Stomati

Da migliaia di anni, nei caldi tramonti di luglio, le acque del Seno di Ponente si colorano di rosso sanguigno, mentre lambiscono le fiancate delle navi, che dolcemente s’accostano sicure all’approdo.La natura ha voluto che il porto di Brindisi s’aprisse, offrendosi maternamente ospitale, a tutte le navi che solcano il Basso Adriatico, senza chiedere se a bordo vi siano militari, pacifici viaggiatori, i grandi della Terra, la disperazione di immigrati senza patria, o persino pirati.

Da qui prende l’incipit il romanzo di Dario Stomati, proiettandoci in uno spaccato della storia nel XII secolo, per farci rivivere le gesta del greco Margarito, ammiraglio o pirata poco importa, che seppe dare lustro alla città, che lo aveva accolto e nutrito, amandola al punto da assumerne il nome e identificandosi completamente con essa. Pur alla prima prova da romanziere, l’autore, utilizzando sapientemente i canoni del romanzo storico, riesce a dare solidità alla ricostruzione della vicenda umana, personale e famigliare, di Margarito da Brindisi, continuamente intrecciandola con gli avvenimenti della Grande Storia.

“Carmelo Bene il fenomeno e la voce” a cura di Antonio Zoretti

“Ecco” – diceva Cesare Garboli – “quello che a volte ci manca quando si sente parlare di Carmelo Bene in maniera dotta e molto impegnata, oggi, è quell’esperienza degli anni ‘60 che, per chi andava a teatro, vedeva non solo qualcosa di straordinario…un attore geniale, ma la risata (non perché faceva il comico), una risata liberatoria, di uno che faceva piazza pulita, distruggeva montagne di carta in un colpo di mano. Non solo prendeva in giro i critici o le persone che pensavano di avere cultura (avendone dieci volte di più lui), stralciando soprattutto il resto dell’intellettualità italiana, ma faceva proprio piazza pulita di forme, valori, pseudovalori culturali.”

Per questo è importante tornare a riflettere sull’operato di Carmelo Bene, il quale è da considerare un fenomeno culturale del XX secolo. A conferma e a testimonianza dell’oramai unanime riconoscimento attribuitogli: essere considerato uno dei massimi artisti del Novecento.

http://www.lupoeditore.it/lupo/index.php?page=shop.product_details&flypage=bookshop-flypage_lupo.tpl&product_id=192&category_id=21&option=com_virtuemart&Itemid=242

“Lucia Solidoro, la ‘Santina’ di Gallipoli” di Maria Antonietta Manca

Da tutti gli scritti di Lucia Solidoro possiamo dedurre che la Serva di Dio ha passato la sua breve esistenza nella pratica di una fede viva verso colui che costituiva la sua gioia. «Proprio in questo momento mi metto a letto con la febbre: mi è successo come la notte del giovedì santo e prego perché mi continuasse ancora», scriveva al suo padre spirituale.

Non cercava altro che la volontà paterna del Signore e amando questa volontà, vedeva nelle sue sofferenze la divina volontà. La serva di Dio trovava la sua gioia nella sofferenza. Innumerevoli sono le testimonianze di questa esperienza di gioia nella sofferenza che Lucia Solidoro offre nei suoi scritti. «Mi metto a fare preghiera e penso che volevo curare di più Gesù quell’amore che… gli dico che voglio soffrire e darmi una croce ancora più pesante. Il mio desiderio è quello di essere messa in croce come lui, ma so che questo desiderio non lo posso avere, allora voglio almeno immolarmi a te».

Maria Antonietta MANCA – Vive a Nardò, nel Salento. Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Lecce, docente, si interessa di problematiche sociali e del territorio. Fa parte dell’Associazione Italiana di Geografia.

El vacìo” di Marta Toraldo

La poesia presentata in questa raccolta sembra essere dotata di vita propria ovvero pare che una volta inchiodata alla pagina dall’autrice cerchi di ritornare poi alla sua forma di totalità, che per un capriccio di chissà quale gioco cosmico può tanto rivelarsi per sostanza che per spirito. Spazio e Tempo sono due categorie che non appartengono a questa poetessa, che del romanticismo non ne fa melancolia e lacrima, ma forza distruttrice di attivo nichilismo, dunque incontenibile furia che consciamente sceglie di distruggere per costruire. (Stefano Donno)

Marta TORALDO Nata in 1991. È nata a Maglie (Le) nel 1991. Vive e studia a Lecce, dove frequenta l’ultimo anno della triennale di filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università. Ha pubblicato una raccolta poetica dal titolo Vie Fuggitive i cui versi sono stati tradotti in inglese (ed. Icarolibri, collana poetica “voli”, 2009). Alcune sono apparse in dicembre (2012) nella raccolta antologica della Fondazione Mario Luzi di Roma.

“Poetico Delirio” di Marco Vetrugno

Il mio orgasmo è l’inchiostro di queste parole. Il mio sogno scarabocchiato ha il peso di un foglio. La mia ispirazione ha articolazioni ossa vene e pelle. La mia gioia è stare seduto a delirare silenziosamente perché i sogni di vino sono effimeri e non possono aspettare.

Marco VETRUGNO – Nato a San Pietro Vernotico il 19.01.1983 e vive a Lecce. Provato dalla prematura morte del padre sospende il suo percorso di studi per intraprendere (deludenti) esperienze lavorative. Al suo rientro a Lecce, riprende la frequenza scolastica conseguendo il diploma all’Istituto d’Arte. Appassionato di letteratura, frequenta la facoltà di Beni Culturali ed è impegnato nella stesura di una seconda raccolta poetica.

 

“La bottega del rigattiere” di Paolo Vincenti

Ho iniziato a scrivere ché volevo cambiare il mondo, volevo fare la rivoluzione, poi ho cercato di cambiare il senso delle parole – troppo presto hanno iniziato a rovinarmi i poeti francesi – volevo cambiare la vita ma scrivere è difficile, troppo lungo l’apprendistato e non basta una vita…così ho iniziato a citare, riprendere, trascrivere o alla peggio, copiare. Sicché la mia, ora, si può davvero definire come una “bottega del rigattiere”.

Paolo Vincenti, giornalista e scrittore, vive a Ruffano (Lecce). Suoi testi sono presenti su svariate riviste salentine e sul web.
Ha pubblicato: L’orologio a cucù (Good times), I poeti de L’uomo e il Mare 2007; A volo d’arsapo (Note bio-bibliografiche su Maurizio Nocera), Il Raggio Verde 2008; Prove di scrittura, plaquette, Agave Edizioni 2008; Di Parabita e di Parabitani, Il Laboratorio 2008; Danze moderne (I tempi cambiano), Agave Edizioni 2008; Salve. Incontri, tempi e luoghi, Edizioni Dell’Iride 2009; Di tanto tempo (Questi sono i giorni), Pensa Editore 2010.

Due speciali di Musicaos.it, “Razionali Senza Filtro” (06) e “La cattiva strada” (07)


Musicaos.it – “Razionali Senza Filtro” (2006)



(clicca per scaricare in pdf)

con testi di Massimiliano Zambetta, Vittorino Curci, Nicola Lagioia, Carlo M. Dentali, Marina Pizzi, Manila Benedetto, Elisabetta Liguori, Oronzo Liuzzi, Maria Zimotti, Stefano Donno, Luciano Pagano

Musicaos.it - ”La cattiva strada” (2007)


(clicca per scaricare in pdf)

Il numero dedicato nel 2007 ai tre anni di Musicaos.it – uno sguardo su poesia e letteratura, contiene i racconti e le poesie di Michele Lupo - Grand Dessert Capitta, Elisabetta Liguori - L’uomo che sedeva alla mia scrivania, Massimiliano Zambetta - Apulian jet society, Christian Sinicco – Ballate di Lagosta, Mauro Daltin - Latitanze, Luigi Nacci - Storia del quaderno ritrovato in treno, Osvaldo Piliego – Moonlight Serenade, Luciano Pagano - Harakiri, Euro Carello - Viaggiare la vita leggeri, Maurizio Cotrona - per Londra, Stefano Donno - O.D., ORODè - La tarantola, Marco Montanaro - Una serie di fortuite circostanze, Irene Leo – Senza tempo, Gianluca Parravicini - Puzza di fumo tra Andrea Camilleri e Paolo Conte, Beatrice Protino - Di quando le vacche inondarono di vernici spray, Domenico Cipriano - Invito al viaggio, Filomena V. E. Matarrese (pentesilea) – Ireland as a shamrock, Agata Spinelli - Las Vegas

http://www.musicaos.it

Venerdì 12 a Leverano presento “Sono un ragazzo fortunato” di Marco Montanaro assieme a Stefano Donno e all’autore medesimo


Venerdì 12 Novembre
Mujumè…A sud di nessun nord

presso PALAZZO GORGONI, Via Sedile (centro storico), ore 20.00

presento insieme a Stefano Donno e all’autore Marco Montanaro l’esordio in volume di Marco dal titolo “Sono un ragazzo fortunato”, edito da Lupo Editore nella collana Coolibrì diretta da Osvaldo Piliego (Coolclub.it)

per me è una gioia, il primo racconto di Marco pubblicato su Musicaos.it è datato giugno 2004, come passa il tempo!

“Questa non è un’autobiografia, ma una raccolta organica di racconti dove i protagonisti sono persone qualunque, tutte alle prese con delle storie: c’è chi sceglie di trasformarsi in un libro, chi vorrebbe metter su uno spettacolo teatrale ma è preda di un blocco indescrivibile, chi lotta per un amore perduto e si trova incastrato in altre storie, chi per quell’amore è disposto a morire ma s’accorge di non poterlo fare.

In mezzo, alcune riflessioni sulla scrittura, la lettura e la fantasia. Perché scrivere piuttosto che suonare, dipingere o fare l’imbianchino?
E ancora, la vita, che coincide con la scrittura/lettura (narrarsi e ascoltarsi) e la morte, che rappresenta la fine di tutto ciò; e ancora, il tempo che scorre, unico parametro col quale tutti i personaggi sembrano costretti a fare i conti, unico fattore che li accomuna veramente.
Oltre al raccontare storie…”

info Lupo Editore: http://www.lupoeditore.com/index.php/catalogo/coolibri/sono-un-ragazzo-fortunato-marco-montanaro/

HALLOWEEN BOOK FEST – OFFICINE CULTURALI ERGOT – 31 Ottobre (dalle 19.30 in poi…..


HALLOWEEN BOOK FEST

Con

“Nfiernu” di Pietro De Carlo, Filippo Volpi, Giuseppe De Dominicis
…(Lupo editore)

&

Streghe di Carlo Codacci Pisanelli (Libellula edizioni)

31 ottobre 2010 – Officine Culturali Ergot, P.tta Falconieri , Lecce

Dalle 19,30 in poi….

Interverranno insieme agli autori Luciano Pagano, Stefano Donno, Mauro Marino, Cosimo Lupo, Alessandro De Giorgi

Nfiernu di Pietro De Carlo (disegni), Filippo Volpi (colori), Giuseppe De Dominicis (testi) (Lupo editore) – Parliamo di un fumetto i cui autori sono Pietro De Carlo, Filippo Volpi, e il mitologico Giuseppe De Dominicis (1869/1905) in arte Capitano Black, originario di Cavallino e cantore puro della cultura popolare salentina. Le strisce in dialetto salentino sono incentrate sul personaggio di Pietru Lau e Capitanu Bracca (pseudonimo dialettizzato di Capitano Black). Il viaggio di Petro Lau è un viaggio “ dannato” sino a casa del Demonio, con il quale decide di non scendere a patti o compromessi. La storia è avvincente perché parla di un’ anima che accede in maniera alternativa all’ espiazione, e lo fa con tanto di ironia e sarcasmo facendo gustare al lettore tutte le tipologie peccaminose del mondo inferico. Il tutto condito da tanto colore, e da un tratto degli autori che non ha nulla da invidiare ai prodotti delle major del fumetto.Ciliegina sulla
torta (per quanti magari ritengono ostico il dialetto salentino) a fine pubblicazione una traduzione sintetica in italiano che racconta per sommi capi la vicenda.

Streghe di Carlo Codacci Pisanelli (Libellula edizioni) – Nel presente volume sono stati raccolti i risultati di una ricerca sul campo che, dopo un attento riesame e snellimento del testo, si vuole restituire alla gente del Salento, come un prezioso bagaglio culturale costituito dai coloriti racconti trovati e registrati.L’ obiettivo della ricerca si è focalizzato sulla figura delle macàre e sulle loro attività magiche, ricostruite attraverso i racconti della tradizione orale contadina.

Dai racconti di un recente passato, che risale agli anni del dopoguerra, si passa ad un’ analisi degli attuali maghi e guaritori, cercando di rinvenire un filo conduttore fra le antiche e le moderne pratiche magiche.Il materiale etnografico raccolto ci ha portato a seguire tre linee guida principali: i racconti sulle macàre e le loro capacità di trasformarsi in animali; i racconti su fatture, malocchi e macarìe; le attività terapeutiche. La figura delle macàre si presenta come un’ immagine poliedrica dalle varie sfaccettature sulla quale si riflettono le problematiche della società contadina del dopoguerra. Allo stessotempo, però, le macàre, nel loro ruolo di mediatrici culturali si presentano come le detentrici di un antico sapere simbolico e le uniche capaci di ristabilire situazioni al limite dell’ ordinario e e di restituire un ordine alla realtà.

Gruppo di lettura Musicaos.it – Domani a CIBUS MAZZINI (Lecce) il terzo incontro


Domani sera, Venerdì 15 Ottobre, a Cibus Mazzini (Piazza Mazzini, Via Lamarmora 4 – Le), si terrà la terza presentazione del ciclo di presentazioni che io e Stefano Donno stiamo organizzando in questo locale grazie al supporto dello staff, degli editori e degli autori coinvolti. La prima presentazione è stata quella del 30 settembre con Giuseppe Cristaldi e il suo libro “Belli di papillon verso il sacrificio” (Edizioni Controluce). In quella serata, accorgendoci che tra di noi c’erano molte ‘presenze assidue’, ci è venuta in mente l’idea del Gruppo di lettura. La seconda presentazione, l’8 ottobre scorso, è stata dedicata al libro di Maria Brandon Albini, “Viaggio nel Salento” (Kurumuny) curato da Sergio Torsello (direttore artistico del festival della Notte della Taranta e curatore per Kurumuny della collana “Lo sguardo degli altri”). È stata un occasione (ancora più nutrita di presenze) per lanciare questa iniziativa. Ci sono diverse presentazioni in programma, tutte di venerdì (i venerdi di ‘Cibus Mazzini‘…).
La prossima presentazione si terrà domani sera. In collaborazione con l’associazione Arcadia Lecce l’autrice presentata sarà Rossella Barletta (Capone Editore), con il suo “Architettura contadina del Salento. Muretti a secco e pagghiari”. Chi sia interessato a sapere qualcosa in più sul testo può leggere una mia recensione, pubblicata l’11 agosto scorso su Libri – Blog Repubblica Bari.it, nella mia rubrica “Nero su bianco”. L’autrice sarà presentata da Valentino De Luca, interverrà anche Enrico Capone della Capone Editore.
Sì, ma in che cosa consiste il “Gruppo di lettura – Musicaos.it” ? Tanto per cominciare la cosa interessante di questi incontri consiste nel fatto che tra autore, editore, e lettori ci sono quante meno barriere possibili. Si può parlare delle tematiche del lavoro di scrittura con l’autore, fare domande, ricevere risposte e il tutto in un ambiente conviviale. Proprio oggi, Antonella Gaeta, in un suo articolo/intervista comparso su Repubblica ha raccolto anche il mio parere sul ruolo delle riviste nell’era del web, a tal proposito aggiungo che non c’è niente di più bello che mescolare il web alla realtà, anche perché uno dei motivi per cui io e Stefano Donno fondammo Musicaos.it nel gennaio 2004, era il fatto che gli spazi per esprimersi non erano molti (su rivista e web), bisognava quindi crearli. Ora è il momento perché molti di quegli spazi del dialogo, siano creati nuovamente e di nuovo vitalizzati.
Ecco perché abbiamo collegato queste presentazioni al gruppo di Musicaos.it su facebook, e per divertirci ci abbiamo messo di mezzo un regalo a sorpresa anche se oramai la sorpresa la conoscono tutti. Domani sera tra i partecipanti alla presentazione che appartengono al gruppo facebook di Musicaos.it, verràestratta a sorte e regalata una copia di “Riportando tutto a casa” (Einaudi) di Nicola Lagioia, vincitore del Premio Viareggio-Rèpaci 2010, a mio parere uno dei più bei romanzi pubblicati in questo anno che volge al termine. Un tuffo nella nostra storia recente, la storia di ognuno di noi che diventa storia di tutti, magistralmente interpretata da uno degli autori più talentuosi della nostra letteratura recente.
Ogni venerdì regaleremo un libro diverso. Iscrivendovi al Gruppo Musicaos.it su facebook sarete aggiornati sullo svolgimento e sul programma delle presentazioni. È ovvio che tutta l’operazione (iscrizione al gruppo facebook di Musicaos.it, partecipazione alle presentazioni, regalo del libro) è a titolo gratuito ed è volta unicamente a stimolare l’interesse per la lettura e il dibattito che possono nascere durante le presentazioni, per ritrovarci e condividere, in accordo e disaccordo, le nostre opinioni. Una TAZ letteraria di cui sentiamo il bisogno. Vi aspettiamo numerosi. Buone letture!

per suggerimenti, richieste e informazioni
lucianopagano[at]gmail.com
328.82.58.358

134. Riflessioni al margine di un libro a venire.


“Il libro è morto? Viva il libro!”
Riflessioni al margine di un libro a venire

134. Scritto a parole è così: centotrentaquattro. Un numero che suo malgrado segnerà una tappa nella storia dell’editoria, così come il 1455 entrò a far parte di questa storia per essere l’anno in cui fu stampata la Bibbia a caratteri mobili di Gutenberg. Spieghiamo meglio. 134 è il numero di ebook che sono stati acquistati negli ultimi tre mesi su AMAZON.COM contro 100 copie dello stesso libro su formato cartaceo. Ogni 100 copie di un ‘hardcover’ (così si chiama la prima edizione a copertina rigida di un libro) sono state acquistate 134 copie dello stesso libro su formato digitale, leggibile con un computer o meglio ancora con un Kindle, il lettore di ebook creato e commercializzato dalla stessa AMAZON. La notizia non ha fatto tremare più di tanto gli editori europei, abituati a rivoluzioni lente e assimilazioni fisiologiche delle novità.
Eppure il dato è importante, specie se si considera che oramai leggere un libro su monitor, kindle, iPad, è un’abitudine entrata a far parte del nostro vivere quotidiano. Chi di voi non ha mai scaricato e letto un testo in PDF? Chi non ha mai letto un articolo, una rivista, un bando da una Gazzetta Ufficiale? Finché l’utilizzo era limitato allo sporadico e a file gratuitamente disponibili in rete, nessuno sembrava preoccuparsi. Oggi però qualcosa è cambiato. Da tre mesi, su Amazon.com, per ogni 100 lettori tradizionali ci sono 134 neo-lettori che acquistano un libro appena uscito in versione digitale. Ciò vuol dire che gli americani si sono dimostrati ricettivi nei confronti di una rivoluzione culturale che cambierà l’editoria. Cerco di focalizzare qui alcuni punti che depongono a favore di questo fenomeno. Tanto per cominciare la maggior parte delle persone, soprattutto le nuove generazioni, è abituata a trascorrere molto tempo davanti a uno schermo. Che si tratti di un televisore, dello schermo di un palmare, del monitor di un computer o, per spingersi oltre, un iPod, iPhone o iPad che dir si voglia. Ciò significa che leggere un testo a video per qualche decina di minuti non è un’azione inconsueta come poteva sembrare, ad esempio, una quindicina di anni fa. Inoltre i browser e i programmi di videoscrittura ci hanno oramai abituati alla logica degli ipertesti. Il libro tradizionale racchiude al suo interno una selva di rimandi che il lettore può rendere vitali grazie alla propria esperienza, alla cultura e alla sensibilità. Se avessi letto “Delitto e castigo” a otto anni non avrei mai potuto ‘comprenderlo’. Allo stesso tempo non potrei comprendere un’opera come “Arcipelago Gulag” di Solženicyn a prescindere dal contesto storico nel quale è stata concepita. L’ebook, il libro elettronico, regala immediatamente e a chiunque la possibilità di accedere al testo e all’ipertesto, con la stessa rapidità di accesso del libro tradizionale a chi sia, però, uno studioso. In più la possibilità di disporre di un vasto catalogo, potendoci letteralmente spostare con appresso la nostra libreria, farà di questo oggetto un medium vincente.
A questo punto vorrei invitare a una riflessione ulteriore. Di recente Microsoft, la casa produttrice di due tra i software più utilizzati al mondo, ovvero sia Windows e Office, sta puntando le sue energie e i suoi investimenti nel settore del Cloud Computing (cloud = nuvola = immateriale). In poche parole in un futuro che è già presente i computer anziché essere equipaggiati da tutta una serie di programmi cui siamo abituati, quali word processor, fogli elettronici, database, non avrà altro che il programma che serve per navigare in rete, ovvero il browser, assieme al cuore del sistema operativo, ciò che basta per accendere un computer e usarlo da subito. I programmi saranno collocati su un server remoto e da lì basterà accedere a tutte le potenzialità con una tecnologia più ‘leggera’. Si tratta di una tecnologia che esiste già da qualche anno grazie a Google Document. Faccio un esempio. Questo articolo è stato creato, scritto e salvato senza l’utilizzo di nessun Word (o software affine) installato sul mio pc, ma solo collegandomi al mio ‘account’ personale di Google. Se applicassimo la logica del Cloud Computing ai libri otterremmo che questi ultimi (anche le nuove pubblicazioni), un giorno, potranno essere consultati e letti con un lettore (Kindle, Computer, iPad etc.) senza nemmeno il bisogno di scaricarli, senza cioè ‘possederli’. Basterà una password di accesso al sito dell’editore per avere la possibilità di leggere il titolo che desideriamo, apporre dei segnalibri, sfogliare quante volte vogliamo il testo da dovunque noi siamo, a prescindere dal mezzo che stiamo utilizzando per navigare, come se il libro non fosse altro che la pagina di un sito accessibile a pagamento. Ciò costituirebbe una rivoluzione del mezzo che si accosterebbe a una rivoluzione dello stesso concetto di proprietà intellettuale. Non stiamo parlando di futuro, ciò che ho appena scritto è quanto già si può fare con milioni di titoli e riviste presenti su Google Books (tutte le annate di Lif, come anche l’archivio storico del Corriere della Sera è online). Per non parlare dei siti di biblioteche francesi o tedesche che hanno già digitalizzato e messo a disposizione innumerevoli manoscritti e codici miniati. Immaginiamo quindi uno scenario attuale nel quale il libro vincitore del prossimo Premio Strega, ad esempio, sarà consultabile direttamente online, pagandone l’accesso e ricevendo una password utilizzabile quando vogliamo, un po’ come se si trattasse del tesserino magnetico di una biblioteca. Niente libri, niente hard-disk supercapienti da migliaia di terabyte, solo sapere immateriale e immediatamente accessibile. Un po’ come è accaduto con i lettori dvd, che oggi possono essere acquistati a un prezzo di qualche decina di euro superiore al supporto che viene in essi riprodotto, il dvd. Nessuna proprietà estesa a oggetti, ma solo licenze d’uso; sostanzialmente un avvicinamento delle logiche del software a quella che è la modalità di utilizzo dell’opera d’ingegno, fino a poco tempo fa quasi sempre localizzata sul supporto cartaceo di un libro. D’altronde la dicotomia libro-opera non è di molto simile a quella tra software e hardware? Ci avviciniamo al giorno in cui i lettori di ebook consumeranno poco, saranno maneggevoli, permetteranno di leggere un patrimonio accessibile online, a prescindere che si tratti di un libro acquistato oppure no, e nel frattempo c’è chi continuerà ad acquistare libri per il gusto di leggere e possedere un’opera che sia univocamente legata all’oggetto che la contiene. Il mondo sarà forse popolato da foucaultiani archeologi del sapere, in visita a biblioteche storiche? Ma questa è soltanto una delle sfide che attendono l’editoria al varco del prossimo futuro. La seconda rivoluzione si chiama ‘self-publishing’ (autopubblicazione) e pubblicazione on-demand (trad. ‘su richiesta’). LULU è il nome del sito americano, famoso almeno quanto Amazon.com, che da la possibilità a chiunque di pubblicare e mettere in vendita il proprio libro, realizzato in modo impeccabile. In Italia il sito specializzato che è cresciuto di più negli ultimi due anni è IlMioLibro.it. Ebbene, quest’ultimo ha di recente siglato un accordo con il circuito di librerie e punti vendita Feltrinelli che prevede, tramite il pagamento di un abbonamento annuale, la possibilità di mettere in vendita il proprio libro nel circuito più importante di librerie presente in Italia. Quello che deve fare un autore è semplice, dopo avere scritto e impaginato il libro basta caricare il proprio testo online sul sito, metterlo in vendita e usufruire dell’abbonamento. Dopodiché un lettore che voglia acquistare il libro ha davanti a sé tre scelte. La prima, più semplice, di acquistare il libro online, facendosene recapitare una copia cartacea a casa. La seconda, in linea con quanto scritto sinora, è quella di acquistare a un prezzo di poco inferiore l’ebook dell’opera. La terza, affascinante, è quella di entrare in una libreria Feltrinelli e ordinare il libro che verrà stampato su richiesta e inviato nel punto vendita in due/tre giorni, gli stessi tempi che ci vogliono per far arrivare in libreria un testo già edito da un editore. Come vedete questa rivoluzione impone riflessioni non solo al sistema editoriale ma anche a quello della distribuzione, centrando sull’autore la possibilità di veicolare la propria opera, e sul suo essere più o meno noto e seguito da un certo numero di lettori. In Italia i Wu Ming (wumingfoundation.com) sono stati pionieri di questo nuovo sistema editoriale. La loro esperienza è interessante come ‘caso’ anche perché i Wu Ming hanno sempre puntato sulla trasparenza, anche commerciale, delle loro progettualità editoriali. Di recente hanno divulgato il numero di scaricamenti che sono stati effettuati dei loro romanzi. La cosa che si nota subito, cifre alla mano, è la caduta dello spauracchio di ogni editore vecchio-stampo, ovvero sia il terrore che le persone scaricando il libro non vadano a comprare il libro. Le due cose non sono in contrasto, chi legge il libro scaricato desidera proseguire o affiancare la lettura sul supporto cartaceo, “senza spina” come direbbe il mio editore, Cosimo Lupo. Per restare nel nostro ambito cito l’esperienza di Musicaos.it, la rivista elettronica che ho fondato nel 2004 insieme a Stefano Donno e sulla quale pubblicammo ben tre romanzi elettronici, i quali ebbero diverse migliaia di scaricamenti, oltre che un certo riscontro sulla stampa, cartacea e web. Per chi voglia approfondire le implicazioni di questo discorso e del diritto d’autore, suggerisco invece l’acquisto di un libro proprio da LULU. Il testo si intitola “Perché abolire la SIAE”, l’autore è Salvatore Primiceri, che oltre a essere uno scrittore è anche un editore (Voilier Edizioni).
A ciascuno le sue riflessioni, da questo angolo di mondo chiamato Italia, e nella fattispecie Salento, in cui l’editoria e l’artigianato del libro hanno raggiunto vette superbe e continuano a sfornare opere pregevoli. La mia opinione è che i due strumenti, il nuovo e il tradizionale, si affiancheranno per diversi anni, e non per mancanza di prontezza nella ricezione del nuovo, bensì per una scaltrezza propria di ogni lettore, nel prendere il meglio da ogni ambito.
Gli editori e il mercato potranno dettare tutte le regole, come sempre, ma al lettore spetterà l’ultima parola.

Luciano Pagano
pubblicato su “il Paese nuovo”
di Domenica 25 Luglio 2010

“È tutto normale”, video dalla prima presentazione, a Liberrima, domenica 11 luglio 2010


Domenica 11 luglio si è tenuta la prima presentazione di “È tutto normale” (Lupo Editore), presso la libreria Liberrima. Approfitto di questo post per ringraziare tutti i presenti. Nella serata c’è stata l’occasione di un’intervista con Stefano Donno, il tutto ripreso da ACMELab. Ecco il video.

Tutto in un giorno. Stefano Donno recensisce “È tutto normale” sul quotidiano “il Paese nuovo”


Tutto in un giorno

Sarebbe sbagliato dire che Luciano Pagano torna alla narrativa. Sbagliato perché Pagano la scrittura non l’ha mai trascurata,  non l’ha mai abbandonata, non l’ha mai sedotta e lasciata a sè stessa. Dal romanzo “Re Kappa” edito da Besa qualche anno fa,  quest’autore non ha conosciuto un attimo di posa, e ci è andato giù a muso duro scrivendo saggi, articoli, racconti per riviste e  antologie. Ora ecco un nuovo lavoro dalle sue mani, per i tipi della Lupo editore nella collana diretta da Antonio Miccoli, dal  titolo “È tutto normale”. La prima cosa in assoluto che fa strabuzzare gli occhi, e rende questo prodotto una vera e propria opera d’arte, o meglio un oggetto da collezione, è la splendida copertina della superba Nicoletta Ceccoli, (o come direbbe una “grande”  del fumetto italiano come Ketty Formaggio, Nicoletta Ceccoli), che vi invito a conoscere e soprattutto amare. Ma permettetemi di  fare gli onori di casa: per chi non la conoscesse Nicoletta ha illustrato numerosi libri principalmente in Italia, negli Stati Uniti,  in Inghilterra, esponendo i suoi lavori “Roq la Rue” (Seattle),”Magic Pony”(Toronto), “Dorothy Circuì”(Roma),Richard Goodall  Gallery ( Manchester). Le sue opere sono veri e propri oggetti del desiderio. Dopo essersi ripresi dalla cover deluxe (l’artwork intitolato “Evidently Goldfish”, opera dell’artista Nicoletta Ceccoli, raffigura una bambina che porta al guinzaglio un pesce rosso  in un mondo di sogno) ecco che non si fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo che la quarta di copertina recita così: “Una volta fuori  dall’utero ogni uomo è perso”. Vero, verissimo! In questo lavoro si parla di Destini, tutti quei grovigli di possibilità quantiche che  rendono le cose nella vita caotiche, indeterminate, a volte imperscrutabili. Le cose vanno in questo modo, e sarò volutamente sintetico e stringato per non togliere la sorpresa ai lettori di quest’opera intrigante e fascinosa. Ludovico e Carlo sono una coppia  di omosessuali che vivono nel Salento: il primo figlio di un prestigioso notaio, il secondo non solo erede di una nota industria di  latticini ma anche docente universitario di antropologia, come a voler delineare già una condizione di agiatezza e benessere dei  protagonisti che comunque fa sognare in un periodo di crisi come il nostro. Nella grande e sontuosa villa Donini, circondata dal   verde e immersa nel calore e nei colori del Salento, insieme hanno cresciuto Marco, figlio di Carlo e di Eleonora, quest’ultima  morta per una grave malattia a distanza di un mese dal parto. Ludovico e Carlo stanno aspettando ansiosi Marco, che dopo una brillante conclusioni di studi universitari in architettura nella capitale, ha annunciato l’arrivo a casa in compagnia di Kris. L’ansia dei “due genitori” si sviluppa sino ad una trepidante concitazione per prima cosa perché si ha la percezione che si tratti della condivisione di una notizia importante. Poi perché ( e non hanno il coraggio di dirselo) sono in fervente attesa di capire se Kris è un lui o una lei. «Abbiamo abbastanza elementi per dichiarare aperte le indagini, ti anticipo che l’esito di questa ricerca non costituisce un punto a favore dell’ipotesi che si tratti di una donna», è così che Ludo si rivolge a Carlo con un sospiro di  omosperanza. Per conto suo Marco è anche molto inquieto … perché? A Kris per anni ha nascosto la “anomalia” della propria famiglia. Luciano Pagano, torna a parlare di Salento, e lo fa con una storia troppo plausibile perché non sia stata ispirata ad una  storia vera. Ad ogni modo romanzo originalissimo, in cui il tema dell’omogenitorialità, diventa capacità di resa di una  letteratura d’impegno civile e poetico, cosa rara ai nostri giorni. Il romanzo si svolge in una giornata, riportandoci indietro a  poco meno di una trentina d’anni fa, nel periodo in cui Carlo e Eleonora si sono conosciuti e sposati, fino alla nascita di Marco. Luciano Pagano, è uno scrittore che non si riesce a non amare soprattutto quando dal suo cilindro magico, caccia storie come questa!

Stefano Donno
su “il Paese nuovo” (7/7/10)

clicca qui per leggere l’articolo originale

“Per quale presagio?”. Corpo Mistico di Stefano Donno


Corpo Mistico - Stefano Donno, PerroneLAB, collana Gli Ulivi, 2010“Per quale presagio?”
Ombre e misteri del nazismo magico nel “Corpo Mistico” di Stefano Donno.

“marce svastiche e federali sotto i fanali l’oscurità”
Aida, Rino Gaetano

Il nazionalsocialismo è probabilmente uno dei frutti più incredibilmente malsani e devastanti che la nostra specie abbia mai concepito nella sua storia. Poche degenerazioni della politica umana hanno condotto un così vasto numero di persone alla morte, alla fame, al disastro. Ancora oggi nel nostro continente paghiamo le conseguenze per eventi accaduti sessanta anni fa. Il nazionalsocialismo e, nella fattispecie, la storia degli oscuri personaggi che sono gravitati attorno alla figura di Adolf Hitler, hanno da sempre richiamato l’attenzione degli storici e degli storyteller, raccontatori di storie per immagini e scrittura. La bibliografia è sterminata, tra gli esempi più conosciuti sono da annoverare gli autori che hanno trattato quel periodo affidandosi alla tecnica dell’ucronia, ovvero costruendo mondi paralleli in cui la Germania Nazista (per fare un solo esempio) ha vinto la Seconda Guerra Mondiale e ha esteso il suo dominio sul mondo, oppure non ha trovato un ostacolo efficace negli Stati Uniti D’America. Tre titoli su tutti per chi volesse approfondire: “La svastica sul sole”, di Philip K. Dick, “Il complotto contro l’America”, di Philip Roth, “Fatherland” di Robert Harris. Di recente, in Italia, due autori hanno affrontato quel periodo storico con ottimi esiti di scrittura. Giuseppe Genna, con il suo “Hitler”, ha scritto il primo vero romanzo sulla vita del dittatore del nazionalsocialismo; Enrico Brizzi, con “L’inattesa piega degli eventi” e “La nostra guerra”, ha calato il suo sguardo su un’ucronia italica, cioè fascista.
L’opera “Corpo mistico” di Stefano Donno viene oggi pubblicata per i tipi di LAB di Giulio Perrone editore (collana “Gli Ulivi” diretta da Teresa Romano), una serie fortunata che conta al suo attivo più di centoventi titoli.
“Corpo Mistico” è un romanzo che si inserisce in una tradizione breve (nel tempo) eppure così ricca, ricavando un percorso originale e approfondendo una delle tematiche forse più oscure e radicali insite in quel movimento così terribile come il nazionalsocialismo, ovvero sia l’esoterismo e la magia. Anziché affidarsi allo stratagemma dell’ucronia, l’autore presenta due documenti storici, il diario di Padre Karl Von Liebenfels e l’epistolario del fratello con lo stesso, corredando il romanzo con un testo redatto dal ricercatore che per primo ha reso possibile la divulgazione di questi documenti così eccezionali.
Stefano Donno si occupa quindi della redazione e della cura di queste carte sconvolgenti, contenenti i pensieri di Von Liebenfels, un uomo attraversato da un profondo turbamento spirituale, condotto da dubbi profondi circa lo stato della sua fede religiosa, al contrasto con le istituzioni che lo circondano. La mancanza di fiducia nelle persone che dovrebbero essergli di supporto si unisce allo sconforto derivante dal non trovare negli altri lo stesso rigore morale e lo stesso ardore nella ricerca di un equilibrio spirituale limpido. La differenza tra un baratro di oscurità e un buco nero sta nel fatto che mentre il primo può essere illuminato dalla luce, la forza di attrazione del secondo è così terribile da risucchiare la luce stessa. L’animo di Von Liebenfels, come un oggetto stellare perduto, nel corso degli anni prende una direzione autonoma, scevra dal mondo, fino a incontrarsi con qualcosa di ancora più temibile e tremendo. Il fratello infatti è un collaboratore di Himmler, comandante delle SS e poi Ministro dell’Interno del Reich. Il progetto di cui si occupa Jorg Lanz Von Liebenfels coniuga il nazismo magico e esoterico agli studi per il superuomo e la costruzione di un’umanità ideale, composta da supersoldati capaci di comunicare attraverso il pensiero, compiere prodigi, levitare e occupare più luoghi contemporaneamente. Si possono immaginare quelli che saranno gli esiti di tali studi, soprattutto se confortati dalla reclusione in un castello fatto costruire secondo i dettami delle antiche culture celtiche al quale si aggiunge la figura di un guru, anch’egli realmente esistito, Gopi Yogananda, che inizierà il gruppo di prescelti alle tecniche di meditazione necessarie per il raggiungimento di tali stati della mente e del corpo. C’è un momento del romanzo in cui tutte queste forze confluiranno in esiti fuori dell’ordinario. L’autore, nei momenti cruciali, quasi come un regista noir, affida alle nostre capacità di immaginazione e deduzione il compito di desumere il quadro complessivo dalla somma dei particolari, facendo così affiorare nel lettore quel sentimento del ‘tremendo’ così caro ai romanzi gotici di fine ottocento.
La figura, realmente esistita, a cui si ispira il protagonista del romanzo, è quella di Adolf Lanz (Lanz von Liebenfels), monaco austriaco e fondatore della confraternita estremista di destra Ostara, influenzato dall’esoterismo e della cultura indiana. Adolf Lanz fondò un suo movimento religioso e, nel 1921, si trasferì a Monaco per estendere la sua ‘predicazione’. Fu proprio lì che venne a contatto con Adolf Hitler e con il nucleo del costituendo Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori, che adottò i principi di Ostara, nella necessità di ricollegare la propria fondazione a un credo ancestrale e ‘radicale’, che trovasse riferimenti nella storia del popolo germanico.
Stefano Donno, in “Corpo mistico”, presenta al lettore un filo rosso che lega i diversi tasselli di una storia che giunge fino ai giorni nostri, tramite una serie di allusioni e rimandi espliciti a eventi storici e personaggi realmente accaduti. Allo stesso modo con cui il Dracula di Bram Stoker restituisce una figura storica tramite testimonianze collaterali, in “Corpo Mistico” leggiamo di fatti realmente accaduti e documentabili, coi quali possiamo costruire una ‘nostra’ storia.
Ciò di cui dispone il lettore, al termine del romanzo, è un preludio a qualcosa di terribile che sta per accadere, un evento e una serie di rivelazioni che sovvertiranno il nostro modo di concepire la realtà e il rapporto psico-fisico tra gli umani. L’equilibrio di questa scrittura sta tutto nel costruire una dimensione parallela e ineffabile, coesistente alla storia e perfettamente plausibile, inscrivendosi in un solco già tracciato da autori della stessa generazione, oltre ai già citati Genna e Brizzi viene in mente Simone Sarasso, giovane autore edito da Marsilio, che ha approfondito con la stessa acribia e invenzione gli Anni di Piombo; una precisazione dovuta per fugare ogni dubbio critico dinanzi a tematiche revisioniste, cui “Corpo Mistico” non rischia di afferire, data la dichiarata natura di fiction-storico-documentale. Dopo la recente pubblicazione di “Dermica per versi” (Lietocolle) – già conferma di un personale percorso poetico – Stefano Donno ci dimostra di essere un affabulatore capace di scandagliare con compiutezza i turbamenti dell’animo umano.

articolo pubblicato sul quotidiano “il Paese nuovo” di Sabato 8 Maggio 2010 (formato PDF)

Marco Travaglio in Piazza del Popolo a Copertino. Venerdì 16 Aprile


I Sotterranei Arci di Copertino
Lupo editore
presentano

MARCO TRAVAGLIO PRESENTA “AD PERSONAM” (Chiarelettere edizioni)

Con l’autore dialogherà Anna Cordella

P.ZZA DEL POPOLO a COPERTINO
venerdì 16 aprile 2010 h. 18.00

Corrompere giudici e testimoni, falsificare bilanci, frodare il fisco. E non essere processati. Sedici anni di leggi prèt-à-porter (1994-2010) ad personam, ma anche ad personas, “ad aziendam”, “ad mafiam” e “ad castam” per pochi potenti illustri. Dai decreti Conso e Biondi dopo Tangentopoli alla Bicamerale (“Il piano di rinascita democratica? Me lo stanno copiando con la bozza Boato”, esultava Lido Gelli). Per continuare con le leggi sul falso in bilancio, le rogatorie, le intercettazioni, con le norme prò Sofri e Dell’Utri, prò Sismi e Telecom, e con i condoni fiscali e edilizi, con l’indulto del centrosinistra, con i lodi Schifarli e Alfano, gli illegittimi impedimenti e il processo breve che fulmina gli scandali Mills, Cirio, Parmalat, Fiorani, Uni poi, Calciopoli e le truffe della clinica Santa Rita. Tutti salvi. Sedici anni per tornare a Tangentopoli e a Mafiopoli, cancellando Mani pulite e la Primavera di Palermo, e beatificando Craxi, corrotto e latitante.

Corrompere giudici e testimoni, falsificare bilanci, frodare il fisco. E non essere processati. Sedici anni di leggi prêt-à-porter (1994-2010) ad personam, ma anche ad personas, “ad aziendam”, “ad mafiam” e “ad castam” per pochi potenti illustri.
Dai decreti Conso e Biondi dopo Tangentopoli alla Bicamerale (“Il piano di rinascita democratica? Me lo stanno copiando con la bozza Boato”, esultava Licio Gelli). Per continuare con le leggi sul falso in bilancio, le rogatorie, le intercettazioni, con le norme pro Sofri e Dell’Utri, pro Sismi e Telecom, e con i condoni fiscali ed edilizi, con l’indulto del centrosinistra, con i lodi Schifani e Alfano, gli illegittimi impedimenti e il processo breve che fulmina gli scandali Mills, Cirio, Parmalat, Fiorani, Unipol, Calciopoli e le truffe della clinica Santa Rita. Tutti salvi.

Sedici anni per tornare a Tangentopoli e a Mafiopoli, cancellando Mani pulite e la Primavera di Palermo, e beatificando Craxi, corrotto e latitante.

Info:
Stefano Donno 329/0629451
www.stefanodonno.blogspot.com
www.convergenzepossibili.blogspot.com

Le difficoltà della parola carne. Sull’esordio poetico di Anna Maria De Luca


Anna Maria De Luca è autrice della silloge di versi intitolata “Divento”, pubblicata da Lupo Editore nella collana Ciribibi, diretta da Stefano Donno. Un discorso approfondito merita la cura della pubblicazione, Stefano Donno infatti da circa dieci anni conduce un discorso editoriale di scouting metodico nei territori della scrittura salentina e nazionale, discorso che ha dato esito nel recente passato a prodotti editoriali di ottimo livello, non soltanto opere di autori inediti, ma anche autori di un’indubbia caratura, penso a Pietro Berra, Marina Pizzi, Elio Coriano, soltanto per citare tre nomi. La premessa è utile perché l’autrice di cui scriverò è una scoperta autentica. Iniziamo dal titolo che nella sua polisemanticità evoca da subito una caratteristica che troveremo nei testi, il doppio senso implicito e amplificato riferito al divenire incessante della prima persona e all’elemento più etereo e allo stesso tempo tra i più forte della natura: il vento, che come scriveva Nietzsche nel suo Zarathustra, pure invisibile, riesce a piegare gli alberi secolari. Il volume si apre con un testo dal titolo Euridice, una vera e propria invocazione a Orfeo nella quale l’autrice chiede di essere lasciata agli inferi, in un limbo immaginativo nel quale è più facile lasciarsi andare alle suggestioni della poesia, come conferma di un volere obliarsi/oblarsi al mondo. È questo il testo programmatico anche del titolo “Trascendo/Leggera divento/Di vento”. Per orientarsi nella comprensione di questi versi bisogna avere chiari alcuni elementi. Tanto per cominciare ci troviamo di fronte a una poesia dove si bilanciano le diadi sensuale/sessuale e sensibile/sensoriale. Le gradazioni dei testi percorrono un quadrato ipotetico il cui confine è questo; una dichiarazione che trova riscontro in una delle poesie più belle e dichiarative della raccolta, Verba, “Mangiami cruda/e senza pelle./Sono fatta di parole/io”. Vienimi, Prendimi, Mangiami; la materia del narrato è contemporaneamente invocazione, invito, sfida e allo stesso tempo lotta, colluttazione d’amore.
Chi scrive poesia sa che essa pretende molto di più che la semplice scrittura, chi scrive poesia è consapevole che una scelta simile va accompagnata alla proposizione verbale e pubblica dei proprio versi, perché il poeta si agganci in modo chiaro al proprio messaggio. Non c’è niente di meglio dell’ascolto di versi detti dal proprio autore. È il modo più diretto per accedere al connubio di senso e emozione che gli stessi contengono. Anna Maria De Luca – ottima performer – scrive una poesia sensoriale, lo abbiamo già detto, che coinvolge nell’espressione il senso e il suo doppio, con uno sguardo attento perché il lettore colga la trasformazione insita nel narrato, “Sono fatta di parole/io,/pa-ro-le, pa-ro-le”, è chiara l’intenzione di rendere la misura del passo recitato. Un’opinione che mi sono fatto a una prima lettura e che mi conferma la rilettura della silloge è che l’opera di Anna Maria De Luca sia un buon esordio che va coltivato scegliendo, tra le tante direzioni possibili, le tematiche che più assecondano il senso e il lirismo insiti in questo primo lavoro. Si tratta di un giudizio di gusto personale. C’è un testo intitolato Calipso, ad esempio, che potrebbe smentire questa interpretazione grazie all’equilibrio tra dettato contemporaneo e ispirazione classica, peraltro presente in altri luoghi della raccolta. Officina di notte, Autostrade distratte e Panta Rei sono poesie che nella loro contemporaneità/classicità ricordano certi luoghi di Salvatore Quasimodo; altro luogo notevole è il componimento intitolato A furia di esser mare, “Ora che per me hai solo parole infeconde/E sguardi scomposti di albume e di sale/(madonna di carta, prigioniera di una campana di vetro)/Ora che volteggi a mezz’aria smembrata/(bambola rotta, snervata dagli anni)/Ora che è sera e lo sguardo reclini impaurita/Fremente alla mia carezza come un giovane cigno,/Ora che per te il tutto è niente e il niente è senza tempo,/l’infinito della tua Assenza colma ogni cavità erosa./Qui tutto è ruggine e vacuità”, dove l’intensità non lascia spazio alle ripetizioni e ai ‘ritorni’ esortativi, il verso è incalzante, lirico, comunicativo, originale. È difficile trovare una poesia che sappia risolvere con tale misura il rapporto verbale/verboso tra carne e poesia, come avviene in “Una morte piccola”: “Adesso vorrei morire/Adesso che le apnee/di un piacere antico/percuotono la carne/E la pelle ha mille pori aperti/Voraci come piccole bocche affamate/A pregarti ancora/A n c o r a/A n c o r a/D a m m i a n c o r a p i ù v i t a/Ancora/Per morire/Qui./Adesso./Piena”. Dice giustamente Teresa Romano, autrice della prefazione al volume, “Materia e cuore sembrano coagularsi nei versi di Anna Maria De Luca”, un vero e proprio atlante corporeo fatto di ruggiti, ferimenti, possessi, ingordigie, costati, vene, budella. L’anima non è più l’essenza racchiusa dal corpo, l’anima è la carne pulsante, il cuore che sussulta, la carne è spirito. La lettura di questo esordio lascia sperare in una prosecuzione di un lavoro che, se in alcuni tratti pare dominato dalla spontaneità e dal trasporto, dall’altro rivela sensibilità, chiarezza, perizia della parola; difficile trovare altre voci dove la poesia si fa corpo e carne con tale densità e spessore.

Enzo Mansueto a Lecce per presentare il suo ultimo libro: “Scassata dentro” (D’If edizioni)


SCASSATA DENTRO” di ENZO MANSUETO (D’If edizioni)
Libreria Gutenberg, via Cavallotti 1 a Lecce sabato 13 marzo 2010 h. 18.30

Dialoga con l’autore Stefano Donno

“Dopo le performance epilettriche di Ian Curtis e l’ultimo estremo atto, l’uomo che r-esisteva si rifugiò nella notte, l’unica madre-vedova dark dove i lumi di punk antecedenti avrebbero abitato per essere ricordati eternamente, lottando e sputando contro-elettronica pensante contro i vampiri ultracorporei delle coscienze azzeranti. Ipnotico, ferale, ironico, disturbante e affilato come una costante lama dolce nelle tempie si muove il tessuto poetico nelle periferie perturbanti delle forme canoniche della metrica, scorporandosi al suo interno, nell’asse parallasse del testo o sulle ali di Pornography e Disintegration scassandosi nel rimare assolutamente moderno,metropolitano e global, nel remare nelle perdite corporali, scardinando lo scardinante nel continuum di una fusione musicale aderente come una pelle notturna, amplificante nel suo cono d’ombra, dove chitarre ritmano in verticale  stridore “sul bagnasciuga elettrico del sonno” e i violini possono piangere la notte o giocare con le fisarmoniche clownesche de  “l’estate barese” o proseguire nel turbine con-fuso “alla stazione” feroce dove “un branco di bambini/ azzanna un vecchio, lo morde sui gradini”. Perfetta la recitazione tutt’altro mansueta dell’Autore che il nostro sommo Bene suppongo avrebbe amato, compiuta ed efficace la mappatura sonora che unisce l’inchiostro al bianco del foglio, collante all’horror vacui, riempimento d’atmosfere minimali e fraseggi ciclici compatti fino al dettaglio più remoto, un lavoro magistrale. Scassata dentro è la Luna, questa madre-terra degli ultimi poeti, scassata è la parola che resta, venduta e sottomessa agli ultracorpi pene(n)tranti,  violentata fino all’osso, ipnotizzata, anestetizzata e incenerita dall’impero elettro-catodico. I nuovi mostri, questi ultracorpi  instancabili, hanno nomi familiari e affidabili come padri (televisione, telegiornale, varietà, reality, rete, pubblicità), come padri di famiglia che dopo l’ultimo acquisto sessuale di minorenni in zone scolastiche (vedi Scassata), ritornano ai familiari spettatori col sorriso erettorale stampato sulle labbra, del tutto indifferenti, come una questione morale in questi marci tempi, riposizionandosi “al noto microclima./Con la minestra pronta per la figlia,/ la madre esatta e un ombra strana strana”. Non c’è scampo, quindi, forse l’unico, il definitivo e crudele antidoto rimasto per l’elettrica telecianosi, in grado di agire magari  omeopaticamente o come un anticorpo anti-ultracorpo sarebbe un terapeutico, disperato, vecchio elettroshock di massa!Ma per Mansueto “Non c’è l’anticorpo. Farmaco./ Nessun sollievo al sintomo. La tarma/elettrica lavora nella piaga”. Scassata dentro, deformata è ormai la vita (“nel chiuso della notte,/nel chiuso in una capsula spaziale/col cruscotto spaziale/ di faro in faro a tondo”) fino al fondo di una notte fonda, che come fusa affonda girando in tondo in una tangenziale tonda nell’attesa disillusa e furibonda di una fondante alba profonda.”

G. Mastropasqua

Collana: i miosotìs / n. 46 pagine: 52 con cd

Info: 0832.288387

Calpestare l’oblio. Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana


Nei prossimi giorni sarà diffusa attraverso il web l’antologia “Calpestare l’oblio. Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana” con cui si conclude questa prima operazione di rivolta poetica contro l’oblio nazionale.

Gli autori di “Calpestare l’oblio” sono: Francesco Accattoli, Annelisa Addolorato, Nadia Agustoni, Fabiano Alborghetti, Augusto Amabili, Viola Amarelli, Antonella Anedda, Gian Maria Annovi, Danni Antonello, Luca Ariano, Roberto Bacchetta, Martino Baldi, Nanni Balestrini, Maria Carla Baroni, Vittoria Bartolucci, Alberto Bellocchio, Luca Benassi, Alberto Bertoni, Gabriella Bianchi, Marco Bini, Brunella Bruschi, Franco Buffoni, Michele Caccamo, Maria Grazia Calandrone, Carlo Carabba, Nadia Cavalera, Enrico Cerquiglini, Antonino Contiliano, Beppe Costa, Andrea Cramarossa, Walter Cremonte, Maurizio Cucchi, Gianluca D’Andrea, Roberto Dall’Olio, Gianni D’Elia, Daniele De Angelis, Francesco De Girolamo, Vera Lùcia De Oliveira, Eugenio De Signoribus, Nino De Vita, Luigi Di Ruscio, Marco Di Salvatore, Alba Donati, Stefano Donno, Fabrizio Falconi, Matteo Fantuzzi, Anna Maria Farabbi, Angelo Ferrante, Loris Ferri, Fabio Franzin, Tiziano Fratus, Andrea Garbin, Davide Gariti, Massimo Gezzi, Maria Elisa Giocondo, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Raimondo Iemma, Andrea Inglese, Giulia Laurenzi, Maria Lenti, Bianca Madeccia, Maria Grazia Maiorino, Francesca Mannocchi, Giulio Marzaioli, Emiliano Michelini, Guido Monti, Silvia Monti, Davide Morelli, Renata Morresi, Giovanni Nadiani, Davide Nota, Opiemme (laboratorio), Fabio Orecchini, Claudio Orlandi, Natalia Paci, Adriano Padua, Susanna Parigi, Fabio Giovanni Pasquarella, Giovanni Peli, Enrico Piergallini, Antonio Porta, Alessandro Raveggi, Rossella Renzi, Roberto Roversi, Lina Salvi, Stefano Sanchini, Flavio Santi, Lucilio Santoni, Giuliano Scabia, Francesco Scarabicchi, Alessandro Seri, Marco Simonelli, Enrico Maria Simoniello, Giancarlo Sissa, Luigi Socci, Alfredo Sorani, Pietro Spataro, Roberta Tarquini, Rossella Tempesta, Enrico Testa, Fabio Teti, Emiliano Tolve, Adam Vaccaro, Antonella Ventura, Lello Voce, Matteo Zattoni

L’e-book conterrà una prefazione dello storico Luigi-Alberto Sanchi e una breve premessa di Davide Nota alla nuova versione.

Ed io parlo, scrivo e fumo. Giovanni Bernardini si racconta


Estratto dell’intervista a Giovanni Bernardini per l’uscita del suo nuovo libro “ED IO PARLO, SCRIVO E FUMO” edito da Lupo Editore prossimamente in libreria. Intervista a cura di Stefano Donno e realizzata da ACMElab. http://www.acmelab.it

Di enti e superfici. Su “Dermica per versi” di Stefano Donno


Dermica per versi” (Lietocolle, 2009, nota introduttiva Alessandra Bianco) è l’ultima raccolta di versi pubblicata da Stefano Donno nella fortunata collana “Solodieci poesie” dell’editore comasco, da anni marchio di qualità per ciò che concerne la poesia di “ricerca” nel nostro paese. Un dato che va sottolineato per la cura e l’attenzione necessarie – e non ovunque riscontrate – non soltanto da parte di un autore, nei confronti del verso. Una silloge di dieci testi è lo spazio necessario perché i risultati di una ricerca, condotta da circa due anni nel caso di Stefano Donno, trovino la giusta proposizione, catalizzando l’attenzione del lettore (e non solo del critico o del lettore-poeta), senza quella dispersione che potrebbe costituire una pregiudiziale nell’accostarsi alla poesia. Vi è qui la dimensione della ricerca e di una scrittura poetica intesa nella “possibilità di una ricerca”. Una poesia che non può essere né descrizione, né celebrazione del momento.
Perfino il titolo scelto per questa raccolta di dieci componimenti è misurato e allo stesso tempo ambiguo, decentrante, “Dermica per versi” rimanda infatti a qualcosa che potrebbe somigliare a una mappatura poetica di stile e ispirazione deleuziana, una sorta di descrizione di superfici che rimandano a altre superfici. Non è così. Non c’è nulla di più intimo e scavatore in questi versi.
È scomparso l’utilizzo dei segni di interpunzione e della simbologia trans-linguistica (matematica, fisica, scientifica, etc), è scomparsa l’influenza di uno sperimentalismo esasperato, a dire il vero condotta in un ambiente che di sperimentalismo ne aveva percorso poco. Sono scomparsi quasi del tutto i segnali (già intermittenti) da un mondo che non sia quello interiore del proprio lirismo. La cosa più interessante, soprattutto per chi abbia letto tutti i libri, e quindi tutti i ‘passaggi’ di Donno, è notare come la concentrazione raggiunta in questi versi non sia una semplice tappa, cioè un tassello ulteriore e differente dai precedenti, quanto si tratti piuttosto della sussunzione di scritture oramai lasciate alle proprie spalle, con una risultante di netta maturità rispetto a ciò che è stato in precedenza. La forma della raccolta compiuta permette di affrontarne uno a uno i momenti. (1) La silloge si apre con un’invocazione a un tu, ipotesi femminile che potrebbe essere la destinataria dei pensieri contenuti in questi componimenti. La dimensione prescelta è quella di un presente problematico, che si pone come tappa finale di un percorso, uno dei tanti dell’esistenza, giunto a conclusione. Il protagonista è pronto a uscire di scena, affidando ciò che resta del suo corpo de-sensualizzato a chi potrà accogliere i suoi baci/segnali: “sordo, cieco, muto porgo le mani verso te:/ finché in lacrime il vento non ti porterà i miei baci”. (2) Nel secondo componimento l’autore chiarisce che il campo d’azione del suo discorrere poetico è costituito dal corpo e che di conseguenza la ‘dermica’ cosiddetta va intesa come percorrenza del corpo sotto specie di emozioni, “ogni centimetro di pelle”, viene percorso, la dimensione estetica/sensuale ha il sopravvento su quella estetico/espressiva, tanto che “si perdono le parole migliori/ che non scriverò mai”. Tutto fin qui suona come un’arresa della possibilità di poetare dinanzi al reale che può essere vissuto e espresso. La “lingua” di questa poesia – in questo senso – è niente più che un organo facente parte di un apparato digerente. Supponendo che il corpo/mente sia il punto di contatto fra la realtà del mondo e l’io lirico di questi versi, ecco che il corpo non ha la determinazione sufficiente per imprimere una traccia, “Le mie impronte saranno solo un alone sfocato”. Una delle cifre che caratterizzano questi versi può essere quindi individuata nella “sfiducia”. (3) Il terzo componimento costituisce un dittico ideale insieme al quinto, in cui diviene reale e tangibile il contatto con l’altra, quell’elemento femminile che è l’interlocutrice sottesa della silloge. C’è qui la descrizione di un rapporto intimo nel quale è chiara la dimensione dell’attrito come impossibilità di comunicazione tra le due parti, “rovinare tutto con un semplice gesto senza maestria”. In tal senso l’amore è ‘dermico’, perché si ha a che fare con “L’involucro del mio male” riportato immediatamente a un’esperienza di analisi mediante poesia – “saturo d’inchiostro” – in un opporsi continuo di immagini aeree e diafane, “accarezza i tuoi seni”, “farfalle sui prati”, alle quali vengono contrapposte “meschine le serpi/ tra carcasse”. (4) La quarta poesia della raccolta si pone come cesura del dialogo tra quella che la precede e la seguente. C’è qui la consapevolezza di un meccanismo che si è inceppato, di un’abitudine amorosa che è venuta meno, non nella sequela dei gesti, bensì nell’autenticità dell’ispirazione. Vi è qui una netta presa di posizione dell’io-poetante nei confronti della donna, alla quale viene negata ogni arrendevolezza “Dovrei annuire con la testa/in segno di accondiscendenza” [...] Dico dovrei/ma non lo faccio”. (5) Il componimento che occupa la parte centrale della silloge è anche quello dove la consapevolezza del distacco raggiunge il suo punto più alto. Da qui in poi sarà difficile individuare punti di contatto fra l’io-poetante e l’Altra, che non abbiano il solo sapore del rimorso o della consapevolezza che tutto ciò che è stato in una determinata misura non potrà essere più. “Quel che è rimasto di noi/è un disordinato museo dei tempi andati”. Insieme alla sfiducia si delinea un’altra caratteristica di questo sistema rizomatico, quella cioè che la rende una corazza impenetrabile perfino a chi ne aveva condiviso i tutti momenti qualche istante prima. C’è da parte dell’io-poetante una sorta di remissione nell’accettare il passato come somma di tentativi volti all’instaurazione di un rapporto che va oltre la superficie dermica “dove ho imparato ad attendere/in religioso silenzio ogni tuo cenno/riordinando per ore le spazzole per capelli/i cosmetici, gli orsacchiotti di peluche, la tua biancheria”. Quello che si evidenzia è il rapporto con oggetti che a dispetto della loro consuetudine e abitudinarietà non riescono, grazie alla confidenza, a scalfire il manto della superficie per raggiungere un quale-che-sia-presupposto-ente. (6) L’inganno amoroso si conclude in un silenzio illuminato da una “luce fioca”. La sesta poesia della raccolta riprende un’atmosfera cara a Donno, quella della metropoli, anche se a differenza di altri luoghi poetici cari all’autore da essa è scomparso totalmente l’orizzonte storico. L’evento che interessa documentare sono “le noiose giornate di provincia”, le macchine, il centro; questi elementi assumono una finzione straniante, il cuore dell’io-poetante è un qualcosa che scorre lontano, un po’ per salvarsi, un po’ per perdersi, un po’ per non farsi corrompere dall’oblio dell’indifferenza.
Da un punto di vista lessicale “Dermica per versi” è un riuscito esperimento nel quale vi è equilibrio tra linguaggio medio e alto, dove il raro utilizzo di termini più desueti (ad. es. “sciabordio”, “abbuia”, “agglutinare”) si fa indice di una ricerca di comunicazione e comprensibilità come risultati. (7) Il settimo componimento è quello in cui si celebra una ideale resa dei conti. L’io-poetante ci ha fatto comprendere, fin qui, di essere una superficie su cui può essere scritto tutto, perfino la condanna estrema, proprio come accade al protagonista dell’incubo kafkiano contenuto nel capolavoro “Nella colonia penale”, sulla cui schiena viene incisa la condanna che coincide con l’esecuzione della stessa. C’è qui l’abbandono al giustiziere, senza nemmeno un timido accenno alla richiesta di un appello. “Quando sarà il momento/tranciate di netto ogni parte di me”. Eppure in questa arresa è contenuto l’ultimo atto di denuncia nei confronti di un mondo che non vuole capire e che non è compreso, meccanismo ineffabile. Se per un’ipotesi assurda dovessimo chiederci chi tra i due, “io-poetante” e “mondo”, avesse ragione, basterebbe l’ultima strofa di questa poesia per fare vincere il primo: “Ho sempre ubbidito a tutti/e tutti mi hanno accolto/obliqui nelle loro case/come se il dovere dell’indignazione/fosse solo per il mio cuore/lacerato a brani/e nulla avessi più a pretendere/nemmeno la polvere”. Ciò che anima questi versi non è quindi un’arrendevolezza silenziosa, quanto più una forte spinta dialettica a una rivolta interiore che riesca a sovvertire la quiete del rapporto amoroso con l’Altro, il suo assopimento. Una delle cose che ci si augura di più una volta terminata la lettura di questi versi è che l’implosione avvenuta sull’IO, dopo che si sia lasciata da parte la società ‘allargata’, venga rivolta con lo stesso acume all’esterno, forte l’autore di questo affinamento del mezzo espressivo, ottenuto come è giusto che sia dopo aver pagato alla poesia un caro prezzo. (8) L’ottava composizione è quella più atipica e distante dalle corde ritmiche delle precedenti, proprio perché in essa sono individuabili gli accenti, una rapidità e un ritmo ‘propedeutici’ all’arresto repentino e inaspettato dell’ultimo verso. Una corsa che si arresta d’improvviso, come se l’io-poetante, fatti i conti con la realtà, avesse deciso di raccogliere in un punto tutte le sue forze. Una dimostrazione che lo stile del Donno è capace anche di voli repentini e accenti compiuti. Detta tracotanza si scaglia e valorizza in questo caso oggetti inutili, inermi, “sfioravo con le mani/penetravo le morte cose”. Come a dire che tanto ardore tardivo è oramai vano. Tornano infatti le mani, “tremule”, “impudiche”, “coprivano un’ansia latente d’attesa”. Da un lato la corsa affannosa verso qualcosa di invano, e dall’altro la soluzione in nulla che non sia soltanto attesa. (9) La nona poesia segna il termine del discorso intrapreso nella silloge, qui si tirano le somme, tutto l’io-poetante è consapevole di essere stato partecipe di una lezione incompiuta, quella del mondo intimo di un uomo e una donna che per un tempo intenso è trascorsa sul derma per raggiungere fibre più intime. La prima persona singolare che ha accompagnato il lettore per la durata di questo viaggio giunge alle soglie di un abisso. (10) “Dove nessun canto trova dimora”, scriverà Donno nell’ultima poesia della silloge. Nemmeno sulle pagine c’è abbastanza spazio perché la tensione dell’esistenza trovi un luogo adatto a fermarsi, “i miei passi a stento sopportano/ il peso del cielo”.
“Dermica per versi” diviene qui una dichiarazione poetica alla realtà, una denuncia dell’evidenza che in certi momenti sfiora il titanismo, concentrandosi, si potrebbe azzardare un paragone, in un bicchiere d’acqua che va bevuto ogni giorno, mandato giù a sorsi lenti e amari allo stesso tempo. È come se in ognuna delle poesie fin qui lette ci si fosse avvicinati sempre di più a un millimetro dalla sconfitta, al momento in cui si è prossimi a gettare la spugna senza compiere, tuttavia, il gesto dell’arresa. Questa raccolta, tra quelle pubblicate da Stefano Donno in questi undici anni di frequentazione con la parola ‘rivolta’ a un pubblico, è sicuramente la più riuscita, e senza nulla togliere a quelle che l’hanno preceduta costituisce un ottimo punto di partenza per una ulteriore ricerca di mappatura poetica del mondo.

Dermica per versi”, Stefano Donno, Lietocolle, 2009, isbn 9788878485419, €5

Vi aspetto Sabato a Copertino per la presentazione di “Ieratico Poietico”


Medi_terra_neo – Sabato 17 maggio – ore 20,30
Ieratico poietico di Stefano Donno – Besa Editrice
presentano Antonio Errico, Luciano Pagano
video installazione di Andrea Laudisa
Ex Palazzo Colonna – Via Ruggeri- Copertino (Le)

Ieratico Poietico” segna la cifra dell’incontro, non solo poetico, con Stefano Donno; incontro germinato nell’estate del 2003, e che ha portato diversi e ottimi frutti, dibattiti, scritture. Sabato sarà l’occasione per mettersi/ci a confronto, discutendo insieme a Antonio Errito di questo bel libro.

Festa del libro e delle culture italiane. 1-2-3 Febbraio a Parigi


parigi_festadellibro.jpg

FESTA DEL LIBRO E DELLE CULTURE ITALIANE
PARIGI (MARAIS) 1, 2, 3 FEBBRAIO 2008
ESPACE DES BLANCS MANTEAUX
Con il Patrocinio dell’Università degli Studi del Salento

Da venerdì 1 a domenica 3 febbraio del 2008 si terrà a Parigi la “Prima Festa del Libro e delle Culture Italiane”. La Besa editrice, con il patrocinio dell’Università degli Studi del Salento, partecipa con un suo spazio nell’ambito della manifestazione francese proponendo la presentazione del volume “Danze di corteggiamento e di sfida nel mondo globalizzato” a cura di Eugenio Imbriani e Piero Fumarola,  alla presenza di due personaggi del calibro di Remi Hess e George Lapassade. Il momento di incontro sarà un’occasione di studio di grande rilievo, dove verranno affrontate questioni come danza, musica, tradizione, innovazione, e interazioni dinamiche tra le diverse diverse classi sociali, rispetto a questi fenomeni. Ci si soffermerà sulla figura dell’antropologo che è obbligato a interrogarsi sul senso dell’attesa, dell’ascolto, dove i corpi agenti dei danzatori, si analizzano, si delineano e infine si riallacciano in uno spazio mentale incrociato dove il mondo e le sue contraddizioni si riflettono grazie al supporto di una musica ricca e complessa e di una poesia incessantemente rinnovata, che trova le sue radici nella tradizione del nostro territorio.

L’appuntamento che si terrà domenica 3 dicembre alle 18,00 nella sala Eventi della Fiera in 48 rue vieille du Temple, avrà il titolo “Transe, danza, possessione e musica. Dal Tarantismo alle Danze di corteggiamento a cura di E. Imbriani e P. Fumarola (Besa editrice)”. Incontro dibattito con Remi Hess e George Lapassade, e proiezione del film “La Taranta” di Gianfranco Mingozzi con commento di Salvatore Quasimodo. La “Taranta” è un filmato accompagnato dal commento di Salvatore Quasimodo, che racconta le esperienze di un cineasta appassionato di antropologia. Per oltre vent’anni Gianfranco Mingozzi ha percorso le terre del Salento documentando per primo, nel 1961, con questo cortometraggio il fenomeno del tarantismo.

Introduce Stefano Donno
Scheda del volume

Danze di corteggiamento e di sfida nel mondo globalizzato, a cura di P. Fumarola e E. Imbriani (Nardò, Besa Editrice, 2006).

Nell’universo mobile e fluido della cultura si attuano processi di istituzionalizzazione e codificazione delle forme; ciò non avviene una volta per tutte, e non necessariamente in modo univoco. Il libro vuole indagare su queste dinamiche, riflettendo sui fenomeni della cultura popolare e, in particolare, sulla danza, e sui modi in cui agiscono le politiche nella determinazione dei percorsi e delle scelte destinati ad assumere rilevanza in una panorama che contempla varie possibilità. Chi stabilisce, allora, quali debbano essere i movimenti corretti della capoeira, della pizzica, della danza scherma o del tango, come mai, a lungo, il valzer è stato considerato pericoloso per la salute delle donne, in quali contesti sono stati fissati le norme e i significati del movimento rotatorio dei mistici sufi; e per quali motivi una manifestazione musicale come «La notte della taranta» è avviata a costituirsi in «fondazione»? Sono questi alcuni dei principali argomenti sviluppati sul piano storico come su quello etnografico e sociologico, in uno scenario multiforme e complesso che coniuga situazioni locali con quel che accade nel mondo.

PIETRO FUMAROLA insegna Sociologia delle religioni all’Università di Lecce. Le pratiche della transe e le culture dei movimenti giovanili sono al centro della sua riflessione, nel quadro teorico dell’analisi istituzionale e della ricerca azione.

EUGENIO IMBRIANI insegna Antropologia culturale all’Università di Lecce. Le sue ricerche riguardano particolarmente temi relativi al folklore, alla scrittura etnografica, ai processi di patrimonializzazione delle pratiche culturali.

Relatori coinvolti:

RÉMI HESS è professore presso l’Université de Paris VIII. Ha pubblicato opere di filosofia, sociologia, didattica, analisi delle istituzioni, antropologia della danza, occupandosi in particolare delle danze di coppia. In Italia sono usciti La pratica del diario (Besa, 2001) e Prodursi nella scrittura (Besa, 2005).

GEORGES LAPASSADE, nella sua lunga carriera, si è occupato delle culture nordafricane e afroamericane, con particolare interesse per i temi della transe e della possessione. Ha scritto testi teorici di analisi istituzionale, psico- ed etno-sociologia, contribuendo alla riflessione sulle modalità dell’inchiesta sul campo; ha indagato fenomeni di comunicazione e aggregazione, come l’hip hop. Da molti anni insegna all’Université Paris VIII.

Stefano Donno -  Classe 1975. Ha pubblicato la raccolta di poesie “Sturm and Pulp” (Lecce, 1998); “Edoardo De Candia, considerazioni inattuali” (Lecce, 1999); il romanzo “Se Hank avesse incontrato Anais” (Lecce, 1999); “Monologo – +” (Copertino, 2001); la raccolta di racconti “Sliding Zone (Lecce, 2002); il saggio “L’Altro Novecento – giovane letteratura salentina dal 2002 al 2004″ (Luca Pensa editore, 2004). Collabora con la cattedra di Scienza Politica dell’Università di Camerino.

Io sono leggenda.


Stefano Donno
su “Io sono leggenda” di Richard Mateson

Il libro di Matheson non è un libro qualunque. Non so se sia un errore o meno lasciarsi prendere dalla voglia di incasellarlo all’interno di un genere letterario, come quello dark ad esempio, perché verrebbero messe fuori due altre categorie come l’horror e il noir, che tutte e due l’autore sintetizza in maniera davvero esemplare. E allora? Lasciamo da parte qualsiasi intento sistematizzante, che in certi casi, e mai come in questo, si rischierebbe di fare gran brutte figure. O peggio uscirsene alla buona con affermazioni del tipo … una splendida metafora del limite sottile esistente tra normalità e diversità. L’orizzonte in cui si muove la vicenda narrata è l’Apocalisse. Per essere più chiari: immaginiamo uno scenario consueto come quello che trascorriamo giorno per giorno, dove gli oggetti, le persone, le cose, i ricordi, le nostre abitudini, il lavoro che svolgiamo per tirare a campare, gli affetti facenti parte non solo del nostro bagaglio interiore, ma anche di quello agito nella realtà, scompaiono improvvisamente. E di tutto quell’universo esistenziale non rimane altro che un sopravvissuto, che scoprirà a sue spese di non essere l’unico! La meccanica narrativa sviluppata da Matheson in “Io sono Leggenda” percorre con grandissima lucidità tutte quelle dinamiche psicopatologiche che fanne parte degli abissi mentali di tutti coloro i quali riescono a sfuggire ad un disastro: sciagura aerea, attacco terroristico, guerra, incidente automobilistico mortale. Poi l’autore lavora ancora di fino, e con grande disinvoltura rappresenta tutte le tecniche di sopravvivenza, che un essere umano può mettere in campo, in un ambiente ostile, pericoloso, dove l’altro è né più né meno che un predatore, con mezzi di sussistenza che diminuiscono copiosamente con il trascorrere del tempo, secondo la legge della darwiniana selezione della specie: il più forte domina, il più debole soccombe. Ma non è così semplice. In base a questa teoria si tratterebbe di eliminare i pesi morti della specie di riferimento, per migliorarne esponenzialmente la qualità, potenzialità, e la produttività. Nello specifico, è in ballo la razza umana, il suo ultimo prodotto. Parliamo di una minaccia che viene dallo spazio? Una guerra termonucleare su scala planetaria? No un batterio ad alto potenziale virale, trasforma gli esseri umani in vampiri. Robert Neville sembra uno di noi, che dopo una giornata di duro lavoro, torna a casa, svolge le sue attività domestiche, del tipo cucina, scopa per terra, ascolta un disco, si siede in poltrona ascoltando musica classica, si concede la lettura di un libro. Mi si potrebbe dire … e allora? Tutto nella norma! Eppure la sua è una vita tutt’altro che normale. Di giorno forse … ma dopo il tramonto…le cose cambiano! Neville è l’ultimo uomo sulla Terra in un mondo completamente popolato da vampiri.
Robert in perfetta solitudine, studia il suo nemico. Ne analizza ogni singolo aspetto, la storia, la leggenda, il mito di questi abomini, e addirittura riesce ad entrare in possesso di un campione di sangue di questi neo-vampiri, e ne studia chimicamente la composizione. Il tutto per raggiungere un unico, fondamentale obiettivo: lo sterminio delle creature delle tenebre. La storia è ambientata nel 1976. In questi giorni esce nelle sale cinematografiche il film con Will Smith, dove l’ambientazione appartiene ai nostri giorni. Sia in un caso che nell’altro rimarremo tutti a bocca aperta!

Io sono Leggenda, di Richard Matheson, Fanucci, pp.224, euro 13

se hai trovato il contenuto di questo articolo interessante iscriviti ai feed di musicaos.it

 

salento's movida


Stefano Donno
su “Salento’s Movida” di Armando Tango

Fortunatamente da qualche anno a questa parte, il mondo delle lettere salentine, contro ogni previsione (Rina Durante scriveva in un suo articolo sulle pagine del Quotidiano, l’impossibilità del Pulp nella piccola città di provincia e poi c’era invece già Maurizio Leo che mixava da tempo ormai, Beat e Pulp in maniera eccezionale) comincia a creare un’identità altra che non è solo Comi, Bodini, Pagano, Toma, Verri, Ruggeri, o la Pizzica, ma non perché non siano necessari a costruire una mappatura del fare poesia e letteratura in queste terre, tra le maglie della sua storia, ma perché ciò che sta emergendo è un desiderio di riscrivere la storia della lettere a queste latitudini. Si poteva mai pensare ad esempio ad un giallo salentino o addirittura al noir? Era tutto in gestazione da queste parti, basti pensare al Delitto di Campi 1 e 2 di Gianni Capodicasa (Luca Pensa editore) e Libreria antica Roma. Il mistero di Taviano (Lupo editore) di Raffaele Polo. Pur non entrando nel merito qualitativo di queste due opere appena indicate, avendo chi più chi meno il diritto di esistenza nell’ambito della storia della letteratura contemporanea salentina, non posso non dire che comincia a strutturarsi un quadro di una geografia letteraria che prima o poi dovrà essere sistematizzata. Ora dopo le sue fatiche letterarie come La Lecce di papà (Eda) e Scusi vuol ballare con me?, (Edizioni del Grifo) a cui collaborai con grande piacere, ecco che Armando Tango, pseudonimo del giornalista leccese Teo Pepe, aggiunge un’altra interessante pubblicazione dal titolo “Salento’s Movida ” edita da Glocal editrice. Un giallo o un noir salentino? Difficile dirlo perché sembra che Tango sia abile ad utilizzare i codici dei due generi narrativi, con grande maestria e talento, conosce i trucchi del mestiere, le sue zone d’ombra, e sa perfettamente dove puntare i riflettori, perché di un’ibridazione equilibratissima tra sceneggiatura e romanzo sembra questo libro, che ti prende e non ti molla più, per ben 241 pagine. E c’è tutto e molto di più in quest’opera, lu sule, lu mare, lu ientu, le notti afose, la Lecce by night, la movida vacanziera e vip di Santa Maria di Leuca e i suoi salotti bene, il caldo torrido, le angoscie, le ansie, le paranoie di un’avventura che comincia a seminare una scia di sangue per un “paperino” – non vi svelerò di cosa si tratta perché se no che sorpresa è – che contiene dati sensibili e scottanti, e che lega i destini dei protagonisti, tutti ben delineati, e con una psicologia tracciata magistralmente in poche battute: Brooke (che ricorda il biondone di Beautiful); Pachi (fotografo very-macho-magnaccia, un clone di Costantino di provincia); il dj Claudio Capace; la nobildonna Adriana Cristofalco, Massimo Bellardoni il commercialista piacione, Pappa personaggio molto simile ad Adriano Pappalardo, e dulcis in fundo Maurizio Costanzo e Maria De Filippi …. Che c’entrano?! Scopritelo da soli ….

Armando Tango, Salento’s Movida, Glocal editrice, p.241, 2007-12-30

se hai trovato il contenuto di questo articolo interessante iscriviti ai feed di musicaos.it

 

intervista a Giorgio Scianna


Stefano Donno
Intervista Giorgio Scianna

Partiamo da una domanda che possa aiutare il lettore a comprendere il “back-stage” del processo creazionale relativo al tuo romanzo d’esordio Fai di te la notte. Qual è stato il tuo progetto iniziale circa il contenuto, la struttura, le vicende da raccontare? Come sei arrivato poi alla redazione finale del tuo lavoro?
Volevo scrivere la storia di un segreto in una famiglia, in una coppia. Di questo segreto, nascosto da un marito dietro una porta, sapevo solo due cose: che si sarebbe aperto nella vita della moglie come una crepa che non si può fermare, e che doveva essere un segreto degno. Un segreto che non svilisse di per sé il loro rapporto. Mi interessava capire come il non detto, le zone franche di ognuno di noi possano esplodere anche se innocui. Lavoravo su questo, su tradimenti e nascondimenti. Più in là ho capito quale dovesse essere il segreto, l’unico possibile. Poi il resto. La fatica più grossa che ho incontrato nella costruzione della struttura e anche nella redazione finale di questo libro, è stata il perfezionare gli incastri, gli snodi e i linguaggi delle tante parti del romanzo.

In copertina c’è una frase che fa riflettere molto: “Non c’è fedeltà che nel tradimento”. E’ una scelta casuale, o una piccola chiave che volutamente consegni al lettore per farlo entrare da subito nel mondo della tua scrittura?
Quella frase è mia. Adam Kasev non esiste. Avevo bisogno di lui solo per quella traccia. Mi piacciono gli ex-ergo ma devono essere precisi e non svelare al tempo stesso. Una chiave, una rotta possibile che il lettore può seguire nel romanzo.

Il tuo romanzo, scritto davvero bene (mi ha ricordato Rami secchi di Mario Soldati), parla di segreti, piccole menzogne in un universo familiare (quello di Sergio, Clara, papà Giò) dove il silenzio, le assenze, la fanno da padroni. Certamente nella vita coniugale, zone d’ombra talvolta ce ne sono più del dovuto e spesso sfociano in amarezze insostenibili. Ma alla fine sembra che tu propenda più ( tra le righe scrivi che la famiglia è un organismo che divora tutto,anche le ferite e che tutto poi digerisce normalizzando e stabilizzando ogni turbamento) verso un elogio del matrimonio. Cosa ne pensi?
Si è parlato di noir per questo libro. Penso che sia qualcosa che riguardi l’atmosfera che c’è in quella piccola casa. E più ancora la costruzione della tensione e della suspense. C’è anche un senso di “incombente”, un’indagine per scoprire la verità di quei segreti, di quei tradimenti. Non è però un noir in senso pieno, anche se il centro del racconto è un mistero il tessuto più profondo del romanzo va alla ricerca di altre strade.

Vivi per una vita accanto a una persona che credi di conoscere e poi scopri, quasi per caso, un suo lato, che mai e poi mai avresti potuto immaginare: Sergio, ha un segreto, vecchio di centinaia e centinaia di anni, che lo rende diverso, tanto da non potersi rivelare alla luce del sole. Ed ecco che inserisci nel plot del tuo romanzo, una specie di giallo, con delle nuances da noir … ce ne potresti parlare?
Tra Clara e Sergio c’è un rapporto profondo: affetto e complicità sono rimasti negli anni. Ma ci sono anche i tanti tradimenti, le tante fughe. In qualche modo ci sarà un superamento, ci sarà un nuovo equilibrio, ma ho qualche dubbio che tutte le ombre si allontanino.

Scendiamo un po’ più nel personale… Ci sono stati autori nell’ambito della letteratura italiana o internazionale, che, diciamo, ti hanno influenzato, o che ti hanno dato qualcosa, ti hanno entusiasmato, fatto crescere?
Ho sempre avuto frequentazioni letterarie molto eterogenee: la letteratura americana contemporanea (Roth, McCarthy Fox per citarne alcuni), alcuni autori mitteleuropei (Bernhard, Kundera, Svevo), tutto l’ottocento (i Karamazov sono la lettura che mi segnato più di ogni altra) e la folla di scrittori israeliani. Spesso faccio sortite nel mondo noir (Bunker e Manchette sono stati compagni di viaggio). L’ultimo vero entusiasmo di fronte a una lettura risale a qualche anno fa: Franzen con le sue Correzioni ha lasciato il segno.

Dove pensi che stia andando il mondo delle lettere oggi? Possiamo archiviare ormai come archeo-semiotica, la parola impegno?
In Italia è difficile trovare una mappa per orientarsi. Gli autori importanti sono monadi, isole distanti per età e mondi. Forse è meglio così. Quanto all’impegno, è ancora difficile capire se ci sarà un effetto Saviano. Quello che è certo è che in giro la richiesta di una letteratura che parli anche di quello che ci sta intorno, anche con forme ibride di narrazione, è più forte che mai.

Giorgio Scianna è nato nel 1964 a Pavia, dove vive. Un suo racconto, Il Juke-boxe, è apparso nell’antologia Anticorpi (Einaudi, 1997). Fai di te la notte, sempre per i tipi di Einaudi, è il suo primo romanzo.