“Ho sognato che qualcuno mi amava” l’esordio narrativo di Maurizio Cotrona


Immaginate per un attimo che tutto debba finire. Che la vita così come l’avete vissuta non vi piaccia, immaginate di non essere più capaci di accontentarvi. Immaginate, però, di non avere braccia e spalle troppo forti per affrontare il cambiamento. Scegliete di vivere seguendo il vostro copione preferito, quello che vi osserva a margine dell’inquadratura, relegati a recitare la battuta meno significante della scena, fate finta insomma che il film della vostra vita non sia per nulla eccitante ma che, tuttavia, voi non siate soli. Siete anzi continuamente circondati di persone che tentano in modo disperato di darvi il loro affetto, madri superpremurose che mi preparerebbero di mangiare qualunque cosa pur di vedervi seduti al loro tavolo, amici che vi scelgono per fare da pendant ad una serata per nulla eccitante. Immaginate che tutto debba finire, un attimo prima dell’esplosione di tutti i sensi vi è dato il modo di cogliere un’istantanea di ciò che è stata la vostra vita, gli incroci dei rapporti familiari e delle relazioni che avete con gli amici, veri o presunti che siano. “Ho sognato che qualcuno mi amava” è l’esatta descrizione di quell’attimo, nel quale tutte le costruzioni incerte sono pronte a crollare al primo alito di vento. I personaggi sono ragazzi, tutti più o meno coetanei, hanno finito di studiare ma non hanno ancora trovato una loro sistemazione nel mondo del lavoro, oppure studiano o ancora lavorano ad una fiera settimanalmente, la cornice è la città inutile e sempre identica, una Taranto che non lascia un solo angolo all’immaginazione di un futuro, almeno prossimo, che sia migliore. Gli scenari sono i pub e le pizzerie che non mancano mai, come non mancano mai le opprimenti comitive, che schiacciano e tolgono all’individualità dei protagonisti la possibilità di esprimersi. Gabriele? Gabriele è ingolfato nel suo corpo, il suo corpo è ingolfato nei suoi abiti, la sua anima, forse la sua anima a forza di essere malmenata fin da piccola da bambini e compagni di scuola (i bambini sanno essere spietati, tutti i bambini, in potenza, sono dei figli di p*****a, con rispetto parlando sia chiaro) è anche lei talmente ingolfata che, quando sono passate alcune pagine dal suo volo non sappiamo se il suo ‘fantasma’ che sfiora i suoi amici sia un fantasma reale o un fantasma di fantasma. Ecco, molta della bravura di Maurizio Cotrona nel tratteggiare personaggi e situazioni sta qui, nel riuscire ad impiegare un tocco così lieve e delicato, tale da farci confondere, per un attimo, e credere che il fantasma sia reale e allo stesso tempo irreale, tutto si gioca su una sfumatura lievissima che soltanto la lettura di “Ho sognato che qualcuno mi amava” può rivelare appieno. Una scelta e un esordio che meritano di essere seguiti. Il libro è suddiviso per capitoli, ognuno dei capitoli mette a fuoco un personaggio, la struttura della storia è semplice ed efficace, ma non facciamo nemmeno in tempo a focalizzare questa semplicità che ecco ancora la stessa sensazione di spleen fare ritorno, questa volta tramite la descrizione degli stati emotivi di una persona che ha perduto totalmente la coscienza e giace distesa in un letto. Ancora una volta la stessa sensazione di pittura con toni differenti, Maurizio Cotrona descrive i sentimenti come quei pittori che su una tela bianca scaraventano una massa indistinta e pesante di colore…bianco, le figure che ne risultano sono rilievi, contorni, protuberanze, dossi. Nessuno, da lontano, potrebbe avere un’idea di ciò che è accaduto, soltanto avvicinandosi a queste storie ci accorgiamo di come ci si può far male nel vivere la quotidianità di un’adolescenza che ambisce a divenire maturità. Christian Raimo, in una nota che accompagna il testo scrive che Maurizio Cotrona “riesce, nella dissolvenza di questo tempo di transizione e smarrimento, a illuminare la complessità della vita umana attraverso storie semplici di amore e abbandono, solitudine e tenerezza, che descrivono l’apparente deserto affettivo contemporaneo come l’anticamera di piccoli incendi dell’anima”. E’ proprio questa zona umbratile, quella in cui vivono i personaggi creati da Maurizio Cotrona, quella zona in cui un bacio rubato è ancora scambiato con l’atteggiamento dei ragazzini che vogliono fare gli adulti e, mancanti di alcun riferimento, devono incominciare da un copione, un deja vu rubato dal cinema, dai racconti dei più grandi, meno dalle confidenze di genitori che sembrano troppo distanti, nati non una, ma forse due generazioni prima dei loro figli. Questa è la prima impressione, confermata nella lettura, che si ha di questo bel libro, un esordio maturo. Che cosa accadrà agli stessi personaggi, quando non avranno più la compassione nè della famiglia e neppure degli amici, quale mondo li attende? Come sarà una realtà da affrontare ad ogni costo, senza scappare via, a denti stretti e senza cercare conferme dagli adulti? Sono convinto che Maurizio sarà dare una risposta altrettanto adeguata anche a questo quesito, nel frattempo, buona lettura.

“Ho sognato che qualcuno mi amava”, sito ufficiale
“Ho sognato che qualcuno mi amava”, Maurizio Cotrona, Palomar, Cromosoma Y, € 12,00

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