“Re Kappa” su Psiche


recensione di “Re Kappa” scritta da Irene Leo
e pubblicata sul suo blog
Psiche (Frammenti&Dettagli)

“…cerco di ultimare la revisione del terribile romanzo che mi tiene impegnato da così tanti anni, una vera chiavica, la dannazione domestica del non essere mai contenti di una forma, di nessuna forma.(…) “

Aprire un libro a volte è come spalancare una finestra. Leggerlo è esperienza diretta con il mondo dell’autore.
I suoi passi fanno letteralmente rumore, le parole diventano la sua voce, e le circostanze descritte sono fermo immagine reale.
Un lettore attento si accorge subito se l’autore è presente, se il tutto è appendice dell’essere oppure mera esercitazione stilistica, stupefacente ma dalla breve vita e memoria. Qui la storia è viva. Il linguaggio è calibrato al respiro con netta maestria, incisivo e senza trappole lessicali o mere ridondanze.
RE KAPPA, accende i contorni di un paesaggio familiare, mentre il ritmo tra le pagine diventa incalzante, nervoso, spontaneo, specchio diretto dello status del protagonista.
Catapultati nel bel mezzo della storia, sentiamo il telefono squillare nel cuore della notte, mentre si aprono le danze e si snoda l’intera vicenda.
Attraverso i suoi connotati sociologici e la sua storia personale, ci viene presentato un giovane che lotta tra il suo attuale concreto e l’attuabile sognato, e desiderato. Il protagonista è alle prese da due anni con il romanzo che oramai richiede “The end” e la consacrazione ai lettori, e vede Gastone Gallo, editore “impegnato”, bizzarro ed egocentrico, fornirgli dritte ed indicazioni per porre fine al progetto letterario tanto atteso.
Un idealista, quest’Io narrante, che fa metaforicamente “a botte” con il presente posante il passo su meccanismi discutibili, imbrigliati e controllati dalla maschera di un critico-presunto tale- Michel Benoit. Caratterizzazione precisa ironica e senza sconti, di un volto, di un modus operandi e vivendi, talmente assurdo che diviene più che reale.
“Volontè du Roi Krogold”, dello scrittore francese Céline, RE KAPPA appunto, da il titolo al primo romanzo di Luciano Pagano.
Benoit detiene suddetto manoscritto, leggendario quanto una reliquia crociata, in maniera equivoca, per presunta eredità. Ed il protagonista, che immagina un futuro diverso per sé e per il manoscritto, passa all’azione, intrecciandosi nel mentre alle storie di attori in cerca di fortuna, di una gioventù che vuole riscattarsi ma che si trova a fare i conti con una contesto aspro e difficile e poco lindo, di reading, di pizzica e vino e taralli piccanti. Emerge l’ambiente di un Salento afoso e asfissiante che diviene allegoria dell’ambiente umano coronato da finte personalità che si muovono dietro le quinte e in prima linea, spacciandosi per ciò che vorrebbero essere, immagini lontane dello scrittore/poeta innamorato del suo “ruolo” .
RE KAPPA è anche o soprattutto la storia del duro mestiere di scrivere, un romanzo esordio, testimonianza enfatizzata del processo personale dello scrittore, che ha da combattere una guerra contro i raggiri, i simulacri attorno, che spesso rischia di diventare una lotta contro i mulini a vento, come nella migliore tradizione cervantesca.
Ma c’è sempre il momento del riscatto.
Accade che il paladino della giustizia, metta a tacere-anche se in maniera sotterranea-il cattivo di turno, che i giochi si riequilibrino, e che il nodo si sciolga in maniera salvifica. E giustizia sarà resa a Cèline, e al protagonista.
Luciano ha avuto il merito di aver proposto un’idea originale, una scrittura personale, un romanzo adrenalinico, vissuto, SUO.
E la personalità che si coglie è evidente, e la partita è vinta, ed asso…anzi Re, piglia tutto.

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