Stefano Savella recensisce “È tutto normale” su Puglialibre


Una famiglia arcobaleno, oggi, in Italia, può contare su una discreta, ma sempre più fitta, rete di esperienze comuni, su associazioni di riferimento e su studi consolidati per proseguire con serenità, e ovviamente con coraggio, un percorso di educazione e di maturazione dei suoi più piccoli appartenenti. Ma come potrebbe essere stata la vita di una famiglia arcobaleno d’avanguardia, negli anni Ottanta e Novanta, nel tacco d’Italia ancora lontano da divenire ricercato set cinematografico e fucina di talenti, meta di un turismo di massa e gay-friendly benedetto da Ferzan Ozpetek? A tracciarne un ritratto narrativamente ben costruito ci ha pensato Luciano Pagano nel suo secondo romanzo, È tutto normale (pp. 278, euro 15), di recente pubblicato per Lupo Editore. Tre anni dopo l’esordio di Re Kappa e diversi riconoscimenti letterari, oltre a un instancabile attività di blogger sul mondo della poesia e della letteratura con uno sguardo particolare sulla sua terra d’origine nella quale tuttora vive, il Salento, Pagano ha approntato un romanzo completo, muovendosi a proprio agio nelle due durate temporali che vi convivono: le ventiquattro ore (circa) in cui Marco, il figlio, presenta Kris ai suoi genitori, Carlo e Ludovico, e i ventiquattro anni (circa) precedenti in cui al primo e a questi ultimi si aggiunge la figura di Eleonora, la madre.

I numerosi flashback, ampi ma non troppo, anzi incastonati a mo’ di puzzle nel tessuto del romanzo, avvicinano pagina dopo pagina le due vicende, al cui centro si pone la famiglia, arcobaleno come i colori vivi di Villa Donini (il verde del grande prato intorno alla masseria di famiglia, il rosa di una stanzetta di bambino, più tutti quelli delle elaborate pietanze preparate per l’occasione dai padri), di Carlo, Ludo e Marco. Ma la figura di Eleonora non è meno presente dei tre: donna forte e audace, decisa nei suoi intenti anche estremi, e poetessa raffinata e apprezzata con una storia speculare a quella di Eros Alesi, il poeta romano morto a vent’anni nel 1971 e autore di alcune tra le più intense liriche del secondo Novecento italiano. Non a caso è ad Alesi che Kris, arrivata a Roma direttamente dal Canada, dedica la sua tesi di laurea in Lettere. È chiaro allora come i personaggi del romanzo si pongano in un ordine preciso, quasi geometrico, con le due donne a indicare il passato e il futuro di Marco. Laureatosi brillantemente in architettura e con un inizio di carriera già definito, il giovane rampollo di casa Donini deve però fare ancora una volta i conti con l’omofobia, inculcata alla sua fidanzata dal padre di lei, pastore di una setta cattolica di oltreoceano.

Proprio le pagine che ricordano gli episodi di omofobia e di esclusione cui sono stati sottoposti i due padri nella loro relazione d’amore sono tra le più intense del romanzo: la figura arcigna di Ettore Donini, padre di Carlo, ha ad esempio tutti i caratteri del dominus che decide della vita del proprio figlio senza sentire ragioni; e le numerose rinunce a cui Carlo e Ludovico devono far fronte per evitare al figlio troppe domande da parte di amici e insegnanti sono spine di cui è costellata tutta la storia. Ma il romanzo di Pagano non sarebbe stato ugualmente ricco senza le descrizioni del Salento che assurge al ruolo di personaggio silente. La teoria espressa da Carlo, docente di Antropologia, nel libro che sta per concludere sullo studio di iscrizioni rupestri e tracce megalitiche sparse nel Salento, interpretandolo come «terra magnetica», ne è solo una parte. Il resto è condensato in poche parole lasciate cadere quasi per caso: «Questa terra è particolare». Particolare esattamente come la giornata vissuta dalla famiglia Donini (e come la giornata messa in pellicola da Ettore Scola, anch’essa delicatamente dedicata alla tematica omosessuale), e particolare come la famiglia di Marco. Ma pur sempre famiglia.

Stefano Savella

leggi qui la recensione di Stefano Savella su Puglialibre

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