Cento libri (o giù di lì) che mi hanno salvato la vita [1]


“la verità è che la musica mi ha salvato
quand’ero piccolo la musica mi ha salvato
e me ne stavo seduto sul mio prato
ad ascoltare il mangiadischi cantare
Tricarico

È probabile che questa fosse una delle reminiscenze di strofe che mi frullavano nella testa quando mi è venuta quest’idea, abbastanza semplice a dire il vero. A dire il vero è stata colpa di un’amica, nel mezzo del flusso di una timeline su twitter si gira e chiede che qualcuno le consigli un libro da leggere. Non ci penso un attimo, “Sogni di Bunker Hill” di John Fante, John Grande. Lei mi chiede in 140 caratteri (un tweet) di dire il perché a supporto di questo consiglio. Rispondo con altrettanto candore che non c’è un perché, “fidati e basta”. Sono in debito di un consiglio e di qualche altro centinaio di consigli. Ecco, nella critica, a margine della critica, prima dopo e durante la critica avevo bisogno di creare una zona temporaneamente autonoma dove elencare i libri che mi hanno salvato la vita. A dire il vero sono arrivato a 100 in meno di cinque minuti, poi ci sono ritornato su per un po’, alla fine sono 103/104 o giù di lì. Sono certo che altri se ne aggiungeranno. Sono certo che molti ne avrete già letti, alcuni no. Sono certo che molti non li avreste mai voluti leggere né mai vi salterà in mente di farlo. Sarà il pretesto per parlare di tutto, come sempre. Non è la critica che mi interessa (non per questa sezione), anche se di alcuni potete leggere migliaia di pareri ovunque, e di certi pubblicati negli ultimi anni potrete leggere anche qualche mia recensione. Detto ciò, i libri sono quelli, scelte commentabili, opinabili. Magari di qualche autore ce n’è più di uno, e non è detto che sia perché si tratta del mio autore preferito. Magari dei miei autori preferiti ho fatto un po’ di boxe con me stesso fino a sceglierne uno solo, e già questo è un gesto critico. Stefano Salis qualche giorno fa sul Domenicale scriveva che si attende molto dalla critica su internet. Io assieme a quella mi aspetto molto anche dalla franchezza, senza puzza sotto al naso, per restare nei paraggi dello stile e allo stesso tempo del “mi piace” “non mi piace” che tanto vanno di moda. Mi sono anche chiesto se sia possibile fare una selezione, perché forse la mia libreria già lo è, una selezione. Può darsi che l’elenco di questi libri preferiti si estenda un giorno a tal punto da diventare coincidente con l’elenco dei libri che possiedo. No. Non sono tutti preferiti, né tutti mi hanno salvato la vita. Detto ciò. “Sogni di Bunker Hill“, di John Fante. Per imparare la sensazione – chi l’ha provata conosce di che cosa si tratta – di quando si viene remunerati per aver scritto qualcosa. Un’epopea in poche centinaia di pagine, un vero sogno americano a occhi aperti di nascosto da quel sogno che per molti diviene un incubo. “L’ultimo, struggente romanzo di Fante, considerato il suo testamento”. E poi a John Fante piacevano i cani, quindi non doveva trattarsi affatto di una cattiva persona.

“Così, ‘fanculo Los Angeles, le tue palme, e le tue donne con i culi alti, e le tue strade alla moda, perché io me ne vado a casa, torno in Colorado, torno nella dannata migliore città degli Stati Uniti: Boulder, Colorado”. (John Fante)

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