La “Città del libro” vista da Musicaos.it (Ante-Post)


La “Città del libro” vista da Musicaos.it (Ante-Post)

Questo è un ante-post. Nei prossimi giorni, a “Città del Libro” conclusa, se mi andrà, scriverò un post-post. Aggiungo che queste note sono scritte da un tifoso della letteratura.

Anche quest’anno a Campi Salentina si terrà l’edizione della kermesse nazionale dedicata agli autori e agli editori. Un’edizione, questa sedicesima, su cui si punta per ripartire con una nuova marcia dopo un po’ di critiche che, a dire il vero, ci sono state soltanto quando la macchina organizzativa era già in moto con l’obiettivo di realizzare la XVIsima edizione di un evento al quale, nel bene e nel male, molti di noi sono veri e propri addicted. Questo è un ante-post, quindi non leggerete i nomi di chi organizza, di chi partecipa, di chi c’è stato nelle scorse edizioni e di chi ci sarà. Vi dico soltanto che l’anno scorso quando sono andato a prendere un caffè al bar mi sono voltato e alla mia sinistra c’era, in piedi e senza piega, Gianni De Michelis. Poi è stato il momento di Marco Pannella che ha fatto battute al vetriolo al fotografo e infine il bel discorso di Nichi Vendola. Quest’anno il sabato sera ci sarà Gianfranco Fini, l’uomo che liquidò il Governo Berlusconi in venti giorni; sempre meglio di Mastella che liquidò il Governo Prodi in venti ore. C’è molta attesa a riguardo, curiosità soprattutto. Quelle che seguono sono alcune note di lettura della manifestazione, alla quale parteciperò da autore (presentando il mio romanzo “È tutto normale” sabato mattina alle 11.00 insieme a Mauro Marino) e da interlocutore dialogante con Piero Rossi, autore di “Cape guastate” (Manni Editori) nel pomeriggio tardo, alle 19.00 di giovedì 25 novembre. Sarò tra i poeti/autori/scrittori/giornalisti che la sera del 28 novembre animeranno “Sotto il segno di Bodini”, il reading collettivo che chiude anche questa Città del Libro e di cui scriverò a breve. Per chi ha voglia di approfondire il lato oscuro della letteratura ci sarà anche una tavola rotonda, presenti Luisa Ruggio, Francesca Giannone, Pierluigi Mele e io, che discuteremo sul famigerato tema FAME DI REALTÀ, chi ha orecchie e penne per intendere intenda, partiremo dagli spunti e dalle riflessioni nate attorno al libro di David Shields di recente pubblicato per Fazi. Devo essere sincero? A me il libro è piaciuto, mi ha fatto pensare, forse l’ho letto al momento giusto e sicuramente senza pregiudizi. La prima immagine che mi è venuta in mente sono state le opere costruite per frammenti all’epoca del declino dell’impero romano d’occidente. Ogni teoria che ragiona al limite del suo decadimento ragiona per frammenti, come già scriveva Thomas Stearn Eliot nel suo capolavoro “The Waste Land”: “These fragments I have shored against my ruins”. Eppure ho come l’impressione che nel caso di FAME DI REALTÀ questi frammenti possano dirci qualcosa di importante, forse come tanti sassolini ci indicano la strada per uscire dal bosco dei sentieri interrotti, anche se sono dell’idea che in Italia il dibattito sulla ‘fame di realtà’ sia più andato già avanti di un passo perché iniziato da più anni, con le parole “Mi chiamo Walter Siti, come tutti. Campione di mediocrità”.

La “Città del libro” fornisce lo spunto per parlare di quest’anno che volge al termine. Tra un paio di mesi Musicaos.it compie 7 anni tondi tondi. A dire il vero i sette anni sono stati tutti vissuti e trascorsi, quindi si può dire che nel rapporto d’amore/odio con la letteratura e la critica, ho passato la crisi del settimo anno. Il che non vuol dire di certo che la letteratura mi abbia preso ad amare con più forza di prima, magari la scrittura mi conosce di più e sa starmi alla larga quando non sa cosa dirmi oppure quando le faccio orecchie da mercante.

Dopo la presentazione di Grossi, alle 20.00 esatte e nella stessa “Sala della Cultura”, Stefano Donno presenterà la graphic novel “Un caso di Stalking”, edita da Edizioni Voilier, insieme all’autrice della sceneggiatura, Ilaria Ferramosca e al disegnatore Gianmarco De Francisco. Ho avuto modo di presentare il libro venerdì scorso, da CIBUS MAZZINI, un fumetto di sicuro interesse perché tratta un argomento, quello dello stalking, da una visuale cui non siamo abituati, quella maschile. A dire il vero, stando a quanto sostiene Ilaria Ferramosca i casi di stalking al maschile sono molto più di quanti non crediamo, il fatto è che sono sommersi. Le Edizioni Voilier sono curate e la graphic novel in questione è un vero e proprio sogno a occhi aperti. Le Edizioni Voilier sono state per me una sorpresa, conosciute proprio nell’edizione della Città del libro del 2009, con quel “Tipologie di un amore fantasma” che mi incuriosì moltissimo. Negli ultimi mesi hanno pubblicato una serie di graphic novel interessanti, i titoli? Cleo (Valentino Sergi), Nuvole Rapide (Paolo Castaldi, 1 e 2), “Black Wade” di Franz e Andarle, fumetto omoerotico che pubblicano in esclusiva per l’Italia. Venerdì 26 novembre, nell’Auditoriu, co sono due incontri che hanno a che fare con Vittorio Bodini, il poeta di cui quest’anno ricorre il quarantennale della morte, evento che fa un po’ da filo rosso della manifestazione. Le sue opere sono pubblicate tutte da Besa Editrice in diversi volumi. “Tutte le poesie – Vittorio Bodini”, curato da Oreste Macrì è quello più conosciuto, di recente classificato al 3° posto di “Copertine 2010″, una manifestazione che si svolge ogni anno a Savona, dedicata appunto alla grafica delle copertine; la copertina in questione è quella della nuova edizione del libro. Alle 10.00 verrà proiettato un cortometraggio intitolato “Angeli di pietra. Omaggio a Bodini”, curato dall’Istituto A. De Pace di Lecce. Alle 12.00 sarà l’ora di “Leggendo Bodini a 40 anni dalla sua morte”, un intervento introdotto da Luisa Ruggio nel quale Antonio Lucio Giannone parlerà della sua esperienza con “Bodiniana”, la collana che Besa dedica all’opera omnia del poeta. A seguire lettura dei testi a cura di Salvatore Villa. Proprio di recente si è discusso della mancanza di un’identità letteraria del Salento per quanto riguarda la narrativa, argomento su cui ritornerò, per quanto riguarda la poesia la cifra stilistica del Salento nasce proprio grazie a Vittorio Bodini. Proprio a metà tra la proiezione del cortometraggio e l’incontro con Antonio Lucio Giannone, e precisamente alle 11.00 nella Sala Cultura, ci sarà un incontro con l’editore Lupo, che parlerà della rivista “I Prepotenti” (pubblicata con UnduetreStella in collaborazione con l’IED di Milano e il patrocinio di Unicef e Amref), testo con cui si inaugura la collana 33×33. Questa rivista è la dimostrazione concreta del fatto che Cosimo Lupo e la sua Lupo Editore, per quanto riguarda la grafica e la bellezza estetica, sia tra le più belle ‘etichette’ presenti nel nostro paese. Parlo di ‘etichette’ perché questa rivista ha il formato di un vinile 33 giri e contiene al suo interno un audio libro e un racconto illustrato. I nomi coinvolti sono di tutto riguardo, Massimo Baroni (autore), Maddalena Gerli (illustratrice), Lea Barletti e Cecilia Maffei (voci narranti), Gianluca De Rubertis (de Il Genio, musica originale), Lucia Manca (voce e testo).

Una delle prime cose che mi venne in mente, tanti anni fa, vedendo i libri di Lupo Editore fu “vorrei che un mio libro uscisse con questo editore”. A distanza di un bel po’ di giorni e dopo un anno di elaborazione in casa editrice, nel luglio 2010 è uscito il mio secondo romanzo “È tutto normale”, un libro che con l’editore abbiamo curato nel migliore dei modi possibili, dalla scelta della collana a quella dell’immagine di Nicoletta Ceccoli, dalla revisione del testo alla sua proposizione. Uno dei più bei ricordi è sicuramente associato alla Città del Libro 2009, dove incontrai per la prima volta di persona Federico Ligotti, che nello stesso periodo avrebbe pubblicato, sempre con Lupo, “Parola di Dio. Kalimat Allah”. Federico Ligotti aveva pubblicato proprio su Musicaos.it il racconto che sarebbe poi divenuto il suo romanzo di esordio. Il racconto si intitolava “Storia di Kamil”. Lupo Editore ha diverse novità, tutte interessanti, presentate in anteprima nazionale a queste Città del Libro. Il testo cui sono più affezionato è sicuramente “Il lamento dell’insonne” di Elio Coriano. Le poesie di Elio sono lampi che accendono luce della verità sul buio della menzogna quotidiana; questo libro non è una semplice conferma, si tratta di uno dei più belli e forti che io abbia letto negli ultimi anni. Elio Coriano è un poeta civile. “La vecchia Legnano” di Domenico Gullo, e “L’Aquila ante litteram”, sono altri due titoli di Lupo Editore presenti in fiera, a metà tra la narrazione e l’inchiesta. Domenico Gullo ci consegna un romanzo che racconta la comunità arbëreshe, italo-albanese, della Calabria. L’autore è emigrato giovanissimo insieme a tutta la famiglia a Torino, dove attualmente vive e lavora,  e dove ha completato gli studi. Ha mantenuto sempre un fortissimo legame con la propria regione, legame che è lo stimolo per scrivere della sua terra e della gente di Calabria. Il libro di Roberta Spinelli, scritto con il ritmo incalzante del reportage è una delle testimonianze in presa diretta più autentiche di quanto accaduto a L’Aquila in quei tragici “venticinque secondi”.

La “Città del Libro” di Campi, come tutte le manifestazione legate all’editoria e ai libri, ha il merito di portare a contatto dell’oggetto libro persone che nel corso dell’anno non capitano mai – oppure capitano poco spesso – nei paraggi di questo oggetto misterioso. Fateci caso, vi capiterà di osservare persone attonite di fronte al pensiero che così tante pagine possano essere state stampate per raccogliere i pensieri e le scritture di così tante persone. Magari approfittatene per acquistare libri come “Viaggio nel Salento” di Maria Brandon Albini, pubblicato da Kurumuny e curato da Sergio Torsello. È un testo che racconta questa terra, il Salento, da un punto di vista inedito, quello della ricercatrice che lo visitò negli anni cinquanta. Uno sguardo vergine per una terra che non lo è più e che ogni tanto fa l’innocente, in musica, in arte, nei versi o in prosa. Se poi giovedì sera, il giorno dell’inaugurazione, volete tirare fino a tardi, potete assistere all’esibizione di Andrea Baccassino, un vero e proprio vulcano, “Con decenza parlando – Le sorprendenti vite degli accademici della Canigghia” di Pasquale Chirivì è il libro di Kurumuny che verrà presentato alle 21.00 dall’editore Giovanni Chiriatti e da Stefano
Donno, insieme all’autore. Andrea Baccassino si esibirà al termine della presentazione.

Con Musicaos.it abbiamo tirato fuori questa cosa del “gruppo di lettura”, durante le presentazioni dei libri che facciamo se lo spazio è chiuso e le persone raccolte non superano la cinquantina prendiamo e regaliamo un libro a uno dei presenti, estraendo a sorte un numero da uno di quei blocchetti delle riffe che vendono nelle cartolerie. Avete presente quei blocchetti numerati da uno a cento, tipo quelli delle fiere, ebbene, prendiamo e diamo un numero a ognuno dei partecipanti. Come scegliamo questi libri? Semplice, scegliamo un testo che sia rappresentativo (per quanto ci riguarda) del rapporto tra autore e realtà. Fino a oggi abbiamo regalato: “Riportando tutto a casa” di Nicola Lagioia; “Fratelli d’Italia” di Alberto Arbasino, “Canti del caos” di Antonio Moresco e “Il contagio” di Walter Siti. La prossima volta regaleremo, su suggerimento del preparato Stefano Savella di Puglialibre, “La battuta perfetta” di Carlo D’Amicis. Ecco, tenevo a far sapere che se il lettore non va al libro è il libro che deve andare al lettore, nel nostro caso il libro va al lettore con un piccolo aiutino. Di questi tempi.

Luisa Ruggio, sempre di sabato e sempre nella sala cultura, ma questa volta alle 12.00 (prometto di non sforare con i tempi di presentazione di “È tutto normale”), presenterà Clara Nubile e l’ultimo suo libro edito da Giulio Perrone Editore, ovvero sia: “Tabaccherie orientali”. Luisa Ruggio ha al suo attivo tre libri, uno più bello e apprezzato dell’altro. Il primo è “Afra”, che in occasione della Città del Libro di Campi potrete acquistare nella sua nuova edizione (seconda edizione) di Besa Editrice. Il secondo è “La nuca”, uscito per Controluce Edizioni. Il terzo è quello che a me piace di più, “Senza storie”; mi piace così tanto che anziché scriverne una recensione sto scrivendone una recensione che si è trasformata in un racconto. In quel racconto si possono leggere frasi tipo “Luisa Ruggio appartiene a una generazione felice di scrittori salentini, che grazie alla loro continuità di produzione a un certo livello, hanno raggiunto una considerazione e una diffusione sul territorio nazionale. Il suo è stato un lavoro lento, che le ha fatto ottenere i giusti risultati, forse non ha raggiunto ancora, come molti auspicherebbero sotto il sole della nostra terra ardente, le vette delle classifiche dei best-seller: una cosa è certa, i suoi libri viaggiano su numeri [...]”, oppure ancora frasi come questa “Il lettore si accorgerà proseguendo in queste storie che uno dei punti di forza stilistici della Ruggio non si gioca tanto sulla sospensione della credulità, bensì nel creare questa zona di intermittenza tra il presente e il passato: c’è sempre un ritornare a un sé passato in cerca di conforto/confronto. Insomma, ci si muove in una terra che è sogno, al limite tra il reale e la veglia. Non per niente Luisa Ruggio, nelle parole e nei fatti, è un’estimatrice del Murakami Haruki de L’uccello che girava le viti del mondo”. Insomma, su Luisa Ruggio potrei stare a divagare per più di un post, ma siccome qui si tratta di un ante-post, che viene prima del post-post, torniamo a noi.

Domenica mattina, alle 10.00 in punto, nella Sala Centro Servizi, Stefano Donno presenterà un’altra autrice, Daniela Palmieri, esordiente nella scrittura ma non certo nella letteratura, dato che appartiene a una delle famiglie che, a Lecce, sono storicamente legate ai libri. Per me ricordare di avere presentato il mio primo romanzo, Re Kappa, nella prima presentazione, proprio alla storica Libreria Palmieri, suona quasi come un battesimo; tanto è vero che quel giorno tra i presenti (lo presentai insieme a Elisabetta Liguori) c’era anche Luisa Ruggio; e il cerchio si chiude. “La cerva” è la storia di un secolo e di una famiglia a partire dalla suggestione di una canzone. Nel pomeriggio, alle 16.00, Stefano Donno presenterà “Afrune. Un reportage per pregare”, di Bhoomans Editore; un testo particolare, un reportage per immagini raffiguranti le opere pittoriche del Maestro Afrune. Domenica sera, stavolta alle 18.00, sarà la volta di un’altra presentazione interessante, quella del libro scritto dal magistrato Giuseppe Scelsi, intitolato “Il colore del melograno”. L’autore dialogherà con Elsa Valeria Mignone, l’incontro sarà coordinato dalla giornalista Alessandra Lupo.

Alle 20.00 di domenica, nella Sala Centro Servizi, ci sarà l’happening di poeti “Sotto il segno di Vittorio Bodini”, ideato da Besa Editrice, coordinato da Overeco e presentato da Stefano Donno. Ogni anno, come consuetudine, la “Città del Libro” di Campi Salentina si conclude con questo happening di poesia, occasione per ritrovarsi e per ascoltare le ‘voci’ della scrittura che si muove nella nostra terra. Quest’anno il reading è dedicato a Vittorio Bodini. Vale la pena citare tutti i partecipanti di quest’anno: Luisa Ruggio, Elisabetta Liguori, Pierluigi Mele, Marthia Carrozzo, Vito Antonio Conte, Giovanni Santese, Anastasia Leo, Margherita Macrì, Antonio Errico, Giuse Alemanno, Raffaele Polo, Elio Coriano, Massimiliano Manieri, Tiziana Cazzato, Francesco Pasca, Marco Laggetta, Ilaria Ferramosca, Giuseppe Mario Potenza, Maurizio Nocera, Federica Ricchiuto, Valeria Corrado, Caterina Stasi, Simone Giorgino, Raffaele Gorgoni, ACME LAB, Anna Chiriatti, Giovanni Chiriatti, Luciano Pagano, Gloria De Vitis, Pippi Greco, Paolo Vincenti, Andrea Donarea, Jole Chiara Romani, Mauro Marino, Marco Montanaro, Gianluca Conte.

Un aneddoto. Oggi ero nella libreria, la solita. Erano appena arrivati i pacchi con le novità Mondadori per il Natale. Io e i librai siamo rimasti affascinati dalle nuove copertine e edizioni dei classici di questo secolo, 1984 (che finalmente non ha più quel cesso di copertina che aveva fino a qualche mese fa), Narciso e Boccadoro, Sulla strada, Ti prendo e ti porto via, Fahreneit 451. Dopo un po’ mi è venuto spontaneo notare che le nuove edizioni hanno le stesse dimensioni dell’edizione economica de “La solitudine dei numeri primi”, con il libraio ci siamo detti che lo avranno fatto per avvicinare i lettori del best-seller ai classici sfruttando un principio di ‘simiglianza’ come scriveva il Lamanna traducendo i classici del pensiero presocratico. Siamo rimasti zitti due secondi e poi abbiamo continuato a parlare discutendo di Fabio Volo. Il libraio mi diceva che quelli che leggono oggi Volo sono quelli che negli anni novanta leggevano Benni. Io ho detto che tra l’uno e l’altro c’è stato Baricco, dopo Baricco non è più la stessa cosa.

Ci vediamo a Campi. Spero di divertirmi abbastanza per scrivere un post-post.

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5 pensieri su “La “Città del libro” vista da Musicaos.it (Ante-Post)

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  2. Ciao Luciano, stamattina ero alla Città del Libro per ascoltare la presentazione del tuo libro, nonostante l’andirivieni dei ragazzi di scuola superiore parcheggiati nella sala per caso. Ebbene sì, lo devo ammettere, sono di Veglie. Non sò perché ti abbiano impedito di presentare il tuo libro, ma ormai non mi stupisco più di niente. Il mio è un paese di merda! Senza retorica. Per il resto, personalmente ho presentato alcuni libri di Lupo perché facevo parte della Pro Loco, ma anche quell’esperienza è naufragata perché il paese è quello che ho detto. Io scrivo, o meglio mi sforzo di continuare a scrivere, poesie e un mio volume giace da Cosimo Lupo in attesa, lui mi assicura, di pubblicazione. Collaboravo anche con lui, facevo il lettore dei manoscritti prima della pubblicazione. Mi piacerebbe entrare nel mondo della letteratura in qualche modo, solo perché ci vivo da sempre dentro ma anche perché, purtroppo, vivo a Veglie. In bocca al lupo per il tuo libro, lo leggerò. Giancarlo Posi

  3. Caro Giancarlo,
    prima di tutto in bocca al lupo anche a te per i tuoi versi; se un giorno vorrai organizzare qualcosa in quel di Veglie che preveda anche la presenza di un autore under 40 che ha pubblicato due romanzi e qualche altro cosa non esitare a chiamarmi, ti metterò in contatto con un amico…. :-) sto scherzando ovviamente, sarebbe un piacere organizzare qualcosa assieme
    ci sentiamo presto
    un saluto
    Luciano

  4. So che non scriverò a vuoto,
    so a chi scrivere,
    so chi ha “FAME DI REALTÀ, chi ha orecchie e penne per intendere”.
    Oggi mi par giusto aggiungere, dopo una lunga o breve riflessione, chissà.
    Di certo alle 20.00 di domenica 28, nella Sala Centro Servizi, non c’è stato l’happening dei poeti, tanto meno “Sotto il segno di Vittorio Bodini”. Stefano Donno ha rattoppato un fagotto lacero. Non poteva fare di meglio, era il clima, non sua la colpa. Sono i poeti, i noi piccini piccini, che hanno fatto il classico “flop!
    “La “Città del Libro” di Campi Salentina si è conclusa con l’auto ascoltarsi, con l’happening del solo trovarsi. Il ri-trovarsi è mancato. Nessuna “voce”, così come era stata annunciata, si è mossa da un’appartenenza reale alla nostra terra, all’abbraccio del dichiarato vincolo indissolubile del dire. Non mi sono piaciute le parole, non mi sono piaciuti i pesi e le misure, i toni, non mi sono nemmeno compiaciuto dei miei stessi versi che erano pronti a divinare il di-verso.
    Ho dovuto improvvisare l’inquinamento, ho dovuto capovolgere i fatti e le parole, sostituire i suoni, diventare anch’io l’oggetto rifiuto, il soppalco di parata, la robaccia di pronto consumo vestita di falsa eternità. Chissà, eppure le parole sono sempre le stesse, si rincorrono come sempre hanno fatto, si rivolgono al mondo. Nell’ascoltare, non la solita parola graffiante, il suono dolce dell’affaculo, del cazzo o della figa, della minchiata, del fottuto dialogo e del : “Tutti hanno paura d’essere culi, questa storia m’ha un po’ stufato. Forse sarebbe meglio se diventassimo tutti culi e se ci mettessimo buoni.” (Charles Bukowski), ma mi ha sconvolto l’arroganza di volersi tirare fuori dal mondo come se il mondo fosse solo e tutto schifo, che la stessa poesia, la parola, è schifo, beh! Questo è stato l’inaccettabile. Ho accettato di tutto.
    Ho ringraziato Stefano di avermi posto accanto al Buon Pippi Greco. (la provvidenza manzoniana ha funzionato).
    L’ingenuità poetica accanto al terrorista culturale, al gambizzatore di scrittori-ascoltatori e non ascoltati. E’ nata l’idea di un sequestro da eseguire e da eliminare, il dover cambiare.
    Per tutto questo, ritornando a casa ho anche scritto:
    Dio nel creare l’uomo e nel dargli la parola, dimenticò un piccolo particolare da aggiungere a suo corredo, quello dell’opportunità di farsi comprendere. Spettò all’uomo il faticoso linguaggio capace di totalizzarsi. Per capire l’immensa opportunità negatagli, probabilmente, di lì a poco sarebbe incorso nella costruzione dell’ormai nota Torre di Babele. «Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. »
    (dalla Bibbia, libro della Genesi 11, 1-9)
    Chi in metafore s’aggroviglia non può, ora solo per questione di spazio, che non estrapolare la più significativa: “ venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Mi par più che sufficiente per argomentare. Così come da quella torre: “scendiamo dunque e confondiamo …”
    Da un reading poetico si possono trarre tante sensazioni. Mi domando se l’istinto dello spettatore-attore è l’identico di chi è solo spettatore. Mi domando, nell’ingenuità di un me sprovveduto, se vi possono essere delle sensazioni che ti portano a capire al di là del naturalmente. Se il tuo agire verso il bene assoluto non danneggi il tuo stesso essere e lo stato naturale dell’Universo sensibile, del tuo sensibile.
    Chi ha antenne avverte, che la qualità della propria ragione, sebbene generi dinamicità intellettiva spontanea, fa scaturire quel senso, la scelta fra giusto o errato. Il risultato del tuo senso pratico, di fatto, ti allarma.
    Sentire nel corso del reading che l’evento del lettore di turno è dettato, a suo dire, dalla improvvisazione e che, nella pochezza presuntiva di quel dire, il più di quel fare in qualcuno è affermato solo per giustificarne un processo in un atto irreversibile, non può che spostarti su di un piano totalmente a te differente. Senti che il tuo reading, di lì a poco, può diventare l’aspetto inquinante. Da qui io inquino, mistifico e contamino. L’idea è realmente improvvisa ed ecco che tre testi preparati per l’omaggio, divengono il senso di quella metafora: “costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo.”
    Capitano tra le mani strane cose. A volte la domanda è: capitano o si vanno a cercare? Il certo è che sono qui a domandarmelo, a verificare. Poi, di quanto di quel probabile sia voluto, è tutto da svolgere. Intanto rimugino tra le mie intenzioni e, mi capita, guarda caso, di assecondare l’istinto. Un sobbalzo ed eccola qui la vera domanda, l’angoscia che sfuma nell’ennesima strana parola alla quale tutto dobbiamo, persino la sopravvivenza. È la stranezza della magia nella parola. La certezza di quanto, nella sopravvivenza, quell’istinto si avvale anche in negativo e con una fonte di energia distruttiva e negativa.
    Qui, la definizione di istinto, così ricondotta, parrebbe assai controversa e, pertanto, stranamente si coniuga nell’incontrare le stesse definizioni in cui il termine pulsione, istinto, diviene “pulsione di vita” e “pulsione di morte”. D’altronde come è facile intuire, l’istinto è appena l’attimo prima che coincide come risultato, certo, dell’attimo poi, è l’azione INVOLONTARIA che diventa il suo diretto esplicarsi, la doppia faccia che si avverte nella vita reale e che è ben diversa da quella “mentale”, del suo strano”meccanismo”, dell’inconscio.
    Come s’avverte tutto questo? Chi è che può indurti ad intuire? Due le domande e le risposte. La prima ti porta all’individuare il meccanismo, la seconda in chi è l’artefice. Come mio solito leggo, è l’istinto. Poi trovo, e, nella parola sono garantito.
    Cos’è l’istinto? Bah! A cercarlo nel significato parrebbe un impulso naturale. Il parrebbe sta ad indicare che zone d’ombra nel suo sesto senso non ne vanificano la sostanza. Per non eccedere e sfociare in un pensiero personale sono andato a cercarlo quel significato, l’ho cercato umilmente sul vocabolario. La sua nomina dapprima sull’Hoepli, dal quale ho evinto che: “ … gli esseri viventi compiono determinati atti utili o necessari alla propria conservazione, senza l’intervento della volontà o del ragionamento.” In un secondo momento, quel senso del parrebbe si è manifestato con il tirare in ballo: Il miracolo di San Zenobio. Per cui l’istinto l’ho risucchiato dalla psicoanalisi. L’impulso di origine psichica o, se volete, della motivazione, si è dipinto da sé, null’altro che come la necessità remota e predisposta in un essere vivente che può divenire, divinare l’agire, la realizzazione inconscia di un particolare obiettivo, lo schema d’azione innato ed, appunto, “istintivo”.
    Dal momento che, in ballo, vi è la presenza dell’opportunità non trovata per caso, e che già, in quest’affermare si introduce quanto sia complicato l’argomento e quanto ancora potrà esserlo con il detto innanzi sulla “volontà” e sul suo “ragionamento” mancante, troverò pratica con le parole della Bibbia: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola …” d’aggiungere è che, la lingua comune, in questo caso, ha nome (p)o–è-sia.
    Ecco, quindi, l’idea di rapportarlo ad una fioritura improvvisa, all’idea che ricorda il miracolo di San Zenobio, alla leggenda agiografica o tradizione che vuole, al passaggio del corpo del Santo, di un olmo in Piazza San Giovanni a Firenze, fiorire miracolosamente. Per chi non ricorda, l’evento è testimoniato dalla colonna di San Zanobi sempre a Firenze, in piazza San Giovanni, accanto al Battistero.
    Un Fatto ricordato da un altro fatto. Un azione messa in moto da un’altra azione, un comportamento automatico associabile, un frutto di un non apprendimento dovuto, né da scelta personale, né dal rapporto rigido tra le cose, né ancora con ciò che in quel momento si desidera, si pensa e a cui, di contro, viene ottenuto come una caratteristica insita nel tuo patrimonio genetico o in un istintiva migrazione, così come avviene agli uccelli, per un’attrazione sessuale, fatale o, per un qualsiasi altro miracolo. Ecco le azioni INVOLONTARIE, quelle che assumono il proprio diretto esplicarsi e che nella vita reale si presentano ben diverse da quelle “mentali”.
    I “meccanismi” in atto sono i “complessi” che si esprimono con REAZIONE. É l’evento traumatico che riconduce all’azione. Il mio participio passato di instinguere, stimolare, eccitare formato dalla particella in(verso) e stinguere dalla radice stig (pungere, premere con la punta) diviene propensione naturale, talento, inclinazione, indole.
    San Zenobio ha fatto il miracolo, ha prodotto, in questo caso, lo stato inquinante, la contaminazione così come l’epopea consumistica vuole. Nel reading della Città del Libro al consumismo della Parola ho risposto con l’inquinamento dei miei versi in una poesia di Bodini (Daccapo? -1965). Sulla via del ritorno: “Chissà se io da giovane (i ricordi a volte si cancellano) sono stato facile Lancia, se il mio “stig” è valso, se ho ottenuto il successo così come da taluni cercato. Non ho raggiunto comunque lo scopo, la tranquillità.
    Sono contento solo di aver inquinato.

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