“The Spirit of Innovation”. Un racconto di Evelyn De Simone


“The Spirit of Innovation”
Elevlyn De Simone

Se c’è qualcuno che dev’essere veramente grato a mia madre, sicuro quello è l’Amministratore Delegato dell’industria dello Scotch, non di quello scotch che uccise mio padre quando io ero ancora una bambina, ma di quello con cui mia madre ci faceva sentire povere in un modo speciale: né triste né arrabbiato, ci faceva sentire povere in modo intelligente.

Bastava infatti lo Scotch – che potremmo chiamare nastro adesivo, se mia madre non avesse più volte espresso la sua inflessibile fedeltà ad un marchio, attribuendogli proprietà semi-magiche – bastava quello per riparare quanto non andava in casa: i ripiani del frigorifero, il dorso del vocabolario Devoto Oli 1971, il sifone del lavello, la manopola del termosifone, il tavolino del salone (quello rotto dalla mia migliore amica che lì sopra ci aveva ballato per ore durante la nostra prima sbronza colossale).

Tutte cose troppo care da ricomprare o comunque tutte cose che per essere riparate in modo canonico avrebbero richiesto l’intervento di personale specializzato che ci avrebbe costrette a stare per ore attaccate al telefono con la speranza di prendere un appuntamento, senza mai tuttavia ricevere risposta, o che comunque, anche nel caso assai improbabile in cui una di noi fosse riuscita a stabilire un contatto, quello – il tecnico specializzato – ci avrebbe salassato con un costo pari alla metà dello stipendio di mia madre per la sola trasferta dalla sua pidocchiosa officina alla nostra splendida casa che sembrava un enorme pacco postale, tutta ricoperta di nastro adesivo com’era; e nel caso in cui ci fossimo rifiutate di pagare il conto, quello -sempre il tecnico specializzato- avrebbe colto l’occasione per approfittare sessualmente di mia madre, giovane vedova dalla sensualità un po’ sbiadita, e delle sue giovani bellissime figlie, cioé di me e delle mie due sorelle in realtà ancora in età puberale con brufoli, tette incerte, annessi e connessi. Insomma, per farla breve, mia madre aveva questa teoria sugli idraulici e sui riparatori in genere; la scoperta del nastro isolante le aveva poi conferito il potere di spodestare anche gli elettricisti da quel posto di riguardo che, per imprescindibili motivi di sicurezza, aveva dovuto riservar loro fino ad un certo periodo della nostra povertà.

Nonostante l’invidiabile esprit che mia madre sembra aver dimostrato sino a questo punto del racconto, è mio dovere sottolineare quanto rudimentale fosse in realtà nel rapporto con noi figlie, adolescenti brufolose orfane bruttine e peraltro con scarsa inventiva; quella donna, affannandosi per non negarci niente, ci negava in sostanza quello sguardo in più che ci avrebbe fatto sicuramente sentire meno orfane, meno bruttine e che ci avrebbe donato un briciolo della sua inventiva (poco, invece, avrebbe potuto il suo sguardo corvino contro le nostre brufolose adolescenze).

E sono sicura che se fosse stata capace di riparare i rapporti con un po’ di Scotch, allora mia madre non avrebbe scelto di andare via quella mattina, dopo averci chiuse nelle nostre stanze, serrando ogni via d’uscita con nastro, travi e quant’altro, dando poi fuoco alla casa.

[Ora potrei lasciare la chiusura del racconto sospesa in questo finale turpe, o potrei spiegare se, come e grazie a chi ci siamo salvate - perché è chiaro che se sono qui a scrivere, altri aneddoti da raccontare ci saranno di sicuro - ma quello che mi preme maggiormente è stilare una lista di "Cose non riparabili con il nastro adesivo" e proporla all’Amministratore Delegato di cui sopra - quello che sicuramente grazie ai soldi sborsati da mia madre ha ricevuto una promozione ed ora si ritrova a gestire una vera impresa, prepotentemente presente sul mercato italiano, ed è riuscito ad ottenere una macchina aziendale e carte di credito aziendali e tutto quello che potete e non potete immaginare- invitandolo ad apporla sull'etichetta di ogni confezione di Scotch con il fine di prevenire altre inspiegabili tragedie familiari. Nella lista inserirò la cirrosi alcolica, la depressione, la bulimia nervosa, l’ulcera, il cuore spezzato per la prima delusione d’amore, l’amenorrea, l’incomunicabilità umana, le manie di onnipotenza e tutte quelle cose che solitamente si presentano spalmate su un’ampia fetta della popolazione e che invece nella mia famiglia si sono presentate tutte insieme, tenute vicine dal più potente dei collanti, altro che Scotch]

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