Noi contro la legge. Berlusconi e il corto circuito mediatico.


C’è una cosa che, chi mi conosce bene lo sa, non ho mai fatto negli ultimi sei anni. E se l’ho fatto è stato con criterio, per un motivo particolare, mai sentito come in questo momento. Berlusconi ha un potere, anzi, è dire poco, Berlusconi ha tanti poteri. Uno dei suoi poteri più efficaci, quello più subdolo, è il potere che lo fa entrare strisciando per la porta di casa, attraverso uno schermo, un modo di dire, una battuta. Il potere di seduzione con cui cattura quotidianamente sempre più italiani disposti a dimenticare che cosa Berlusconi è stato. Perché è troppo difficile studiare, documentarsi, leggere i libri, guardare i film, i telegiornali, ascoltare le interviste, cercare gli approfondimenti. Così basta una battuta detta al momento giusto e il sorrisino scappa anche a chi ha votato Bertinotti fino alla legislazione precedente. Sempre migliore di chi non è andato a votare con la convinzione che comunque il nostro posticino lo avremmo avuto. Ed ecco che mi trovo a fare qualcosa che ho fatto poche volte, ovvero sia prendere un articolo per intero e postarlo su Musicaos.it. Oggi è stato un giorno particolare, per via del caldo sono rimasto chiuso in casa fino alle 19.30, ho twitterato e ho avuto modo di seguire la vicenda di Daniele Luttazzi e la replica di Wu Ming. Secondo me tutta questa vicenda deve essere letta sotto la lente orbicolare dell’ansia da prestazione di resistenza culturale cui ci impone, per il solo fatto di esserci e agire, Berlusconi. Ecco, dopo ciò che ho veduto e letto in questa settimana posso soltanto dare una definizione di Berlusconi, quella cioè di Re Mida, con la differenza che al posto dell’oro c’è la merda, con la differenza che la merda ha lo stesso inodore colore dell’oro. Ci sembra che sia oro finché non ne apprezziamo le conseguenze sulla democrazia. Daniele Luttazzi? Soltanto uno che copia le sue battute. Travaglio e Santoro? Due furbi che tirano su soldi grazie all’odio che riescono a diffondere per Berlusconi. Beppe Grillo? Andiamo a controllare il suo 740 prima di parlare! Saviano?!? Non parliamo di Saviano, lui che grazie a Berlusconi ha fatto i soldi con Gomorra! Berlusconi: ciò che tocca lo trasforma in merda, anche quando ad agire non è direttamente il premier bensì il modello robotico mentale che ognuno di noi, volente o nolente, ha implementato nel cervello. Apriamo gli occhi, con un po’ di anarchia, al di sopra delle parti. Con questo spirito e soprattutto con la voglia di lanciare un messaggio a chi ci sta più vicino, almeno a loro, che ricopio per intero l’articolo di Umberto Eco preso dal sito de L’Espresso. Buona lettura, finché è possibile.

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Umberto Eco
“A piccoli passi verso il regime”

Le norme sulle intercettazioni. Il controllo dei tg della tv pubblica. E prima il lodo Alfano, i tagli alla scuola… Berlusconi trasforma le istituzioni un passo dopo l’altro, con lentezza. Perché i cittadini assorbano i cambiamenti come naturali. Così al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato

È nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende, per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi. E se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha accettato i principi democratici deve accettare che governi una maggioranza che si sbaglia.

Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volte la maggioranza può sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia ancora a preferire “La pupa e il secchione” a Sofocle. Per secoli la maggioranza della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle, nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata dagli untori, l’enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire, riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l’Africa.

In politica Hitler non è andato al potere per un colpo di Stato ma è stato eletto dalla maggioranza, Mussolini ha instaurato la dittatura dopo l’assassinio di Matteotti ma prima godeva di una maggioranza parlamentare, anche se disprezzava quell’aula «sorda e grigia». Sarebbe ingiusto giocare di paradossi e dire dunque che la maggioranza è quella che sbaglia sempre, ma è certo che non sempre ha ragione. In politica l’appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale (“Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti”) ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche (“Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore”).

In certe aree della Sicilia e della Campania i mafiosi e i camorristi hanno la maggioranza dei consensi ma sarebbe difficile concluderne che siano pertanto i migliori rappresentati di quelle nobilissime popolazioni. Recentemente leggevo un giornalista governativo (ma non era il solo ad usare quell’argomento) che, nell’ironizzare sul caso Santoro (bersaglio ormai felicemente bipartisan), diceva che costui aveva la curiosa persuasione che la maggioranza degli italiani si fosse piegata di buon grado a essere sodomizzata da Berlusconi. Ora non credo che Berlusconi abbia mai sodomizzato qualcuno, ma è certo che una consistente quantità di italiani consente con lui senza accorgersi che il loro beniamino sta lentamente erodendo le loro libertà. Erodere le libertà di un paese significa di solito mettere in atto un colpo di Stato e instaurare violentemente una dittatura. Se questo avviene, gli elettori se ne accorgono e, se pure non hanno la forza di zione di colpo di Stato che è con lui cambiata. Al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato. All’idea di una trasformazione delle strutture dello Stato attraverso l’azione violenta il genio di Berlusconi è stato ed è quello di attuarle con estrema lentezza, passettino per passettino, in modo estremamente lubrificato.

Pensate alla inutile violenza con cui il fascismo, per fare tacere la voce scomoda di Matteotti, ha dovuto farlo ammazzare. Cose da medioevo. Non sarebbe bastato pagargli una buona uscita megagalattica (e tra l’altro non con i soldi del governo ma con quelli dei cittadini che pagano il canone)? Mussolini era davvero uomo rozzissimo. Quando una trasformazione delle istituzioni del Paese avviene passo per passo, e cioè per dosi omeopatiche, è difficile dire che ciascuna, presa di per sé, prefiguri una dittatura – e infatti quando qualche cassandra lo fa viene sbertucciata. Il fatto è che per un nuovo populismo mediatico la stessa dittatura è un sistema antiquato che non serve a nulla. Si possono modificare le strutture dello Stato a proprio piacere e secondo il proprio interesse senza instaurare alcuna dittatura.

Si può dire che il lodo Alfano prefiguri una tirannia? Sciocchezze. E calmierare le intercettazioni attenta davvero alla libertà d’informazione? Ma suvvia, se qualcuno ha delitto lo sapranno tutti a giudizio avvenuto, e l’evitare di parlare in anticipo di delitti solo presunti rispetta se mai la privatezza di ciascuno di noi. Vi piacerebbe che andasse sui giornali la vostra conversazione con l’amante, così che lo venisse a sapere la vostra signora? No, certo. E se il prezzo da pagare è che non venga intercettata la conversazione di un potente corrotto o di un mafioso in servizio permanente effettivo, ebbene, la nostra privatezza avrà bene un prezzo. Vi pare nazifascismo ridurre i fondi per la scuola pubblica? Ma dobbiamo risparmiare tutti, e bisogna pur dare l’esempio a cominciare dalle spese collettive. E se questo consegna il paese alle scuole private? Non sarà la fine del mondo, ce ne sono delle buonissime. È stalinismo rendere inguardabili i telegiornali delle reti pubbliche? No, se mai le vecchie dittature facevano di tutto per rendere la radio affettuosissima. Ma se questo va a favore delle reti private? Beh, vi risulta che Stalin abbia mai favorito le televisioni private?

Ecco, la funzione dei colpi di Stato striscianti è che le modificazioni costituzionali non vengono quasi percepite, o sono avvertite come irrilevanti. E quando la loro somma avrà prodotto non la seconda ma la terza Repubblica, sarà troppo tardi. Non perché non si potrebbe tornare indietro, ma perché la maggioranza avrà assorbito i cambiamenti come naturali e si sarà, per così dire, mitridatizzata. Un nuovo Malaparte potrebbe scrivere un trattato superbo su questa nuova tecnica dello struscio di Stato. Anche perché di fronte a essa ogni protesta e ogni denuncia perde valore provocatorio e sembra che chi si lamenta dia corpo alle ombre.

Pessimismo globale, dunque? No, fiducia nell’azione benigna del tempo e della sua erosione continua. Una trasformazione delle istituzioni che procede a piccoli passi può non avere tempo per compiersi del tutto, a metà strada possono avvenire smandrappamenti, stanchezze, cadute di tensione, incidenti di percorso. È un poco come la barzelletta sulla differenza tra inferno tedesco e inferno italiano. In entrambi bagno nella benzina bollente al mattino, sedia elettrica a mezzogiorno, squartamento a sera. Salvo che nell’inferno italiano un giorno la benzina non arriva, un altro la centrale elettrica è in sciopero, un altro ancora il boia si è dato malato… Tagliare la testa al re o occupare il Palazzo d’Inverno è cosa che si fa in cinque minuti. Avvelenare qualcuno con piccole dosi d’arsenico nella minestra prende molto tempo, e nel frattempo chissà, vedrà chi vivrà. Per il momento, resistere, resistere, resistere.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/noi-contro-la-legge/2127975

Dieci e lodo.


scopa

La casa si chiama giustizia. Soltanto dopo aver fatto pulizia si può tornare alla casa di un tempo, la stessa, come se fosse nuova. Soltanto quando la casa è pulita si può iniziare a respirare a pieni polmoni. Riusciranno i nostri sub-eroi a ridare il paese ai suoi abitanti? Riuscirà la legge laddove la legge nella legge ha fallito? Come si può costruire qualcosa che riesca a contrastare sul terreno del voto affermazioni come “il nostro è un governo legittimato dal popolo, uscito fuori dalle urne?”. Come fare intendere a chi lo ha votato che il pensiero è ottuso da anni di non-pensiero, di immagine-di-pensiero? Queste che scorrono sono ore cruciali oppure ci troviamo dinanzi all’ennesimo scivolone dal quale egli si riprenderà riassettandosi come niente la giacchetta? Come con le escort, che oramai ci manca poco perché diventino parlamentari all’opposizione. Un po’ come oggi, che alla presenza di Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano, durante l’inaugurazione di una mostra sui Santi Patroni d’Europa, egli ha detto così “Ho detto a sua eminenza che c’è una grave lacuna nella mostra. Manca San Silvio da Arcore che fa sì che l’Italia non sia in mano a certa sinistra che con la religione ha poco a che fare“. Si tratta dell’unico Premier che rischia di essere più simpatico dei suoi alleati e, soprattutto, dei suoi elettori, di quella ‘ggente…mentre intanto, attorno a questa supernova mediatica, si dilata il Vuoto.

Chi di stampa ferisce di stampa perisce.


Abbiamo pazientato quattro mesi…ora basta! Non è passato molto tempo – le scorse elezioni europee sono ancora un ricordo tiepido – da quando la stampa ci ha subissato con le notizie dell’Affaire Noemi. Quasi non ne avessimo abbastanza si è presentato l’Affaire D’Addario, ovvero: escort a pagamento per il premier. Da lettori ci siamo quasi rotti le palle. Chi ha votato la maggioranza cerca di glissare con le parole dello stesso premier “non siamo mica santi”, quasi a dire: anche gli angeli mangiano fagioli. Chi non lo ha votato vomita sul selciato prima di esalare l’ultimo respiro e accogliere con ovazioni il Presidente della Camera ovunque egli presenzi, feste democratiche e isole comprese. Finché un giorno. Finché un giorno non ci si stufa di tutta questa melma. “Era pure ora!” sbottano i fedelissimi. Ecco che il bravissimo e stimatissimo Giordano viene allontanato dalla sua sedia di direttore de “Il Giornale”. Ecco che al suo posto ritorna l’ottimate Vittorio Feltri. Chi di stampa ferisce di stampa perisce. Rapida sequenza. Querela a Repubblica e alle famose dieci domande che possono essere rivolte a quel posto lì. Querela a “L’Unità”, nel caso che anche i baluardi estremi della resistenza e della libertà di stampa credano di passare impuniti – scrittrici comprese. Caso Boffo ovvero: come allontanare e punire un direttore con un articolo e un dossier finto, una bufala degna di Luther Blissett. Di oggi l’attacco a Gianfranco Fini, sempre dalle colonne de “Il Giornale”, scavalcato a destra dal Premier, troppo di sinistra, praticamente compagno. Chi sarà il prossimo? L’opinione dominante a quanto pare necessita di ‘aiutini’ per drizzare il consenso. Chi sarà il prossimo? Umberto Bossi? Chi può dirlo? Che dire di un bell’attacco al Carroccio? Giusto per non riscaldare troppo gli animi tra Libia e Italia, tra un barcone affondato e un altro respinto, approfittando della distensione imperante…Umberto Bossi…Chi può dirlo? Se non altro le ultime settimane hanno dimostrato che ogni testata dispone dei suoi dossier e foto etc. etc. [continua....]

Mi chiamo Silvio. Lo sanno tutti.


silvioMi chiamo Silvio. Lo sanno tutti. Mi conoscono tutti. Sono socievole e intraprendente. Non sono un santo, quello no. Lo sanno tutti. Non sono nemmeno un politico. Cioè, non voglio dire che io non abbia idee politiche che mi frullino per la testa, né tanto meno che non abbia la possibilità di attuarle. Nello specifico, adesso, faccio il premier. Non sono un premier. Lo sanno tutti. Ho idee che vanno dalla risoluzione dei problemi economici del nostro paese, dell’azzeramento del debito pubblico, e arrivano alla risoluzione della fame del mondo, passando per lo scioglimento dei blocchi Est-Ovest e la sistemazione delle camere da letto nei residence estivi. Ne ho di idee. E non sono un ladro. Malgrado molti ne siano convinti non sono un ladro. Lo sanno tutti. Sono cose che capitano. Ad esempio adesso c’è quest’idea di diventare presidente della Repubblica. Interessante. È l’unico modo che mi è rimasto per non avere nessun veto alle leggi che vengono proposte dal parlamento. Ho un debole per il potere e per il parlamento, italiano e europeo. Lo sanno tutti. E poi c’è una cosa. Una cosa che non hanno ancora capito. Soprattutto a Sinistra. Altrimenti non avrebbero lasciato che il mio consenso sfiorasse il 68%. Il più alto di tutti i tempi. Sono convinto che nemmeno Gesù durante l’ultima cena avesse un consenso del 68% tra gli apostoli. La cosa che non hanno capito è che più passerà il tempo e più le persone mi daranno ragione. E più mi daranno ragione e più potrò fare quello che mi pare, o meglio, pur non facendo più nulla di grave, niente di ciò che ho fatto desterà scalpore perché ogni cosa oramai ha raggiunto il culmine. Ecco, dovevo dirlo e l’ho detto. Sono Silvio. Mica uno fesso. Anche perché non hanno capito un’altra cosa, ancora più importante. Quando voglio una cosa la prendo. Lo sanno tutti. Purtroppo.

E’ permesso?


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Il titolo del giornale di quel giorno era emblematico. Con un bisticcio di parole reso ad arte gli autori avevano scritto che il presidente li aveva mandati tutti a quel “Pais”, a dimostrazione che il risultato elettorale, anche per i più stupidi, stava lì. Un organo di informazione veniva utilizzato come un bollettino privato. Gli venne in mente la scena di lui che dettava i titoli, di notte, ai direttori. “Fagli vedere chi sono”, “Dai, a quelli non possiamo farla mica passare così”, “Ora vedranno questi spagnoli del c***o”. Nessuno poteva contrastarlo. Lui pensò che qualche cosa non andava. Come era possibile che un giornale titolasse a quel modo? Quello stesso giorno gli capitò di leggere un articolo scritto da uno dei suoi scrittori preferiti, Saramago. Pensò di ricopiarlo così com’era, a mano, perché ogni parola, anche quelle meno comprensibili – non conosceva il portoghese come avrebbe voluto – gli restassero impresse. Si parlava di “una cosa” non meglio definita.

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La cosa Berlusconi
di José Saramago

No veo qué otro nombre le podría dar. Una cosa peligrosamente parecida a un ser humano, una cosa que da fiestas, organiza orgías y manda en un país llamado Italia. Esta cosa, esta enfermedad, este virus amenaza con ser la causa de la muerte moral del país de Verdi si un vómito profundo no consigue arrancarlo de la conciencia de los italianos antes de que el veneno acabe corroyéndole las venas y destrozando el corazón de una de las más ricas culturas europeas. Los valores básicos de la convivencia humana son pisoteados todos los días por las patas viscosas de la cosa Berlusconi que, entre sus múltiples talentos, tiene una habilidad funambulesca para abusar de las palabras, pervirtiéndoles la intención y el sentido, como en el caso del Polo de la Libertad, que así se llama el partido con que asaltó el poder. Le llamé delincuente a esta cosa y no me arrepiento. Por razones de naturaleza semántica y social que otros podrán explicar mejor que yo, el término delincuente tiene en Italia una carga negativa mucho más fuerte que en cualquier otro idioma hablado en Europa. Para traducir de forma clara y contundente lo que pienso de la cosa Berlusconi utilizo el término en la acepción que la lengua de Dante le viene dando habitualmente, aunque sea más que dudoso que Dante lo haya usado alguna vez. Delincuencia, en mi portugués, significa, de acuerdo con los diccionarios y la práctica corriente de la comunicación, “acto de cometer delitos, desobedecer leyes o padrones morales”. La definición asienta en la cosa Berlusconi sin una arruga, sin una tirantez, hasta el punto de parecerse más a una segunda piel que la ropa que se pone encima. Desde hace años la cosa Berlusconi viene cometiendo delitos de variable aunque siempre demostrada gravedad. Para colmo, no es que desobedezca leyes sino, peor todavía, las manda fabricar para salvaguarda de sus intereses públicos y privados, de político, empresario y acompañante de menores, y en cuanto a los patrones morales, ni merece la pena hablar, no hay quien no sepa en Italia y en el mundo que la cosa Berlusconi hace mucho tiempo que cayó en la más completa abyección. Este es el primer ministro italiano, esta es la cosa que el pueblo italiano dos veces ha elegido para que le sirva de modelo, este es el camino de la ruina al que, por arrastramiento, están siendo llevados los valores de libertad y dignidad que impregnaron la música de Verdi y la acción política de Garibaldi, esos que hicieron de la Italia del siglo XIX, durante la lucha por la unificación, una guía espiritual de Europa y de los europeos. Es esto lo que la cosa Berlusconi quiere lanzar al cubo de la basura de la Historia. ¿Lo acabarán permitiendo los italianos?

Magari fosse una battuta.


ellekappa

Magari fosse una battuta. Oramai sono convinto. Leggo libri per capire. Ascolto telegiornali, parziali e imparziali. Leggo giornali, parziali e imparziali. All’indomani della sconfitta elettorale parlavo al telefono con un amico. “È meglio, adesso che abbiamo perduto è meglio, adesso saremo costretti a costruire il nostro pensiero giorno dopo giorno, senza farci influenzare dal pensiero dei presupposti leader politici dell’opposizione”. Eccoci a cercare nella sconfitta qualche cosa di utile…macché. L’italia (minuscola, quella che conta) è divisa in due, quelli che stanno bene purché nessuno pesti i piedi e faccia la pipì nel giardino e quelli che mettono in dubbio tutto. Cos’è accaduto? È accaduto che Silvio B********i ha creato e cementato il suo consenso, rendendolo blindato con le leggi ad personam. Non possiamo farci nulla. Li hanno votati. La maggioranza degli italiani lo ha preferito. Più vedo ciò che accade e più mi sembra che la macchina del consenso sia inarrestabile.

Veronica molla Silvio, l’Italia ci resta attaccata.


silvio

La follia improvvisa di Veronica Lario. Verrebbe quasi voglia di parafrasare il titolo dell’ultimo romanzo di Dario Franceschini. Se solo si trattasse di letteratura. La notizia che Veronica Lario abbia deciso di lasciare Silvio B********i giunge nei giorni di campagna elettorale durante i quali l’ascesa del premier nei sondaggi è alle stelle. Non solo, a quanto pare Silvio B********i ha oramai dalla sua parte il consenso della classe operaia, che in occasione della cassa integrazione montante (mentre la Fiat conquista Chrysler e si getta all’assalto di Opel sono in cassa Termini Imerese, Mirafiori etc. etc)  è stata ribattezzata (qui) classe inoperaia. Veronica è stufa di fare l’abat-jour di (h)ar(d)core. Quand’è anche il nostro paese sarà stufo?
Ti guardi attorno e sembra che l’unica fabbrica che funziona sia la fabbrica del consenso. La sinistra resta a guardare. A questo link trovate altre notizie a riguardo.

Nonsense economico riduzionista.


silvioberlusconi

Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, ha dichiarato che le banche potrebbero essere nazionalizzate.[La nazionalizzazione delle banche per mantenere i livelli di credito "e' soltanto per ora una ipotesi" ore 16.57 di ieri, al termine della conferenza con Gordon Brown, sole24ore] Ma non quelle italiane. Ovvero. Il presidente del consiglio di uno stato europeo per uscire dalla crisi suggerisce di nazionalizzare le banche ai suoi colleghi ministri dell’economia degli altri paesi europei. Le banche italiane, infatti, sono sane. Oggi un’azione dell’Unicredit costa 0,90 centesimi. Meno del prezzo del giornale dove si annuncia che il presidente Silvio Berlusconi sostiene che le banche italiane sono sane e che le banche degli altri andrebbero (in ipotesi) nazionalizzate.