Due speciali di Musicaos.it, “Razionali Senza Filtro” (06) e “La cattiva strada” (07)


Musicaos.it – “Razionali Senza Filtro” (2006)



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con testi di Massimiliano Zambetta, Vittorino Curci, Nicola Lagioia, Carlo M. Dentali, Marina Pizzi, Manila Benedetto, Elisabetta Liguori, Oronzo Liuzzi, Maria Zimotti, Stefano Donno, Luciano Pagano

Musicaos.it - “La cattiva strada” (2007)


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Il numero dedicato nel 2007 ai tre anni di Musicaos.it – uno sguardo su poesia e letteratura, contiene i racconti e le poesie di Michele Lupo - Grand Dessert Capitta, Elisabetta Liguori - L’uomo che sedeva alla mia scrivania, Massimiliano Zambetta - Apulian jet society, Christian Sinicco – Ballate di Lagosta, Mauro Daltin - Latitanze, Luigi Nacci - Storia del quaderno ritrovato in treno, Osvaldo Piliego – Moonlight Serenade, Luciano Pagano - Harakiri, Euro Carello - Viaggiare la vita leggeri, Maurizio Cotrona - per Londra, Stefano Donno - O.D., ORODè - La tarantola, Marco Montanaro - Una serie di fortuite circostanze, Irene Leo – Senza tempo, Gianluca Parravicini - Puzza di fumo tra Andrea Camilleri e Paolo Conte, Beatrice Protino - Di quando le vacche inondarono di vernici spray, Domenico Cipriano - Invito al viaggio, Filomena V. E. Matarrese (pentesilea) – Ireland as a shamrock, Agata Spinelli - Las Vegas

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La musica e la poesia di Vincenzo Mastropirro


Luciano Pagano
La musica e la poesia di Vincenzo Mastropirro

Vincenzo Mastropirro è nato nel 1960, a Ruvo di Puglia, attualmente vive a Bitonto. Musicista e poeta, la sua passione per la poesia si unisce alla sapienza posseduta nel fare incontrare alle parole i suoni, con la composizione di musiche interessantissime. Ha collaborato con Paolo Fresu & Alborada String Quartet e per il duo Sakis Papadimitriou e Giorgia Sylleou. Il tema dello “Stabat Mater” è uno dei topoi che acquisiamo dalle celebrazioni della Pasqua, “Mater Dolorosa. Stabat in nove quadri su laudi dialettali pugliesi” è il titolo di un’opera musicale scritta da Vincenzo Mastropirro e suonata dal Mastropirro Ermitage Ensemble. Seguire le musiche originali composte dal musicista di Ruvo di Puglia fa ripercorrere la vicenda umana che si lega alla passione e alla sua riproposizione rituale, in quest’opera avviene un percorso analogo a quello operato da Fabrizio De Andrè ne “La Buona Novella” (1970), dove la tematica religiosa classica si cala in sonorità che già dal primo impatto evocano le metropoli di oggi, dove il canto lirico ‘alto’ in dialetto si mescola agli assoli di chitarra elettrica (Figlio mie). Mastropirro, compositore, flautista, si autodefinisce non a caso, “personalità eclettica”; non nuovo a questo tipo di operazioni, nelle quali l’intento principe è quello di legare a filo la cultura popolare e contadina, contemporanea e passata, fino a quella sofisticata delle atmosfere classiche, con contaminazioni rock e progressive. “Songs” è il titolo di un suo lavoro nel quale partecipano come ospiti Patrizia Nasini, Gianni Coscia, Roberto Ottaviano e, anche lui poeta e musicista di prima categoria, Vittorino Curci; sono proprio le poesie di quest’ultimo (da “La stanchezza della specie”, Vittorino Curci, Lietocolle), a incontrarsi con la musica di Mastropirro, che in “Mater Dolorosa” affida la narrazione alle laudi dialettali. Un lavoro, “Songs”, che tocca le corde della sensibilità e che la stessa Giovanna Marini ha definito un “lavoro di alto livello”, un viaggio sonoro e poetico, ‘artisticamente onesto’. In ‘Songs’ si passa da una partenza sonora che unisce alle acquisizioni della ricerca di musica classica contemporanea la dolcezza della voce della Nasini. Le melodie affidate ai fiati creano una dimensione di attesa continua per ciò che verrà suonato, tipica di un’improvvisazione che ricorda l’atmosfera del jazz ma anche quella del tango. A ciò si aggiunge il passaggi tra gli stili, possibile anche grazie al virtuosismo dei vari ensemblers. Entrambe le opere composte da Mastropirro “Songs” e “Mater Dolorosa” sono incisi per la Essemmegi di Bari. Del 2007 è invece la sua prima opera in versi, intitolata “Nudosceno” (Lietocolle). I versi di Mastropirro si fanno portatori di una dimensione in cui la corporalità assume un ruolo centrale, con il ricorso frequente a immagini in cui l’ineluttabilità del tempo fa da sfondo alle vicende umane. Versi osceni, come ricorda il titolo, in cui l’oscenità è data più dallo squallore insito nella rappresentazione dell’esistenza, piuttosto che dalla vita stessa, dove l’amore si riduce a un esercizio ginnastico e la vecchiaia incede mutando il nostro corpo, lasciandoci l’unica certezza, nel percorso, delle due estremità, vita e morte. “Trasloco i miei ricordi con pazienza certosina/li avvolgo nel tessuto felpato senza far rumore/nessuno potrà godere la fragranza dell’amore appena sfornato/nelle ore passate i rintocchi delle campane erano assordanti/ora vanno protetti”. In questi versi c’è cinismo, autodissoluzione, forte critica nei confronti dell’ipocrisia, le poesie di Vincenzo Mastropirro possono in tal senso essere definite ‘immorali’, perché ogni suo componimento trova le parole per mettere a nudo e dare in pasto all’oblio i concetti cui siamo più affezionati, la pace, l’amore, il sesso, la bontà, perfino il mare, con il suo solito via vai; un processo che può essere portato alle sue conseguenze soltanto dalla poesia.

Un cielo senza repliche. Prossimamente il nuovo libro di Vittorino Curci


Sta per essere pubblicata, presso i tipi di Lietocolle, la raccolta di poesie “Un cielo senza repliche“, di Vittorino Curci. Di certo una delle voci più interessanti, lucide, ferme, nel panorama della poesia di oggi. Se non avete mai letto suoi libri avete perso un’occasione importante, la sua è una poesia che fa pensare. Chi fosse interessato alla mia opinione in merito può leggerla qui

su “La stanchezza della specie

e su “Era notte a Sud“.

Vittorino Curci
UN CIELO SENZA REPLICHE

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LietoColle – Collana Aretusa
ISBN 978-88-7848-376-7 € 10,00

per ordinare online cliccate qui

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Camminamenti (2006-2006), Compagni (2006), Il senso di un’epoca (2006-2007), La parola data (2007) sono le quattro sezioni che compongono la nuova silloge di Vittorino Curci dal titolo “Un cielo senza repliche”. È nelle corde dell’Autore – che ricordiamo è musicista – il ritmo nella scrittura sempre ben scandito, che si tratti di componimenti in versi o in prosa. La radice artistica genera un amalgama di toni modulati con cambiamenti repentini di contenuti e con variazioni di forma. Assoli di punteggiatura – o assenza di questa, iniziali maiuscole e parole interrotte e riprese a capo, sospensioni e pause si susseguono quasi come improvvisazioni di un brano jazz eseguito al sax. Questi testi vibrano di immensa dolcissima nostalgia, o stridono rauchi nella denuncia sociale di un vivere quotidiano difficile, o ancora struggono nella narrazione di un ambiente devastato. Poi tacciono, attoniti, sotto un cielo che non concede repliche.
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CAMMINAMENTI
(2005-2006)

L’atto simultaneo e ripetuto
Sul piano ingombro
Di cose che ho portato

E noi qui impietriti dal ruolo
Nel punto invalicabile
Avuto in sorte

La sequenza vale più di noi
E rende grande il poco, il possibile
L’intatto giacimento dei verbi

È la furia di un giorno
La verità del braccio, la storia
Dell’uno che diventa due

La nostra personale via d’uscita
Tra cose già viste e altre
Che potrebbero servire

niente più che i pensieri
di una donna sola che pensa…
una che diversamente,
dissimulando,
mi ha insegnato il passo…

Piagnucolava per dare qualcosa al tempo,
l’una per l’altro ansimava ad ogni a capo.
A noi la stanchezza faceva un altro effetto
(per essere chiari, che vuol dire se
una persona che ti odia
in sogno ti accarezza?) e il punto
eravamo noi, acerbi e con segni sui visi,
un paradosso che non riuscivamo a capire.


L’INCONSCIO DI QUESTI UOMINI
mette insieme pezzi e paesi di-
versi, cibi che non saziano, le lunghe frasi
per cercare un senso che non c’è mai,
lo spessore di uno sguardo, macchie,
un fermentare di cose già scritte

se non fosse questo il punto sa-
rebbe questa la casa, ma in che modo
si potrebbe entrare?… perché qui
il tempo involge e ripete la stes-
sa numerazione

qui, nel conteggio
dei respiri e delle pagine, dove
più forti sono le vie del sangue
e le piccole vite, prossime alla storia

UN SOVRAPPIÙ DI ORE
Hanno messo insieme le pietre per fare come gli alberi che crescono verso il cielo.
La luce dietro di loro scompare tra casa e muro in qualcosa di ruvido che uno può soltanto guardare.
Nei sogni è un posto come gli altri. La gioia si capisce dagli occhi, dalla decisione con cui impugnano.
Sì, fare questo perché tutti sappiano che si è fatto qualcosa. Un tramestio di arrivi che li fa sentire più vicini alla leggenda che loro stessi hanno creato.

COMPAGNI
(2006)

LA CASA CHE NON C’È PIÙ
ora
la discesa
verso una città in tre divisa
nemica di se stessa
nella piazza dei santi dove c’era
la guerra la tua pedestre Odissea
le labbra screpolate dal fumo

qui
tu sei stato e sei il primo
l’adolescente impacciato con l’alba
in gola
che in silenzio torna al battesimo

IL GIOCO DEI NOMI

cose a cui penso
invecchiando in un paese che invecchia

E non di meno la invoca per una spartizione e io sono felice per tutto quello che accade. È giusto che lo difenda, noi scarafaggi miniamo il campo. In una lingua segreta volgiamo i fatti al passato.
“Chi era?”
“No, niente… uno che diceva”.
E così, per dovere, ci sono proprio tutti: Convalescenza, Il pastore di anime, L’uomo silenzioso, Intreccio, Hobo, Cambi, Il bevitore d’inchiostro. E Mimì, allievo della privazione, che squarciava i silenzi da tergo.
“Non sono per noi i nomi… non li abbiamo mai avuti”.

IL SENSO DI UN’EPOCA
(2006-2007)

FICTION
Dirsi presto e cominciare dai nomi. Centrato in pieno dal vomito. “Noi stiamo insieme” dice. “Fuori dalle case non è più tempo di piangere. Hanno alzato le bandiere della sproporzione”.
Si toglie tutto alle pance degli alberi e si prende a schiaffi da solo per compiacere il corpo che lo tiene in vita.
“Niente più di questo: il frasario di un tempo storico. Sì, un rompicapo”… “Per ora possiedo le sole iniziali… e potrei tornare indietro di molti anni, alle vicende partigiane che non ricordo… perché è solo quella la fiction che mi piace, una guerra ben fatta sulle colline”… “E quel giorno avevo deciso di essere un commesso viaggiatore… ero stato incerto fino all’ultimo… un venditore di paglie o un commesso viaggiatore”.

MAREZZATURE

Questo è un uomo che legge, fermo e sfinito nei suoi denti, nel suo tempo inarrivabile.
Ce l’avevano su con lui perché, dicevano, era un calco di fedeltà vocale tra parole viste in ogni luogo. E gli avevano dato il nome di un cane e la raucedine di un figlio buono, convinti che non si sarebbe mai smarrito nella chiusa povertà dei fatti.
Tutto quello che ha vissuto
ora non serve.

LA PAROLA DATA
(2007)

VELOCISSIMA STELLA
Un disastro a zero. A mille. Tra parole vicine che non vedo. Sul confine i secchi giuramenti, le credute volte.
Le passioni soffocano dove c’è più aria. La lezione di caldo non ha fatto conquiste ma costruisce il principio delle cose ignorando ciò che è stato.
Per chi scrivo non sa come e quando collasserà il Sole, come si potrà posare uno sguardo compendioso su Estro e Conoscenza.
Per chi scrivo è ora nei fondali di un mare. Nel più calmo, notturno, agosto.

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Vittorino Curci è nato e vive a Noci, in provincia di Bari. Nel 2005 ha pubblicato con LietoColle “La stanchezza della specie”. Collabora alla rivista Nuovi Argomenti e ai quotidiani Repubblica-Bari e Corriere del Mezzogiorno. Nel ’99 ha vinto il Premio Montale per la sezione “Inediti”.